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	<title>ARTKERNEL &#187; inaugurazione</title>
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		<title>James Turrell / Gagosian Gallery, London</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Dec 2010 21:06:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia Dubon Bohlig</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se la pittura è morta, come dissero in molti, James Turell potrebbe aver cantato al suo funerale usando l’immateriale come mezzo creativo. Una immersione nel puro colore e nel piano pittorico è quello che propone la Gagosian Gallery a Londra, fino al 10 dicembre, dandoci un assaggio della importante retrospettiva che il Solomon Guggenheim di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Se la pittura è morta, come dissero in molti, James Turell potrebbe aver cantato al suo funerale usando l’immateriale come mezzo creativo. Una immersione nel puro colore e nel piano pittorico è quello che propone la Gagosian Gallery a Londra, fino al 10 dicembre, dandoci un assaggio della importante retrospettiva che il Solomon Guggenheim di New York  aprirà nel 2012.<span id="more-3582"></span></p>
<div id="attachment_3596" class="wp-caption alignright" style="width: 329px"><img class="size-full wp-image-3596  " title="f-2" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2010/12/f-2.jpg" alt="" width="319" height="278" /><p class="wp-caption-text">JAMES TURRELL, “Dhātu”, 2010. Mixed media Dimensions variable. © 2010 James Turrell. Photo credit: Florian Holzherr/Courtesy of Gagosian Gallery</p></div>
<p style="text-align: justify;">Nei suoi lavori Turrell scopre lo spazio che sta tra noi e gli oggetti, l’invisibile che permette la percezione del mondo, la luce. Questa diviene per la prima volta oggetto concreto, una esperienza tra sogno e realtà, uno stato di coscienza. L’artista californiano ci fa fare un passo indietro e prima di “vedere” ci fa sperimentare il processo della visione che lui definisce “behind the eye seeing”: “la luce è una sostanza potente. Abbiamo una connessione primordiale con essa” dice l’artista “ma per una cosa così potente le situazioni per sentire la sua presenza sono fragili”[1] . Questa esperienza di pre-visione è stata sperimentata in diverse mostre come Henry Moore Sculpture Trust in Halifax, e poi al ICA, London nel 1996. Adesso la Gagosian propone, <em>Bindu Shard </em>(2010) parte della perdurante serie <em>Perceptual Cell</em>. All’interno di quello che sembra una navetta spaziale non c’è nessun oggetto di percezione: la luce presente non si “vede”. Durante gli otto o dodici minuti che permettono all’occhio di adattarsi al buio, dilatando l’iride, il regno della visione “in-front” e “back-of-the eyes” si scompone in forme di transizione, visibili solo nel passaggio dalla luce al buio (Purkinje effect).</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_3588" class="wp-caption alignnone" style="width: 454px"><img class="size-full wp-image-3588  " title="f1" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2010/12/f11.jpg" alt="" width="444" height="295" /><p class="wp-caption-text">JAMES TURRELL, “Bindu Shards”, 2010. Mixed media 165 11/16 x 257 1/8 x 239 inches (421 x 653 x 607 cm). © 2010 James Turrell. Photo credit: Florian Holzherr/Courtesy of Gagosian Gallery</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Turrell formatosi alla fine degli anni ‘60 nello stesso ricco clima artistico dell’avanguardia californiana di De Lap[2], elaborò le sue prime opere avendo presente il minimal di Agnes Martin e il movimento <em>Light and Space</em> di Robert Irwin[3], arrivando subito ad applicare la lezione di Frank Stella sulla futilità della pittura[4]. Emancipatosi dai fantasmi della prima astrazione ancora vivi nei  greenbergiani “paintrly abstracts”, Turrell è libero di concentrarsi sul concetto di arte come percezione. Questa, però, non è una ricerca formale che si concretizza in oggetti materiali, come nella Op-Art.<br />
Per Turrell, che ha ottenuto una laurea in Psicologia Percettiva prima di studiare arte, la percezione visiva è una esperienza scientifica e allo stesso tempo intima, quasi spirituale.<br />
