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	<title>ARTKERNEL &#187; Louise Bourgeois</title>
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		<title>Joana Vasconcelos. I Will Survive</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 13:08:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia Dubon Bohlig</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Louise Bourgeois]]></category>

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		<description><![CDATA[L’ estate della Haunch of Venison di Londra ha le forme ed i colori del variegato mondo di Joana Vasconcelos: l’artista portoghese arrivata alla ribalta internazionale con la 51°  Biennale di Venezia, trasformando 14000 tampax in un straordinario elegante lampadario.
La mostra intitolata I Will Survive, aperta fino al 25 settembre, ci propone creazioni spettacolari, ricche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L’ estate della Haunch of Venison di Londra ha le forme ed i colori del variegato mondo di Joana Vasconcelos: l’artista portoghese arrivata alla ribalta internazionale con la 51°  Biennale di Venezia, trasformando 14000 tampax in un straordinario elegante lampadario.<span id="more-2538"></span><img class="alignleft size-full wp-image-2543" title="Joana Vasconcelos" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2010/08/V3.jpg" alt="Joana Vasconcelos" width="306" height="530" /><br />
La mostra intitolata <em>I Will Survive</em>,<em> </em>aperta fino al 25 settembre, ci propone creazioni spettacolari, ricche di poeticità e delicatezza, sondando tematiche care all’artista come l’identità nazionale e la femminilità con mezzi di esplorazione che non cessano di sorprenderci. Ripercorrendo le strade del Ready Made e dell’Arte Pop, l’artista infatti ci presenta delle opere costruite con materiali quotidiani (bottoni, strass, tessuti, nastri, pompom, pentole, posate di plastica) che, decontestualizzati e riassemblati, diventano oggetti di grande finezza ed eleganza.<br />
Come nel Nuovo Realismo, gli oggetti  integrano vita urbana ed arte.<br />
L’artista infatti afferma che il nostro consumismo ci porta, tanto ad <img class="alignright size-full wp-image-2545" title="Joana Vasconcelos" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2010/08/V_a.jpg" alt="V_a" width="157" height="297" />usare senza riflettere su ciò che usiamo, quanto a vivere senza meditare sulla vita che conduciamo “come possiamo trovare il tempo per le cose, a meno che non siano le cose a trovarlo per noi?  (&#8230;) Quello che cerco di realizzare con le mie opere, (&#8230;) è di accendere un processo di riflessione dopo l’iniziale percezione.”  Così quando ci avviciniamo incuriositi, scopriamo che quell’affascinante opera è fatta di oggetti che utilizziamo tutti i giorni.<strong> </strong>Per questo le sue opere sembra che ci riguardino, sono inclusive. E’ una totale democratizzazione dell’arte, un’osmosi tra lo-cult e hi-cult, una riflessione sul consumo e sulla globalizzazione.<br />
Un esempio di questo sono le creazioni che più la caratterizzano e che non potevano mancare in mostra: le ceramiche tipiche portoghesi Bordalo Pinheiro rivestite di merletti e lavori all’uncinetto. Il merletto diventa qui un ingegnoso disegno geometrico, una patina antica, frutto del lavoro femminile, tipico del Portogallo, ma che, come dice l’artista, anche altre culture possono riconoscere come proprie.<br />
<img class="alignright size-full wp-image-2581" title="Vasconcelos_jardim" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2010/08/Vasconcelos_jardim.jpg" alt="Vasconcelos_jardim" width="464" height="395" />Un’opera dal significato enigmatico, il cui fascino cela una riflessione su arte, natura e tecnologia, è il <em>Giardino dell’Eden</em>. Creata specificatamente per la mostra,  si tratta di un enorme labirinto colorato di fiori in plastica risplendenti di luce, che rimandano alla bellezza della natura attraverso l’ appariscenza dell’artificiale.<br />
