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	<title>ARTKERNEL &#187; Disegno</title>
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		<title>dal 7.5 al 31.5.2011 :: PERIGRAFIE / Galleria L.I.B.R.A. Arte Contemporanea, Catania</title>
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		<pubDate>Thu, 12 May 2011 21:17:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Arte Contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Disegno]]></category>

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		<description><![CDATA[Negri parte dal segno ed è proprio il segno che lo contraddistingue. Il di-segno si articola e diventa moltitudine, diventa superficie e spazio, crea dialoghi rivolti a sondare una realtà visionaria propria dell’artista. È una ricerca di luce verso una dimensione di conoscenza del Vero.
Dal testo in catalogo di Duccio Trombadori:
Tutto inizia dalla notte, e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span id="more-4984"></span>Negri parte dal segno ed è proprio il segno che lo contraddistingue. Il di-segno si articola e diventa moltitudine, diventa superficie e spazio, crea dialoghi rivolti a sondare una realtà visionaria propria dell’artista. È una ricerca di luce verso una dimensione di conoscenza del Vero.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal testo in catalogo di Duccio Trombadori:</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto inizia dalla notte, e tutto in essa rifluisce. Quello scuro fondale, quel velo nero dove l’occhio si diffonde a dismisura tra spazi suturati senza confine, è il risultato di una campitura impeccabile che lascia percepire l’aperta prossimità di un aere levigato a carbone, universo indeterminato di astri luminosi e appena alleggerito da sensibilissime varianti  di tono.</p>
<div id="attachment_4985" class="wp-caption alignleft" style="width: 308px"><img class="size-medium wp-image-4985" title="riccardo-negri" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/05/riccardo-negri-298x300.jpg" alt="" width="298" height="300" /><p class="wp-caption-text">Riccardo Negri, “Respiro”, 2011. Grafite su carta, cm110 x 110</p></div>
<p style="text-align: justify;">Riccardo Negri enuncia l’estro della sua  espressività nutrita da una passione figurativa che non circoscrive la misura sensibile nell’ambito puramente documentario ma su di esso fa leva per ottenere il più ambizioso dei risultati estetici: mediante il visibile, fare esperienza dell’invisibile. La sua mano sonda profondità spaziali e trasparenze atmosfericche in una fitta trama di segni che articola il piano in allusione progressiva della forma.  L’occhio non riposa sulla  omogeneità apparente del velo notturno bensì cerca di penetrare la selva grafica per inseguire slittamenti di spazio e luce, immagina filiazioni, entropie generative dalla notte al giorno, come alba primordiale del mondo, o pure intima fisiologia del ritmo vitale  e delle sue necessarie scansioni genetiche.<br />
L’elenco delle cose viste ha valore di preambolo per una più vasta aspirazione emotiva, quella di andare « oltre  il segno », in uno scambio simbolico tra apparenza percepita e verità evocata.<br />
« Perigrafia », verrebbe di dire pensando alla parola greca « perigraphé », ovvero circoscrizione. Proprio perché il procedimento espressivo di Riccardo Negri effettua la sua indagine sulla verità ed adopera il disegno come tratto che imprigiona e riduce ciò che contiene nei limiti ben fissati dello spazio e del tempo.<br />
La forza del disegno di Negri, che cattura attonite fisionomie fiorite dal nulla dello spazio bianco (e che in esso appaiono come sprofondate, per la procedura dissolvente dei tratti di grafite ), rinvia così a meditare sul valore e il limite dei simulacri visivi, come convenzioni   per comunicare più profonde (ed invisibili) presenze ontologiche (« aliquid stat pro aliquo »).<br />
E il senso di inaudita e misteriosa infinità che Negri cerca sempre di indagare con l’occhio del disegnatore eccellente, in quanto anima e radice creativa che  dà valore e significato all’insieme della  sua emergente espressività.</p>
<p style="text-align: justify;">:: ::</p>
<p><span style="color: #993300;">Sede</span>: Galleria L.I.B.R.A. Arte Contemporanea &#8211; Via Pola 11/c – Catania<br />
<span style="color: #993300;">Date</span>: 7 Maggio – 31 Maggio 2011<br />
<span style="color: #993300;">Orari</span>: Dal Martedì alla Domenica, dalle ore 16.30 alle ore 20.30<br />
<span style="color: #993300;">Vernissage</span>: 7 Maggio, ore 18.00<br />
<span style="color: #993300;">Autori</span>: Riccardo Negri<br />
<span style="color: #993300;">Curatore</span>: Duccio Trombadori<br />
<span style="color: #993300;">Biglietti</span>: Ingresso libero<br />
<span style="color: #993300;">Info</span>: <a href="mailto:info@gallerialibra.com" target="_blank">info@gallerialibra.com</a><br />
<span style="color: #993300;">Genere</span>: Personale, Arte Contemporanea</p>
<p>:: ::</p>
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		<title>dal 5.5.2011 al 2.6.2011 :: Matteo Fato. Osservando la parola / Accademia Raffaello, Urbino</title>
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		<pubDate>Tue, 03 May 2011 22:27:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Disegno]]></category>

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		<description><![CDATA[Factory &#8211; Contemporary Art, progetto avviato nel 2010 dall’Accademia Raffaello in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Urbino nell’intento di promuovere il lavoro di giovani artisti emergenti, presenta il primo appuntamento di quest’ anno con l’esposizione di Matteo Fato (Osservando la parola) nella Casa Natale di Raffaello / Bottega Giovanni Santi dal 5 maggio &#8211; 2 giugno 2011.
