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	<title>ARTKERNEL &#187; Installazioni</title>
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		<title>Arte Fiera 2014 &#8211; Bologna</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Feb 2014 20:58:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia Dubon Bohlig</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Arte Contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Installazioni]]></category>
		<category><![CDATA[videoarte]]></category>

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		<description><![CDATA[<b>Un’esplosione di eventi ha animato Bologna dove si è appena conclusa la 38esima edizione di Arte Fiera.  Con le sue 172 gallerie, oltre 2000 opere esposte, un numero crescente di visitatori rispetto alla scorsa edizione, nuove sezioni e partnership, questa manifestazione si propone come un reale evento di riferimento per il sistema dell'Arte italiana e per tutti i collezionisti e appassionati d'arte.
Merito anche dell'ampliamento del numero delle sezioni di Arte Fiera e delle scelte dei due direttori artistici Claudio Spadoni e Giorgio Verzotti [...]</b>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-7008"></span></p>
<div style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px;">Un’esplosione di eventi ha animato <strong>Bologna</strong> dove si è appena conclusa la <strong>38esima edizione di Arte Fiera</strong>.  Con le sue 172 gallerie, oltre 2000 opere esposte, un numero crescente di visitatori rispetto alla scorsa edizione, nuove sezioni e partnership, questa manifestazione si propone come un reale evento di riferimento per il sistema dell&#8217;Arte italiana e per tutti i collezionisti e appassionati d&#8217;arte.<br />
Merito anche dell&#8217;ampliamento del numero delle sezioni di Arte Fiera e delle scelte dei due direttori artistici, <strong>Claudio Spadoni</strong> e <strong>Giorgio Verzotti</strong>, che hanno promosso una nuova impostazione curatoriale mirata a favorire la molteplicità di forme d’arte.</span></p>
<div id="attachment_7020" class="wp-caption alignnone" style="width: 460px"><img title="ArteFiera2014_comp" class="size-full wp-image-7020 " src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2014/02/ArteFiera2014_comp.jpg" alt="" width="450" height="300" /><p class="wp-caption-text">Overview Arte Fiera 2014. </p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px;"> Per la prima volta compare una sezione interamente dedicata alla seconda metà dell’800, una sezione dedicata agli inchiostri cinesi e, in collaborazione con Mia Art Fair, una dedicata alla fotografia.<br />
Lo Special Focus è sull&#8217;Est Europeo, la cui curatela è affidata al direttore del NABA di Milano, Marco Scotini, che in questi giorni sta curando anche “Il Piedistallo Vuoto. Fantasmi dall’Est Europa”, presso il Museo Civico Archeologico di Bologna sino al 16 Febbraio.<br />
Una visione caleidoscopica ricca di elementi di qualità e di eleganza, a cui tuttavia, manca un po&#8217; di quella sana spettacolarità e giocosità che vivacizza altre manifestazioni europee simili.<br />
Si apprezza la presenza di gallerie che propongono progetti sperimentali come quello della ZAK Project di Monterigioni con le opere poetiche di Laura Bisotti, che con le sue diverse trame ci traccia una mappa tra memoria e paesaggio. Sempre alla ZAK, le muffe del duo Ttozoi danno voce alla vita organica della tela e alla silenziosa vitalità creativa della natura, celebrando l’armonia intrinseca della casualità, ricordando il grande maestro Pollock o il più recente artista persiano-olandese Navid Nuur.</span></p>
<div id="attachment_7022" class="wp-caption alignnone" style="width: 460px"><img title="02_artefiera2014_comp" class="size-full wp-image-7022" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2014/02/02_artefiera2014_comp.jpg" alt="" width="450" height="299" /><p class="wp-caption-text">Overview  Arte Fiera 2014</p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px;"><br />
Anche la galleria Studio Trisorio di Napoli propone uno stand ricco di stimoli con una onirica installazione della famosa artista tedesca Rebecca Horn e i video di John Wood &amp; Paul Harrison artisti di Bristol, esposti anche alla Tate di Londra, che indagano con ironia l’interazione tra spazio e figura umana.<br />
Tra le opere proposte dalla Goethe di Bolzano c’è il tocco di colore dei finissimi collage digitali di Giovanni Castell, ricchi di riferimenti letterari.</span></p>
<div id="attachment_7025" class="wp-caption alignnone" style="width: 460px"><img title="camparesi" class="size-full wp-image-7025" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2014/02/camparesi.jpg" alt="" width="450" height="576" /><p class="wp-caption-text">Silvia Camparesi, &quot;Apice #4-5&quot;, 2013. Giclée print and kirigami intervention; cm 24x36, angle framed Edition- 3 + 1.</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px;">La z2o di Roma, dopo Moving Image a Londra, propone l’esplorazione immaginifica di luoghi reali e fittizi di Silvia Camparesi.  La Camparesi, applica la tecnica orientale della carta piegata alla fotografia, dando vita a una nuova dimensione nello spazio e del nostro rapporto con esso. Nella sezione “Solo Show” la mostra monografica del collettivo italiano con base a Berlino, Blue and Joy, ci regala una riflessione giocosa sul significato dell’arte ai nostri giorni.<br />
Dopo l’omaggio all’Arte Povera fatto dalla direttrice artistica di Documenta (13), Carol Christov-Bakargiev, non poteva mancare una presenza importante come quella di Boetti e di Penone. Le proposte della fiera sono veramente tante, che siate in cerca di nuovi talenti o alla riscoperta di quelli vecchi, Arte Fiera vi aspetta il prossimo anno per fornirvi il barometro dell’arte moderna e contemporanea e del mercato italiano.</span></p>
</div>
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		<title>Squaring the circle: Contemporary Southeast Asian art / Gallerie 8, Londra</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Nov 2013 18:01:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Scherini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Arte Contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Installazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche quest’anno scopriamo interessanti iniziative nel contesto di Asian Art in London. La manifestazione che celebra la sua sedicesima edizione si presenta come un'ulteriore occasione per conoscere meglio le figure chiave del panorama artistico asiatico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px;"><span id="more-6994"></span>Anche quest’anno scopriamo interessanti iniziative nel contesto di Asian Art in London. </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px;">La manifestazione che celebra la sua sedicesima edizione si presenta come un&#8217; ulteriore occasione per conoscere meglio le figure chiave del panorama artistico asiatico.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px;"><br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px;"></p>
<div id="attachment_7000" class="wp-caption alignnone" style="width: 460px"><img class="size-full wp-image-7000" title="Yudi_Sulistyo" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2013/11/Yudi_Sulistyo.jpg" alt="" width="450" height="649" /><p class="wp-caption-text">Yudi Sulistyo, “Home serie Wooden boxe”.</p></div>
<p></span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px;">Tra le proposte da segnalare l’intervento di One East Asia che, in collaborazione con la curatrice Viv Lawes, in Squaring the circle: Contemporary Southeast Asian art, riunisce sotto il comune denominatore otto artisti provenienti dal Sud-Est Asiatico. </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px;">Gli artisti scelti, che rappresentano Singapore, Malesia, Indonesia e Filippine, presentano opere che testimoniano una grande varietà di pratiche artistiche come risultato di un singolare contesto socioculturale. Le scelte estetiche e narrative dei lavori esposti rispondono, infatti, a diverse identità storiche e nazionali, dove si riflettono anche reminiscenze di passati coloniali e differenti maniere di digerire la crescente globalizzazione dell’area Sud Est asiatica. </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px;">L’esposizione messa a punto da One East Asia non vuole essere però spunto per una catalogazione regionale, al contrario, la varietà presentata vuole sottolineare il continuo scambio intellettuale e l&#8217;influenza reciproca che vede coinvolti questi paesi.Si propone, quindi, di rompere le barriere e andare oltre i limiti geografici per creare un’unica identità culturale sud-est asiatica, caratterizzata da una vibrante pluralità di voci e da una grande ricchezza creativa, che mantiene vive le proprie origini pur aprendosi a nuove sperimentazioni.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px;"><br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px;"></p>
<div id="attachment_7002" class="wp-caption alignnone" style="width: 460px"><img class="size-full wp-image-7002" title="Andrés_Barrioquinto_comp" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2013/11/Andrés_Barrioquinto_comp.jpg" alt="" width="450" height="453" /><p class="wp-caption-text">Andrés Barrioquinto, “The Wedding Present”.</p></div>
<p></span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px;">Tra gli artisti proposti troviamo Hong Sek Chern, artista originaria di Singapore, che utilizzando e rivisitando la tecnica della pittura tradizionale cinese, dipinge paesaggi urbani contemporanei e, attraverso la loro riconoscibilità, affronta il tema dell’interazione tra spazio e società che lo abita. In mostra si trova esposta una rappresentazione del quartiere Husby di Stoccolma, ispirato a un’immagine di Google Street View, che invita lo spettatore a riflettere sugli eventi del maggio 2013, quando quel quartiere divenne emblema della questione degli immigranti in una città fino ad allora tollerante.Yudi Sulistyo, artista nativo di Yogyakarta in Indonesia, presenta Wooden boxes, un lavoro che ha come oggetto d’investigazione il tema della casa come paradigma del bisogno di protezione e appartenenza dell’essere umano. Una piccola casa di carta, che simula il legno come materiale costruttivo, rappresenta la dimora nella sua versione più essenziale e, protetta da una teca di vetro, diventa simbolo di un’idea.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px;">Originario della Malesia è invece Chang Fee Ming, artista che ritrae la vita quotidiana dei villaggi con lo spirito e il colore intenso della tradizione Batik.In Mostra ci sono anche le opere degli artisti Jane Lee, Lim Tiong Ghee, Teng Nee Cheong, Maria Indriasari e Andres Barrioquinto, che riunite danno luogo a una splendida occasione per dare voce a un&#8217;area geografia che in questo momento sta vivendo un intenso fermento creativo.</span></div>
<p style="text-align: right;"><strong>eleonora scherini</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">Info:</span> Dal 31 Ottobre al 16 Novembre / Gallery 8, Duke Street, St. James, London (UK)</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT">
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		<title>La Scienza della Natura – Materia in movimento / MAXXI, Roma</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Oct 2013 21:01:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Architettura]]></category>
		<category><![CDATA[Installazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<b>La Scienza della Natura – Materia in movimento</b>.
Una mostra/installazione che conclude il ciclo <b>Nature</b> con cui il <b>MAXXI</b> sperimenta un diverso modo di intendere le mostre monografiche.
Si sceglie la via del confronto per raccontare l'orientamento delle ricerche più avanzate dell’architettura contemporanea.
L’installazione site specific realizzata da <b>UNStudio</b> presenta alcuni tra i più conosciuti e numerosi progetti degli architetti olandesi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_6942" class="wp-caption alignnone" style="width: 560px"><span id="more-6941"></span><br />
<img class="size-full wp-image-6942" title="UNStudio" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2013/10/UNStudio.jpg" alt="" width="550" height="404" /><p class="wp-caption-text">UNStudio, Museo Mercedes-Benz, Stoccarda, DE</p></div><br />
<br />&nbsp;</p>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">
<p>Nature 04/04 UNStudio<br />
5 dicembre 2013 – 13 aprile 2104<br />
La Scienza della Natura – Materia in movimento<br />
MAXXI Galleria 2a, Roma<br />
a cura di Alessandro D’Onofrio</p>
<p>La mostra/installazione La Scienza della Natura – Materia in movimento conclude il ciclo Nature con cui il MAXXI sperimenta un diverso modo di intendere le mostre monografiche, scegliendo la via del confronto per raccontare gli indirizzi delle ricerche più avanzate dell’architettura contemporanea.</p>
<p>L’installazione site specific progettata dallo studio di architetti olandesi UNStudio presenta alcuni dei progetti delle loro numerose e note realizzazioni.</p>
<p>Coinvolgendo il pubblico in un confronto dinamico e stimolante, il gruppo UNStudio mette in discussione il concetto tradizionale della mostra architettonica: lo stesso oggetto esposto non è solo una vetrina, un oggetto da guardare, ma interagisce con il visitatore, richiede il suo ruolo attivo per costruire un’esperienza speciale e sorprendente.</p>
<p>La mostra indaga questo tema, i modi in cui il movimento, lo spazio e la prospettiva informano lo spazio e il modo in cui i visitatori fisicamente sperimentano gli effetti di questi tre determinanti parametri architettonici.</p>
<p>Il ciclo Nature è a cura di Pippo Ciorra<br />
4 mostre/installazioni<br />
01 Francesco Venezia 25 febbraio – 30 aprile 2011<br />
02 West 8 20 maggio – 21 agosto 2011<br />
03 Alberto Campo Baeza 9 settembre – 6 novembre 2011<br />
04 UNStudio 5 dicembre 2013 -13 aprile 2104</p>
</div>
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		<title>ROBOT Festival &#8211; # DIGITAL VERTIGO / Palazzo Re Enzo, Bologna</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 21:30:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[electronic and media arts]]></category>
		<category><![CDATA[Electronic Art Festival]]></category>
		<category><![CDATA[Installazioni]]></category>
		<category><![CDATA[videoarte]]></category>

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		<description><![CDATA[<b>roBOt festival</b> è una manifestazione di respiro internazionale incentrata sulle arti digitali e la musica elettronica, che si svolgerà dal 2 al 5 ottobre 2013 a Palazzo Re Enzo, a Bologna.
E' on line il form per partecipare a <b>call4roBOt</b>, il bando di ricerca di roBOt festival, dedicato alle arti visive (installazioni, video, animazioni, performance, fotografie, design). Il tema di questa VI edizione è <b># digitalvertigo!</b> Il comitato scientifico che seleziona i progetti per call4roBOt assegnerà un premio di 800,00 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span id="more-6888"></span>E&#8217; on line il form per partecipare a call4roBOt, il bando di ricerca di roBOt festival, dedicato alle arti visive (installazioni, video, animazioni, performance, fotografie, design e autoproduzioni).  Il tema di questa VI edizione è # digitalvertigo!</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-6891" title="call4robot" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2013/05/call4robot.jpg" alt="" width="430" height="237" /></p>
<p style="text-align: justify;">Per la prima volta il comitato scientifico che seleziona i progetti per call4roBOt assegnerà un premio di 800,00 euro al progetto più meritevole. Il premio è finalizzato alla partecipazione al Live Performers Meeting, che si terrà a Cape Town (ZA) nell&#8217;ottobre 2013!</p>
<p>Scarica il<a href="http://www.robotfestival.it/2013/download/call4roBOt_it.pdf" target="_blank"> bando</a> completo. Deadline 28 Giugno 2013</p>
<p>:: ::</p>
<p><span style="color: #993300;">Info e link</span>: <a href="http://www.robotfestival.it/2013/ita/index.html" target="_blank">www.robotfestival.it</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Korean Artist Project, la creativitá in un sol sito</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Dec 2012 00:40:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia Dubon Bohlig</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Installazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Korean Artist Project]]></category>
		<category><![CDATA[Pittura Digitale]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo il boom nelle case d’asta nel 2007 le forme d’arte contemporanee coreane bussano vigorosamente alle porte del mondo internazionale.