I suoi lavori pongono una serie domande al nostro cervello: come vede le cose e cosa immagina di vedere? La serie <em>Ganzfeld Space</em> come <em>City of Ahirit </em>(1976),<em> </em>o più recentemente, <em>Dhatu </em>(2010) adesso alla Gagosian, sono dei fenomeni visivi dove profondità, superficie e colore sono una destabilizzante identità omogenea: il nostro corpo non regge tanta intensità e senza punti di riferimento perde l’equilibrio, come dimostrano i visitatori del Whiteney[5]. Il coinvolgimento che Turrell ci chiede è totale, mentale e psichico, è la ricostruzione, come in un poema di Edgar Allan Poe, del sogno nel sogno, dell’illusione del vivere: “<em>Is all that we see or seem / But a dream within a dream?”</em>[6]<em>. </em>Opere come <em>Afrum-Proto</em> (1966) o la serie <em>Shallow Space Constroctions</em>, che adoperano proiezioni di luce in relazione all’architettura, cambiano la percezione dandoci una nuova coscienza della visione. Non saremo più certi di ciò che ci circonda, ma è proprio questa incertezza che ci permette di vedere i dettagli ignorati da tempo: le ombre e i riflessi diventano protagonisti; l’inosservato finalmente comincia ad esistere.</p>
<div id="attachment_3590" class="wp-caption alignnone" style="width: 457px"><img class="size-full wp-image-3590 " title="f3" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2010/12/f31.jpg" alt="" width="447" height="352" /><p class="wp-caption-text">JAMES TURRELL, “Roden Crater (blue sky)”, 2010. Carbon Print, Arches brand, type Platine paper, 100% cotton, 640 gm/m2 30 x 40 inches unframed (76.2 x 101.6 cm); 35 1/2 x 44 3/6 x 2 3/8 inches framed (90.2 x 112.3 x 6 cm) Ed. of 30. © 2010 James Turrell. Photo credit: Florian Holzherr/Courtesy of Gagosian Gallery</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il cielo è un ingrediente essenziale sia per molte delle creazioni di Turrell, che per la sua stessa vita. Fu la passione per il volo che portarono l’artista a cercare un nuovo studio all’aria aperta spingendolo al maestoso progetto di Roden Crater in Arizona iniziato negli anni ‘70 e ancora in corso. Come un gigantesco Stonehenge moderno questo cratere vuole essere un osservatorio ad occhio nudo. Questo progetto epico è ora presente in mostra alla Gagosian con otto stampe al carbone.<br />
Cielo, colore, luce e ricerca di nuove esperienze visive: è la morte della pittura o la sua rinascita?</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Livia Dubon Bohlig</strong></p>
<p style="text-align: justify;">[1] Guinness, S.  (2005:124) James Turrell, in Yuji Akimoto(ed.) (2005) <em>Chichu</em><em> Art Museum</em><em> : Tadao Ando builds for Walter De Maria, James Turrell, and Claude Monet,</em> Ostfildern : Hatje Cantz.<br />
[2] Adcock, C. (1990) <em>James Turrell, the Art of light and space</em>, University of California Press: Berkley, LA and Oxford.<br />
[3] Idem n. 1.<br />
[4] Crimp, D.(2002:167) cited in Colpitt, F. (ed.) (2002) <em>Abstract Art in the Late Twentieth Century</em>,<em> </em>Cambrige University Press: Cambrige.<br />
[5] Idem n. 1. Si tratta di una serie di stanze con differenti colori intensi proposta al Whiteney Museum di New York nel 1980. Turrell è anche stato querelato dopo che una visitatrice si è fratturata il polso, accusando l’artista di non aver disegnato correttamente lo spazio. Da quel momento Turrell non ha più prodotto opere che implicavano la deambulazione del visitatore.<br />
[6] Poe, E. A. (1827)<em> </em><em>Tamerlane and other Poems, </em>cited in n. 1.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Daniele Schivardi</title>
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		<pubDate>Tue, 04 May 2010 00:37:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Serana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Daniele Schivardi]]></category>
		<category><![CDATA[inaugurazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Con la personale dell’artista, s’inaugura un nuovo spazio espositivo nel ricco e opulento nord  spesso parsimonioso di cultura: una suggestiva fabbrichetta dismessa, come nuova sede di eventi culturali teatrali, musicali e artistici.
