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	<title>ARTKERNEL &#187; Realtà Virtuale</title>
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		<title>GENOMA CONTEMPORARY / Spazio Punch, Venezia</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Oct 2011 23:47:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Milena Cordioli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Interactive art]]></category>
		<category><![CDATA[Realtà Virtuale]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra gli Eventi collaterali della Biennale di Venezia la mostra Genoma Contemporary, curata da Oriana Carrer, si presenta come un organismo metamorfico, che supera i confini geografici delle diverse proposte artistiche.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span id="more-5805"></span>Tra gli <em>Eventi collaterali </em>della Biennale di Venezia la mostra <em>Genoma Contemporary</em>, curata da Oriana Carrer, si presenta come un organismo metamorfico, che supera i confini geografici delle diverse proposte artistiche; mettendo inoltre in gioco una stretta relazione tra il livello di realtà materiale dell’opera d’arte e quello della sua immaterialità ideale, che il pubblico è chiamato ad esperire.</p>
<div id="attachment_5814" class="wp-caption alignnone" style="width: 464px"><img class="size-full wp-image-5814 " title="mitrione2" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/10/mitrione2.jpg" alt="" width="454" height="302" /><p class="wp-caption-text">Stefano Mitrione, “Virtualgeo: op029sm11”, installazione interattiva. Particolare della stazione informatica dotata di software EasyCube</p></div>
<p style="text-align: justify;">Nella suggestiva cornice post-industriale del ex complesso Dreher trova provvisoria e condivisa dimora un ristretto gruppo di artisti contemporanei, che lavorano in maniera molto diversa fra loro: l’unico elemento che li accomuna sembra essere proprio tale principio di differenziazione. Da qui la definizione di <em>Genoma Contemporary</em>, dall’idea che nel patrimonio genetico singolare di ogni essere umano si rispecchi la molteplicità irriducibile del mondo: una sorta di complessa struttura molecolare che l’arte contemporanea, nella sua totale libertà d’espressione, rappresenta. Il Genoma è il corredo cromosomico contenuto in ogni singola cellula: l’esposizione di questo gruppo di artisti nell’ex padiglione del Galles è quindi metaforicamente una cellula dell’arte contemporanea che contiene i geni diversi che la compongono.<br />
L’idea è quindi quella di presentare un genoma contemporaneo in divenire: non c’è un principio formale che sovrintende il tutto dall’esterno, così il fumettismo ingigantito da <em>street artist</em> di Arkiv Vilmansa convive con la figurazione radicale, satirica e dettagliata della decadente società americana nelle grandi tele di Tim Slowinski; la superficie tattile dell’architetto argentino Jacques Bedel con la gestualità di Marianne Pollock; le sculture stratificate nei fogli di cartone di Juergen Stolte con l’aereo candore della <em>Nike</em> in volo di Makoto Kobayashi, per citare solo alcuni dei forti contrasti di linguaggio ed espressione che si trovano in mostra.<br />
Il principio stesso con cui sono stati selezionati gli artisti si potrebbe definire ‘genomatico’, per coniare una definizione metodologica a partire dalla mostra stessa, poiché l’evento vuole essenzialmente essere questo: l’affermazione di un nuovo metodo di ricerca e interazione, per trovare delle coordinate e muoversi all’interno del mondo dell’arte contemporanea. Gli artisti, infatti, sono stati scelti attraverso <em>facebook,</em> per tale ragione la mostra viene definita come un processo “virtuale reale geolocalizzato”, in cui la localizzazione geografica corrisponde inevitabilmente a quella virtuale.</p>
<div id="attachment_5816" class="wp-caption alignnone" style="width: 464px"><img class="size-full wp-image-5816" title="mitrione1" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/10/mitrione11.jpg" alt="" width="454" height="225" /><p class="wp-caption-text">Stefano Mitrione, “Virtualgeo: op029sm11”, installazione interattiva. Particolare della stazione informatica in cui grazie al software EasyCube la scultura, “Amplexus in aere”, realizzata da un bozzetto in gesso del 1894 di Pasquale Alessio Giusti, precedentemente mappata, è visualizzata in movimento all’interno di uno scenario reale</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">La virtualità diventa il principio attivo della <em>Geomatic Art, </em>sintesi di <em>Geografia-Informatica-Arte, </em>un ulteriore processo creativo che si sviluppa all’interno del Genoma contemporaneo e di cui è protagonista Stefano Mitrione. Lo statuto della Geomatic Art, nata a Venezia il 3 settembre 2011, su ideazione di Emilio Paolo Canavese, presidente della Virtual Geo Srl, che si occupa dell’applicazione di tecnologie avanzate al servizio dei beni culturali e ambientali, e dell’artista Stefano Mitrione, testimoniata dagli artisti presenti in mostra, ha come suo fine la promozione e la valorizzazione dell’arte del passato nel cuore del presente e in rapporto all’ambiente: il mezzo per raggiungerlo è quello dell’utilizzo di tecnologie digitali.<br />
