TONY OURSLER Open obscura / PAC Padiglione d’Arte Contemporanea, Milano

Ultimi giorni utili per visitare al PAC di Milano la prima grande retrospettiva italiana dedicata al geniale ‘video-scultore’ americano: un percorso parallelo tra visione e realtà, zone d’ombra e illuminanti folgorazioni. La mostra, che presenta i lavori dell’ultimo decennio, è a cura di Gianni Mercurio e Demetrio Paparoni.

Ultimi giorni utili per visitare al PAC di Milano la prima grande retrospettiva italiana dedicata al geniale ‘video-scultore’ americano: un percorso parallelo tra visione e realtà, zone d’ombra e illuminanti folgorazioni. La mostra, che presenta i lavori dell’ultimo decennio, è a cura di Gianni Mercurio e Demetrio Paparoni.

Tony Oursler, “Red Ray”, 2008. Pannello in alluminio dipinto, video; painted aluminium panel, video. Courtesy Galerie Forsblom, Helsinki

L’ingresso in mostra lascia sorpresi: per chi conosce l’opera di Oursler, l’avvio pare quasi troppo distaccato e filtrato dalla riflessione. Il grande visionario ci accoglie con un insieme di quattro installazioni video realizzate tra il 2008 ed il 2009, presentandoci i ‘frutti proibiti’ (dalla beffarda banconota parlante da 5 $ all’ossessiva gestualità di un perpetuo grattare per vincere) di una condizione sociale e psichica alienante, che caratterizza il nostro tempo.
Non c’è giudizio, come sempre nella sua opera, e in queste sue complesse macchinazioni psico-fisiche vi è una sorta di semplice presa d’atto e traduzione della situazione mentale e sociale dell’uomo contemporaneo. La mostra, infatti, è percorsa da due dimensioni: quella invisibile della psiche e quella visibile del fenomeno luminoso, che nell’era della tecnologia avanzata si complica e porta in luce il dramma nascosto della vita quotidiana.
Una condizione comune quindi, e proprio questo misterioso senso di co-appartenenza è ciò che, paradossalmente, pervade lo spettatore dinanzi alla scoperta di queste forme di vita alterate e parallele, lasciate libere di emergere come da un territorio psico-fisico originario.
Le quattro sale che si aprono sul lungo corridoio centrale funzionano come dei veri e propri nuclei di particelle invisibili che hanno raggiunto la dimensione cosmica: enormi bulbi oculari che diventano pianeti sparsi nell’universo di un’inquietante e avvolgente onnivisione in Obscura del 2010, un’installazione site specific composta da dieci ‘occhi-sfera’; oppure strane creature ridotte a grandi volti compositi, surreali e deformati, nella terza sala, con cui si è tentati di tessere le fila di un dialogo impossibile. Si arriva poi a Purple Dust del 2006, in cui la sensazione di prigionia cosmica è spinta all’estremo: volti, bocche, corpi si dimenano in una forma magmatica, che ricorda un diabolico cervello sovrumano da cui tutto proviene e a cui tutto torna.

Tony Oursler, “Obscura”, 2010. Videoproiezione con audio su vetroresina; video projection with audio on fibreglass. Courtesy of the artist