 Sofisticate ed impeccabili produzioni d’avanguardia vengono proposte sia in casa alla biennale Media City Seoul, sia l’estero, con le presenze alla Biennale di Venezia ed a Documenta (13). ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span id="more-6739"></span>Dopo il boom nelle case d’asta nel 2007 le forme d’arte contemporanee coreane bussano vigorosamente alle porte del mondo internazionale. Sofisticate ed impeccabili produzioni d’avanguardia vengono proposte sia in casa alla biennale Media City Seoul, sia l’estero, con le presenze alla Biennale di Venezia ed a Documenta (13). Solo a Londra le manifestazioni sono numerosissime: appuntamenti annuali sono 4482 SASAPARI e il Korean Film Festival al ICA, a cui si sono aggiunti quest’anno la conferenza al Courtauld Between Tradition, Modernity And Globalisation e il festival All Eyes on Korea.</p>
<div id="attachment_6748" class="wp-caption alignnone" style="width: 469px"><img class="size-full wp-image-6748" title="1" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2012/12/1.png" alt="" width="459" height="211" /><p class="wp-caption-text">Won Seoungwon, &quot;Dreamroom&quot;, 2003. C-prin, 70x100</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Tanto interesse per questa piccolissima penisola, perché? Togliendo le ovvie ragioni economiche, l’arte coreana oltre la dicotomia tra tradizione-modernità e nazionale-transnazionale, iniziata con il regime militare degli anni ’60, presenta anche un nuovo spirito. Radicato nelle prime difficili esperienze europee e statunitensi di artisti come Yiso Bahe (Stallabrass, J. and Lee. J., 2012), e fedele alla filosofia del ‘Yuhakseng’ (coreani che si internazionalizzano formandosi all’estero) quest’arte apre nuovi orizzonti, parametri ed immaginari fondendo culture e diverse visioni del mondo.<br />
Un modo per esplorare questa incredibile realtà è <a href="http://www.koreanartistproject.com" target="_blank">The Korean Artist Project (KAP)</a>, sito che, organizzato dall’Associazione e i Musei Coreani in collaborazione con i musei privati coreani, è dedicato ai maggiori artisti della penisola offrendo mostre virtuali, video, news e apparati critici.<br />
Qui potrete riscoprire artisti già affermati come  <a href="http://www.koreanartistproject.com/eng_artist.art?method=artistView&amp;auth_reg_no=32" target="_blank">Chang Kyum Kim</a> (1961) e <a href="http://www.koreanartistproject.com/eng_artist.art?method=artistView&amp;auth_reg_no=49 " target="_blank">Yongbaek Lee</a> (1966), presente alla Biennale di Venezia. Troverete anche opere di artisti meno celebri sulla scena internazionale come le poetiche creazioni di <a href="http://www.koreanartistproject.com/eng_artist.art?method=artistView&amp;auth_reg_no=37" target="_blank">Juyeon Kim</a> (1964) e le fantastiche visioni fotografiche di <a href="http://www.koreanartistproject.com/eng_artist.art?method=artistView&amp;auth_reg_no=36" target="_self">Myungkeun Koh</a> (1964). Un mondo in cui regnano le nuove tecnologie, utilizzate per reinterpretare con rinnovato vigore e vitalità, tematiche ricorrenti nella storia dell’arte occidentale, come la dicotomia tra illusione, mimesi e realtà.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_6749" class="wp-caption alignnone" style="width: 470px"><img class="size-full wp-image-6749" title="2-kap" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2012/12/2-kap.png" alt="" width="460" height="212" /><p class="wp-caption-text">Siyon Jin, &quot;Flow 3-12, 2012. Oil on canvas, 72.7x116.8 cm.</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Riallaciandosi a una lunga tradizione che vede l’uso degli specchi come mezzo per indagare la realtà, Broken Mirror (2011) di Yongbaek Lee, come Pistoletto, assorbe lo spettatore e lo rende allo stesso tempo oggetto e soggetto della rappresentazione. Il silenzioso riflesso però viene interrotto dal rumore improvviso di uno sparo che virtualmente rompe lo specchio. Lo spettatore, diviso tra realtà, riflesso e l’ illusione dello specchio che si rompe, vive un momentaneo disorientamento. Non è solo un virtuosismo di effetti speciali. Radici nella body-art, l’opera è una manipolazione tecnologica e illusionistica di sensazioni corporee, un’ emanazione dell’interazione percettiva e della centralità dell’esserci che è  fondamentale in molti lavori della video arte (Bordini, 1995).</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_6750" class="wp-caption alignnone" style="width: 468px"><img class="size-full wp-image-6750" title="3-kap" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2012/12/3-kap.png" alt="" width="458" height="212" /><p class="wp-caption-text">Youngmin Kang, &quot;Tornado in Seoul&quot;, 2011. Digital prints installation, 300 x 500 x 500 cm.</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Similmente Chang Kyum Kim esamina il falso come reale e il reale come falso. Le radici di questa pratica iniziano con le sue nature morte dove ostentatamente dichiara il suo legame con Morandi. Il debito con il maestro bolognese non è solo nel soggetto rappresentato, ma è soprattutto nella materia nostalgica che tanto impregna le sue nature morte. Queste memorie sospese nel tempo, che Kim chiama ‘le memorie dell’assenza’, nelle successive video-installazioni sembrano acquisire solida forma. Kim crea quest’illusione di ‘realtá’ proiettando su calchi bianchi di oggetti immagini di oggetti. Al termine della proiezione, però, esse si dissolvono svelando la loro natura d’ombra, sono solo fantasmi di altre esistenze come nella video-installazione Letter (2000). L’artista qui si rappresenta mentre scrive una lettera al suo sè di 20 anni prima. Kim si chiede, nel suo monologo dolce che accompagna il video, “eri (l’artista del passato) realmente là? ed io (l’artista del presente) ero anch’io realmente là?” cosa è più reale? l’immagine, memoria viva nei nostri intelletti o l’oggetto fisico inanimato? Come sostiene Choonghwan GOH (2011), critico d’arte coreano, che lega le opere di Kim alla filosofia Taoista di Zhangzise, se non c’è un ‘io’ dal passato non c’è nessun ‘io’ presente che possa trovare la sua essenza nel passato. Non c’è nessuna prova fisica del ‘io’. Kim usando le moving images in modo moderatamente statico amplifica la nostra comprensione sul significato delle immagini conducendoci alla soglia tra allucinazione e auto consapevolezza e ponendoci domande sull’esistenza dell’uomo.<br />
Queste opere come le altre presentate dal KAP sono testimoni di come la Corea sia all’avanguardia sul sondaggio estetico, concettuale e spirituale del linguaggio video, dando concretezza ciò che non si vede e non si tocca. Apriamo quindi le porte agli effetti speciali e lasciamoci scivolare nella densità emotiva che ci dona.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Livia Dubon</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Riferimenti bibliografici</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #000000;">- Stallabrass, J. and Lee J. (2012) Between Tradition,  Modernity And Globalisation. Available at:<a href="http://www.courtauld.ac.uk/researchforum/events/2012/summer/jun29_KoreanArtConf.shtml">http://www.courtauld.ac.uk/researchforum/events/2012/summer/jun29_KoreanArtConf.shtml</a> (Accessed: 27/11/2012).<br />
- Bordini,  S. (1995) Video Arte &amp; Arte, tracce per una storia. Roma:  Lithos .<br />
</span>- <span style="color: #000000;">Choonghwan GOH (2011) &#8216;Get Lost Between Reality and Image&#8217;.  Korean Artist Project, [Online]. Available at: <a href="http://www.koreanartistproject.com/eng_artist.art?method=artistView&amp;auth_reg_no=32 ">http://www.koreanartistproject.com/eng_artist.art?method=artistView&amp;auth_reg_no=32 </a>(Accessed: 26/11/2012). </span></p>
<p style="text-align: justify;">:: ::</p>
<p style="text-align: justify;"><em>After the market explosion of 2007 Korean contemporary art is, without a doubt, vigorously knocking at the door of international success. Sophisticated and impeccable art productions are being offered both domestically, in Media City Seoul, and overseas at the Biennale of Venice and Documenta (13). London offers more and more events each year. 4482 SASAPARI and the Korean Film Festival at the ICA are some of the annual happenings. This year also saw Between Tradition, Modernity and Globalisation, a conference at the Courtauld, and the festival All Eyes on Korea.<br />
Why so much interest in this small peninsula? Excluding obvious economical reasons, Korean art represents a new spirit beyond the dichotomy between tradition/modernity and national/transnational, inherited from the military regime of 1960s. Rooted in the early destitutions of artists such as Yiso Bahe in Europe and U.S.A (Stallabrass, J. and Lee. J., 2012), as well as in the spirit of the ‘Yuhakseng’   (Korean student oversees), this type of art opens up new horizons, dimensions and imagery, blending different cultures and visions of the world.<br />
A useful gateway to this incredible world is the <a href="http://www.koreanartistproject.com" target="_blank">Korean Artist Project (KAP)</a> website, organized by the Korean Museum Association in collaboration with the Korean Private Museums. KAP offers virtual exhibitions, videos, news and reviews allowing the user to learn more about leading Korean artists such as <a href="http://www.koreanartistproject.com/eng_artist.art?method=artistView&amp;auth_reg_no=32" target="_blank">Chang Kyum Kim</a> (1961) and <a href="http://www.koreanartistproject.com/eng_artist.art?method=artistView&amp;auth_reg_no=49 " target="_blank">Yongbaek Lee</a> (1966).Also, it displays works by less renowned artists, such as the profound and poetic art of <a href="http://www.koreanartistproject.com/eng_artist.art?method=artistView&amp;auth_reg_no=37" target="_blank">Juyeon Kim</a> (1964) and the incredible photographic visions of <a href="http://www.koreanartistproject.com/eng_artist.art?method=artistView&amp;auth_reg_no=36" target="_blank">Myungkeun Koh</a> (1964). New technologies are on the rise in this area, giving a renewed vigour and vitality to recurrent themes in western History of Art, such as the dichotomy between illusion, mimesis and reality.<br />
Embedded in the long tradition, where the mirror is a tool to investigate the ‘real’, Broken Mirror (2011) by Yongbaek Lee captures and traps the audience as the mirrors of Pistoletto. People see their reflections, unaware that they have been transformed into the spectacle. They become both the subject and the object of the representation. The silent reflection is disrupted by the sound of a gunshot, which virtually breaks the mirror. The viewer, divided between reality (his/her reflection) and illusion (the broken mirror), can experience a brief moment of disorientation. This is not simply a virtuoso use of special effects. The activation of the work through the viewer’s emotional response, rooted in the body-art, is a technological and illusionistic manipulation of physical feelings. It is an emanation of the perceptive interaction and centrality of the being, which constitute so much of the foundation of most video art (Bordini, 1995).<br />
Similarly Chang Kyum Kim investigates the fake as real, the false as true. The origin of this practice starts with his still lifes, where he unquestionably declares his association with Morandi. The influence of the metaphysic Italian master is not merely formal; it evokes echoes of nostalgia, a distinctive element of his ‘natura morte’. These past memories, frozen in a time frame, which the artist calls ‘the memory of absence’, seem to acquire substantial form. Kim creates this illusion of ‘reality’ by projecting on white casts of objects images of ‘real’ objects. However, when the projection ends, these ‘real’ objects disappear, revealing the shadowy nature of the images &#8211; ghostlike traces of other existences, such as in the artwork “Letter” (2000). Here the artist reveals himself while writing a letter to his past self of 20 years ago. He asks, “Were you (the artist in the past) there? Was I (the artist in the present) there?” What is more real; the image, a vivid memory in our intellect or the physical inanimate object? As explained by a Korean art critic, Choonghwan GOH (2011), who relates Kim’s works to Zhangzise’s Taoism: if there is no ‘I’ from the past, there is no present ‘I’, who finds his or her existential root in the past. There is no physical evidence of ‘I’. Through the use of moving images Kim expands the dimension of our thought on images to the extent of the existential question of human being.<br />
These works, like most of the others showcased on KAP, are examples of the Korean aesthetic, conceptual and spiritual research on video art giving concreteness to what is out of the field of vision. Therefore, letting us open our doors to special effects and let us drift into the emotional density that comes with this.</em></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Livia Dubon</strong></p>
<p style="text-align: left;"><em>References:</em><br />
<em><span style="color: #000000;">- Stallabrass, J. and Lee J. (2012) Between Tradition,  Modernity And Globalisation. Available at:<a href="http://www.courtauld.ac.uk/researchforum/events/2012/summer/jun29_KoreanArtConf.shtml">http://www.courtauld.ac.uk/researchforum/events/2012/summer/jun29_KoreanArtConf.shtml</a>(Accessed: 27/11/2012)<br />
- Bordini,  S. (1995) Video Arte &amp; Arte, tracce per una storia. Roma:  Lithos<br />
- Choonghwan GOH (2011) &#8216;Get Lost Between Reality and Image&#8217;.  Korean Artist Project, [Online]. Available at:<a href="http://www.koreanartistproject.com/eng_artist.art?method=artistView&amp;auth_reg_no=32 ">http://www.koreanartistproject.com/eng_artist.art?method=artistView&amp;auth_reg_no=32 </a>(Accessed: 26/11/2012). </span></em></p>
<p><!--[if gte mso 9]><xml> <w:WordDocument> <w:View>Normal</w:View> <w:Zoom>0</w:Zoom> <w:TrackMoves /> <w:TrackFormatting /> <w:HyphenationZone>14</w:HyphenationZone> <w:PunctuationKerning /> <w:ValidateAgainstSchemas /> <w:SaveIfXMLInvalid>false</w:SaveIfXMLInvalid> <w:IgnoreMixedContent>false</w:IgnoreMixedContent> <w:AlwaysShowPlaceholderText>false</w:AlwaysShowPlaceholderText> <w:DoNotPromoteQF /> <w:LidThemeOther>IT</w:LidThemeOther> <w:LidThemeAsian>JA</w:LidThemeAsian> <w:LidThemeComplexScript>X-NONE</w:LidThemeComplexScript> <w:Compatibility> <w:BreakWrappedTables /> <w:SnapToGridInCell /> <w:WrapTextWithPunct /> <w:UseAsianBreakRules /> <w:DontGrowAutofit /> <w:SplitPgBreakAndParaMark /> <w:EnableOpenTypeKerning /> <w:DontFlipMirrorIndents /> <w:OverrideTableStyleHps /> </w:Compatibility> <m:mathPr> <m:mathFont m:val="Cambria Math" /> <m:brkBin m:val="before" /> <m:brkBinSub m:val="&#45;-" /> <m:smallFrac m:val="off" /> <m:dispDef /> <m:lMargin m:val="0" /> <m:rMargin m:val="0" /> <m:defJc m:val="centerGroup" /> <m:wrapIndent m:val="1440" /> <m:intLim m:val="subSup" /> <m:naryLim m:val="undOvr" /> </m:mathPr></w:WordDocument> </xml><![endif]--></p>
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		<title>dal 30.11.2012 al 3.5.2013 :: Divieto di affisione / Zeta Studio, Napoli</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Nov 2012 17:32:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Installazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Corpo e spazio: i giovani artisti della galleria Numen si confrontano sul tema della materialità in Divieto di affissione. Giovani avanguardie del sud del mondo
Dal 30 novembre 2012 al 3 Maggio 2013 presso Zeta Studio – Via Bisignano, 59 Napoli
Vernissage 30 novembre 2012, ore 19,30 &#8211; solo su invito/accredito
Visi di donne, corpi femminili distesi nei boschi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span id="more-6726"></span>Corpo e spazio: i giovani artisti della galleria <strong>Numen </strong>si confrontano sul tema della materialità in <strong>Divieto di affissione. Giovani avanguardie del sud del mondo</strong></p>
<p style="text-align: center;">Dal <strong>30 novembre 2012</strong> al <strong>3 Maggio 2013</strong> presso Zeta Studio – Via Bisignano, 59 Napoli</p>
<p style="text-align: center;">Vernissage <strong>30 novembre 2012</strong>, ore 19,30 &#8211; solo su invito/accredito</p>
<p style="text-align: justify;">Visi di donne, corpi femminili distesi nei boschi, radiografie in bianco e nero in contrasto con foglie e fiori colorati, fili di ferro a creare forme sospese. Fisicità e immaterialità. Colore e bianco. Il corpo e i suoi contrasti tra reale e mentale. Trasparenze e opacità.</p>
<p style="text-align: justify;">I sette artisti protagonisti della <strong>2seconda fermata</strong> napoletana di <strong>Divieto di affissione. Giovani avanguardie del sud del mondo</strong>, danno vita ad una riflessione sulla corporeità, partendo da materiali eterogenei come fil di ferro e plexiglass e impiegando tecniche diverse tra loro come fotografia, pittura, disegno e installazioni.</p>
<div><strong></p>
<div id="attachment_6734" class="wp-caption alignnone" style="width: 468px"><img class="size-full wp-image-6734" title="The Dying Swan" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2012/11/The-Dying-Swan1.jpg" alt="" width="458" height="305" /><p class="wp-caption-text">Francesca Manetta, &quot;The Dying Swan&quot;.</p></div>
<p></strong></div>