Si legge nel Paragrafo 6 dello Statuto che: “Geomatic Art fonda le sue origini e la sua esclusività ideativa nella volontà di perpetuare nel tempo un collegamento storico-ideativo tra epoche distanti tra loro, e tra Artisti di diversa estrazione socio-culturale. Inoltre Geomatic Art non limita le potenzialità espressive in una conclusione temporale dell’opera stessa, la quale si presuppone mai terminata affinché ulteriori elaborazioni artistiche vengano applicate alla medesima sia in epoche diverse, e sia da Artisti di diversa estrazione socio-culturale”.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="469" height="287" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/T8ohN2i-_Gc?version=3&amp;feature=player_detailpage" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="469" height="287" src="http://www.youtube.com/v/T8ohN2i-_Gc?version=3&amp;feature=player_detailpage" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align: justify;">L’opera di Stefano Mitrione <em>Virtualgeo: op029sm11</em> è realizzata seguendo i principi della Geomatic Art, ‘opera-manifesto’ la si potrebbe definire. Il primo momento è quello del recupero, e la relazione col passato passa immediatamente il testimone ai mezzi del presente: attraverso uno scanner 3d viene completamente mappata e virtualmente riprodotta una scultura ottocentesca. Un’opera romantica, due figure classiche, scolpite in stile canoviano, avvolte in un mitico abbraccio. Il momento seguente è quello dell’ambientazione: i due si muovo su un’altalena nel vuoto del cielo, sullo sfondo di un paesaggio e con il supporto di occhiali 3D li vediamo sporgere dal video e venire verso di noi. L’autore racconta di come quest’immagine sia per lui una riflessione sui temi che da sempre sono quelli indagati dalla ricerca artistica: l’amore, la morte e il tempo, essi sono il suo patrimonio genetico universale, che rimane sempre lo stesso, pure nelle diverse combinazioni cromosomiche che la storia dell’arte e della cultura ha generato, e continua ad offrirci.<br />
Il digitale è un arricchimento di mezzi espressivi: da un lato l’autore gioca sugli opposti effetti di rallentamento delle figure in primo piano (il passato congelato) e di velocizzazione dell’immagine sullo sfondo, in particolare negli effetti del cielo, delle nubi di passaggio e delle figurine nel parco (il presente in perpetua trasformazione); dall’altro cerca delle contaminazioni che il video rende possibili: tra l’immagine creata dall’artista e i commenti del pubblico che si sentono in sottofondo.<br />
Il processo d’interazione che si pone come scopo ultimo della Genomatic Art è, infine, reso possibile dall’uso di un ulteriore passaggio tecnologico: con il programma <em>easy cube</em> lo spettatore è chiamato a rielaborare la statua virtualmente riprodotta, ruotarla, entrare nel reticolo della mappatura tridimensionale riprodotta dallo scanner, modificarne punto di vista e colore, spedirla infine al proprio indirizzo virtuale di posta elettronica.<br />
Il processo ‘genomatico’ si compie e chi arriva soltanto per osservare diventa virtualmente uno fra gli infiniti cromosomi che compongono il sistema dell’arte contemporanea.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Milena Cordioli</strong></p>
<p>:: ::</p>
<p><span style="color: #993300;">Sede</span>: ex Padiglione del Galles UK -  Giudecca &#8211; Venezia<br />
<span style="color: #993300;">Date</span>: 3 settembre – 26 novembre 2011</p>
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		<title>-10: RUINS AREN’T HERE. Fabio Fornasari / Partecipa al progetto deadline 10 Ottobre</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Oct 2011 18:50:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Focus]]></category>
		<category><![CDATA[Interactive art]]></category>
		<category><![CDATA[Realtà Virtuale]]></category>
		<category><![CDATA[Web Art]]></category>

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		<description><![CDATA[Invia il tuo disegno personale (firmato o con nickname) all'indirizzo mail ruinsarenthere@altaproject.com entro il 10 ottobre: il tuo lavoro farà parte integrante della mostra.