Un’operazione di ristrutturazione durata quasi due anni, resa possibile dall’impegno, dal lavoro e dalla fantasia di molti, per trasformare una realtà locale, pensata per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con la personale dell’artista, s’inaugura un nuovo spazio espositivo nel ricco e opulento nord  spesso parsimonioso di cultura: una suggestiva fabbrichetta dismessa, come nuova sede di eventi culturali teatrali, musicali e artistici.<span id="more-1606"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Un’operazione di ristrutturazione durata quasi due anni, resa possibile dall’impegno, dal lavoro e dalla fantasia di molti, per trasformare una realtà locale, pensata per la produzione, in un luogo di studio, lavoro, sperimentazione, produzione e diffusione di cultura.<br />
L’associazione che gestisce l’attività artistica ha il nome di <em>Movente</em>, volendo con il participio indicare il movimento interiore della ricerca incessante.<br />
Il movimento in questi giorni &#8211; e fino al 15 maggio 2010 &#8211; concentra  l’attenzione sull’opera di <strong>Daniele Schivardi </strong>(Milano, 1949) presentando una summa degli ultimi venti anni del suo percorso artistico.<img class="size-full wp-image-1618 alignright" title="--schivardi" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2010/05/schivardi3.jpg" alt="--schivardi" width="350" height="433" /><br />
Nel grigio dominante, ogni rosso schizza un urlo sanguigno, il rosa perde tutta la sua dolcezza per rappresentare carne divelta dal tocco violento del pensiero altrui, il verde non riesce nella sua canonica missione rasserenante ma rievoca più facilmente la decomposizione e il corrotto. La morale imposta dal giudizio estraneo della gente lascia il suo strascico in ogni quadro, cozzando contro la percezione intima che ognuno ha di se stesso e provocando la violenza che da ogni parte scaturisce.<br />
Il pittore espone composizioni reduci di alcune delle sue più fortunate serie: da <em>La Papessa</em> a <em>Sa saga de su porcu</em>.<br />
Nella serie dedicata alla papessa Giovanna &#8211; il leggendario papa donna che avrebbe regnato sulla Chiesa nel Basso Medioevo &#8211; il giudizio della folla beffata dall’inganno avrebbe portato alla tortura della traditrice assieme alla sua condanna e all’uccisione. Nella provocante esecuzione espressa dall’artista, la donna assume la posizione di Cristo in Croce, lasciando intendere che i dolori della tortura e della morte lenta sono universali e non conoscono limiti di sesso. Se l’occhio si limita a constatare analogie fra la crocifissione di un uomo chiamato Gesù e una donna nuda messa in croce, la mente subentrerà ad integrare l’immagine concludendo che il figlio di Dio sacrificandosi sulla croce divenne simbolo dei sacrifici di tutta l’umanità, delle ingiustizie violentemente perpetrate così come quelle inflitte alla papessa rea di essersi creduta uguale a tutti gli uomini.<img class="size-full wp-image-1614  alignleft" title="2schivardi" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2010/05/2schivardi.jpg" alt="2schivardi" width="437" height="289" /><br />
In un groviglio di ascendenza cimabuesca, si assommano particolari baconiani, non solo nella scelta originalissima di prendere come soggetto il papa (che tanto determinò il successo di Velazquez così come quello del suo estimatore Bacon). In una carrellata di volti apparentemente usciti dalla gallerie vaticane, non compaiono i papi che si sono susseguiti nella Storia bensì lo stesso papa reiterato con qualche leggera variante: forse ricordo del bresciano Paolo VI?<br />
In tal modo l’autore riesce immediatamente ad attualizzare una vicenda che diversamente rimarrebbe relegata al passato.<br />
Allo stesso modo del tema storico, nell’opera di Daniele Schivardi assume pari dignità anche il tema popolar-kitsch, come si può vedere dall’istallazione del maiale che in queste zone della bassa bresciana è stato per anni un’importante fonte di sostentamento. La serie de <em>Sa saga de su porcu</em> che recita a mo’ di sottotitolo <em>considerazioni sulla bestemmia</em>, un povero suino pende impiccato alla corda legata ad una struttura metallica, la sua carne rosa rivestita di specchi splende impreziosita come fosse una miniera di diamanti, abbigliata della stola che solitamente indossano i preti nei cerimoniali delle festività. Simboli sacri riluccicano e ricordano quanto spesso l’animale venga invocato contro Dio ma soprattutto parlano dell’ambivalenza dell’essere umano, sempre combattuto fra elevazione alla spiritualità e richiamo alla bassezza del bestiale.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Francesca Serana</strong></p>
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		<title>dal 17.4 al 15.5.2010 :: Daniele Schivardi / Movente, Concesio (BS)</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 14:58:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[inaugurazione]]></category>
		<category><![CDATA[personale]]></category>

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		<description><![CDATA[Personale di Daniele Schivardi nel nuovo spazio culturale Movente a Concesio.
Sabato 17 Aprile 2010 l’Associazione Culturale Movente di Concesio ospita l’inaugurazione della personale di Daniele Schivardi, pittore contemporaneo, milanese di nascita, bresciano di adozione.