<div><strong> </strong></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Gema Ruperez Alonso</strong>, <strong>Barbara Bonfilio</strong>, <strong>Dario De Cristofaro</strong>, <strong>Francesca Manetta</strong>, <strong>Monticelli &amp; Pagone</strong>, <strong>Antonella Romano</strong>, <strong>Stella Tasca</strong>, sono tutti giovani artisti del Sud: il Sud d’Italia, d’Europa; un Sud che non risponde ad una collocazione geografica, ma che è diventato soprattutto un vero e proprio stile di vita.  Sette artisti del Sud che, seppur con esperienze diverse alle spalle e con diverse tipologie di approccio all’arte, hanno accettato l’invito della galleria <strong>Numen</strong> di Benevento e della sua curatrice <strong>Giuliana Ippolito</strong>, da sempre al lavoro per offrire una vetrina ai giovani talenti, a confrontarsi e a interrogarsi sulle idee di materialità e spazialità.</p>
<p style="text-align: justify;">In Divieto di affissione, infatti, la riflessione sul corpo si fa opera d’arte e cerca un suo spazio. Uno spazio che non sia costrittivo, monotono ed elitario, come può esserlo lo spazio di una sala museale, ma quotidiano e lavorativo. Uno spazio di confronto e scambio capace di trasformare in altro l’opera stessa. Per questo motivo, anche la <strong>2seconda fermata </strong>di <strong>Divieto di affissione</strong>. <strong>Giovani avanguardie del sud del mondo</strong>, si svolgerà in uno studio professionale come già successo per la prima fermata inaugurata nel luglio del 2011 a Roma, presso lo Studio legale di Diritto amministrativo del Prof. Gennaro Terracciano, in Largo Arenula, 34, e per il primo appuntamento a Napoli nel dicembre dello stesso anno, evento ancora in corso presso lo Studio di architettura e risorse umane Koan Russo di Pierluigi Russo sito in via Crispi, 30 il cui finissage è previsto per l’11 gennaio 2013 alle ore 19,30.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal 30 novembre 2012 la seconda tappa napoletana sarà ospitata dallo <strong>Zeta Studio</strong> degli architetti Giuliano Andrea Dell’Uva e Francesca Faraone, con sede a Via Bisignano, 59.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Zeta Studio</strong> nasce nel 2005 da un’idea di Giuliano Andrea Dell’Uva e Francesca Faraone. Con sedi a Napoli e Capri, lo studio, al quale collabora un team di giovanissimi esperti, si occupa di ogni aspetto del mondo dell’architettura e del design, con grande attenzione all’innovazione e all’estetica. <a href="http://www.zstudioarchitetti.it/" target="_blank">www.zstudioarchitetti.it</a></p>
<p style="text-align: justify;">La galleria <strong>Numen Arti Contemporanee</strong>, situata nel centro storico di Benevento, è stata fondata nel 2008 da Giuliana Ippolito con l’idea di farne uno spazio diffuso per l’arte, un luogo in cui esterno e interno non siano contrapposti tra loro, ma anzi in completa continuità. Uno spazio in cui ospitare soprattutto le opere di giovani talenti dell’arte e gli artisti stessi, come dimostra il progetto di inaugurare nel 2013 una residenza per artisti stranieri nelle immediate vicinanze della galleria. Dal 14 dicembre 2012 al 15 febbraio 2013, Numen ospiterà la personale dell’artista <strong>Stella Tasca</strong> dal titolo <strong>Belly Blue Party</strong> il cui vernissage è previsto per il 14 dicembre alle ore 19. La galleria è sita in Vico Noce, 20/22/33 ed è aperta il martedi, mercoledi, giovedi e venerdi dalle ore 11 alle ore 13 e sempre su appuntamento prenotando al numero: 3387503300. <a href="http://www.numen.it/" target="_blank">www.numen.it</a></p>
<p style="text-align: justify;">Giuliana Ippolito è nata a Napoli ma vive e lavora a Benevento. Iscritta all’albo nazionale dei giornalisti professionisti, è Art Director della galleria Numen.</p>
<p style="text-align: justify;">La mostra <strong>Divieto di affissione</strong> può essere visitata tutti i giorni in orario di ufficio previa prenotazione, contattando Zeta Studio al numero 081 0382168.</p>
<p style="text-align: justify;">:: ::</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">Info &amp; link</span>:</p>
<p style="text-align: justify;">Ufficio stampa Subcava Press &amp; Promo</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="mailto:subcavapress@gmail.com" target="_blank">subcavapress@gmail.com</a></p>
<p style="text-align: justify;">Antonella Ciliberti <a href="tel:3476038458" target="_blank">3476038458</a></p>
<p style="text-align: justify;">Sarah Manocchio 3402352415</p>
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		<title>Three Gates :: dal 15 al 17 novembre / Hanmi Gallery, Londra</title>
		<link>http://www.artkernel.com/?p=6701</link>
		<comments>http://www.artkernel.com/?p=6701#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 13 Nov 2012 17:30:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elvira D'Angelo Falcone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Installazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Apre domani, 14 novembre, Three Gates, presso la londinese Hanmi Gallery. Curata da Livia Dubon e Seihee Shon,  Three Gates, esplora le valenze semantiche di alcuni portali della mitologia classica in rapporto all’immaginario contemporaneo. L’idea portante della mostra verte su un concetto di porta, che pur non indagandone le qualità architettoniche su quelle fa, tuttavia, perno. La componente connotativa presa in considerazione, forse più intrigante di quella architettonica, è di natura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span id="more-6701"></span>Apre domani, 14 novembre, <em>Three Gates</em>, presso la londinese Hanmi Gallery. Curata da Livia Dubon e Seihee Shon,  <em>Three Gates</em>, esplora le valenze semantiche di alcuni portali della mitologia classica in rapporto all’immaginario contemporaneo.<br />
L’idea portante della mostra verte su un concetto di porta, che pur non indagandone le qualità architettoniche su quelle fa, tuttavia, perno.<br />
La componente connotativa presa in considerazione, forse più intrigante di quella architettonica, è di natura puramente metafisica. La porta come apertura o antro di passaggio, un non luogo che consente il passaggio dalla dimensione terrena a una dimensione altra.<br />
L’attenzione delle curatrici si è focalizzata su tre particolari tipi di porta, tra i più significativi della tradizione culturale occidentale. Ovvero, la leggendaria ‘porta d’avorio’ di omerica memoria (Odissea XIX.560), quale via d’accesso ai sogni fallaci; le “colonne d’Ercole”, che nell’antica Grecia indicano il limite estremo del mondo conosciuto, e simbolicamente rappresentano un’apertura, per i più audaci, verso l’ignoto; per ultimo lo “Specchio”, oggetto affascinante che per le note caratteristiche fisiche è legato sin dall’antichità al tema del doppio e dell’universo alternativo.<br />
Lo specchio come porta, come passaggio tra mondi paralleli, si ritrova spesso nella letteratura e della cinematografia fantastica dello scorso secolo. Accesso agli inferi nell’<em>Orhpée </em>(1949) di Jean Cocteau, via di transito verso un mondo magico in <em>Le avventure di</em> <em>Alice nel paese delle meraviglie</em> (1865) di Lewis Carroll.<br />
In altri casi, lo specchio è quella porta che mette in comunicazione la dimensione fisica con quella psichica, come narra il mito di Narciso. In tutti casi attraverso lo specchio si entra nel campo dell’immaginario, dell’onirico e del psichico, in cui la realtà sfugge al raziocinio.<br />
Quali interpretazioni può fornire la nostra società su questi tre portali?<br />
A tale domanda tentano di rispondere le installazioni esposte alla Hanmi Gallery.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Elvira d&#8217;Angelo</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>:: ::</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong><span style="color: #993300;">Comunicato stampa</span></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong><span style="color: #993300;"><br />
</span></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong><span style="color: #993300;"> </span></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong></p>
<div id="attachment_6704" class="wp-caption alignnone" style="width: 647px"><img class="size-full wp-image-6704" title="three-gates" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2012/11/three-gates.jpg" alt="" width="637" height="334" /><p class="wp-caption-text">Flyer dell&#39;evento</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Exhibition: 15 – 17 November<br />
Private View: 14 November 6.00 &#8211; 9.00 PM</p>
<p>Curated by Livia Dubon and Seihee Shon</p>
<p style="text-align: justify;">HANMI GALLERY is pleased to announce its 13th interim exhibition, ‘Three Gates.’ Mythical gateways into other worlds have appeared throughout human history, from the culture of the ancient Egyptians through to contemporary comics and science fiction movies. Via these portals, humans can enter the realms of the dead, of deities and of grotesque or magical beings; they can also attain profound mystical experiences and altered states of consciousness. Inspired by famous gates in mythology, the exhibition ‘Three Gates’ explores the physical and psychological ‘spaces’, which we inhabit and explore in contemporary society.</p>
<p>Artists: Andrew Campbell, Alessandra Ferrini, Juyoung Lee, Nastja Rönkkö, Hanae Utamura, Eva Lis</p>
<p>Event:<br />
14 November, 6.00-8.00 PM &#8211; Opening Performance &#8216;Touch&#8217; by Nastja Rönkkö</p>
<p>16 November, 5.00-7.00 PM &#8211; Performance &#8216;Touch&#8217; by Nastja Rönkkö / 6.30 PM &#8211; Hypnotherapy Talk &#8216;The Wizard of Us&#8217; (Speaker: Deborah Marshall-Warren, Deputy Chair of the National Hypnotherapy Society) Deborah Marshall-Warren reveals the truth about hypnosis and therapy, and talks about The Wizard of Us &#8211; inspired by the movie &#8220;The Wizard of Oz&#8221;. Deborah takes us through a whirlwind journey of symbolism that takes us down various paths in our quest to find our heart&#8217;s desire.</p>
<p>17 November, 2.00 PM &#8211; Artist Talk &#8216;Beyond the Pillars of  Hercules&#8217; (Speaker: Eva Lis, Artist) / 3.00-5.00 PM &#8211; Performance &#8216;Touch&#8217; by Nastja Rönkkö</p>
<p>Admission Free<br />
Opening Hours: 12.00 &#8211; 6.00 PM<br />
Tube: Warren Street, Goodge Street</p>
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		<title>PLESSI. IL FLUSSO DELLA RAGIONE :: dal 27.10.2012 al 24.2.2013 / Palazzo della Ragione, Padova</title>
		<link>http://www.artkernel.com/?p=6685</link>
		<comments>http://www.artkernel.com/?p=6685#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 18 Oct 2012 17:11:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Focus]]></category>
		<category><![CDATA[Installazioni]]></category>
		<category><![CDATA[videoarte]]></category>

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		<description><![CDATA[Il progetto di Fabrizio Plessi crea un dialogo emozionante tra il linguaggio del segno e quello del video, attraverso i quali ha preso forma la storia della sua espressione. 
Una grande videoinstallazione, protesa nello spazio di una delle più eminenti testimonianze architettoniche della Padova medievale, viene percorsa nella sua intera struttura da due diverse “correnti”. L’una è creata dall’affastellarsi di centinaia di fogli, che registrano la genesi […]
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nell’ambito di RAM, il format dedicato ai linguaggi artistici contemporanei, l’Assessorato alla Cultura del Comune di Padova, in collaborazione con il Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università di Padova, propone al Palazzo della Ragione <strong>dal 27 ottobre 2012 al 24 febbraio 2013</strong> il grande evento <strong><em>Il flusso della Ragione, </em></strong>una mostra dedicata a <strong>FABRIZIO PLESSI,</strong> tra i più noti ed apprezzati artisti italiani contemporanei.<strong><em> </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_6714" class="wp-caption alignnone" style="width: 466px"><a href="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2012/10/Plessi_Inst_fuoco_450.jpg"><img class="size-full wp-image-6714" title="Plessi_Inst_fuoco_450" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2012/10/Plessi_Inst_fuoco_450.jpg" alt="" width="456" height="281" /></a><p class="wp-caption-text">Fabrizio Plessi, installazione site specific, presso Palazzo della ragione a Padova</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il progetto di Fabrizio Plessi crea un dialogo emozionante tra il linguaggio del segno e quello del video, attraverso i quali ha preso forma la storia della sua espressione.</p>
<p style="text-align: justify;">Una grande videoinstallazione, protesa nello spazio di una delle più eminenti testimonianze architettoniche della Padova medievale, viene percorsa nella sua intera struttura da due diverse “correnti”. L’una è creata dall’affastellarsi di centinaia di fogli, che registrano la genesi progettuale delle opere che hanno reso celebre l’artista; l’altra da un’ininterrotta sequenza di monitor, che rimanda la vibrazione visiva dell’acqua, del fuoco, della lava e del loro incessante fluire.</p>
<p style="text-align: justify;">L’energia degli elementi primari è da sempre al centro del ricercare di Plessi: l’artista mette in scena un suo personale “teatro del mondo”, che sottende una riflessione sull’infinito del pensiero umano e le origini del nostro stesso immaginario.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_6690" class="wp-caption alignright" style="width: 241px"><img class="size-medium wp-image-6690" title="Imm_Plessi" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2012/10/Imm_Plessi-231x300.jpg" alt="" width="231" height="300" /><p class="wp-caption-text">Fabrizio Plessi, disegno preparatorio per videoinstallazione.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il percorso della mostra si snoda come un “flusso” di pensieri su carta, a testimoniare modifiche, abbandoni, schizzi anche occasionali, l’insorgere di un’idea impellente, nei carnet, in cui si susseguono le evoluzioni del progetto iniziale, pensieri segreti, non destinati al pubblico, ma che ora vengono presentati allo scopo di far vedere il lavoro principale dell’artista che è quello della progettazione. «Ne <em>Il flusso della Ragione</em> – afferma l’Assessore alla Cultura Andrea Colasio – l’artista inscena un confronto irripetibile tra il suo operare, che trova nella modernità tecnologica il suo strumento privilegiato, ed il cuore civile e politico della Padova medievale: Palazzo della Ragione».</p>
<p>L’allestimento contemplerà alcune macchine fotocopiatrici realizzate dal Gruppo Pellegrini, che permetteranno di stampare le riproduzioni fotostatiche dei progetti in mostra o di acquisirne l’immagine attraverso l’invio email. Attraverso la tecnologia del QR-code, il visitatore avrà inoltre la possibilità di visualizzare sul web l’opera finale realizzata dall’artista.</p>
<p><em> </em><em>Il flusso della Ragione</em> si pone come indagine sul funzionamento del pensiero creativo, in cui l’idea progettuale rappresenta lo scheletro costitutivo dell’opera.</p>
<p>Mostra a cura di Annamaria Sandonà.</p>
<p><em>In collaborazione con </em></p>
<p>Università degli Studi di Padova – dBC Dipartimento dei Beni Culturali, Archeologia, Storia dell’arte, del Cinema e della Musica</p>
<p><em>con il patrocinio di</em></p>
<p>MIBAC- Ministero per i Beni e le Attività Culturali</p>
<p>Regione del Veneto</p>
<p><em>con il sostegno di</em></p>
<p>Camera di Commercio Padova</p>
<p>Fondazione ANTONVENETA</p>
<p>Argos Energia Gas and Power</p>
<p><em>sponsor tecnici</em></p>
<p>Peruzzo Industrie Grafiche S.p.a.</p>
<p>Gruppo Pellegrini Ricoh imagine. change</p>
<p>OTT ART</p>
<p>Marcolongo pubblicità – comunicazione esterna srl</p>
<p><em>media partner</em></p>
<p>Il Mattino di Padova</p>
<p>La Tribuna di Treviso</p>
<p>La Nuova di Venezia e Mestre</p>
<p>Il Corriere delle Alpi</p>
<h3><span style="color: #993300;">I<strong>nfo &amp; link</strong></span></h3>
<p><span style="text-decoration: underline;">Orario</span> 9-18, chiuso i lunedì non festivi, il  25 e 26 dicembre, 1 gennaio</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Biglietti</span>: intero euro 8,00; ridotto euro 4,00: per gruppi  (minimo 10 persone); ridotti di legge; per chi esibisce il biglietto d’ingresso alla Cappella degli Scrovegni; ridotto speciale euro 3,00: scolaresche, Tessera RAM, per chi esibisce biglietto ArtePadova; biglietto gratuito: bambini fino ai 6 anni; gratuità di legge</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Visite guidate alla mostra</span> (il servizio include anche la visita al Salone):</p>
<ul>
<li>gruppi (minimo 10 &#8211; max 25) euro 100,00</li>
<li>scolaresche (minimo 10 &#8211; max 25)  euro 65,00; per le scuole primarie e secondarie di primo grado sono previsti  laboratori didattici compresi nel costo della visita</li>
<li>ogni venerdì dall’1 novembre al 31 gennaio alle ore 16.45 e  dall’1 al 24 febbraio alle ore 17.45 visita didattica alla mostra a euro 5 + biglietto mostra</li>
</ul>
<p>Informazioni, prenotazioni e visite guidate per adulti e scolaresche: call center 049 2010010</p>
<p>Diritto di prenotazione: euro 1,00 per gruppi e singoli (a visitatore); euro 0,50 per scolaresche (ad alunno)</p>
<p>Servizio Mostre – Settore Attività Culturali &#8211; http://padovacultura.padovanet.it</p>
<p><strong> </strong><strong>Ufficio stampa</strong></p>
<p>Studio Lavia, piazzetta San Michele, 5/1 Padova &#8211; tel. 0498364188 &#8211; fax 049 659378  <a href="mailto:info@studiolavia.it">info@studiolavia.it</a> (Francesco Nosella 3482628177)</p>