Sabato 15 ottobre 2011, alle ore 18,00, presso la galleria trecinque 3)5 Arte Contemporanea di Rieti, si inaugura -10: RUINS AREN’T HERE, prima mostra del ciclo di 11 eventi tesi a indagare il rapporto tra rovine e contemporaneità. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Invia il tuo disegno personale (firmato o con nickname) all&#8217;indirizzo mail <strong><a href="http://www.artapartofculture.net/2011/10/15/10-ruins-arent-here-fabio-fornasari-a-cura-di-barbara-martusciello-ed-emmanuele-j-pilia/ruinsarenthere@altaproject.com">ruinsarenthere@altaproject.com</a></strong> entro il <strong>10 ottobre</strong>: il tuo lavoro farà parte integrante della mostra.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sabato 15 ottobre 2011, alle ore 18,00</strong>, presso la<strong> galleria trecinque 3)5 Arte Contemporanea di Rieti</strong>, si inaugura <em><strong>-10: RUINS AREN’T HERE</strong></em>, prima mostra del ciclo di 11 eventi tesi a indagare il rapporto tra rovine e contemporaneità. Un rapporto paradossale, che vede proprio nell’ora della distruzione totale la scomparsa delle rovine come realtà e come memoria.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_5643" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-5643" title="World-Trade-Centre" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/10/World-Trade-Centre.jpg" alt="" width="300" height="196" /><p class="wp-caption-text">11 Settembre 2011,World Trade Centre – macerie. Fotografia</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">L’iniziativa si propone di dare una rilettura di natura estetica ad alcuni ruderi creati dall’uomo ma assenti in forma fisica: esse sono rovine appartenenti più alla sfera comunicativa che a quella dell’architettura, dell’arte o dell’archeologia.</p>
<p style="text-align: justify;">Protagonista di questo primo incontro è <strong>Fabio Fornasari,</strong> architetto e artista da anni impegnato in una ricerca sul ruolo delle immagini nella contemporaneità.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarà proprio la sostituzione della <em>rovina</em> a <em>immagine</em> ad essere al centro della riflessione della mostra: a distanza di dieci anni non rimane infatti alcun resto <em>fisico</em> che permetta di ricordare il tragico evento dell’<strong>11 settembre 2001</strong>. Le montagne di funeste macerie delle due torri del <strong>World Trade Center</strong> di <strong>New York</strong> create della potenza dello schianto dei due aerei sono state sostituite da una moltitudine di rovine virtuali, da rappresentazioni fruibili unicamente tramite uno schermo. La <em>memoria</em> è stata, così, rimpiazzata dalle<em> immagini.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Al di là della sciagura, e oltre questa sorta di avvicendamento mediale, ciò che ci è stato davvero sottratto è stata una visione, o meglio, una moltitudine di visioni create dal sistema <em>Panopticon</em> (“che fa vedere tutto”) delle due torri: ogni finestra rappresentava un dispositivo ottico capace di produrre una porzione unica di panorama ed al contempo un punto di osservazione dall’alto sul mondo occidentale.</p>
<p style="text-align: justify;">L’attuale assenza di queste visioni ricalca la cancellazione delle macerie. Non è infatti casuale la scelta della data di inaugurazione dell’evento: il 15 ottobre è il giorno della chiusura dei lavori di liberazione dai resti Ground Zero; quel cantiere ha, così, estinto l’immagine della rovina. Sarà la riscoperta di tali immagini estranee alla dimensione comunicativa e delle visioni prodotte da esse, a rappresentare il cuore della riflessione di<em> -10: RUINS AREN’T HERE.</em> Sarà, cioè, la memoria ad essere riabilitata.</p>
<p style="text-align: justify;">In mostra, infatti, ci saranno un allestimento site-specific e il risultato di contributi raccolti attraverso il Web: disegni sul ricordo delle due Torri che, emblematicamente proprio dall’11 settembre, saranno inviati ad un indirizzo email creato <em>ad hoc</em> * e visualizzati sul Sito specifico <a href="http://www.altaproject.com/">www.altaproject.com</a>. Si palesa e paleserà, così, un atto essenziale, uno sforzo della memoria che difficilmente disgiunge l’anamnesi da quella indotta dai media.</p>
<p style="text-align: justify;">Primo<em> step</em> in Rete * attivo sino al 10 ottobre 2011<br />
Inaugurazione: <strong>sabato 15 ottobre 2011, alle ore 18,00</strong><strong><br />
<strong>trecinque 3)5 Arte Contemporanea, Rieti</strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;">* <em>Termine ultimo per inviare il tuo disegno personale (firmato o con nickname) alla mail </em><strong><em><a href="http://www.artapartofculture.net/2011/10/15/10-ruins-arent-here-fabio-fornasari-a-cura-di-barbara-martusciello-ed-emmanuele-j-pilia/ruinsarenthere@altaproject.com">ruinsarenthere@altaproject.com</a></em></strong><em>, cosicché  il tuo lavoro possa fare parte della mostra.</em></p>