Ancora più ambigua risulta essere <em>Esposas</em>. E’ composta da una fotografia di una donna in bichini nero e da un gruppo di manichini, tre uomini in procinto di allontanarsi trattenuti da tre donne sedute per terra con le gambe divaricate. Il gruppo e la donna della foto sono ricoperti di lacci di plastica neri, che richiamano borchie e pratiche sadomaso. L’ambiguità è messa in rilievo dal titolo in spagnolo dove “esposas” significa sia le spose che le manette: è questa una allusione ai vincoli costrittivi del matrimonio?<br />
In mostra sono anche presenti i lavori come <em>Mary Poppins</em>,<em> Victoria </em>e<em> The Door</em>. Onnipervasive, ibride tra incubo e pagliaccio, queste creature si muovono imprevedibilmente nell’ambiente.  Di particolare impatto è la mole nera di <em>Victoria</em>, omaggio a Louise Bourgeois e ispirata allo stile della regina Vittoria.<img class="alignleft size-full wp-image-2547" title="vasconcelos1" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2010/08/vasconcelos1.jpg" alt="vasconcelos1" width="477" height="380" /><br />
<em>I Will Survive</em> è senz’altro una mostra rinfrescante che riflette sulla realtà e sulla bellezza congiunta all’artificiosità. L’ingegnosità degli accostamenti ci fa comprendere, però, che non c’è nostalgia di un mondo passato, ma piuttosto è l’espressione della libertà della creazione che il mondo contemporaneo ci può offrire.<br />
Accompagna questa mostra l’esposizione <em>Psychopomps </em>di Polly Morgan: quattro sculture tassidermiche sospese tra metamorfosi e volo.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Livia Dubon Bohlig</strong></p>
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		<title>dal 5.6 al 19.9.2010 :: Louise Bourgeois. The Fabric Works / Fondazione Emilio e Annabianca Vedova, Venezia</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Jun 2010 00:45:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione Emilio e Annabianca Vedova]]></category>
		<category><![CDATA[Louise Bourgeois]]></category>

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La  Fondazione Emilio e Annabianca Vedova dal 5 giugno al 19 settembre amplia il suo territorio operativo e architettonico affiancando al Magazzino del Sale il recuperato Studio di Emilio Vedova, Zattere 50, che diventa un ulteriore spazio pubblico per esposizioni e incontri con l’arte. Tale arricchimento coincide con la  presentazione, in contemporanea, di due [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span id="more-2237"></span><img class="alignnone size-full wp-image-2241" title="bourgeois_CS" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2010/06/bourgeois_CS.jpg" alt="bourgeois_CS" width="335" height="470" /></p>
<p style="text-align: justify;">La  Fondazione Emilio e Annabianca Vedova dal 5 giugno al 19 settembre amplia il suo territorio operativo e architettonico affiancando al Magazzino del Sale il recuperato Studio di Emilio Vedova, Zattere 50, che diventa un ulteriore spazio pubblico per esposizioni e incontri con l’arte. Tale arricchimento coincide con la  presentazione, in contemporanea, di due importanti e originali mostre, curate da Germano Celant e dedicate ad aspetti mondialmente <em>inediti </em>dell’opera di <strong><em>Louise Bourgeois</em></strong>, con i suoi “The Fabric Drawings”, mai esposti nella sua complessità, quanto del lavoro di <strong><em>Emilio Vedova </em></strong>con il suo potente intreccio, mai completamente analizzato, tra pittura e scultura.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Louise Bourgeois </strong><br />
<strong></strong>Nel Magazzino del Sale, la cui macchina espositiva è stata disegnata da Renzo Piano, dal 5 giugno si terrà una mostra sorprendente, per la sua novità, di una protagonista assoluta dell’arte moderna e contemporanea, la scultrice <strong>Louise Bourgeois</strong>, a cura di Germano Celant in collaborazione con Jerry Gorovoy di Louise Bourgeois Studio, New York. Nello spettacolare spazio veneziano sarà presentata, con un allestimento architettonico disegnato per ospitare disegni e sculture, la produzione quasi sconosciuta di opere realizzate in stoffa, come la ricca sequenza dei suoi <em>Fabric Drawings</em>, realizzati dal 2002 al 2008, o la leggera presenza delle sue <em>Cells</em>, come <em>Conscious and Unconscius</em>, 2008.<br />