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		<title>CON-FONDERE IS REALLY WONDERFUL: dCOUMENTA (13)</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jul 2012 16:58:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia Dubon Bohlig</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Installazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Installazioni sonore]]></category>
		<category><![CDATA[performance]]></category>

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		<description><![CDATA[Cercate un barometro dell’arte contemporanea o una risposta alla domanda “che cosa è arte”? Non andate a dOCUMENTA (13)! L’eccezionale evento bramato e atteso da cinque anni dal mondo dell’arte internazionale, aperto dal 9 Giugno al 16 Settembre a Kassel, non dà risposte.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span id="more-6646"></span>Cercate un barometro dell’arte contemporanea o una risposta alla domanda “che cosa è arte”? Non andate a dOCUMENTA (13)! L’eccezionale evento bramato e atteso da cinque anni dal mondo dell’arte internazionale, aperto dal 9 Giugno al 16 Settembre a Kassel, non dà risposte.</p>
<div id="attachment_6648" class="wp-caption alignnone" style="width: 461px"><img class="size-full wp-image-6648" title="Ohtake_Shinro_comp" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2012/07/Ohtake_Shinro_comp.jpg" alt="" width="451" height="301" /><p class="wp-caption-text">Shinro Ohtake, “MON CHERI: A Self-Portrait as a Scrapped Shed”, 2012. Mixed media, timber, electronics, sound, steam, Dimensions variable, Courtesy Shinro Othake; Take Ninagawa, Tokyo, Commissioned and produced by dOCUMENTA (13) with support of Take Ninagawa, Tokyo; Naoshima Fukutake Art Museum Foundation, Kagawa, Japan; Hidefumi Yamashita; Masaru Hatanaka; Shinji Tanaka; Kazunao Kashio; Hiroyuki Akamatsu; Toshimoto Morita; Michiko, Saiko and Shoko. Photo: Masahito Yamamoto</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Definire è chiarire, ma anche demarcare. È un recinto nell’infinito spazio del processo creativo. E così Carol Christov-Bakargiev, direttrice artistica di dOCUMENTA (13), nega. Nega di voler fare una mostra d’arte, nega di avere un concetto base, nega di voler leggere condizioni storiche attraverso l’arte, nega persino di voler limitare il campo del sapere agli esseri umani. Alla conferenza stampa viene accusata di essere confusa. Lei rispondere “Penso che essere confusi sia una condizione molto sana in cui essere, con-fondere è molto bello”.<br />
Documenta a differenza di altre rassegne d’arte non nasce dal trionfo del mondo coloniale e dalle sue certezze, ma nasce da una ferita, dal momento traumatico del dopo guerra in una città vicina al confine tra la Germania dell’Ovest e quella dell’Est. Per questo non offre risposte, ma pone domande. Ri/apre nuove e vecchie visioni del mondo.<br />
È un evento che celebra la complessità e la lentezza. Si effettua ogni 5 anni e per questo può cogliere i silenzi e vuoti nell’orazione dell’arte contemporanea. È una apologia del “qui e ora”, all’essere e all’esperienza contro l’ubiquità dell’individuo e la moltiplicazione frenetica dell’informazione attraverso smart phones e altre nuove tecnologie. Per questo quattro possibili stati in cui una persona, e più in particolare un artista o pensatore, può ritrovarsi sono il tema dell’evento: alla ribalta; sotto assedio; ottimista e in ritirata. Le quattro condizioni sono legate a quattro siti in cui dOCUMENTA è fisicamente e concettualmente articolata: Kassel, Kabul, Alessandria/Cairo, Banff.</p>
<div id="attachment_6651" class="wp-caption alignnone" style="width: 461px"><img class="size-full wp-image-6651" title="fig4_documenta" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2012/07/fig4_documenta.jpg" alt="" width="451" height="282" /><p class="wp-caption-text">Mario Garcia Torres, “Have You Ever Seen The Snow?”, 2010. 89 slides, audio / 89 Dias, Ton, 52 min. / Min., Starts every full hour, last time at 7 pm / Beginnt z u jeder vollen Stunde, letzter Start 19:00, Courtesy the artist / der Künstler; Jan Mot, Brussels, Photo: Roman März</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Produzioni emblematiche in questo senso sono quelle di Mario García Torres, il film “Tea” (2012) e l’opera “Have you ever seen the Snow” (2010) esposta nel cuore di dOCUMENTA, il Fridericianum. Ambedue sono abientate a Kabul, luogo assediato, ma anche sotto i riflettori dei media. I progetti sono incentrati sulla vicenda dell’Hotel One fondato da un esponente dell’arte povera, Alighiero Boetti, e dove l’artista visse dal 1971-77 producendo la famosa Mappa (1971) che doveva esporre a dOCUMENTA 5. Garcia va alla ricerca delle tracce di questo luogo di memorie e una volta ritrovato si impegna nella rivitalizzazione del suo passato. La vicenda dei due artisti si intreccia legando passato e presente, Kassel con Kabul. Il ciclo di distruzione e guarigione diventa piu’ articolato sollevando questioni sul senso di luogo e di tempo. In questa riflessione diventiamo la somma di tutto quello che ci ha preceduto e di quello che creeremo. La domanda fondamentale che l’artista messicano ci pone è dove siamo quando viviamo una memoria? Qual è la distanza che separa luoghi lontani?</p>
<div id="attachment_6649" class="wp-caption alignnone" style="width: 461px"><img class="size-full wp-image-6649" title="fig3_documenta_comp" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2012/07/fig3_documenta_comp.jpg" alt="" width="451" height="300" /><p class="wp-caption-text">Song Dong, “Doing Nothing Garden”, 2010–2012. Daily-life rubbish and building rubbish with plants and neon signs. Courtesy the artist; The Pace Gallery, Beijing Commissioned and produced by dOCUMENTA (13) with the support of Baureka Baustoff Recycling GmbH, Kassel; The Pace Gallery, Beijing; Dr. Uli Sigg, Mauensee, Photo: Nils Klinger</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">L’esperienza è anche al centro dell’opera  di Song Dong “Doing Nothing Garden”.  Carol Christov-Bakargiev spiega che l’opera è un fallimento dal punto di vista mediatico. Si tratta di una montagna verde che si staglia sulla boscaglia del Parco Karlsaue (Kassel). Verde su verde, un disastro per le pagine di Facebook! L’opera acquista il suo pieno significato nell’esperienza che il visitatore vive, non nella sua espressione ‘altrove’, come le pagine web. La scultura incorpora anche un altro concetto di dOCUMENTA (13): la creazione e conoscenza non antropocentrica. Infatti l’enorme scultura è costituita dall’accumulo di sei metri di immondizia su cui crescono erba e fiori. Si tratta di un organismo vivente che crea senza clamore e che mostra come nelle giuste condizioni anche il fare niente può dare origine a qualcosa.<br />
Alle spalle di questa monumentale scultura immerse nel bosco del Parco Karlsaue vi aspettano piccole casette che come nelle favole dei Grimm, vi raccontano micro-storie di vita intima, come “MON CHERI : A Self-Portrait as a Scrapped Shed (2012) di Shinro Ohtake, o vi riveleranno storie più vaste come “The History of Europe” (2012) di Jimmie Durham. Un trionfo della complessità è “Untille” (2011-12) Pierre Huyghe. Si tratta di un insieme di elementi naturali e articifiali con nessuna connessione apparente. Con questa opera Huyghe apre una nuova era: il post-umano. Spiegando la sua opera l’artista dice “Ci sono ritmi, automatismi e incidenti, invisibili e continui e trasformazioni, movimenti e processi, ma non c’è coreografia.”<br />
Molte altre sono le opere che meritano una visita e citarle tutte è  impossibile, così anche noi come la direttrice neghiamo, neghiamo una rassegna di un evento che semplicemente necessita essere vissuto nei sui molteplici luoghi fisici e concettuali.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Livia Dubon Bohlig</strong></p>
<p style="text-align: justify;">:: ::</p>
<p style="text-align: justify;">fino al 16.9.2012</p>
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		<title>Quadratonomade / Palazzo delle Esposizioni, Roma</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Mar 2012 22:32:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valeria Santoleri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Installazioni]]></category>
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		<description><![CDATA[QUADRATONOMADE  è un progetto promosso da 100%Periferia, un marchio nato per sostenere azioni artistiche ‘in movimento’: l’ideazione e l’esposizione sempre al passo con l’evoluzione del territorio, in una rete culturale ampia e diversificata, disegnata dalla collaborazione fra artisti e istituzioni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><em><span id="more-6488"></span>QUADRATONOMADE</em></strong><em> </em> è un progetto promosso da <strong>100%Periferia</strong>, un marchio nato per sostenere azioni artistiche ‘in movimento’: l’ideazione e l’esposizione sempre al passo con l’evoluzione del territorio, in una rete culturale ampia e diversificata, disegnata dalla collaborazione fra artisti e istituzioni. L’idea è quella di promuovere linguaggi nuovi che descrivano una ‘periferia energica’ e lontana dagli stereotipi, una rilettura all’insegna dell’arte che consenta di filtrare il trittico, fin troppo scontato, di ‘emarginazione-degrado-svantaggi sociali’ e di creare un nesso creativo fra il centro e le periferie. Dalla collaborazione di più di 200 artisti ha preso le mosse il progetto <em>QUADRATONOMADE</em>, un museo itinerante di opere d’arte all’interno di semplici scatole modulari di cartone, facilmente trasportabili e simbolicamente efficaci: ogni scatola è composta da facce perfettamente incastrate, così come una città è composta da tante realtà. Il compito di ‘incastrarle’ è riservato all’arte.</p>
<div id="attachment_6492" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-6492" title="Quadratonomade-centauri-campo-nomadi" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2012/03/Quadratonomade-centauri-campo-nomadi-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /><p class="wp-caption-text">Quadratonomade,centauri campo nomadi.</p></div>
<p style="text-align: justify;">La prima tappa è stata nell’ottobre scorso, con <em>QUADRATONOMADE centauri</em>, presentato nel campo nomadi di via di Salone, a Roma: una scelta emblematica della volontà di ‘incollare’ le varie parti della città, compreso quelle urbanisticamente e socialmente periferiche, attraverso l’arte. La sperimentazione è stata celebrata da un ‘collante’ vivente e mobile, simbolo di nomadismo e di scelte di libertà: un gruppo di settanta motociclisti, i ‘centauri urbani’, ognuno con una scatola d’artista sulle spalle, ha percorso le strade di Roma e ha fatto viaggiare i <em>quadratinomadi</em>. La seconda e significativa presentazione, il mese successivo, presso le Scuderie Aldobrandini di Frascati, ha proposto un’anticipazione espositiva della collezione di<em> QUADRATONOMADE</em> e dei linguaggi interdisciplinari che ad esso si accompagnano, compreso l’applicazione iPad del progetto, sonorizzata da artisti selezionati dall’etichetta Nephogram, specificamente rivolta alla ricerca di suoni sperimentali e elettroacustici/digitali. L’evento è stato accompagnato da ensemble di suoni elettromeccanici controllati da un calcolatore attraverso quattro microcontroller, in cui automazione e uso strumentale hanno lasciato ampio spazio all’improvvisazione degli artisti coinvolti.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_6493" class="wp-caption alignnone" style="width: 463px"><img class="size-full wp-image-6493" title="1_CaneCapovolto_comp" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2012/03/1_CaneCapovolto_comp.jpg" alt="" width="453" height="457" /><p class="wp-caption-text">CaneCapovolto, “The gift”, 2011. Tecnica mista.</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Dal 29 febbraio scorso le scatole di<em> QUADRATONOMADE</em> sono presso lo Spazio Fontana di Palazzo delle Esposizioni, dove rimarranno fino al 4 marzo. E poi viaggeranno, rispondendo alla vocazione insita nella struttura stessa dell’idea di partenza, nei prossimi tre anni, sia in Italia che all’estero. Le scatole vuote sono state consegnate principalmente a Roma, ma anche in altre città italiane, e all’estero, ad artisti attivi nel panorama contemporaneo nazionale e internazionale. Ogni scatola custodisce l’idea creativa di un artista. Circa 250/300 le opere esposte nei vani avvolgenti e un po’ contorti dello Spazio Fontana, accompagnate da brevi note di viaggio appuntate dagli artisti su taccuini provvisori, da riprese video e da scatti fotografici. L’evento è stato coronato dall’arrivo rombante e selvaggio dei ‘centauri urbani’, che su via Nazionale hanno richiamato l’attenzione verso i contenitori di idee e verso lo spirito indomito dell’arte.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Valeria Santoleri</strong></p>
<p style="text-align: justify;">:: ::</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">Info e Link</span>:</p>
<p>Palazzo delle Esposizioni, Roma</p>
<p>dal 29 .2.2012 al 4.3. 2012</p>
<p><a href="http://www.centoxcentoperiferia.com" target="_blank">www.centoxcentoperiferia.com</a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>dal 27.01.2012 al 12.02.2012 :: SENZ’APPELLO / Museo San Francesco, San Marino</title>
		<link>http://www.artkernel.com/?p=6314</link>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 14:50:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Installazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[videoarte]]></category>

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		<description><![CDATA[La Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea della Repubbilca di San Marino è lieta di comunicare l’avvenuta selezione, da parte della giuria costituita da Andrea Bruciati, Daniele Capra, Juan Carlos Ceci, Silvia Conta e Massimiliano Messieri, delle opere partecipanti alla Prima Edizione del concorso Senz’appello. Il tema del concorso è finalizzato alla presentazione di un’opera audiovisiva che rifletta sul persistere ai nostri giorni di totalitarismi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span id="more-6314"></span>La <strong>Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea della Repubbilca di San Marino </strong>è lieta di comunicare l’avvenuta selezione, da parte della giuria costituita da <strong>Andrea Bruciati</strong>, <strong>Daniele Capra</strong>, <strong>Juan Carlos Ceci</strong>, <strong>Silvia Conta</strong> e <strong>Massimiliano Messieri</strong>, delle opere partecipanti alla <strong>Prima Edizione del concorso <em>Senz’appello</em></strong><em>. </em>Il tema del concorso è finalizzato alla presentazione di <strong>un’opera audiovisiva che rifletta sul persistere ai nostri giorni di totalitarismi</strong>, processi di natura politico-economica o ideologie che mirano ad una relativizzazione dell’individuo e alla negazione dei suoi diritti fondamentali.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi i video selezionati: <em>L&#8217;eternité par les astres </em>di <strong>Riccardo Giacconi</strong>; <em>Rumore nero </em>di <strong>Elisa Monaldi</strong>; <em> Every day</em> di <strong>Pietro Mele</strong>; <em>Burning, falling, brushing </em>di <strong>Jacopo Natoli</strong>; <em>Tommy Gun </em>di <strong>Nicola Nunziata</strong>; <em>Existenzminimum </em>di <strong>Daniele Pezzi</strong>. La presentazione delle opere selezionate avrà luogo <strong>venerdì 27 gennaio alle ore 18.00</strong> negli spazi espositivi del <strong>Museo San Francesco</strong> e in tale occasione <strong>verrà proclamato il video vincitore</strong>, che entrerà a far parte della collezione della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di San Marino, e conferito il premio.</p>
<p style="text-align: justify;">Una più ampia selezione di opere partecipanti al concorso sarà presentata durante il V Concerto per la Giornata Internazionale della Memoria del <em>San Marino Ensemble</em> diretto dal Maestro Massimiliano Messieri (27 gennaio 2012, ore 21.15, Teatro Titano). <strong><span style="text-decoration: underline;">Per tale occasione i video saranno complementari all’evento e verranno proiettati privi di audio</span></strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>27 gennaio – 12 febbraio 2012</strong><br />
Tutti i giorni  9.00/17.00 &#8211; Ingresso libero<br />
<strong>Per informazioni:</strong><br />
Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea<br />
Scala Bonetti, 2 – 47890 San Marino<br />
tel. 0549.885414<br />
<strong>Ufficio Stampa Galleria</strong> &#8211; <a href="mailto:ufficiostampa.galleria@pa.sm" target="_blank">ufficiostampa.galleria@pa.sm</a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>dal 18.11.2011 al 30.4.2011 :: GESAMTKUNSTWERK. New Art from Germany / Saatchi Gallery, Londra</title>
		<link>http://www.artkernel.com/?p=5982</link>
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		<pubDate>Sat, 05 Nov 2011 20:41:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Installazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[London UK – On 18 November, the Saatchi Gallery will open Gesamtkunstwerk: New Art from Germany, the gallery’s first survey of German art. The exhibition, which presents artists from or based in Germany (includine Berlin, Frankfurt, Düsseldorf, Stuttgart, Bremen and Cologne), confirms Germany’s position as a powerhouse of European contemporary art.