<p>:: ::<em> </em></p>
<p><span style="color: #993300;">Sede</span>: trecinque 3)5 Arte Contemporanea &#8211; Via Cerroni, 3)5 &#8211; Rieti<br />
<span style="color: #993300;">Date</span>: 15 Ottobre &#8211; 15 Novembre 2011<br />
<span style="color: #993300;">Orari</span>: Dal Martedì al Sabato, dalle ore 16.00 alle ore 19.30. Festivi e domenica su appuntamento<br />
<span style="color: #993300;">Vernissage</span>: 15 Ottobre 2011, ore 18.00 – 22.00<br />
<span style="color: #993300;">Autori</span>: Fabio Fornasari<br />
<span style="color: #993300;">Curatore</span>: Barbara Martusciello, Emmanuele J. Pilia<br />
<span style="color: #993300;"> </span><span style="color: #993300;">Info</span>: Tel. 339 6918072 | <a href="mailto:trecinqueartecontemporanea@gmail.com">trecinqueartecontemporanea@gmail.com</a><br />
<span style="color: #993300;">Genere</span>: Collettiva, Arte Contemporanea, Web Art</p>
<p>:: ::</p>
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		<title>Sistemes Vius, Christa Sommerer &amp; Laurent Mignonneau / Arts Santa Monica, Barcellona</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Jun 2011 21:31:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Scherini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Arte generativa]]></category>
		<category><![CDATA[electronic and media arts]]></category>
		<category><![CDATA[Interactive art]]></category>
		<category><![CDATA[Interattività]]></category>
		<category><![CDATA[Realtà Virtuale]]></category>

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		<description><![CDATA[L’Arts Santa Monica di Barcellona invita a sperimentare la prima retrospettiva della coppia artistica formata da Christa Sommerer e Laurent Mignonneau.  Sperimentare sì, perché senza la partecipazione del pubblico l’esposizione non prende vita.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span id="more-5442"></span>L’Arts Santa Monica di Barcellona invita a sperimentare la prima retrospettiva della coppia artistica formata da Christa Sommerer e Laurent Mignonneau.  Sperimentare sì, perché senza la partecipazione del pubblico l’esposizione non prende vita.</p>
<div id="attachment_5443" class="wp-caption alignnone" style="width: 460px"><img class="size-full wp-image-5443" title="life-spaces II" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/06/life-spaces-II.jpg" alt="" width="450" height="306" /><p class="wp-caption-text">Christa Sommerer &amp; Laurent Mignonneau, “Life Spaces II”, 1999. Installazione interattiva per computer. Courtesy Arts Santa Monica, Barcellona.</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">L’esposizione Sistemi vivi, curata da Josep Perelló e Irma Vilà con la collaborazione scientifica di Ricard Solé, raccoglie cinque opere di due degli artisti più riconosciuti e innovatori nel panorama internazionale della media art e interactive art.<br />
Sviluppando interfacce interattive, applicate ad ambienti virtuali, Sommerer e Mignonneau affrontano temi come l’ecologia, la vita artificiale e le scienze complesse in cui lo spettatore attiva opere attinenti allo studio dei sistemi vivi.<br />
Nei loro progetti si rintracciano, infatti, le teorie e i modelli di base che regolano il comportamento e l’evoluzione della vita, ma è la mano del visitatore che, come un soffio vitale primordiale, attiva, modifica e regola il meccanismo di una biodiversità virtuale e così, come dovrebbe essere per quella reale, spetta a lui proteggerla, alimentarla e preservarla.<br />
Tutta dello spettatore-creatore, dunque, la responsabilità di salvaguardare le forme di vita che popolano il percorso espositivo, forse un invito alla riflessione sulla condizione ecologica attuale, auspicata anche dall’ambiente espositivo, un circuito buio dove le opere rimangono distanziate tra loro come esortazione a prendersi il tempo necessario per meditare.</p>
<div id="attachment_5444" class="wp-caption alignnone" style="width: 463px"><img class="size-full wp-image-5444" title="eau-jardin" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/06/eau-jardin.jpg" alt="" width="453" height="359" /><p class="wp-caption-text">Christa Sommerer &amp; Laurent Mignonneau, “Eau de Jardin”, 2004. Installazione interattiva per computer. Courtesy Arts Santa Monica, Barcellona.</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Seguendo le tappe di un iter pensato per far pensare, ci si incontra subito con <em>Eau de Jardin</em>, un’installazione interattiva ispirata alla dualità tra la realtà rappresentata e la realtà virtuale riflessa nell’acqua dei <em>Nimphéas </em>di Monet, dove alcune piante acquatiche naturali pendono dal soffitto di fronte a un grande schermo; quando il visitatore si avvicina e accarezza le piante una tecnologia di sensori fà si che sullo schermo abbia luogo la nascita e la crescita di una pianta virtuale, corrispondente al riflesso di quella sfiorata, originando un paesaggio determinato dalla scelta e dall’azione dell’utente.<br />
