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	<title>ARTKERNEL &#187; Ready made</title>
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		<title>Dèi. Gianluigi Colin / Museo MADRE, Napoli</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Oct 2011 16:58:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna Luigia De Simone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Arte digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Ready made]]></category>

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		<description><![CDATA[Al museo MADRE di Napoli un autoritratto della globalizzazione invisibile è firmato da Gianluigi Colin: artista italiano e art director del “Corriere della Sera”, figura eclettica del mondo dell’arte e della comunicazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Al museo MADRE di Napoli un autoritratto della globalizzazione invisibile è firmato da Gianluigi Colin: artista italiano e <em>art director</em> del “Corriere della Sera”, figura eclettica del mondo dell’arte e della comunicazione.<br />
La mostra intitolata <em>Dèi</em>, aperta fino all’8 novembre e curata dalla critica e storica dell’arte americana Barbara Rose, affronta il tema del mito inseguendone corrispondenze e declinazioni tra classicità e contemporaneità, tra venerazione e condizionamento.</p>
<div id="attachment_5653" class="wp-caption alignnone" style="width: 462px"><img class="size-full wp-image-5653" title="Fig_1" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/10/Fig_1.jpg" alt="" width="452" height="273" /><p class="wp-caption-text">Gianluigi Colin, “Mercurio/In God We Trust”, 2008-2011. Stampa con pigmenti naturali su carta da quotidiano; cm 175 x 290. Courtesy l&#39;artista</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Per Colin, il mito è il filo di Arianna con il quale seguire le tracce del classico disseminate nel labirinto del presente. Il suo viaggio non cerca vie di fuga dal mondo ma raccoglie rivelazioni divine nel dedalo della quotidianità. Attraverso la cronaca, la sua indagine fotogiornalistica e massmediale rincorre le icone contemporanee e le riconosce come messaggi iconici.<br />
Colin manipola fotografie e testi esistenti, titoli e citazioni di avvenimenti d’attualità, immagini provenienti da giornali e siti di news internazionali usando tecniche di assemblaggio e di rimozione. Tra le sue mani, i pezzi scelti, stampati su fogli di giornale, stropicciati e ricollocati, diventano una scrittura invisibile, strumento essenziale per prendere coscienza della realtà veicolata dall’informazione &#8211; dalla carta stampata ai nuovi media. Un’attività coerente con la propria linea di ricerca artistica &#8211; che spazia dal linguaggio dei segni e quello delle immagini &#8211; e con la sua attività professionale come giornalista e responsabile dell’immagine del “Corriere della Sera”; autore  ‑ con G. Valenti ‑ del progetto grafico e dell’introduzione del <em>full-color</em> per il nuovo formato del prestigioso giornale milanese.</p>
<div id="attachment_5655" class="wp-caption alignnone" style="width: 459px"><img class="size-full wp-image-5655" title="Fig_5" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/10/Fig_5.jpg" alt="" width="449" height="298" /><p class="wp-caption-text">Gianluigi Colin, “The Wall”, 2009-2011. Installazione site specific, carta, gomma lacca su 330 tele (particolare); cm 341 x 929. Courtesy l&#39;artista</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Nelle sue composizioni, sospende il tempo tra presente e passato, tra presenza e assenza. Le sue opere accostano ricordi rimossi in cui l’inconscio viene svelato, la notizia reinventata e reimpaginata per realizzare un metaracconto che si sovrappone alla struttura stessa della narrazione. Secondo il critico Vincenzo Trione, Colin «per dar vita ai suoi affreschi inesatti, imperfetti, sgrammaticati, ricorre a una tecnica complessa, fondata sull’incontro tra ricognizione e <em>reportage</em>». Sono combinazioni in cui appaiono evidenti i riferimenti al <em>ready-made</em> di Marcel Duchamp, all’<em>objet trouvé </em>di Arman, alla forza cromatica pop, al <em>décollage</em> di Mimmo Rotella e alla poesia visiva degli anni ’60. Esposti in tutto il mondo, i suoi lavori sono stati acquisiti da musei e istituzioni internazionali. Si tratta di soluzioni irripetibili seppur effetto della tecnologia di riproduzione per antonomasia: la fotocopiatura.<br />
<em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<div id="attachment_5657" class="wp-caption alignnone" style="width: 463px"><em><img class="size-full wp-image-5657" title="Fig_2" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/10/Fig_2.jpg" alt="" width="453" height="302" /></em><p class="wp-caption-text">Gianluigi Colin, “Mercurio/Worth?”, 2010-2011. Stampa con pigmenti naturali su carta da quotidiano; cm 170 x 280. Courtesy l&#39;artista</p></div>
<p><em><br />
</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Dèi</em> presenta quattordici opere di grande formato. Sedimentazioni di carte di giornali increspate sul punto di strapparsi. Sacre icone contemporanee che evocano l’invasione degli dèi pagani capace di superare frontiere, ideologie, religioni. Così attraverso il suo racconto il mito di <em>Ares/Marte</em>, dio della guerra, rivive nell’immagine di una pistola, di uno scatto del conflitto in Iraq o di una cartina di Gaza; bellezza e amore, incarnati in <em>Afrodite/Venere, </em>si manifestano nelle riviste di moda, nei film, nei porno; il potere della comunicazione e della ricchezza prende le vesti del messaggero degli dèi, <em>Ermes/Mercurio</em>, protettore dei ladri e del commercio; e <em>Crono/Saturno</em> simbolizza la sete di potere fine a se stessa.<br />
È con <em>The Wall</em> che l’universo di frammenti accartocciati di Colin si rivela in tutta la sua plasticità. Sulla superficie dell’unica istallazione monumentale presentata, un colossale muro, l’artista colloca figure, segni e altri materiali su cui ritorna con interventi successivi. Il dedalo quotidiano sembra così prendere forma. Come il labirinto della classicità rappresenta un luogo mitico: ritrae il caos impazzito della contemporaneità.<br />
La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Skira e a cura di Barbara Rose, con interventi di Gillo Dorfles, Vincenzo Trione, Matteo Collura ed Eva Cantarella.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Anna Luigia De Simone</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>In homepage Gianluigi Colin, “The Wall”, 2009 &#8211; 2011; particolare. Installazione <em>site specific</em>, carta, gomma lacca su 330 tele (particolare); cm 341 x 929. Courtesy l&#8217;artista</em></p>
<p style="text-align: left;">:: ::</p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #993300;">Date</span>: 22 Settembre &#8211; 8 Novembre 2011 <strong><br />
</strong></p>
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		<title>dal 8.10 al 6.11.2010 :: Graziano Russo. Doppia distanza / Contemporanea Galleria d&#8217;Arte, Roma</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Oct 2010 18:40:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Installazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ready made]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
Testo a cura di Anna Saba Didonato
Contemporanea è lieta di presentare “doppia distanza”, mostra personale di Graziano Russo, che si inaugura l’8 ottobre 2010. Il testo è a cura di Anna Saba Didonato.