L’esposizione “schivardesca” nello spazio del Movente offre le opere più rappresentative del lungo percorso dell’artista, il quale, da sempre, spinge la sua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span id="more-1630"></span><img class="alignleft size-full wp-image-1634" title="locandina_schivardi" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2010/05/locandina_schivardi.jpg" alt="locandina_schivardi" width="307" height="461" />Personale di Daniele Schivardi nel nuovo spazio culturale <em>Movente </em>a Concesio.<br />
<strong>Sabato 17 Aprile 2010 </strong>l’<em>Associazione Culturale Movente </em>di Concesio ospita l’inaugurazione <strong>della personale di Daniele Schivardi</strong>, pittore contemporaneo, milanese di nascita, bresciano di adozione.<br />
L’esposizione “schivardesca” nello spazio del <em>Movente </em>offre le opere più rappresentative del lungo percorso dell’artista, il quale, da sempre, spinge la sua ricerca verso le forme sacre del nascere e del morire, del legame con la madre, dell’androgino e del doppio, del desiderio e dell’amore, del bene e del male.<br />
“Il mio lavoro nasce da una matrice espressionista” commenta l’artista “per poi muovere la ricerca su elementi iconici archetipali interpretati con un segno metropolitano”.<br />
Nella personale, che verrà inaugurata a Concesio alle 18.30, a grandi tele cariche di colore e simboli, si alternano sculture e installazioni provocanti e provocatorie.<br />
Il direttore del <em>Movente</em>, Maria Novella Gennari, una lunga esperienza in ambito culturale, invita il pubblico ad accogliere il lavoro dell’artista in silenzio. “Il silenzio credo sia la migliore modalità di accogliere queste opere che ci invitano a farci impressionare, ad ascoltarle, esse sono dense di elementi che narrano di noi stessi. Tacere ecco, imparare a tacere, per creare quel luogo, spazio, tempo dove esse possano esprimersi.”<br />
All’inaugurazione della mostra interverrà l’architetto <strong>Franco Maffeis</strong>, collaboratore dello studio Gregotti, che introdurrà la mostra parlando del ruolo dell’architettura e del ruolo del museo per l’arte contemporanea.<br />
La serata sarà accompagnata dalle note del duo PHI4 composto da Maurizio Rinaldo e Fabrizio Saiu e da una breve lettura teatrale a cura della regista Marzia Tassi e dell’attore Silvio Gandellini.<br />
L’associazione <em>Movente </em>che ospita la personale di Schivardi nella sua nuova sede è attiva a Brescia da oltre vent’anni e da poco si è trasferita a Concesio, in spazi ricavati da una piccola fabbrica bresciana in disuso.<br />
Un’operazione di ristrutturazione durata quasi due anni, resa possibile dall’impegno, dal lavoro e dalla fantasia di molti, per trasformare una realtà locale, pensata per la produzione, in un luogo di studio, lavoro, sperimentazione, produzione e diffusione di cultura. Lo spazio è destinato ad accogliere chiunque operi in campo culturale e ritenga che la trasmissione sia un elemento imprescindibile dalla funzione della cultura stessa.<br />
Al <em>Movente </em>di Concesio, grande spazio viene dato all’esposizione dell’arte moderna e contemporanea, con una vasta superficie espositiva: 400 mq dove gli artisti potranno esporre le loro opere mettendole a disposizione del pubblico.<br />
<strong>L’inaugurazione ufficiale del <em>Movente </em>è invece fissata per sabato 22 maggio </strong>e per l’occasione sarà presente <strong>Edoardo Boncinelli</strong>, professore di Biologia e Genetica presso l&#8217;Università Vita-Salute di Milano.<br />
Boncinelli, noto al grande pubblico anche per i numerosi libri pubblicati, ha dato contributi fondamentali alla comprensione dei meccanismi biologici dello sviluppo embrionale degli animali superiori e dell’uomo. Il suo sforzo è stato fondamentale nella trasmissione del valore della scienza come sapere necessario.<br />
Il <em>Movente </em>ha in programma per il 2010 numerose iniziative culturali, che vedranno alternarsi autori di cultura come Margherita Hack, Roberto Vecchioni e molti altri ancora.</p>
<p style="text-align: justify;">:: ::</p>
<p><span style="color: #993300;">Sede</span>: Movente, viale Europa 45-47 &#8211; Concesio (BS)<br />
<span style="color: #993300;">Date</span>: 17 Aprile – 15 Maggio 2010<br />
<span style="color: #993300;">Orari</span>: Dal Giovedì al Sabato dalle 15.30 alle 19.30. Altri giorni su appuntamento telefonando al 347.2602616<br />
<span style="color: #993300;">Vernissage</span>: 17 Aprile, ore 18.30<br />
<span style="color: #993300;">Autori</span>: Daniele Schivardi<br />
<span style="color: #993300;">Biglietti</span>: Ingresso libero<br />
<span style="color: #993300;">Note</span>: Sabato 22 Maggio verrà inaugurata ufficialmente la nuova sede del <em>Movente. Per </em>l’occasione sarà presente Edoardo Boncinelli, professore di Biologia e Genetica presso l&#8217;Università Vita-Salute di Milano.<br />
<span style="color: #993300;">Info</span>: Cell. 347.2602616 | www.movente.it | info@movente.it  | maria.novella.gennari@movente.it<br />
<span style="color: #993300;">Ufficio Stampa</span>: Kore di Francesca Tocchella e Cristina Volpi;  www.kore-events.com | info@kore-events.com<br />
<span style="color: #993300;">Genere</span>: Personale, inaugurazione, arte contemporanea</p>
<p>:: ::</p>
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