È poi la volta di <em>Life Spaces II</em> un’interfaccia grafica con uno schermo di proiezione attraverso la quale il visitatore, inserendo stringhe di testo, dà vita a creature virtuali, i caratteri digitati formano il codice genetico delle forme di vita generate che determina le possibilità di sopravvivenza e le caratteristiche di condotta, inoltre il visitatore può nutrire gli abitanti dello schermo somministrandogli caratteri  mediante un editor di testo, garantendone o meno la sopravvivenza e la capacità di riproduzione.</p>
<div id="attachment_5445" class="wp-caption alignnone" style="width: 461px"><img class="size-full wp-image-5445" title="phototropy-comp" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/06/phototropy-comp.jpg" alt="" width="451" height="451" /><p class="wp-caption-text">Christa Sommerer &amp; Laurent Mignonneau, “Phototropy”, 1995. Installazione interattiva per computer. Courtesy Arts Santa Monica, Barcellona.</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Con <em>Phototropy</em>, proiettando la luce di una lanterna su uno schermo, si può scegliere di foto-alimentare o di uccidere per sovraesposizione alla luce, sciami di insetti digitali, mentre in una posizione privilegiata del percorso circolare dell’esposizione, che rievoca la centralità dell’elemento acquatico nell’evoluzione della vita, si incontra <em>A-Volve</em>, un’installazione che per mezzo di uno schermo tattile permette di disegnare sagome che poi prendono vita, agendo autonomamente secondo le caratteristiche della forma e situandosi  all’interno di un  habitat costituito da uno schermo sommerso in qualche centimetro d’acqua, immergendovi le mani si può poi decidere di proteggere la creatura dai predatori o stabilire un contatto, osservandone il comportamento.<br />
Infine <em>Mobile Feelings</em>, un’istallazione che mediante microelettrodi permette a più utenti di scambiarsi a distanza dati corporali come il battito cardiaco o la respirazione, si distingue dalle precedenti opere perché indaga sulla rinuncia dei sensi e dell’intimità che l’uomo moderno ha accettato in cambio di una nova mobilità e connettività, ma in fondo è anche un invito a continuare a investigare, in modo più ampio, le similitudini tra le leggi complesse che regolano ogni forma di vita.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Eleonora Scherini</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>:: ::</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">Date</span>: 1 Giugno &#8211; 25 Settembre<strong><br />
</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>dal 1.6 al 1.9.2011 :: Sistemes Vius. Christa Sommerer &amp; Laurent Mignonneau / Arts Santa Monica, Barcellona</title>
		<link>http://www.artkernel.com/?p=5163</link>
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		<pubDate>Tue, 31 May 2011 17:35:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Focus]]></category>
		<category><![CDATA[electronic and media arts]]></category>
		<category><![CDATA[Interactive art]]></category>
		<category><![CDATA[Realtà Virtuale]]></category>

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		<description><![CDATA[Esperti di interfacce interattive e multimodali, artisti e ricercatori, Christa Sommerer &#038; Laurent Mignonneau, hanno introdotto in ambito artistico, facendone propri i principi, i risultati delle ricerche scientifiche condotte nei settori dell’Artificial Life e delle teorie sulla complessità. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Esperti di interfacce interattive e multimodali, artisti e ricercatori, Christa Sommerer &amp; Laurent Mignonneau, hanno introdotto in ambito artistico, facendone propri i principi, i risultati delle ricerche scientifiche condotte nei settori dell’Artificial Life e delle teorie sulla complessità.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_5170" class="wp-caption alignnone" style="width: 404px"><img class="size-full wp-image-5170" title="sommerer" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/05/sommerer1.jpg" alt="" width="394" height="225" /><p class="wp-caption-text">Christa Sommerer &amp; Laurent Mignonneau, “Life Spacies II”, 1999. Ambiente di vita artificiale; particolare dell’installazione interattiva per computer. </p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Nella loro prima retrospettiva, presso la capitale catalana, presentano alcune tra le loro opere più significative, da <em>Eau de Jardin</em>, a <em>Phototropy</em>, da <em>LifeSpacies II</em>, a <em>Mobile Feelings</em>, fino a  <em>A-Volve, </em> in cui attraverso interfacce naturali e intuitive è possibile sperimentare, in maniera partecipativa, l’interazione con i nuovi media.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Elvira D&#8217;Angelo</strong></p>
<p style="text-align: justify;">:: ::</p>
<p><span style="color: #993300;">Sede</span>: Arts Santa Monica – La Rambla 7 &#8211; Barcellona<br />