Ispirate alle teorie di Marshall McLuhan, le opere di Graziano Russo invitano a riflettere sul ruolo incisivo esercitato dalla specificità dei mezzi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<div id="attachment_3078" class="wp-caption alignnone" style="width: 463px"><em><em><span id="more-3077"></span><img class="size-full wp-image-3078" title="Graziano Russo" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2010/10/grazianorusso.jpg" alt="" width="453" height="340" /></em></em><p class="wp-caption-text">Graziano Russo, &quot;Sanpietrini&quot;.</p></div>
<p><em>Testo a cura di Anna Saba Didonato</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Contemporanea </strong>è lieta di presentare “<strong>doppia distanza”</strong>, mostra personale di <strong>Graziano Russo</strong>, che si inaugura l’8 ottobre 2010.<strong> </strong>Il testo è a cura di Anna Saba Didonato.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ispirate alle teorie di Marshall McLuhan, le opere di Graziano Russo invitano a riflettere sul ruolo incisivo esercitato dalla specificità dei mezzi di comunicazione di massa sull’immaginario soggettivo e collettivo, a prescindere dai singoli contenuti veicolati. Fino ad arrivare all’estremo assunto secondo cui “il mezzo è il messaggio”, in base ad un determinismo tecnologico che evidenzia l’impatto delle norme organizzative dell’informazione sui comportamenti sociali e sulla forma mentis dei singoli.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il passaggio dalla tradizione orale alla cultura alfabetica, avvenuto principalmente con l’invenzione della stampa a caratteri mobili, ha implicato, in particolare, una diversa valenza assegnata alla parola, che da elemento vivo si è tramutata in concetto mentale.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il lavoro di Graziano muove proprio dalle potenzialità connesse a questa innovazione, analizzando la scrittura, sia nella forma letterale che musicale, in quanto portatrice di senso ma anche di forme espressive che dialogano e interagiscono con i codici della tecnologia contemporanea, fondendosi con essa in maniera inscindibile, fino a determinare nuove forme iconiche riconoscibili e decifrabili.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Sebbene le sue opere abbiano un contatto molto stretto con la dimensione reale, attingendo alla pratica del </em><em>ready made</em><em>, è altrettanto vero che in esse è sempre presente un elemento di disturbo che determina un effetto straniante nell’osservatore. Lo sguardo diventa così “un gioco asintotico del vicino e del lontano” &#8211; per usare le parole di Georges Didi-Huberman &#8211; che va a colmare la doppia distanza intercorrente tra l’osservato e l’osservante, perché “lo spazio deve essere sempre riconquistato e la frontiera che separa lo spazio vicino da quello lontano è un confine variabile” (Erwin Straus). </em></p>
<p style="text-align: justify;">Graziano Russo (Locri, 1980) vive e lavora a Roma. Si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Roma nel 2003, con una tesi in Storia dell’arte dal titolo “Arte e scrittura, dal Simbolismo alle Neo Avanguardie”. Nel 2006 ha frequentato il workshop di videoarte a cura di Shirin Neshat, presso l’<em>International Summer Academy of Fine Arts</em> di Salisburgo.</p>
<p style="text-align: justify;">:: ::</p>
<p><span style="color: #993300;">Sede</span>: Contemporanea Galleria d&#8217;Arte, Vicolo Sugarelli 6 – Roma<br />
<span style="color: #993300;">Date</span>: 8 Ottobre – 6 Novembre 2010<br />
<span style="color: #993300;">Orari</span>: Dal Martedì al Venerdì, dalle ore 16.00 alle ore 20.00; Sabato su appuntamento<br />
<span style="color: #993300;">Vernissage</span>: 8 Ottobre, ore 19.00<br />
<span style="color: #993300;">Autori</span>: Graziano Russo<br />
<span style="color: #993300;">Curatore</span>: Anna Saba Didonato<br />
<span style="color: #993300;">Info</span>: <a href="http://www.contemporanearoma.org" target="_blank">www.contemporanearoma.org</a> | <a href="mailto:info@contemporanearoma.org">info@contemporanearoma.org</a><br />
<span style="color: #993300;">Genere</span>: Personale, Arte Contemporanea,<em> </em>Ready made</p>
<p>:: ::</p>
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