La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span id="more-4882"></span>Factory &#8211; Contemporary Art, progetto avviato nel 2010 dall’Accademia Raffaello in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Urbino nell’intento di promuovere il lavoro di giovani artisti emergenti, presenta il primo appuntamento di quest’ anno con l’esposizione di Matteo Fato (Osservando la parola) nella Casa Natale di Raffaello / Bottega Giovanni Santi dal 5 maggio &#8211; 2 giugno 2011.<br />
La mostra è nuovamente affidata alla cura di Umberto Palestini, insieme al catalogo con testi in italiano e inglese, su progetto grafico di Emanuele Bertoni, realizzato con il contributo di NACA ARTE, Ministero dei Beni e delle Attività culturali, Regione Marche, Provincia di Pesaro e Urbino e Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro.<br />
Factory, nella sua accezione di fabbrica-officina-laboratorio, qualifica la fase della elaborazione artistica che, una volta compiuta nell’opera, approda nelle nobili sale.<br />
Dallo studio di Matteo Fato, dopo attente riflessioni, provengono le opere che sono ora installate nella casa natale di Raffaello, luogo-simbolo per qualsiasi artista. Fato, formatosi artisticamente ad Urbino, prima di sviluppare il nuovo progetto ha attraversato le storiche sale della casa, scoprendo le superiori che non conosceva: come in un viaggio nel tempo, è andato alla ricerca di oggetti e visioni.<br />
Tra i tanti elementi suggestivi osservati, è colpito da una lampada che scende dal soffitto, oggetto &#8211; stereotipo, venduto come gadget turistico della città, ma anche traduzione tridimensionale di un disegno di Leonardo da Vinci pubblicato nel celebre trattato di Luca Pacioli, De Divina Proportione. Matteo Fato vede la lampada come emblema di quella raffinata cultura rinascimentale fatta di complessi rimandi concettuali e concepisce la mostra come una riflessione sul valore degli oggetti, mentre la parola, trascritta e resa reale dal disegno e dalla pittura, diventa il modello assoluto.<br />
Riparte da una sua opera pittorica realizzata nel 2003, Senza titolo con sciarpa, recuperandola da collezione privata per esporla come una sorta di ready made, un oggetto simbolico che aveva chiuso un ciclo pittorico iniziato alla fine degli anni novanta. Fato si dedica in seguito al disegno e all’animazione, ma principalmente allo studio della pittura calligrafica derivata dall’antica tradizione cinese, nella quale i legami tra scrittura e pittura, fra immagine e parola diventano inscindibili.<br />
Per Fato ritrovare la pittura nel momento in cui espone ad Urbino nella casa natale di Raffaello significa pertanto un ritorno all’origine. Un’origine che, in ogni caso, cerca nuovi codici espressivi nell’installazione, ospitando continue traduzioni e slittamenti formali e facendo convivere pittura e disegno, video e fotografia, oggetti e neon. La logica che presiede il progetto è quella dell’accostamento, apparentemente casuale, di elementi per creare una narrazione ammantata di segreto.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_4883" class="wp-caption alignnone" style="width: 463px"><img class="size-full wp-image-4883" title="Matteo-Fato" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/05/Matteo-Fato.jpg" alt="" width="453" height="586" /><p class="wp-caption-text">Matteo Fato, “osservando la parola”, disegno da libro d’artista, 2011. Courtesy l’artista.</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>Factory &#8211; Contemporary Art is a project set off in 2010 by the Accademia Raffaello in collaboration with the Academy of Fine Arts of Urbino aiming to promote the works of the emerging young artists and this year it introduces the exhibition of Matteo Fato<strong> </strong>(Osservando la parola) in the<strong> </strong>birth house of Raffaello / Bottega Giovanni Santi from 5<sup>th</sup> May to 2<sup>nd</sup> June 2011.<br />
Umberto Palestini is once again put in charge of the exhibition, as well as the catalogue with texts both in Italian and English, following the graphic designed by Emanuele Bertoni and realized with the contribution of NACA ARTE, Minstery of Cultural Heritage and Activities, Marche Region, Province of Pesaro and Urbino and Cassa di Risparmio Fondation of Pesaro.<br />