<span style="color: #993300;">Date</span>: 1 Giugno &#8211; 1 Settembre 2011<br />
<span style="color: #993300;">Orari</span>: Dal Martedì al Venerdì dalle ore 14.00 alle ore 21.00; Sabato e festivi dalle ore 11.0 alle ore 19.00. Chiuso il Lunedì (possono variare, verificare sempre via telefono).<br />
<span style="color: #993300;">Vernissage</span>: 31 Maggio 2011, ore 19.00<br />
<span style="color: #993300;">Autori</span>: Christa Sommerer &amp; Laurent Mignonneau<br />
<span style="color: #993300;">Biglietti</span>: Ingresso libero<br />
<span style="color: #993300;">Info</span>: Tel. + 0034 93 567 11 10 | Fax + 0034 93.316.28.17 |<a href="mailto:info_artssantamonica@gencat.cat"> info_artssantamonica@gencat.cat</a> | <a href="http://www.artssantamonica.cat" target="_blank">www.artssantamonica.cat</a><br />
<span style="color: #993300;">Genere</span>: Personale, Arte generativa, Artificial Life, Installazioni interattive, Realtà virtuale</p>
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<p style="text-align: justify;">Comunicato stampa dell&#8217;evento</p>
<p><strong>Christa Sommerer &amp; Laurent Mignonneau</strong> són dos dels artistes més reconeguts i innovadors dins el panorama internacional del mèdia art i l’art interactiu. La seva obra desenvolupa de manera natural i intuïtiva interfícies interactives que apliquen principis de la teoria de sistemes vius relacionats amb l’ecologia, la vida artificial i les ciències de la complexitat.</p>
<p><strong>«Sistemes Vius. Christa Sommerer &amp; Laurent Mignonneau»</strong> és la primera exposició retrospectiva d’aquesta parella artística. Ofereix la possibilitat d’experimentar de forma participativa amb les seves peces més vinculades a l’estudi dels sistemes vius: <em>Eau de Jardin</em>, <em>Phototropy</em>, <em>LifeSpacies II</em>, <em>Mobile Feelings</em> i <em>A-Volve</em>. L’investigador de sistemes complexos <strong>Ricard Solé</strong> col·labora en el desplegament del vocabulari científic necessari per comprendre els ecosistemes virtuals dels artistes. Un conjunt d’activitats i tallers permeten endinsar-se encara més en el comportament dels sistemes vius on els éssers que els configuren interactuen entre si i amb l’entorn.</p>
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		<title>dal 20.12.2009 al 15.3.2010 :: Avatar_un&#8217;esperienza nel mondo virtuale/ Museo del Balì, Saltara (PU)</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Mar 2010 19:28:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Interattività]]></category>
		<category><![CDATA[Realtà Virtuale]]></category>

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		<description><![CDATA[Inaugura il 19 dicembre 2009 al Museo del Balì di Saltara una delle mostre più innovative degli ultimi anni: AVATAR &#8211; Un’esperienza nel mondo virtuale.
Grazie alla collaborazione con il Museo Tridentino di Scienze Naturali, ideatore della mostra, Avatar arriva nelle Marche per rivolgersi a tutto il centro Italia. AVATAR tratta il tema dei nuovi mondi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span id="more-1693"></span><img class="alignleft size-full wp-image-1694" title="CSavatar" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2010/05/CSavatar.PNG" alt="CSavatar" width="224" height="274" />Inaugura il 19 dicembre 2009 al Museo del Balì di Saltara una delle mostre più innovative degli ultimi anni: AVATAR &#8211; Un’esperienza nel mondo virtuale.<br />
Grazie alla collaborazione con il Museo Tridentino di Scienze Naturali, ideatore della mostra, Avatar arriva nelle Marche per rivolgersi a tutto il centro Italia. AVATAR tratta il tema dei nuovi mondi virtuali che si stanno sviluppando in internet dal punto di vista psicologico, sociologico e antropologico.<br />
AVATAR è una mostra interattiva virtuale, che utilizza una tecnologia completamente italiana: la piattaforma Web3D/Mondi Virtuali di nuova generazione “Moondus”. L’infrastruttura tecnologica è installata a Trento in maniera completamente indipendente da Second Life e da servizi analoghi. Il percorso espositivo propone un’esperienza unica nel suo genere. I visitatori, all’interno di postazioni hi-tech, sono chiamati ad impersonare alter ego digitali creati per l’occasione e si avventurano in un viaggio straordinario che li conduce attraverso ambientazioni immaginifiche e dettagliate, dove ognuno è libero di comunicare con gli altri e di aggregarsi per visitare la mostra.<br />
Gli ambienti tridimensionali ospitano testi, immagini, video e giochi interattivi che guidano i visitatori alla scoperta critica degli aspetti più salienti dei mondi virtuali online.<br />
La simulazione grafica è così coinvolgente da stupire e incuriosire anche i profani.<br />
AVATAR è una mostra di nuova concezione, una mostra di schermi, cuffie e microfoni, che utilizza la tecnologia per parlare di uno degli aspetti più antichi dell’uomo: la socialità, la voglia di relazionarsi, attraverso la rete telematica – oggi – come attorno al fuoco una volta.<br />