Principalmente montaggi, collage e assemblage di porzioni e parti di suoi vestiti, tali opere rivelano un’energia dirompente e sorprendente per la loro ricchezza cromatica e linguistica, quanto per la loro storia simbolica e intima. Riflettono insieme al grande ragno in acciaio, <em>Crouching Spider</em>, 2003, che apre l’esposizione veneziana, un’utilizzazione di tessuti personali, iniziata negli anni sessanta, a cui l’artista è ricorsa per produrre i suoi disegni e le sue sculture, ricorrendo ai propri indumenti e ai vestiti dei suoi cari come la madre: una reincarnazione del passato e della sua infanzia, quanto una testimonianza del suo rapporto con la memoria.<br />
Un uso visuale e plastico di stoffe che, da accessori decorativi, si trasformano in allusioni emotive e sentimentali che entrano, principalmente nei rilievi cuciti e nelle sue <em>Cells</em>, quanto nelle sue rappresentazioni della figura umana e dei suoi rapporti con l’altro, dal padre alla madre, a formare immagini di un femminile martoriato, quanto potente. Un percorso che a partire dal 2002 subisce un ulteriore ampliamento quando la scultrice di origini francesi, ma americana, esalta, nei <em>Fabric Drawings </em>i colori cangianti e le strutturazioni formali di porzioni di tessuto per costruire intrecci che oscillano tra configurazioni floreali ed astrazioni cromatiche che formano un repertorio di trame meraviglianti. Le ragioni di tali lavori sono così espresse da Bourgeois: “Faccio disegni per sopprimere l’indicibile.<br />
L’indicibile non è un problema per me. Anzi, è l’inizio del lavoro. E’ la ragione del lavoro; la motivazione del lavoro è distruggere l’indicibile. Vestirsi è anche un esercizio della memoria. Mi fa esplorare il passato: come mi sentivo quando indossavo quel certo abito. I vestiti sono come segnali stradali, nella ricerca del passato”.<br />
Tale insieme di lavori, arricchito da una completa antologia delle immagini che riguardano l’intera produzione scultorea dell’artista, è raccolto in maniera completa, a formare quasi un catalogo generale di tale soggetto nella pubblicazione <em>Louise Bourgeois. The Fabric Works</em>, curata da Germano Celant e edita da Skira, Milano.</p>
<p><em>Curatore</em><br />
Germano Celant</p>
<p><em>in collaborazione con</em><br />
Jerry Gorovoy<br />
Louise Bourgeois Studio</p>
<p><em>Project Manager</em><br />
Fabrizio Gazzarri</p>
<p><em>Produzione</em><br />
Fondazione Emilio e Annabianca Vedova</p>
<p><em>Ricerca scientifica e coordinamento</em><br />
Wendy Williams<br />
Francesca Cattoi<br />
Maddalena Pugliese</p>
<p><em>Progetto Allestimento</em><br />
Renzo Piano, Alessandro Traldi</p>
<p><em>con la collaborazione di</em><br />
Fabrizio Miele</p>
<p><em>Coordinamento Generale e Ingegneria</em><br />
Favero&amp;Milan Ingegneria, Venezia<br />
Maurizio Milan</p>
<p><em>in collaborazione con</em><br />
Juliette Louis</p>
<p><em>Realizzazione Allestimento</em><br />
Michele Tosetto s.r.l</p>
<p><em>Illuminazione</em><br />
iGuzzini</p>
<p><em>Comunicazione e Ufficio Stampa</em><br />
Studio Systema, Venezia<br />
Adriana Vianello<br />
Andrea de Marchi<br />
Andreina Forieri<br />
Roberta Novello<br />
Alessandra Santerini</p>
<p><em>Progettazione grafica</em><br />
Studio Camuffo, Venezia<br />
Giorgio Camuffo<br />
Michela Miracapillo<br />
Laura Bolzan<br />
Matteo Zago</p>
<p><em>Fund Raising e Sponsoring</em><br />
Arts Council, Milano<br />
Alessandra Pellegrini<br />
Elisabetta Mezzapesa</p>
<p><em>Trasporti</em><br />
Arteria s.r.l, Milano</p>
<p><em>in collaborazione con</em><br />
More Specialized Transport Inc.,<br />