Gesamtkunstwerk: New Art from Germany [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span id="more-5982"></span>London UK – On 18 November, the Saatchi Gallery will open Gesamtkunstwerk: New Art from Germany, the gallery’s first survey of German art. The exhibition, which presents artists from or based in Germany (includine Berlin, Frankfurt, Düsseldorf, Stuttgart, Bremen and Cologne), confirms Germany’s position as a powerhouse of European contemporary art.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_5983" class="wp-caption alignnone" style="width: 459px"><img class="size-full wp-image-5983" title="german_img" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/11/german_img.jpg" alt="" width="449" height="240" /><p class="wp-caption-text">Georg Herold, “Ohne Titel”, 2010. Batten, canvas, laquer, threads 115 x 510 x 65 cm. Courtesy the Saatchi Gallery </p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Gesamtkunstwerk: New Art from Germany showcases 24 artists, most of whom have been little seen in the UK, but are rapidly establishing themselves in Germany and internationally. Their work, including sculpture, painting, drawing and installation, ranges from the grotesque and macabre to the lyrical and surreal, reflecting the diversity of German art now.</p>
<p style="text-align: justify;">Perhaps best known for its Wagnerian associations, the word ‘Gesamtkunstwerk’ can be translated as a total, ideal or universal work of art, or as a synthesis of different art forms into one all-embracing unique genre. As such, many works in this exhibition reflect on the boundaries of art, in terms of our perception of it and its relationship to other disciplines. If their work points to a new kind of Gesamtkunstwerk it is one in which high and low culture, the avantgarde and the historical, the everyday and everything in between can co-exist.</p>
<p style="text-align: justify;">Running through the exhibition is an inherent reference to another quasi-Gesamtkunstwerk: the baggage of postwar German visual culture and the work of earlier generations of German artists, from the Expressionists to Joseph Beuys, Anselm Kiefer, Martin Kippenberger, Rosemarie Trockel, Gerhard Richter and Franz West, with whom many of the artists in this exhibition seem to be in conversation.</p>
<p style="text-align: justify;">Gesamtkunstwerk: New Art from Germany features a selection of works by Dirk Bell, Alexandra Bircken, André Butzer, Zhivago Duncan, Ida Ekblad, Max Frisinger, Isa Genzken, Felix Gmelin, Jeppe Hein, Thomas Helbig, Georg Herold, Volker Hueller, Thomas Kiesewetter, Jutta Koether, Friedrich Kunath, Stefan Kürten, Josephine Meckseper, Kirstine Roepstorff, Markus Selg, Gert and Uwe Tobias, Corinne Wasmuht, Andro Wekua and Thomas Zipp.</p>
<p style="text-align: justify;">:: ::</p>
<p><span style="color: #993300;">Sede</span>: Saatchi Gallery -  London<br />
<span style="color: #993300;">Date</span>: 17 November 2011 – 30 April 2012<br />
<span style="color: #993300;">Vernissage</span>: Thursday 17 November 2011, 10:00 am &#8211; 3:00 pm<br />
<span style="color: #993300;">Info</span>: <a href="http://www.saatchigallery.com/">www.saatchigallery.com</a> | press@saatchigallery.com<br />
<span style="color: #993300;">Ufficio Stampa</span>: Francesca Brooks | Tel. +44 (0)207 811 3091<br />
<span style="color: #993300;">Genere</span>: Collective, Contemporary Art</p>
<p>:: ::</p>
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		<title>Surreale versus surrealismo nell’arte contemporanea / IVAM, Valencia</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Oct 2011 19:50:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Scherini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Installazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Pittura Digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[videoarte]]></category>

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		<description><![CDATA[Riunendo i lavori di più di quaranta artisti, tra i quali Maurizio Cattelan, Anish Kapoor, Cindy Sherman e Kiki Smith, i curatori dell’esposizione Gianni Mercurio e Demetrio Paparoni, propongono un’analisi critica...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span id="more-5857"></span>Riunendo i lavori di più di quaranta artisti, tra i quali Maurizio Cattelan, Anish Kapoor, Cindy Sherman e Kiki Smith, i curatori dell’esposizione Gianni Mercurio e Demetrio Paparoni, propongono un’analisi critica sulla contrapposizione tra il surrealismo del XX secolo e il registro surreale utilizzato da molti artisti contemporanei.</p>
<div id="attachment_5860" class="wp-caption alignleft" style="width: 293px"><img class="size-full wp-image-5860  " title="Inez_van_Lamsweerde-comp" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/10/Inez_van_Lamsweerde-comp1.jpg" alt="" width="283" height="325" /><p class="wp-caption-text">Inez van Lamsweerde &amp; Vinoodh Matadin, &quot;Anastasia&quot;, 1994. Pittura digitale, C-print, cm 114 X 110.  Galleria Primo Marella, Milano</p></div>
<p style="text-align: justify;">Se è pur vero che la produzione artistica, in quanto strettamente legata a un processo creativo al quale partecipa consistentemente la fantasia, ha dato mostra di certa visionarietà già in epoca remota (basti pensare alle opere allucinate di Hieronimus Bosh), è a partire del movimento surrealista che l’immagine fantasiosa entra a formare parte delle consuetudini artistiche e lì permane ancora oggi. Ma ciò che persiste come norma estetica ha subito profondi cambiamenti in termini comunicativi e, come è auspicabile, si è fatta portavoce di una società molto diversa.<br />
I surrealisti del secolo scorso si videro testimoni di una rivoluzione culturale che, grazie al radicamento delle nuove teorie psicoanalitiche, assegnava all’individuo una nuova consapevolezza, incentrata sul riconoscimento di una forma di pensiero inconscia. Tale cognizione convalidava l’uso, nella pratica artistica, di sistemi creativi basati sulla libera associazione di idee e sulla rappresentazione del mondo interiore, il quale lasciato libero di manifestarsi origina immagini oniriche facilmente riconoscibili come fantasiose.<br />
Indubbiamente si può rintracciare nell’opera di una buona parte di artisti contemporanei certa familiarità con l’immaginario fantastico dei surrealisti, eppure, con la stessa immediatezza, si può percepire una maniera diversa di ricorrere al surreale, atteggiamento nuovamente imputabile a una trasformazione culturale.</p>
<div id="attachment_5864" class="wp-caption alignnone" style="width: 459px"><img class="size-full wp-image-5864" title="Ousler-comp" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/10/Ousler-comp.jpg" alt="" width="449" height="409" /><p class="wp-caption-text">Tony Ousler, “ Untitled, (Head wiht Tools)”, 2009. Videoproiezione su fibra di vetro, acqua, resina e tools; cm 100 x 91 x 76. Galleria Soledad Lorenzo, Madrid</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">La rivoluzione tecnologica e la conseguente globalizzazione e mediatizzazione della realtà, hanno reso possibile quella spettacolarizzazione profetizzata da Guy Debord che, portata agli estremi odierni, ci ha reso incapaci di effettuare una discriminazione tra reale e falso, e secondo cui percepiamo immagini vere come false e riproduzioni fittizie come reali.<br />
L’avvento di internet, la diffusione dei media, applicazioni informatiche come Photoshop e l’alienante volontà di ridurre la realtà al servizio dello show-business, hanno attivato una norma che prevarica l’attendibilità dell’immagine documentaria in favore di un continuo ricorso alla manipolazione di informazione e immagini, generando nella coscienza collettiva un nuovo codice di lettura del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_5866" class="wp-caption alignnone" style="width: 458px"><img class="size-full wp-image-5866" title="M-Barney" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/10/M-Barney.jpg" alt="" width="448" height="533" /><p class="wp-caption-text">Matthew Barney, &quot;Cremaster 4: Loughton Manual&quot;, 1994. C-print, cornice di plastica autolubrificata; collezzione privata, Italia</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">A questo gioco dei doppi tra verità e finzione, si riferiscono gli artisti del surreale che, in risposta alla logica dei mezzi di comunicazione, ritraggono i comportamenti paradossali che ne derivano, creando immagini surreali, che risultano difficili da accettare come reali.<br />
Seppure i contorni sembrano tracciare ancora la sagoma di un mondo immaginario, non si tratta più del riflesso di un inconscio perturbato della realtà, ma del ritratto, immortalato del vero, di una realtà perturbata da una nuova concezione di essa.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Eleonora Scherini</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>:: ::</strong></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #993300;">Sede</span>: IVAM Institut Valencia d&#8217;Art Modern &#8211; Valencia<br />
<span style="color: #993300;">Date</span>: 6 Ottobre 2011 &#8211; 8 di Gennaio 2012</p>
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		<title>Lech Majewski. Brugel Suite / Chiesa di San Lio, Venezia</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Oct 2011 22:22:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Milena Cordioli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Arte digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Installazioni]]></category>
		<category><![CDATA[videoarte]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra gli Eventi collaterali della Biennale di Venezia l’installazione video di Lech Majewski è un’esperienza assolutamente imperdibile: la perizia tecnica di questo imponente lavoro registico, curato in ogni dettaglio con maniacale precisione d’intenti...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span id="more-5792"></span>Tra gli <em>Eventi collaterali </em>della Biennale di Venezia l’installazione video di Lech Majewski è un’esperienza assolutamente imperdibile: la perizia tecnica di questo imponente lavoro registico, curato in ogni dettaglio con maniacale precisione d’intenti, si riflette nella forza espressiva del risultato, che unisce alla sconcertante bellezza delle immagini la complessa profondità dei contenuti.</p>
<div id="attachment_5800" class="wp-caption alignnone" style="width: 460px"><img class="size-full wp-image-5800 " title="sanLio-comp" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/10/sanLio-comp.jpg" alt="" width="450" height="299" /><p class="wp-caption-text">Lech Majewski, “Brugel Suite”; installazione video. Particolare dell’altare maggiore della Chiesa di San Lio a Venezia con 2 dei 6 video installati al suo interno</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">L’installazione video di Lech Majewski all’interno della piccola Chiesa veneziana di San Lio non è semplicemente un’opera da osservare, e non è nemmeno uno spazio fisico da esperire: essa piuttosto si offre come una visione epifanica, la rivelazione di una serie infinita e concatenata di significati nascosti nelle trame della nostra storia, che si ripete all’infinito e rimbalza dal passato al presente, sino al tempo assoluto dell’esperienza universale cristologica. Scrive il curatore Michael Francis Gibson: “Il soggetto rimane attuale ancor oggi: la tortura in nome della religione”.<br />
Sono immagini di una bellezza sconcertante, volti che campeggiano in primo piano, vivi e presenti, sullo sfondo di un paesaggio dal forte valore simbolico, immaginato mezzo secolo fa dal genio pittorico di Bruegel il Vecchio.<br />
L’opera di Majewski, che potremmo definire un’impresa, durata per oltre tre anni, è una sorta di alchemica trasformazione: dal celeberrimo quadro di Bruegel <em>Andata al Calvario</em>, dipinto nel 1564, si dipartono tutta una serie di divagazioni narrative e filosofiche sui significati e i tempi impliciti nella fissità pittorica della tela che, a differenza del video, non può che trattenere la vastità del tempo e degli accadimenti nella condensazione statica di un unico momento. Ma questa staticità è solo apparente, così accade che come un fiume, simile a quello che le figure in secondo piano costruiscono nello spazio pittorico, i personaggi iniziano il loro cammino nei video di Majewski, per assistere o soccombere al calvario.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_5801" class="wp-caption alignnone" style="width: 463px"><img class="size-full wp-image-5801 " title="1 RutgerHauer" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/10/1-RutgerHauer.jpg" alt="" width="453" height="302" /><p class="wp-caption-text">Lech Majewski, “Brugel Suite”; installazione video. Fotogramma tratto dal film &quot;The Mill and the Cross&quot; in cui Rutger Hauer interpreta Brugel il Vecchio</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Nei quattro <em>tableaux vivants </em>allestiti lungo il fianco sinistro della Chiesa, che accompagnano lo spettatore verso la visione dei due video posizionati ai lati dell’altare maggiore, in cui sono proiettati due spezzoni del film <em>The Mill &amp; the Cross</em>, si assiste ad una specie di trasfigurazione del regista nel pittore, attraverso l’intensa interpretazione di Rutger Hauer, il famoso attore olandese dalla mimica facciale assai potente, un volto che si potrebbe definire già di per sé “espressionista”.<br />
Un corto circuito complesso che richiama alla memoria alcuni ‘giochi speculari della visione’ della tradizione fiamminga cui Bruegel appartiene: Lech Majewski, quindi, come Bruegel, entrambi registi di una composizione molto articolata, in cui si stratificano diversi significati che ruotano intorno al tema della vita e della morte, attraverso l’esperienza drammatica della Crocifissione.<br />
L’attore interpreta Bruegel, alle sue spalle il paesaggio nordico con il picco su cui campeggia il mulino, dapprima mentre riflette tenendo tra le mani un bucranio, la cui forma richiama quella della roccia sullo sfondo, a seguire una scena senza di lui, in cui passa la vita quotidiana sotto i nostri occhi, sottoforma di giovani donne che trasportano ceste. Nel terzo ‘quadro’ l’artista-regista ricompare ed ora sta dipingendo la sua scena, che scorre davanti ai suoi ed ai nostri occhi; infine il grande quadro è pronto: egli interviene nel campo visivo per gli ultimi ritocchi, un drappo rosso (colore che poi ritorna con satura e simbolica prepotenza nei video) da aggiustare, pochi ultimi dettagli da rifinire e poi egli dovrà lasciare la sua opera al mondo, ritirandosi nel silenzio della morte e del tempo. Un torpore da cui l’artista del presente lo può risvegliare, rispecchiandosi in lui, nella sua opera, riportandola in vita nella sua esperienza attuale.</p>
<div id="attachment_5802" class="wp-caption alignnone" style="width: 464px"><img class="size-full wp-image-5802 " title="TheMIL-comp" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/10/TheMIL-comp.jpg" alt="" width="454" height="303" /><p class="wp-caption-text">Lech Majewski, “Brugel Suite”; installazione video. Fotogramma tratto dal film &quot;The Mill and the Cross&quot;</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Credo che il grande valore di quest’opera così complessa stia proprio in questo duplice livello che pone in atto un meccanismo che, lentamente, solo restando all’interno della Chiesa per un tempo prolungato, si fa chiaro: il senso di un destino universale e la “banalità del male” della violenza che da sempre l’uomo esercita sull’altro.<br />
Majewski si rispecchia in Bruegel poiché le loro esperienze si sposano nel comune desiderio di raccontare l’uomo, alla ricerca del senso del suo destino e non importa che si tratti di Cristo o di un povero contadino anonimo, come si vede nei due video che mostrano il calvario rispettivamente dell’uno e dell’altro. Con questa sua impresa il regista ci sta offrendo molto più di un racconto a partire da un quadro: egli innesca, utilizzando la potenza travalicatrice dei mezzi digitali e virtuali, il meccanismo del rispecchiamento universale del nostro breve percorso esistenziale, attraverso un linguaggio di rara bellezza. Soffermandosi ad osservare le scene, ci si può emozionare di fronte ai volti che campeggiano nitidi ed assorti sui fondi brumosi; alla visione del mulino che gira mentre il tempo della vita si arresta nella cavità buia della caverna in cui è deposto il corpo del Cristo; al ciclo dei sentimenti e delle paure più ancestrali che come una ruota gira davanti ai nostri occhi.<br />
Un lavoro in cui si stratificano molti significati, come scrive il curatore dell’esposizione Michael Francis Gibson: “Tre anni spesi tessendo un enorme tappeto digitale composto livello su livello da prospettiva, fenomeni atmosferici e persone”.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Milena Cordioli</strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong><br />
</strong></p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="490" height="300" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/YzOL5o_ZwlY?version=3&amp;feature=player_detailpage" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="490" height="300" src="http://www.youtube.com/v/YzOL5o_ZwlY?version=3&amp;feature=player_detailpage" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>:: ::</p>