Per approfondire le tematiche trattate in mostra &#8211; la socialità, l’identità, la comunità, l’economia e le leggi dei mondi virtuali &#8211; il museo si è avvalso della consulenza di un comitato scientifico che annovera alcuni fra i maggiori esperti nazionali nel campo dei new media, presieduto dal “guru” dei mondi virtuali Mario Gerosa.<br />
La mostra è dedicata alle persone di tutte le età &#8211; a partire dagli otto anni &#8211; e si rivolge in particolare a chi non ha mai visitato un mondo virtuale ma è curioso di sapere cos’è e come funziona.</p>
<p style="text-align: justify;">Avatar, s.m. dal sanscr. avatara = discesa. 1. Nella cultura brahmanica, incarnazione corporea della divinità induista Visnù. 2. Rappresentazione di sé in una realtà virtuale.</p>
<p style="text-align: justify;">:: ::</p>
<p><span style="color: #993300;">Sede:</span> Museo del Balì, Località San Martino  – Saltara (PU)<br />
<span style="color: #993300;">Date</span>: 20 Dicembre 2009 &#8211; 15 Marzo 2010<br />
<span style="color: #993300;">Orari</span>: Domenica e festivi dalle 15.00 alle 19.30; Dicembre: Lunedì 28 Martedì 29 Mercoledì 30 dalle ore 18.00 alle 23.00; Gennaio-Marzo: Martedì 5 Gennaio e tutti i Venerdì dalle ore 18.00 alle 23.00. Tutti i Sabati dalle ore 18.00 alle 21.00<br />
<span style="color: #993300;">Vernissage</span>: 19 Dicembre, ore 16.00<br />
<span style="color: #993300;">Curatore</span>: Carlo Maiolini<br />
<span style="color: #993300;">Note</span>: Realizzata in collaborazione con il Museo Tridentino di Scienze Naturali<br />
<span style="color: #993300;">I</span><span style="color: #993300;">nfo</span>: www.avatarexperience.eu<br />
<span style="color: #993300;">Ufficio Stampa</span>: Ufficio Stampa Museo del BALì, Tel. +39 0721 892390; Cell +39 327 0840026; ufficiostampa@museodelbali.org<br />
<span style="color: #993300;">Genere</span>: Mostra interattiva, realtà virtuale</p>
<p>:: ::</p>
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		<title>Avatar_un&#8217;esperienza nel mondo virtuale</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 01:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elvira D'Angelo Falcone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Interattività]]></category>
		<category><![CDATA[Realtà Virtuale]]></category>

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		<description><![CDATA[Interfacciare la mente e il corpo con la macchina. Trasferire i sensi e le facoltà noetiche in un’altra dimensione mentre il corpo resta “attaccato alla Terra”.  Divenire un tutto unico, un ibrido circuitato di cavi e software, per addentrarsi, percorrere ed esplorare attraverso un avatar &#8211; proiezione speculare o alter ego del visitatore &#8211; una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Interfacciare la mente e il corpo con la macchina. Trasferire i sensi e le facoltà noetiche in un’altra dimensione mentre il corpo resta “attaccato alla Terra”.  Divenire un tutto unico, un ibrido circuitato di cavi e software, per addentrarsi, percorrere ed esplorare attraverso un avatar &#8211; proiezione speculare o alter ego del visitatore &#8211; una serie di ambienti virtuali.<span id="more-404"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-458" title="image-avatar_Page_01" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2010/03/image-avatar_Page_01.jpg" alt="image-avatar_Page_01" width="238" height="202" />Corpi cyber, per spazi cyber, reagiscono e si modificano a seconda delle scelte e delle azioni dell’utente, in una mostra completamente virtuale presso il Museo del Balì a Saltara. Luci e colori del Cyberspazio emergono dal buio delle sale espositive, in cui numerose postazioni hi-tech scenografate favoriscono l’<em>immersione</em> del visitatore.<br />
AVATAR è ideata dal Museo Tridentino di Scienze Naturali, presso il quale è installata l’infrastruttura tecnologica. Questa funziona in maniera indipendente da Second Life e da analoghi servizi, con una piattaforma, <em>Web3D/Mondi Virtuali,</em> proprietaria, basata su una tecnologia completamente italiana.<img class="size-full wp-image-453 alignright" title="image-avatar_Page_05" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2010/03/image-avatar_Page_05.jpg" alt="image-avatar_Page_05" width="191" height="269" /> AVATAR è anche una attenta riflessione sulle implicazioni sociali e culturali dei mondi tridimensionali. Specchio della progressiva e concreta incursione della <em>realtà virtuale</em> nella vita quotidiana della gente sotto forma di chat line, blog, forum, community, social network, e mondi virtuali, attraverso cui vivere la socialità “a distanza”, e soddisfare “la voglia di relazionarsi, attraverso la rete telematica  &#8211; oggi &#8211; come attorno al fuoco una volta”. Un fenomeno sociale, cresciuto notevolmente nell’arco di pochi anni e che vede un’umanità in fuga dalla dimensione reale riversasi nelle rete, rifugiarsi nelle migliaia