Factory, in the meaning of factory-workshop-laboratory, qualifies the artistic elaboration stage that, once completed the work, succeeds in the aristocratic halls.<br />
From Matteo Fato’s study and careful thinking originate the works which are now displayed in the birthplace of Raffaello, a place symbol for every artist. Fato was educated artistically in Urbino and before developing a new artistic project he had gone through the historical rooms of the house, discovering the upper rooms which he was not aware of: he went in search of objects and visions as in a journey back in time.<br />
Among the many suggestive elements examined he was particularly struck by a lamp hanging form the ceiling, a stereotype object. Reproductions of it are sold as gadgets to tourists, but it is also a three-dimensional translation of the design of Leonardo da Vinci published in the famous treatise by Luca Pacioli, De Divina Proporzione. Matteo. Fato sees the lamp as an emblem of the refined Renaissance culture made of complex concepts and perceives the exhibition as a meditation on the value of the objects, while the word, which is written and made real by the design and the painting, becomes the  unconditional model.<br />
Matteo Fato decided to set off from one of his pictorial work carried out in 2003, Senza titolo con sciarpa, recovered from a private collection in order to display it as a sort of ready made, a symbolic object closing a pictorial cycle which began in the late nineties. Matteo Fato will then dedicate himself to drawing and animation but most of all to the study of the calligraphic writing deriving from the antique Chinese tradition where there are deep and inseparable bonds between writing and painting, and image and word.<br />
The exhibition of his works in the birth house of Raffaello in Urbino has a meaning for Matteo Fato: that is, the return to his origins. Searching for new expressive codes in the installation art, hosting new and continuous translations and formal shifts and helping to coexist painting and design, video and photography, objects and neon. The logic behind the project is to combine, casually, elements to create a narrative closed in secrecy.</em></p>
<p style="text-align: justify;">:: ::<em> </em></p>
<p><span style="color: #993300;">Sede</span>: Accademia Raffaello -Via Raffaello 57 &#8211; Urbino<br />
<span style="color: #993300;">Date</span>: 5 Maggio 2011 &#8211; 2 Giugno 2011<br />
<span style="color: #993300;">Orari</span>: Dal Lunedì al Sabato, dalle ore 9.00 alle ore 13.00 e dalle ore 15.00 alle ore 19.00. Domenica e festivi dalle ore 10.00 alle ore 13.00<br />
<span style="color: #993300;">Vernissage</span>: 5 Maggio, ore 18.00<br />
<span style="color: #993300;">Autori</span>: Matteo Fato<br />
<span style="color: #993300;">Curatore</span>: Umberto Palestini<br />
<span style="color: #993300;">Catalogo</span>: Disponibile in sede con testi di Umberto Palestini<br />
<span style="color: #993300;">Info</span>: telefax 0722320105 | <a href="mailto:segreteria@accademiaraffaello.it">segreteria@accademiaraffaello.it</a> |<a href="http://www.accademiaraffaello.it" target="_blank"> www.accademiaraffaello.it</a><br />
<span style="color: #993300;">Genere</span>: Personale, Arte Contemporanea</p>
<p>:: ::</p>
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		<title>Matisse. La seduzione di Michelangelo / Museo di Santa Giulia, Brescia</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Mar 2011 16:35:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Serana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Arte Contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Disegno]]></category>
		<category><![CDATA[Scultura]]></category>

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		<description><![CDATA[«Io intendo scultura quella che si fa per forza di levare». La forma è insita nella materia, compito dell’artista è quello di scoprila, attraverso un processo non ad aggiungere ma bensì a levare. Matisse e Michelangelo all’unisono.