<p><span style="color: #993300;">Sede</span>: Chiesa di San Lio, Venezia<br />
<span style="color: #993300;">Date</span>: 4 Giugno &#8211; 27 Novembre 2011</p>
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		<title>Arte Povera 2011 / Bari, Bergamo, Bologna, Milano, Napoli, Roma, Torino</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Sep 2011 14:12:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valeria Santoleri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Focus]]></category>
		<category><![CDATA[Arte Contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Installazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[«15.000 metri quadrati per l’organizzazione di una ‘piccola’ mostra sull’Arte Povera», con queste parole Germano Celant ha aperto la presentazione della mostra-evento che distribuirà in alcuni dei principali musei italiani le opere dei protagonisti del movimento nato nel 1967. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">«15.000 metri quadrati per l’organizzazione di una ‘piccola’ mostra sull’Arte Povera», con queste parole Germano Celant ha aperto la presentazione della mostra-evento che distribuirà in alcuni dei principali musei italiani le opere dei protagonisti del movimento nato nel 1967.</p>
<div id="attachment_5618" class="wp-caption alignnone" style="width: 461px"><img class="size-full wp-image-5618" title="Mario_Merz_s" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/09/Mario_Merz_s1.jpg" alt="" width="451" height="310" /><p class="wp-caption-text">Mario Merz, “Spostamenti della terra e della luna su un asse”, 2003. Struttura metallica, vetro, pietra, neon, morsetti, creta; Ø cm 600, Ø cm 500, Ø cm 300. Collezione Merz, Torino. Courtesy Archivio Merz, Torino . Foto Clovis França/Kris Knack, Sao Paolo</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">La definizione è stata creata dallo stesso Celant in quello stesso anno, ispirata al ‘Teatro povero’ di Jerzy Grotowski, per definire la ricerca di un gruppo di artisti volta all’identificazione dell’elemento primordiale e alla traduzione in ‘materia’ della conoscenza fisica. Il contesto in cui si sviluppa l’Arte Povera è quello internazionale della Process Art, della Land Art e della  Conceptual Art, che disegnano e smaterializzano i confini dell’arte stessa all’insegna di una verifica costante di quanto sia possibile la ‘fisicizzazione dell’idea’, e spostano l’attenzione verso la corporeità dei materiali. Collegandosi idealmente alle sperimentazioni di Lucio Fontana e di Alberto Burri, questa ricerca adotta una strategia linguistica che abolisce ogni gerarchia espressiva e materica, con l’uso di processualità e di tecniche diverse, tese a spaziare nel campo della comunicazione visiva in modo ‘sferico’ e non lineare.<br />
La prima mostra, Arte Povera-Im Spazio, fu a Genova, alla Galleria La Bertesca, con la regia di Celant: Paolini, Boetti, Fabro, Prini, Pascali, Kounellis. Era l’autunno del ’67.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_5620" class="wp-caption alignnone" style="width: 461px"><img class="size-full wp-image-5620" title="Pistoletto_Venere-comp" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/09/Pistoletto_Venere-comp.jpg" alt="" width="451" height="408" /><p class="wp-caption-text">Michelangelo Pistoletto, “Venere degli stracci”, 1967. Cemento, mica, stracci; cm 150 x 280 x 100. Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli. Foto Paolo Pellion. © M.Pistoletto by SIAE 2011</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">L’autunno 2011 si muove all’insegna di quella stessa volontà di proporre all’attenzione del pubblico opere che mostrino la ‘decultura’ dell’arte, con una sottile e profonda assonanza con un momento storico contorto, in cui l’impoverimento deve essere utilizzato come una lente che consenta di vedere l’armonia degli elementi naturali e di riappropriarsene, di conferire nuova dignità alla corporeità degli avvenimenti, da rileggere con un atteggiamento de-costruttivo che tenga conto dei problemi dell’esistenza: «un’arte che trova nell’anarchia linguistica e visuale, nel continuo nomadismo comportamentistico il suo massimo grado di libertà ai fini della creazione» (G. Celant in occasione della seconda mostra di Arte Povera, tenutasi alla Galleria De Foscherari di Bologna nel 1968).<br />
L’iniziativa del 2011-’12 è un’operazione ambiziosa &#8211; anche questo aspetto ‘monumentale’ rispecchia una ben precisa volontà di scavalcare, con spirito risolutivo e lungimirante, le difficoltà che opacizzano il mondo dell’arte e della cultura in questo momento &#8211; che si traduce in un progetto, probabilmente il primo del genere che sia mai stato realizzato su un movimento dell’arte contemporanea, in cui l’impatto espositivo sarà l’elemento dominante, la linea rossa che descriverà la mappa del sistema museale italiano per circa sette mesi.</p>
<div id="attachment_5622" class="wp-caption alignnone" style="width: 464px"><img class="size-full wp-image-5622" title="Penone_sculturedilinfa-comp" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/09/Penone_sculturedilinfa-comp.jpg" alt="" width="454" height="303" /><p class="wp-caption-text">Giuseppe Penone, “Sculture di linfa”, 2007. MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Roma. Foto Francesco Bolis /Photo Francesco Bolis. Courtesy Fondazione MAXXI. © G.Penone by SIAE 2011</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Pier Paolo Calzolari, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Mario Merz, Marisa Merz, Giulio Paolini, Pino Pascali, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Emilio Prini, Gilberto Zorio: dal Castello di Rivoli &#8211; Museo d’Arte Contemporanea di Rivoli Torino con Arte Povera International, alla GNAM &#8211; Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma con Arte Povera alla GNAM, dal MADRE &#8211; Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina di Napoli con Arte Povera più Azioni Povere 1968, al MAMbo &#8211; Museo d’Arte Moderna di Bologna con Arte Povera 1968, dal MAXXI &#8211; Museo delle Arti del XXI secolo di Roma con Omaggio all’Arte Povera, alla Triennale di Milano con Arte Povera 1967-2011, fino allo spazio desueto e rinnovato del murattiano Teatro Margherita di Bari con Arte Povera in Teatro.<br />
Questi sono l’ossatura artistica, il pluralismo linguistico e la disposizione istituzionale di Arte Povera 2011, che vedrà circa 250 installazioni datate dal 1967 a oggi, accompagnate da sezioni speciali dedicate ad artisti europei e americani, alla fotografia, ai libri, alla multimedialità e al teatro, dispiegate negli spazi di architetture museali e di contesti urbani &#8211; si è aggiunta in extremis Bergamo alta &#8211; che ne presenteranno un allestimento caratterizzato e specifico, ognuno connaturato alla propria identità e ognuno ‘scosso’, come in quel lontano 1967, dal cambio di segno impresso all’arte dall’Arte Povera.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Valeria Santoleri</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>:: ::</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">Sede</span>: Bari, Bergamo, Bologna, Milano, Napoli, Roma,Torino  (si legga il programma<br />
dettagliato sotto riportato)<br />
<span style="color: #993300;">Date</span>: 24 Settembre 2011 – 11 Marzo 2012<br />
<span style="color: #993300;">Autori</span>: Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Pier Paolo Calzolari, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Mario Merz, Marisa Merz, Giulio Paolini, Pino Pascali, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Emilio Prini, Gilberto Zorio<br />
<span style="color: #993300;">Curatore</span>: Germano Celant<br />
Catalogo: in corso di pubblicazione<br />
<span style="color: #993300;">Editore</span>: Electa<br />
<span style="color: #993300;">Info &amp; Ufficio Stampa</span>: ufficio stampa e comunicazione generali Electa: Monica Brognoli, Ilaria Maggi | Tel +39 02 21563250 | imaggi@mondadori.it | www.electaweb.it;<br />
per le singole mostre: &#8211; Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli: Silvano Bertalot – media consultant | Tel +39.011.9565211 | cell +39.3387865367 | s.bertalot@castellodirivoli.org;<br />
- Galleria nazionale d’arte moderna, Roma: Maria Mercede Ligozzi | Tel +39.06 32298212 | mariamercede.ligozzi@beniculturali.it | Laura Campanelli con Merilù Barbaro | Tel +39 06 32298328 | s-gnam.uffstampa@beniculturali.it;<br />
- MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Roma: Beatrice Fabbretti, Annalisa Inzana, Chiara Capponi, Tel +39 06 3225178 | press@fondazionemaxxi.it;<br />
- MAMbo &#8211; Museo d&#8217;Arte Moderna di Bologna, Bologna: Elisa Maria Cerra | Tel +39 051 6496653 – 6496608 | ufficiostampamambo@comune.bologna.it;<br />
- MADRE &#8211; Museo d&#8217;Arte contemporanea DonnaREgina, Napoli: Tel +39 081 19978024;<br />
- Triennale di Milano, Milano: Antonella La Seta, Alice Angossini, Marco Martello | Tel +39 02 72434.247/205 | press@triennale.it<br />
<span style="color: #993300;">Genere</span>: Arte Contemporanea, Installazioni site specific</p>
<p><strong>PROGRAMMA</strong></p>
<p>24 settembre – 26 dicembre 2011<br />
MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, Bologna<br />
“Arte Povera 1968”<br />
a cura di Germano Celant e Gianfranco Maraniello</p>
<p>6 ottobre 2011<br />
MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Roma<br />
“Omaggio all’Arte Povera: Jannis Kounellis, Giuseppe Penone, Gilberto Zorio”<br />
a cura di Anna Mattirolo e Luigia Lonardelli</p>
<p>8 ottobre 2011 – 19 febbraio 2012<br />
Castello di Rivoli  Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli<br />
“Arte Povera international”<br />
a cura di Germano Celant e Beatrice Merz</p>
<p>25 ottobre 2011 – 29 gennaio 2012<br />
Triennale di Milano, Milano<br />
“Arte Povera 1967-2010”<br />
a cura di Germano Celant</p>
<p>7 dicembre 2011 –  4 marzo 2012<br />
Galleria nazionale d’arte moderna, Roma<br />
“Arte Povera alla GNAM”<br />
a cura di Maria Vittoria Marini Clarelli e Massimo Mininni</p>
<p>15 dicembre 2011<br />
Teatro Margherita, Bari<br />
“Arte Povera in teatro”<br />
a cura di Germano Celant</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Genoma Contemporary / Spazio Punch, Venezia :: dal 3.9 al 26.11.2011</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jul 2011 01:14:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Focus]]></category>
		<category><![CDATA[Animazione 3D]]></category>
		<category><![CDATA[Installazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Interattività]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Genoma è il corredo di cromosomi contenuti in una cellula di un organismo. Il Genoma include i "Geni" e il "Dna" del patrimonio genetico di ciascun essere umano, e, in quanto tale, ci rende potenzialmente diversi gli uni dagli altri pur provenendo dallo stesso progenitore.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span id="more-5349"></span>Il Genoma è il corredo di cromosomi contenuti in una cellula di un organismo.<br />
Il Genoma include i &#8220;Geni&#8221; e il &#8220;Dna&#8221; del patrimonio genetico di ciascun essere umano, e, in quanto tale, ci rende potenzialmente diversi gli uni dagli altri pur provenendo dallo stesso progenitore.<br />
Così gli Artisti coinvolti in Genoma includono e sono loro stessi i &#8220;Geni&#8221; contenuti nella &#8220;Cellula&#8221; dello spazio espositivo, e ne contengono a loro volta i &#8220;Cromosomi&#8221; da cui nascono le Idee del processo espositivo stesso. Genoma è l&#8217;insieme di spazio, soggetti e oggettività della metamorfosi artistica.</p>
<div id="attachment_5350" class="wp-caption alignnone" style="width: 461px"><img class="size-full wp-image-5350" title="ELEZIONI-PRESIDENZIALI" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/06/ELEZIONI-PRESIDENZIALI.jpg" alt="" width="451" height="246" /><p class="wp-caption-text">Stafano Mitrione, “Presidential elections”, 2011</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">In quest&#8217;ottica sono stati selezionati gli artisti di questa mostra voluta nel contesto della Biennale di Venezia dal suo curatore, Oriana Carrer, e da  i suoi ideatori e organizzatori, Virtualgeo Srl e Base.exib Design Tm, per ipotizzare il dialogo invisibile tra Umanità e Tecnologia, emozione e calcolo, reale e virtuale.<br />
Ne nasce un inaspettato Mix di cortocircuiti dialettici sorprendenti, capace di porre lo spettatore di fronte ad una scelta dove i confini sono visibili in quanto dati dalla diversita dei Media utilizzati, ma il flusso di informazioni trasmesse si alternano in modo invisibile tra le molteplici diversità soggettive ed oggettive, creando a loro volta un Micro-organismo autosufficente come infati è la  Cellula.<br />
Quindi Genoma come impronta genetica nell&#8217;Arte, oggi, ma anche nella musica, ieri. Di fatto chi non ricorda il gruppo Veneziano che dieci anni fa spopolava con le sue atmosfere Hip Hop nei quartieri di Trieste e Venezia. Ed è anche vero che l&#8217;Arte non ha tempo ne spazio e cerca ovunque le sue fonti di ispirazione. Quindi Nebo e Nasdaq, fondatori del gruppo Genoma, collassano su un ipotetica dimensione visiva di un nome che ha fatto la storia nell&#8217;underground Veneziano, e che oggi sembra rivivere nei nomi di sette Artisti Internazionali: Makoto Kobayashi, Stefano Mitrione, Maryanne Pollock, Andrzej Rafalowicz, Tim Slowinski, Jurgen Stolte, Arkiv Vilmansa e Alkistis Wechsler. Il prodotto che ne risulta è un evento multimediale collaterale alla 54a Biennale di Venezia diretto da Oriana Carrer, ormai considerata da molti un icona per quanto riguarda Tendenze e Colore, capelli biondissimi e grandi occhiali neri che celano uno sguardo magnetico alla portata di pochi. Lei che esordische dopo una Laurea in Storia dell&#8217;Arte coronata di un &#8220;pesante&#8221; 110 con lode, nientemeno che alla Biennale Giovani di Barcellona. Loro, gli invisibili coordinatori dell&#8217;intero nuovo Genoma Contemporary, e parliamo di Erminio Paolo Canevese, presidente della Virtualgeo Srl, Azienda dal sapore marcatamente Internazionale, e Leonardo Kucharski, Co-fondatore della Base.exib Design in USA, seguiti da una nutrita schiera di professionisti e addetti che compongono il retro-scena di Genoma. Si sa ormai tutto di loro, come pure dello spazio espositivo, nella fattispecie l&#8217;Ex Padiglione del Galles (UK) che da quest&#8217;anno ha levato le ancore per la nuova sede di Santa Maria Ausiliatrice dove esporrà il ben noto Tim Davies con la curatela del gallerista Londinese Tom Rowland. Così Genoma Contemporary ha l&#8217;arduo compito di tenere in vita uno spazio celebre, sia appunto per il suo &#8220;DNA genetico&#8221;, è stata le prima fabbrica di birra della Dreher, sia anche per le celebrità Britanniche che negli ultimi otto anni (ben quattro Biennali), hanno saputo infondere un&#8217;eccellente imprinting &#8220;cromosomico&#8221;. Artisti del calibro di Paul Seawright, Cerith Wyn Evans, Simon Pole, Bethan Huws, Peter Finnemore, Laura Ford, Paul Granjon, e più di recente Richard Deacon e John Cale.</p>
<p style="text-align: justify;">:: ::</p>
<p><span style="color: #993300;">Sede</span>: Spazio Punch &#8211; Giudecca 800/o &#8211; Venezia<br />
<span style="color: #993300;">Date</span>: 3 Settembre &#8211; 26 Novembre 2011<br />
<span style="color: #993300;">Orari</span>: dalle ore 10.00 alle ore 18.00 (verificare via telefono)<br />
<span style="color: #993300;">Vernissage</span>: 3 Settembre 2011, ore 16.00<br />
<span style="color: #993300;">Autori</span>: Makoto Kobayashi, Stefano Mitrione, Maryanne Pollock, Andrezej Rafalowicz, Tim Slowinski, Juergen Stolte, Arkiv Vilmansa, Alkistis Wechsler<br />
<span style="color: #993300;">Curatore</span>: Oriana Carrer<br />
<span style="color: #993300;">Biglietti</span>: Ingresso libero<br />
<span style="color: #993300;">Note</span>: Evento collaterale alla 54° Biennale di Venezia<br />
<span style="color: #993300;">Info</span>: Tel. 0438.561455 | <a href="mailto:press-office@base-exib.com" target="_blank">press-office@base-exib.com</a> | <a href="http://www.genomacontemporary.com" target="_blank">www.genomacontemporary.com</a><br />
<span style="color: #993300;">Ufficio Stampa</span>: Base.exib Design Tm; Tel. +39 0438561455<br />
<span style="color: #993300;">Genere</span>: Collettiva, New Media Art, Digital Art</p>
<p>:: ::</p>
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		<title>dal 4.7 al 14.7.2011 :: In between / Associazione Circuiti Dinamici, Milano</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jul 2011 23:32:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Design]]></category>
		<category><![CDATA[Installazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[In between di Leonardo Zuccaro Marchi è un appuntamento straordinario del ciclo Circuiti Dinamici curato da StatArt e promosso dall’Associazione Circuiti Dinamici già Circolo Culturale Bertolt Brecht.