di terre sintetiche di cui Second Life, Norrath, Parioli, Paragon City sono pochi esempi. I mondi virtuali sono mondi paralleli a quello reale, sono come una maschera che gli si sovrappone aderendovi con forme somiglianti, di cui la grande differenza è costituita dall’approccio, basato sull’immaginazione e la creatività. Forse sono proprio questi due elementi a renderli così attraenti. “Come in tutti i mondi virtuali, i visitatori di AVATAR possono interagire liberamente fra di loro e decidere di visitare la mostra assieme”, secondo una logica non più lineare, ma di campo o esplorativa tipica del navigare in Internet. Gli ambienti, sviluppati in grafica 3D e l’interazione, piuttosto semplice e intuitiva, sono molto simili a quelli di un videogioco, ma sicuramente più stimolanti, data la possibilità d’interagire contemporaneamente con altri visitatori. <img class="size-full wp-image-449 alignleft" title="image-avatar_Page_14" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2010/03/image-avatar_Page_14.jpg" alt="image-avatar_Page_14" width="274" height="384" /><br />
La riflessione a cui AVATAR invita acquista un senso nel corso e nel completo svolgimento dell’exibhit. Data la struttura quasi a tappe dell’exibhition, il visitatore, che vi si accosta da profano, inevitabilmente, percepisce un mondo che come quello reale è dotato di leggi proprie e regole che sono state precedentemente introdotte e alle quali deve attenersi, ma difficilmente può avere accesso al suo significato profondo.<br />
I vari ambienti su cui è strutturata l’exibhition sono incentrati su specifiche tematiche, un vero concentrato di sapere scientifico che interessa i campi dell’ontologia e dell’estetica del virtuale, rivelandone il carattere più programmatico che esperenziale.</p>
<p style="text-align: justify;">Le tematiche:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;IO &#8211; La prima sala dell’esposizione è dedicata al concetto di alter ego e di avatar, e con essi si pongono le basi per la conoscenza dei mondi virtuali e di come funzionano. I temi della sala sono il riflesso, lo specchio, l’acqua.</p>
<p style="text-align: justify;">GLI ALTRI &#8211; La pluralità è la vera ricchezza dei mondi virtuali. La presenza e l’interazione contemporanea di molti utenti è l’essenza di tali luoghi, ciò che li distingue da un videogioco. La sala si presenta come una grande piazza circolare.</p>
<p style="text-align: justify;">I MONDI &#8211; Il “Museo Geografico Immaginario” presenta i principali mondi virtuali, con un’impostazione museografica classica: la storia e lo sviluppo dei diversi mondi sintetici sono narrati in ordine cronologico, grazie ad un allestimento che utilizza i diorami.</p>
<p style="text-align: justify;">I SOVRANI &#8211; Ogni mondo sintetico appartiene al suo creatore, che lo governa come un monarca assoluto, ne ricava utili e ne detta le regole. La sezione racconta la storia di questi sovrani: chi sono, come governano e cosa si aspettano dal futuro. La sala espositiva ricorda una sala del trono.</p>
<p style="text-align: justify;">LA POLITICA &#8211; I mondi virtuali favoriscono il formarsi di comunità di avatar più o meno autogestite, comunità considerate anche interessanti laboratori di pratiche politiche.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ECONOMIA &#8211; Al sole di un mercato all’aperto sono analizzati i peculiari aspetti economici dei mondi online. L’osservazione di un’economia “idealista”, basata sul commercio di beni e servizi immateriali, stimola interessanti riflessioni.</p>
<p style="text-align: justify;">IL DIRITTO &#8211; L’esistenza di mondi virtuali persistenti, ad economia ibrida, pone numerose problematiche giuridiche, che sembrano imporre un allargamento di frontiere nella filosofia del diritto. La sezione è ambientata in un antico tribunale.</p>
<p style="text-align: justify;">LA MIGRAZIONE &#8211; In questa sezione i visitatori si trovano ad attraversare un deserto assolato. Il sentiero fra le sabbie è costellato di pannelli che invitano a riflettere sul perché sempre più persone stanno lasciando il “primo mondo” per trasferirsi nei mondi virtuali. Cosa cercano? Cosa manca nel mondo reale?</p>
<p style="text-align: justify;">DENTRO E FUORI &#8211; Attraversato il deserto, si giunge ad una piccola casa, penultima sezione della mostra. Qui si affronta la relazione fra tempo trascorso in rete e qualità della vita reale. “Il 50% dei giocatori si considera dipendente” (N. Yee, 2005).</p>
<p style="text-align: justify;">NOI &#8211; Nell’ultima sala virtuale, priva di scenografia, troviamo il messaggio della mostra: i mondi virtuali sono, più di ogni altra cosa, una prova dell’importanza capitale della socialità per l’animale uomo. Non può esistere l’IO senza il NOI&#8221;.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Elvira D&#8217;Angelo</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
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