Hackensack, New Jersey</p>
<p><em>Consulente assicurativo</em><br />
Marine&amp;Aviation, Roma<br />
Alberto Magni</p>
<p><em>in collaborazione con</em><br />
AXA Art, Milano<br />
Lloyd’s, London<br />
National Suisse, Basel</p>
<p>:: ::</p>
<p><span style="color: #993300;">Sede</span>: Fondazione Vedova<strong>, </strong>Dorsoduro 46, Calle dello Squero <strong> </strong>– Venezia<br />
<span style="color: #993300;">Date</span>: 5 Giugno – 19 Settembre 2010<br />
<span style="color: #993300;">Orari</span>: Dalle ore 10.30 alle ore 18.30; chiuso il Martedì<br />
<span style="color: #993300;">Vernissage</span>: 4 Giugno, ore 18.00<br />
<span style="color: #993300;">Autori</span>: Louise Bourgeois<br />
<span style="color: #993300;">Curatore</span>: Germano Celant<br />
<span style="color: #993300;">Catalogo</span>: A cura di Germano Celant<br />
<span style="color: #993300;">Editore</span>: Skira<br />
<span style="color: #993300;">Biglietti</span>: intero 10 euro, ridotto 5 euro valido per ragazzi dai 15 ai 18 anni, studenti fino ai 25 anni, anziani oltre i 65 anni, militari, disabili, associati Fai, associati Touring Club Italiano, gruppi da 10 fino a 25 persone. Gratuito per giovani fino ai 14 anni, giornalisti, accompagnatori disabili con invalidità motoria (1 accompagnatore per gruppo). Ogni lunedì ingresso gratuito per residenti nel Comune di Venezia su presentazione di carta d’identità o tessera Imob<br />
<span style="color: #993300;">Info</span>: Tel +39 041 5226626 |<a href="http://www. fondazionevedova.org" target="_blank"> </a><a href="http://www.fondazionevedova.org" target="_blank">www.fondazionevedova.org</a><br />
<span style="color: #993300;">Ufficio Stampa</span>: Studio Systema; tel +39 041 5201959 | stampa.vedova@studiosystema.it<br />
<span style="color: #993300;">Genere</span>: Personale, Arte Contemporanea, Scultura, Installazioni</p>
<p>:: ::</p>
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		<title>Louise Bourgeois. The Fabric Works</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jun 2010 22:55:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elvira D'Angelo Falcone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione Emilio e Annabianca Vedova]]></category>
		<category><![CDATA[Louise Bourgeois]]></category>

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		<description><![CDATA[Un sorrisetto beffardo che allude impudente ad un fallo tenuto sotto il braccio, portato con la disinvoltura di un oggetto qualunque: un giornale, una borsetta, una baguette. Quando si pensa a Louise Bourgeois, in molti la ricordano così. 
Come nella famosa foto scattata da Robert Mapplethorpe nel 1982, che sicuramente ne sintetizza lo spirito: solitario, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Un sorrisetto beffardo che allude impudente ad un fallo tenuto sotto il braccio, portato con la disinvoltura di un oggetto qualunque: un giornale, una borsetta, una baguette. Quando si pensa a Louise Bourgeois, in molti la ricordano così. <span id="more-2165"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-full wp-image-2167 alignright" title="Spiders" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2010/06/Spiders.jpg" alt="Spiders" width="277" height="482" />Come nella famosa foto scattata da Robert Mapplethorpe nel 1982, che sicuramente ne sintetizza lo spirito: solitario, indomito, e delicato allo stesso tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Louise Bourgeois nasce a Parigi nel 1911, in un’epoca in cui in ogni strato sociale la femminilità è considerata incompatibile con la creatività artistica. Un’epoca in cui Alfred Sieglitz, nel presentare la mostra di Georgia O’Keeffe, scriveva: “’Le donne sono solo in grado di creare figli’, dicono gli scienziati. Ma io affermo che sono anche in grado di creare arte, e O’Keeffe ne è la prova”.<br />