Nel corridoio centrale le venticinque teste replicanti della performer Tracy Liepold e le quattro video installazioni entro gli Splats colorati dei pannelli di alluminio, due delle quali ‘impersonate’ dallo stesso Oursler, riconducono a livello esistenziale il processo di alienazione cosmica dei nuclei adiacenti, in un allestimento ricco di suggestioni e che traccia un fil rouge del suo percorso creativo, costruito su dettagli poeticamente significanti. Un esempio in Black + Blue del 2010: mentre un argenteo Tony Oursler lotta per imporsi ai vuoti della macchia e liberare il suo essere da un’angosciante prigionia, sulla superficie lucida e speculare dell’alluminio si riflettono beffarde le esistenze parallele della sala di fronte, si concedono l’ironia poiché esse hanno invece accettato il loro destino…quasi lo (e ci) invitassero a fare altrettanto.
Dopo esserci immersi in questo universo avvolgente e coinvolgente, poiché insidia sia i nostri sensi sia la nostra mente, si scende nel parterre, dove nuovamente Oursler ci pone nella condizione più distaccata di osservatori esterni: Extrude Lock (2, 4, 6) è un altro insieme di installazioni riassemblato per la mostra al PAC, in cui l’artista torna a narrare, ci chiede la distanza e la riflessione. L’installazione è una sorta di grande ‘vanitas’ contemporanea, in cui il tempo è sottoposto ad una psichedelica accelerazione che culmina nello scoppio di una banale lampadina.

Tony Oursler, “Untitled MPD”, 2005. Videoproiezione con audio su vetroresina; video projection with audio on fibreglass. Courtesy of the artist

Il ritorno alla lampadina nel cuore della rivoluzione tecnologica è significativo: Oursler non è certo un nostalgico ma la luce è l’origine delle cose per lui. La lampadina è il primo tentativo d’imprigionarla e controllarla da parte dell’uomo contemporaneo; che poi ciò sia impossibile è da lui ribadito come costante del suo linguaggio ed esplicitato in un’opera davvero peculiare all’interno del suo percorso, così legato all’espressione mimica del volto e al gusto ‘barocco’ dell’immagine, che s’intitola Radius (2011). L’installazione è fra le più semplici: una lampadina appesa al centro di una sala, si accende, poi si spegne, intensifica o diminuisce la sua luminosità al suono della voce registrata dell’artista. Luce e suono, nulla più e il gioco è fatto. Le luci e le ombre, le voci e i silenzi costituiscono una sorta di alternanza energetica in tutto il suo lavoro e nelle sale assistiamo a continue eclissi e a nuove apparizioni.
Infine, il progetto Peak del 2010, nell’ultima sala, ci introduce nelle microinstallazioni su piedistallo: sembrano protesi del cervello umano, realtà virtuali che si dispiegano su assemblaggi di diversa natura, minerali, argille, vetri o metalli. In queste opere Oursler sembra indagare i nuclei microcosmici della mente umana e le esistenze parallele che erano uscite nel cosmo fanno ritorno agli anfratti della mente. Quest’ultima invasione di campo è possibile grazie ad internet ed alla rivoluzione percettiva del mondo, di sé e dell’altro che la rete ha apportato; proprio su quest’aspetto si concentra il lavoro più recente di Oursler, testimoniato in mostra dal progetto di un museo virtuale, chiamato The Valley del 2010.

Milena Cordioli
mostra visitata il  2.6.2011

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Immagine in homepage: Tony Oursler, “Crunch”, 2004. Videoproiezione con audio su vetroresina; video projection with audio on fiberglass. Courtesy Fondazione Orsi, Milano

Sede: PAC Padiglione d’Arte Contemporanea – Milano
Date: 19 Marzo – 12 Giugno 2011
Orari: Lunedì dalle ore 14.30 alle 19.30; Martedì, Mercoledì, Venerdì, Sabato e Domenica dalle ore 9.30 alle 19.30; Giovedì dalle ore 9.30 alle ore 22.30. Il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura
Autori: Tony Oursler
Curatore: Gianni Mercurio, Demetrio Paparoni
Catalogo: Disponibile in sede
Biglietti: € 7,00 intero; € 5,00 ridotto studenti, over 65, disabili e convenzioni; € 4,00 ridotto speciale gruppi e scolaresche
Info: Tel. 02 884 46359 / 360  | www.tonyoursler.com | www.comune.milano.it/pac
Ufficio Stampa: Giulia Zanichelli |  T +39 02 3022 3739  | giulia.zanichelli@24orecultura.com
Genere: Personale, Arte Contemporanea, Videoarte, Installazioni

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