L’esposizione personale del giovane architetto e artista Leonardo Zuccaro Marchi trae ispirazione dal concetto elaborato nel Dopoguerra dagli architetti olandesi Bakema e Van Eyck, in riferimento all’opera &#8216;Ich und [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><em><span id="more-5542"></span>In between </em></strong>di <strong>Leonardo Zuccaro Marchi </strong>è un appuntamento straordinario del ciclo Circuiti Dinamici curato da <strong>StatArt </strong>e promosso dall’Associazione Circuiti Dinamici già Circolo Culturale Bertolt Brecht.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_5543" class="wp-caption alignleft" style="width: 290px"><img class="size-full wp-image-5543" title="148-ibrio" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/07/148-ibrio.jpg" alt="" width="280" height="506" /><p class="wp-caption-text">Leonardo Zuccaro Marchi, “Ibrio”. Installazione</p></div>
<p style="text-align: justify;">L’esposizione personale del giovane architetto e artista <strong>Leonardo Zuccaro Marchi </strong>trae ispirazione dal concetto elaborato nel Dopoguerra dagli architetti olandesi <em>Bakema </em>e <em>Van Eyck</em>, in riferimento all’opera<em> &#8216;Ich und Du&#8217;</em> (1923) di <em>Martin Buber</em>: l&#8217;atto saliente è quello racchiuso nel momento della relazione tra le cose e non dalla natura singolarmente. Su questo concetto di relazione e di interconnessione tra spettatore e opera d’arte si basa tutta la mostra, compresa l’innovativa e atipica idea di allestimento che stimola l’osservatore e favorisce l’interrelazione, moltiplicando ancora una volta le accezioni. Lo spazio espositivo diventa concettualmente la cornice, la scatola spazio-temporale che da’ vita alle opere. La creatività è messa in vetrina: protetta e impossibile da avvicinare.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutte le opere presentate in esposizione sono basate su una soglia, su un contrasto cromatico e di forme (luce-ombra, pieno-vuoto), tra interno e esterno, realtà e illusione, donando all&#8217;installazione un serie di infiniti e mutevoli significati. Opera simbolo di questa molteplicità di valori è <em>Ibrio</em>, un remo sovradimensionato in lunghezza appoggiato in disequilibrio su una forcola: l’oggetto funzionale – sradicato dalla propria sede naturale ed estremizzato nella sua linearità – diviene puro oggetto artistico arricchito di nuovo fascino.</p>
<p style="text-align: justify;">:: ::</p>
<p><span style="color: #993300;">Sede</span>: Associazione Circuiti Dinamici &#8211; Via Giovanola n° 19/C &#8211; Milano<br />
<span style="color: #993300;">Date</span>: 4 Luglio – 14 Luglio 2011<br />
<span style="color: #993300;">Orari</span>: La mostra resterà aperta dal martedì al giovedì dalle ore 15.00 alle ore 17.00<br />
<span style="color: #993300;">Vernissage</span>: 4 Luglio, ore 18.30<br />
<span style="color: #993300;">Autori</span>: Leonardo Zuccaro Marchi<br />
<span style="color: #993300;">Curatore</span>: Statart<br />
<span style="color: #993300;">Catalogo</span>: Disponibile in sede<br />
<span style="color: #993300;">Biglietti</span>: Ingresso libero<br />
<span style="color: #993300;">Note</span>: Realizzata in collaborazione con<br />
<span style="color: #993300;">Info</span>: <a href="http://www.circuitidinamici.it" target="_blank">www.circuitidinamici.it</a> | statart@gmail.com<br />
<span style="color: #993300;">Genere</span>: Personale, Arte Contemporanea, Architettura, Installazioni</p>
<p>:: ::</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Tomás Saraceno: Cloudy Dunes. When Friedman meets Bucky on Air-Port-City /  MACRO, Roma</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jul 2011 15:50:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valeria Santoleri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Installazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Tomás Saraceno]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>

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		<description><![CDATA[Per la grande installazione al MACRO Saraceno si è ispirato alla favolosa teoria della Ville Spatiale, esposta nel 1956 da Friedman e poi riproposta più volte, una delle quali a Zurigo, supposizione di architetture e di infrastrtutture che possano essere continuamente adattate e ‘vivificate’ da chi le abita. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span id="more-5520"></span>MACRO presenta <em>Cloudy Dunes. When Friedman Meets Bucky on Air Port-City</em>, il progetto speciale pensato da Tomas Saraceno per gli spazi della grande Sala Enel. Una straordinaria installazione con la quale l’artista argentino trasforma un’intera ala del Museo d’Arte Contemporanea di Roma in una ‘città-nuvola’.</p>
<div id="attachment_5521" class="wp-caption alignleft" style="width: 300px"><img class="size-full wp-image-5521 " title="SaracenoDunes-occh" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/07/SaracenoDunes-occh.jpg" alt="" width="290" height="436" /><p class="wp-caption-text">Tomas Saraceno, “Cloudy Dunes. When Friedam Meets Bucky on Air Port – City”. Progetto speciale per il MACRO di Roma, 2011. Collezione Fondazione Edoardo Garrone, Genova. Courtesy l&#39;artista e Pinksummer, Genova. Foto Altrospazio, Roma </p></div>
<p style="text-align: justify;">Le nuvole sono galleggianti e adattabili, versatili e mobili, aperte a infinite possibilità, compresa quella di creare una città (im)possibile, una nuova architettura urbana. Il progetto, curato da Luca Massimo Barbero e promosso da Roma Capitale, Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico-Sovraintendenza ai Beni Culturali, ha dato forma a una struttura composta da moduli realizzati con 18  Km di tubi bianchi per cavi elettrici, una struttura di <em>«volo e di sabbia, dove il granello è un’unità microsopica e infinita» </em>allo stesso tempo. I 500 dodecaedri, assimilabili alle cellule viventi di un organismo palpitante, creano una monumentale suggestione che si espande, una grande tela di ragno tridimensionale che invade la sala di fronte all’auditorium, cuore rosso del Macro, dal pavimento al soffitto, dagli angoli alle passerelle sospese. L’oscurità è interrotta a intermittenza dai bagliori delle proiezioni di video realizzati con energia eolica. Le foto che compongono i sei video sono state scattate dallo stesso Saraceno nel paesaggio naturale del Lencois Maranhenses Park, nel nord del Brasile, una zona mai raggiunta dall’energia elettrica, con un sensore ottico azionato dalla forza del vento: dalla sua intensità dipende direttamente la velocità con cui scorrono i diversi fotogrammi nelle sequenze. I video attraversano l’atmosfera rarefatta, in bianco e nero, della sala, facendosi ‘proiezione’ di infinite possibilità, che in parte si sovrappongono a quelle teorizzate da Richard Buckminster Fuller: una rete di energia capace di collegare tutto il mondo e di oltrepassare i confini geografici e culturali.</p>
<div id="attachment_5525" class="wp-caption alignnone" style="width: 462px"><img class="size-full wp-image-5525" title="SaracenoCloudyDunes-comp" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/07/SaracenoCloudyDunes-comp.jpg" alt="" width="452" height="301" /><p class="wp-caption-text">Tomas Saraceno, “Cloudy Dunes. When Friedam Meets Bucky on Air Port – City”. Progetto speciale per il MACRO di Roma, 2011. Collezione Fondazione Edoardo Garrone, Genova. Courtesy l&#39;artista e Pinksummer, Genova. Foto Altrospazio, Roma </p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">È un poeta del cosmo Saraceno, con la capacità di coniugare la ricerca indirizzata verso un’architettura transnazionale, mobile, aerea, aperta, avvolgente ed ecologica, con la meditazione sugli stati dell’anima, con la consapevolezza che ciò che è sano si muove dinamicamente nella ‘rete della vita’, per citare il titolo del libro di Fritjof Capra. Per lo stesso motivo non sente la nazionalità, nè la propria nè quella degli altri, non distingue fra arte, architettura, scienza e filosofia, ed è convinto che si possano sperimentare vari modi di vivere.<br />
Affascinato da Fuller e da Yona Friedman, ha immaginato di far dialogare queste due figure chiave dell’architettura utopistica: <em>Friedman meets Bucky</em>. Con Friedman, che ha relizzato in realtà solo un paio di opere &#8211; tra cui il Museo delle Tecnolgie Possibili a Madras, in India, nel 1987 &#8211; ma ha teorizzato molte città future, nell’‘utopia realizzabile’, Saraceno ha lavorato a un progetto al Cabaret Voltaire di Zurigo, ispirato al Merzbau di Schwitters. Sono entrambi ‘architetti del mondo’. Per la grande installazione al MACRO Saraceno si è ispirato alla favolosa teoria della <em>Ville Spatiale</em>, esposta nel 1956 da Friedman e poi riproposta più volte, una delle quali a Zurigo, supposizione di architetture e di infrastrtutture che possano essere continuamente adattate e ‘vivificate’ da chi le abita.</p>
<div id="attachment_5528" class="wp-caption alignright" style="width: 298px"><img class="size-full wp-image-5528" title="SaracenoCloud2-commp" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/07/SaracenoCloud2-commp1.jpg" alt="" width="288" height="407" /><p class="wp-caption-text">Tomas Saraceno, “Cloudy Dunes. When Friedam Meets Bucky on Air Port – City”. Progetto speciale per il MACRO di Roma, 2011. Collezione Fondazione Edoardo Garrone, Genova. Courtesy l&#39;artista e Pinksummer, Genova. Foto Altrospazio, Roma </p></div>
<p style="text-align: justify;">Nell’installazione romana compare un’altra fonte di suggestione. Saraceno è da sempre affascinato dalla trama tridimensionale e perfetta delle ragnatele, modello di comparazione nella teorizzazione della nascita dell’universo, <em>millennium simulation</em>, la più grande simulazione che sia mai fatta della crescita di una struttura cosmica e della formazione di galassie e quasar. Saraceno immagina così che le ragnatele possano essere gli ascensori spaziali verso il futuro, o i ‘futuri’ &#8211; come ama dire &#8211; possibili, dove le città, gli edifici, gli elementi siano parte di un universo galleggiante regolato dall’armonia.<br />
Il progetto <em>Cloudy Dunes</em>, presentato per la prima volta nel 2006 da Attitudes a Ginevra, e nel 2008 alla Fondazione Garrone a Genova, assume oggi un valore centrale nella ricerca artistica di Saraceno, specialmente se riletto alla luce dell’interazione con l’architettura dinamica del MACRO, nata essa stessa dall’intenzione di dare vita ad uno spazio che dialogasse con la città circostante, e che oggi assume le sembianze di un grande dodecaedro che avvolge tutti i dodecaedri di Saraceno. Il modulo di <em>Cloudy Dunes</em>, monade di una forza globale, appare come una sorta di metafora dell’ontologia urbana e, più in particolare, di quella architettonica, forma duttile e vitale della mobilità sociale e abitativa, magnificamente raccontata da questa installazione-evento.<br />
<em>«Poesia e ricerca si combinano in modo permanente e al tempo stesso mutante &#8230; uno straordinario sogno della vitalità del contemporaneo, che per un attimo si materializza &#8230; per una fantastica e possibile visione di viaggio»</em> (L. M. Barbero per la presentazione di<em> </em><em>Cloudy Dunes. </em><em>When Friedam Meets Bucky on Air Port &#8211; City</em> ).</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Valeria Santoleri</strong><br />
Mostra visitata il 24.6.2011</p>
<p style="text-align: justify;">:: ::</p>
<p><span style="color: #993300;">Sede</span>: MACRO – Via Nizza (angolo Via Cagliari) – Roma<br />
<span style="color: #993300;">Date</span>: 25 Giugno – 9 Ottobre 2011<br />
<span style="color: #993300;">Orari</span>: Dal Martedì alla Domenica, dalle ore 11.00 alle ore 22.00; chiuso Lunedì<br />
<span style="color: #993300;">Vernissage</span>: 24 Giugno<br />
<span style="color: #993300;">Autori</span>: Tomás Saraceno<br />
<span style="color: #993300;">Curatore</span>: Luca Massimo Barbero<br />
<span style="color: #993300;">Biglietti</span>: Intero: € 11,00; Ridotto: € 9,00. Per i cittadini residenti nel Comune di Roma (mediante esibizione di valido documento che attesti la residenza): Intero € 10,00; Ridotto € 8,00. (La biglietteria chiude un&#8217;ora prima)<br />
<span style="color: #993300;">Note</span>: Evento promosso da Roma Capitale, Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico – Sovraintendenza ai Beni Culturali<br />
<span style="color: #993300;">Info</span>: Tel. 060608 (tutti i giorni ore 9.00-21.00)<br />
<span style="color: #993300;">Ufficio Stampa</span>: Zetema | <a href="mailto:info@zetema.it">info@zetema.it</a><br />
<span style="color: #993300;">Genere</span>: Personale, Arte Contemporanea, Installazioni, Video</p>
<p>:: ::</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>Jannis Kounellis, Luigi Ontani, Mimmo Paladino, Giulio Paolini, Ettore Spalletti, Gilberto Zorio: l’arte vista da Pappi Corsicato / The Office Contemporary Art, Roma</title>
		<link>http://www.artkernel.com/?p=5430</link>
		<comments>http://www.artkernel.com/?p=5430#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 26 Jun 2011 14:40:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valeria Santoleri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Installazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>

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		<description><![CDATA[Formatosi alla scuola di Pedro Almodovar, Pappi Corsicato ha incamerato le atmosfere di ‘capotiana’ memoria dello straordinario maestro, in cui l’attenzione all’arte contemporanea è una delle componenti vitali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span id="more-5430"></span>The Office Contemporary Art è un nuovo spazio espositivo romano, inaugurato nel 2010 a pochi passi dalle meraviglie dorate della<em> Domus </em>di Nerone, all’interno della sede della società cinematografica Orisia produzioni, fondata da Cristiano Bortone. Il seminterrato minimale accoglie dal 16 giugno la rassegna curata da Alessio Verzenassi, che presenta i corti girati da Pappi Corsicato dal 1995 al 2009 su sei artisti italiani, e un loro gruppo di opere.</p>
<div id="attachment_5432" class="wp-caption alignleft" style="width: 261px"><img class="size-full wp-image-5432   " title="kounellis2" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/06/kounellis2.jpg" alt="" width="251" height="374" /><p class="wp-caption-text">Jannis Kounellis, “Senza titolo”, 1989. Ferro e juta, cm 104 x 75 x 18.</p></div>