Pur quando la fortuna di O’Keeffe resta legata al marito Alfred Sieglitz, noto fotografo e gallerista americano, solitamente risulta che amanti e mariti, nella storia dell’arte, difficilmente abbiano favorito il successo artistico della propria donna; è il caso ad esempio della scultrice Camille Claudel (1864 – 1943), assistente e amante di Auguste Rodin, o ancora quello della pittrice Sonia Terk Delaunay (1885 – 1979). Anche la Bourgeois, moglie di un noto storico dell’arte newyorkese, vede diffondersi il suo nome al di fuori di una ristretta cerchia di estimatori, solo settantenne e dopo la morte del marito, grazie all&#8217;interessamento di una giovane curatrice, Deborah Wye, e grazie alla critica d’arte Lucy Lippard.<br />
Nel 1982, il Museum of Modern Art di New York organizza la retrospettiva su quattro decenni della sua produzione artistica che la porrà all’attenzione della critica mondiale. All’epoca Louise ha 71 anni e la stessa prorompente energia creativa che l’ha accompagnata sino alla soglia dei 100 anni, quando il 31 Maggio, si spegne pochi giorni prima dell’inaugurazione della mostra veneziana <em>Louise Bourgeois. The Fabric Works,</em> presso la Fondazione Emilio e Annabianca Vedova.<br />
Dopo l’esordio come pittrice nel ’45, l’artista abbandona la pittura, poiché essa non possiede la forza che ha la scultura nell’esorcizzare i demoni. Per lei l&#8217;arte è una forma di garanzia di sanità mentale, e intervistata nel 2007 da Frances Morris, afferma che attraverso il lavoro della scultura trasforma l’odio, il rancore e tutto ciò che la fa brontolare in amore.<br />
Tra alcuni suoi scritti leggiamo: «Tutto il mio lavoro è l’opera di ricostruzione di me stessa&#8230; L’unica vera arte che ho praticato tutta la vita è stata l’arte di combattere la depressione, la dipendenza emotiva».<br />
A fornire energia e linfa vitale alla sua creatività, al suo modo di fare scultura, sono i ricordi a cui  torna costantemente. I ricordi di un passato lontano a cui l’artista resta aggrappata nel tentativo di trasformarne il senso. Sono i ricordi legati alla propria tata Sadie, rimasta nella sua famiglia per 10 lunghi anni condividendo il ruolo di tutrice con quello di amante del padre.<br />
<img class="alignnone size-full wp-image-2172" title="Senza nome-1" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2010/06/Senza-nome-1.jpg" alt="Senza nome-1" width="457" height="356" />La tensione sessuale presente nel nucleo familiare di Louise Bourgeois, il senso inestinguibile di tradimento, di gelosia, di alienazione, di ansia, di angoscia, che ne sono derivati, a cui negli anni si sono aggiunte le ossessioni erotiche, la solitudine ma anche la vitalità assoluta, sono gli elementi, complessi e multiformi, che affiorano nel suo linguaggio artistico, tessuto organicamente come la tela di un ragno.<br />
Lo stesso ragno, protagonista idiomatico delle sue opere: da <em>maman</em>, il più imponente, madre di tutti i suoi ragni, ideato per la Tubine Hall in occasione dell’apertura della Tate Modern di Londra (2000), ai tanti Spiders, di cui diceva: &#8220;&#8230; li associo a mia madre, perchè il ragno è un animale che va a intrappolarsi negli angoli, gli angoli gli danno sicurezza. Ma lei non è intrappolata, anzi, cerca di intrappolare gli altri.&#8221;<br />
Ed è ancora un grande ragno in acciaio, <em>Crouching Spider</em> (2003), ad introdurci negli spazi del Magazzino del Sale della Fondazione Emilio e Annabianca Vedova, e a guidarci con la sua immagine appuntita e sinistra, che resta indelebile nella nostra mente, tra le apparizioni sconvolgenti di luoghi della memoria di assoluto isolamento: le <em>Celles</em>, spazi circoscritti da recinzioni di ferro, in cui porte e finestre appaiono saldamente serrate, e dentro di essi, visibili ma inaccessibili, caos &#8211; oggetti creati dall’artista o a lei appartenuti &#8211; e catene &#8211; catene per annodare il presente e il futuro alla memoria.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Elvira D&#8217;Angelo</strong></p>
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