<p style="text-align: justify;">L’evento si svolge nell’ambito dell’edizione 2011 di <em>Arcipelago</em><em>,</em><em> </em>il principale festival italiano di cortometraggi e nuove visioni, lo stesso che per primo rivelò il talento del regista napoletano. Formatosi alla scuola di Pedro Almodovar, Pappi Corsicato ha incamerato le atmosfere di ‘capotiana’ memoria dello straordinario maestro, in cui l’attenzione all’arte contemporanea è una delle componenti vitali. Lo descrivono in tal senso le collaborazioni con il MADRE, il museo di arte contemporanea nel cuore di Napoli, ‘sgarrupato’ nella gestione e pericolante quasi quanto la tanto bistrattata Parthenope, ma vivo e palpitante, come l’acronimo che richiama il più forte e primigenio legame di sangue. Comune denominatore dei corti di Corsicato è proprio Napoli, teatro delle installazioni degli artisti presenti in mostra, riprese dal regista durante gli allestimenti. I racconti, intimi e poetici, si soffermano sui momenti artistici solo un attimo prima che il filmato sconfini nel reportage, coinvolgendo operai e passanti, oltre agli artisti-registi. Ne sono uno splendido esempio <em>Offertorio</em> e <em>La montagna di sale</em>. Il primo è un video del 1996 dedicato a Jannis Kounellis, che racconta il posizionamento di una lunga lastra di metallo da cui fuoriescono lingue di fuoco nel mezzo di piazza del Plebiscito, contemporaneamente dalla volta del portico della chiesa di San Francesco di Paola pendono più di duecento armadi, sorretti da pesanti funi. È un filmato fortemente ‘materico’ e al contempo soffusamente magrittiano, animato dagli oggetti quotidiani che spesso ricorrono nelle opere di Kounellis, riassunti lapidari di memoria e di presente.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>La montagna di sale</em> racconta il grande allestimento realizzato da Mimmo Paladino nel 1995, anch’esso nella rotondità borbonica di piazza Plebiscito.</p>
<div id="attachment_5436" class="wp-caption alignnone" style="width: 460px"><img class="size-full wp-image-5436" title="Offertorio Kounellis 3_1" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/06/Offertorio-Kounellis-3_1.jpg" alt="" width="450" height="261" /><p class="wp-caption-text"> Pappi Corsicato, “Offertorio”, 1996. Still da cortometraggio. Courtesy The Office Contemporary Art, Roma.</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Tutti i filmati sono fruibili su <em>tablet Samsung Galaxy</em><strong> </strong>posizionate accanto alle opere, nell’intenzione di alternare la visione dinamica del corto a quella contemplativa delle opere pittoriche. In effetti i supporti utilizzati dalla piattaforma <em>Android</em>, che pure rappresentano la risposta ‘democratica’ ed efficiente alle seducenti rotondità della “Mela”, riducono notevolmente l’intensità dei racconti, per i quali l’ideale sarebbe stato il canonico e mai superato maxischermo. Si farebbe volentieri a meno anche degli auricolari, lasciando così a una leggera e un po’ inquietante eco “da seminterrato” la possibilità di sottolineare teatralmente l’efficacia delle immagini. Il dolore che è nella genesi stessa della <em>Montagna di sale</em> non può essere costretto nel piccolo schermo di una <em>tablette</em>. E il piccolo schermo di una <em>tablette</em> non può sostenere il ricordo del terremoto di Gibellina, dove nel 1990 il grande maestro beneventano allestì per la prima volta il grande cono di sale: era la quinta de <em>La sposa di Messina</em>, spettacolo teatrale di Schiller, e, allo stesso tempo, la materializzazione della “fuoriuscita” palpabile del dolore provocato dalla distruzione. L’evento, riprodotto splendidamente cinque anni dopo nel Foro Ferdinandeo, è al centro del filmato di Corsicato, che è riuscito a raccontare l’entusiasmo dei napoletani e di quanti su quella montagna di sale da cui emergono teste e mezzi corpi di animali in bronzo si sono arrampicati, l’hanno scomposta, l’hanno squassata, hanno riso, hanno ricordato.</p>
<div id="attachment_5437" class="wp-caption alignnone" style="width: 461px"><img class="size-full wp-image-5437" title="Offertorio Kounellis 2_1" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/06/Offertorio-Kounellis-2_1.jpg" alt="" width="451" height="261" /><p class="wp-caption-text"> Pappi Corsicato, “Offertorio”, 1996. Still da cortometraggio. Courtesy The Office Contemporary Art, Roma.</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Ma la rassegna romana ha il pregio di riunire sei Maestri in un percorso fortemente espressivo, per quanto minimale, ed è significativo che si svolga in contemporanea alla grande mostra in corso a Venezia, alla Fondazione Guggenheim, dedicata alla collezione di Ileana Sonnabend: una donna straordinaria che seppe intuire la portata di un gruppo di artisti legati dal destino comune di aver rivoluzionato il mondo dell’arte, «<em>peintre</em>[s]<em> de la vie moderne</em>», come li avrebbe definiti Charles Baudelaire. Ecco allora Jannis Kounellis, con la sua urgenza poetica e polimaterica, esordiente proprio a Roma nei primi anni ’60. Luigi Ontani, intellettuale e sperimentatore, recentemente insignito del <em>Premio McKim</em> 2011 dall’American Academy in Rome per celebrare i 45 anni di carriera, un premio tributato a personaggi come Renzo Piano, Cy Tombly, Umberto Eco. Mimmo Paladino: «<em>Nell’opera di Paladino, come nella poesia di Baudelaire, ‘foreste di simboli’ si sviluppano sotto gli ‘sguardi familiari’ dell’artista, in un equilibrio senza contrasti tra natura e storia, organicità e memoria, romano e gotico, avanguardia e tradizione</em> …» (Achille Bonito Oliva, <em>Transavaguardia</em>, in «Art &amp; Dossier», n. 183, 2002). Giulio Paolini, regista acuto del rapporto tra le opere, lo spazio espositivo, il tempo e lo spettatore, maestro del ‘rispecchiamento’ e del ‘ribaltamento’, della mimesi e del ‘doppio’. L’esperienza diretta sul colore di Ettore Spalletti e, infine, le alchimie materiche riassunte dal simbolo a forma di stella di<strong> </strong>Gilberto Zorio.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Valeria Santoleri</strong><br />
Mostra visitata il 20.6.2011</p>
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		<title>TONY OURSLER Open obscura / PAC Padiglione d’Arte Contemporanea, Milano</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Jun 2011 18:08:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Milena Cordioli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Installazioni]]></category>
		<category><![CDATA[videoarte]]></category>

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		<description><![CDATA[Ultimi giorni utili per visitare al PAC di Milano la prima grande retrospettiva italiana dedicata al geniale ‘video-scultore’ americano: un percorso parallelo tra visione e realtà, zone d’ombra e illuminanti folgorazioni. La mostra, che presenta i lavori dell’ultimo decennio, è a cura di Gianni Mercurio e Demetrio Paparoni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span id="more-5273"></span>Ultimi giorni utili per visitare al PAC di Milano la prima grande retrospettiva italiana dedicata al geniale ‘video-scultore’ americano: un percorso parallelo tra visione e realtà, zone d’ombra e illuminanti folgorazioni. La mostra, che presenta i lavori dell’ultimo decennio, è a cura di Gianni Mercurio e Demetrio Paparoni.</p>
<div id="attachment_5274" class="wp-caption alignleft" style="width: 280px"><img class="size-full wp-image-5274 " title="f1Oursler-comp" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/06/f1Oursler-comp.png" alt="" width="270" height="314" /><p class="wp-caption-text">Tony Oursler, “Red Ray”, 2008. Pannello in alluminio dipinto, video; painted aluminium panel, video. Courtesy Galerie Forsblom, Helsinki</p></div>
<p style="text-align: justify;">L’ingresso in mostra lascia sorpresi: per chi conosce l’opera di Oursler, l’avvio pare quasi troppo distaccato e filtrato dalla riflessione. Il grande visionario ci accoglie con un insieme di quattro installazioni video realizzate tra il 2008 ed il 2009, presentandoci i ‘frutti proibiti’ (dalla beffarda banconota parlante da 5 $ all’ossessiva gestualità di un perpetuo grattare per vincere) di una condizione sociale e psichica alienante, che caratterizza il nostro tempo.<br />
Non c’è giudizio, come sempre nella sua opera, e in queste sue complesse macchinazioni psico-fisiche vi è una sorta di semplice presa d’atto e traduzione della situazione mentale e sociale dell’uomo contemporaneo. La mostra, infatti, è percorsa da due dimensioni: quella invisibile della psiche e quella visibile del fenomeno luminoso, che nell’era della tecnologia avanzata si complica e porta in luce il dramma nascosto della vita quotidiana.<br />
Una condizione comune quindi, e proprio questo misterioso senso di co-appartenenza è ciò che, paradossalmente, pervade lo spettatore dinanzi alla scoperta di queste forme di vita alterate e parallele, lasciate libere di emergere come da un territorio psico-fisico originario.<br />
Le quattro sale che si aprono sul lungo corridoio centrale funzionano come dei veri e propri nuclei di particelle invisibili che hanno raggiunto la dimensione cosmica: enormi bulbi oculari che diventano pianeti sparsi nell’universo di un’inquietante e avvolgente onnivisione in <em>Obscura</em> del 2010, un’installazione <em>site specific</em> composta da dieci ‘occhi-sfera’; oppure strane creature ridotte a grandi volti compositi, surreali e deformati, nella terza sala, con cui si è tentati di tessere le fila di un dialogo impossibile. Si arriva poi a <em>Purple Dust</em> del 2006, in cui la sensazione di prigionia cosmica è spinta all’estremo: volti, bocche, corpi si dimenano in una forma magmatica, che ricorda un diabolico cervello sovrumano da cui tutto proviene e a cui tutto torna.</p>
<div id="attachment_5277" class="wp-caption alignnone" style="width: 461px"><img class="size-full wp-image-5277" title="f3Ourler-copm" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/06/f3Ourler-copm.png" alt="" width="451" height="282" /><p class="wp-caption-text">Tony Oursler, “Obscura”, 2010. Videoproiezione con audio su vetroresina; video projection with audio on fibreglass. Courtesy of the artist</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Nel corridoio centrale le venticinque teste replicanti della performer Tracy Liepold e le quattro video installazioni entro gli <em>Splats</em> colorati dei pannelli di alluminio, due delle quali ‘impersonate’ dallo stesso Oursler, riconducono a livello esistenziale il processo di alienazione cosmica dei nuclei adiacenti, in un allestimento ricco di suggestioni e che traccia un <em>fil rouge</em> del suo percorso creativo, costruito su dettagli poeticamente significanti. Un esempio in <em>Black + Blue </em>del 2010: mentre un argenteo Tony Oursler lotta per imporsi ai vuoti della macchia e liberare il suo essere da un’angosciante prigionia, sulla superficie lucida e speculare dell’alluminio si riflettono beffarde le esistenze parallele della sala di fronte, si concedono l’ironia poiché esse hanno invece accettato il loro destino…quasi lo (e ci) invitassero a fare altrettanto.<br />
Dopo esserci immersi in questo universo avvolgente e coinvolgente, poiché insidia sia i nostri sensi sia la nostra mente, si scende nel parterre, dove nuovamente Oursler ci pone nella condizione più distaccata di osservatori esterni: <em>Extrude Lock (2, 4, 6) </em>è un altro insieme di installazioni riassemblato per la mostra al PAC, in cui l’artista torna a narrare, ci chiede la distanza e la riflessione. L’installazione è una sorta di grande ‘vanitas’ contemporanea, in cui il tempo è sottoposto ad una psichedelica accelerazione che culmina nello scoppio di una banale lampadina.</p>
<div id="attachment_5279" class="wp-caption alignnone" style="width: 461px"><img class="size-full wp-image-5279" title="FIG2oursler" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/06/FIG2oursler.png" alt="" width="451" height="282" /><p class="wp-caption-text">Tony Oursler, “Untitled MPD”, 2005. Videoproiezione con audio su vetroresina;  video projection with audio on fibreglass. Courtesy of the artist</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il ritorno alla lampadina nel cuore della rivoluzione tecnologica è significativo: Oursler non è certo un nostalgico ma la luce è l’origine delle cose per lui. La lampadina è il primo tentativo d’imprigionarla e controllarla da parte dell’uomo contemporaneo; che poi ciò sia impossibile è da lui ribadito come costante del suo linguaggio ed esplicitato in un’opera davvero peculiare all’interno del suo percorso, così legato all’espressione mimica del volto e al gusto ‘barocco’ dell’immagine, che s’intitola <em>Radius</em> (2011). L’installazione è fra le più semplici: una lampadina appesa al centro di una sala, si accende, poi si spegne, intensifica o diminuisce la sua luminosità al suono della voce registrata dell’artista. Luce e suono, nulla più e il gioco è fatto. Le luci e le ombre, le voci e i silenzi costituiscono una sorta di alternanza energetica in tutto il suo lavoro e nelle sale assistiamo a continue eclissi e a nuove apparizioni.<br />
Infine, il progetto <em>Peak </em>del 2010, nell’ultima sala, ci introduce nelle microinstallazioni su piedistallo: sembrano protesi del cervello umano, realtà virtuali che si dispiegano su assemblaggi di diversa natura, minerali, argille, vetri o metalli. In queste opere Oursler sembra indagare i nuclei microcosmici della mente umana e le esistenze parallele che erano uscite nel cosmo fanno ritorno agli anfratti della mente. Quest’ultima invasione di campo è possibile grazie ad internet ed alla rivoluzione percettiva del mondo, di sé e dell’altro che la rete ha apportato; proprio su quest’aspetto si concentra il lavoro più recente di Oursler, testimoniato in mostra dal progetto di un museo virtuale, chiamato <em>The Valley</em> del 2010.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Milena Cordioli</strong><br />
mostra visitata il  2.6.2011</p>
<p style="text-align: justify;">:: ::</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Immagine in homepage: Tony Oursler, “Crunch”, 2004. Videoproiezione con audio su vetroresina; video projection with audio on fiberglass. Courtesy Fondazione Orsi, Milano</em></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">Sede</span>: PAC Padiglione d’Arte Contemporanea – Milano<br />
<span style="color: #993300;">Date</span>: 19 Marzo – 12 Giugno 2011<br />
<span style="color: #993300;">Orari</span>: Lunedì dalle ore  14.30 alle 19.30; Martedì, Mercoledì, Venerdì, Sabato e Domenica dalle  ore 9.30 alle 19.30; Giovedì dalle ore 9.30 alle ore 22.30. Il servizio  di biglietteria termina un’ora prima della chiusura<br />
<span style="color: #993300;">Autori</span>: Tony Oursler<br />
<span style="color: #993300;">Curatore</span>: Gianni Mercurio, Demetrio Paparoni<br />
<span style="color: #993300;">Catalogo</span>: Disponibile in sede<br />
<span style="color: #993300;">Biglietti</span>: € 7,00 intero; € 5,00 ridotto studenti, over 65, disabili e convenzioni; € 4,00 ridotto speciale gruppi e scolaresche<br />
<span style="color: #993300;">Info</span>: Tel. 02 884 46359 / 360  | <a href="http://www.tonyoursler.com/" target="_blank">www.tonyoursler.com</a> | <a href="http://www.comune.milano.it/pac">www.comune.milano.it/pac</a><br />
<span style="color: #993300;">Ufficio Stampa</span>: Giulia Zanichelli |  T +39 02 3022 3739  | giulia.zanichelli@24orecultura.com<br />
<span style="color: #993300;">Genere</span>: Personale, Arte Contemporanea, Videoarte, Installazioni</p>
<p style="text-align: justify;">:: ::</p>
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