Indubbiamente, per essere stato dichiarato un grande evento con velleità da grandi numeri di incassi, il taglio della mostra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">«Io intendo scultura quella che si fa per forza di levare». La forma è insita nella materia, compito dell’artista è quello di scoprila, attraverso un processo non ad aggiungere ma bensì a levare. Matisse e Michelangelo all’unisono.<span id="more-4332"></span><br />
Indubbiamente, per essere stato dichiarato un grande evento con velleità da grandi numeri di incassi, il taglio della mostra è originale e riesce a coniugare le esigenze da richiamo del cartellone con una volontà di approfondimento scientifico tipica delle piccole mostre curate da studiosi con finalità di ricerca. La mostra di Brescia è questo, un mix che può soddisfare un&#8217;eterogeneità di pubblico, così come può scontentare sia il neofita curioso alla ricerca di grandi quadri quanto il conoscitore esperto alla ricerca di un approfondimento critico.</p>
<div id="attachment_4333" class="wp-caption alignleft" style="width: 247px"><img class="size-medium wp-image-4333" title="Matisse Interno con schiavo Mus+®e Matisse di Nizza" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/03/Matisse-Interno-con-schiavo-Mus+®e-Matisse-di-Nizza-237x300.jpg" alt="" width="237" height="300" /><p class="wp-caption-text">Henri Matisse, “Interno con schiavo”, ca. 1924. Olio su tela, 91,7 x 73,2 cm, Nizza, Musée Matisse, © Succession H. Matisse by SIAE 2010, Photo : François Fernandez</p></div>
<p style="text-align: justify;">La mostra è mirata, sceglie di esporre esclusivamente l&#8217;attività dell&#8217;artista francese confrontabile con le sculture michelangiolesche e forse per questo ha un limite, non dando un quadro completo dell&#8217;opera matissiana ma mostrando una porzione molto ridotta del suo lavoro; da questo insieme restano escluse una serie di tele che lo spettatore potrebbe aspettarsi d&#8217;incontrare. Risulterà difficile avere un&#8217;idea esaustiva della produzione matissiana tanto quanto del periodo storico, ciò forse per via della mancanza di alcune opere significative che avrebbero permesso di comprendere l&#8217;evoluzione artistica del maestro francese pur non sviando il confronto con la classicità michelangiolesca.<br />
L&#8217;allestimento della mostra è curato dallo studio TA di Alberto Torsello, architetto capace di esplorare ambiti di intervento nuovi, con interessanti esperienze nel campo degli allestimenti come quello strabiliante della esposizione dedicata agli Inca che si è tenuta nello stesso Museo di Santa Giulia.<br />
Il percorso è dominato da un crescendo di luce. L&#8217;ingresso alla mostra avviene quasi al buio, in un corridoio a gomito, l&#8217;enfasi luminosa è posta solo sulle opere. Le luci, appositamente progettate, sono in grado di produrre una ambientazione quasi naturale ma di grande teatralità. Proseguendo, il buio delle sale si dirada passando ai toni del grigio per arrivare alla luce e ai colori chiari che accompagnano gli ultimi spazi espositivi, in un percorso quasi catartico, di rivelazione e di chiarezza interiore. Accolgono alcune illustrazioni della rivista francese <em>Verve</em>, per la quale Matisse aveva assiduamente lavorato sopratutto nell&#8217;ultimo periodo della sua vita.<br />
Breve il confronto con la produzione artistica di Rodin, interprete dei valori michelangioleschi, da cui Matisse trasse ispirazione per la prima opera qui presentata, <em>Lo schiavo</em> (Musée Matisse di Nizza). Essendo la mostra dedicata al rapporto fra l&#8217;artista francese e Michelangelo, ci si sarebbe aspettati una più ricca documentazione in merito alla figura di Rodin, che fu tanto fondamentale nel mediare tra Matisse e il maestro italiano.<br />
Segue il confronto diretto con Michelangelo, a partire dal calco de <em>La Notte</em> della Sagrestia Nuova di San Lorenzo a Firenze (Gipsoteca dell&#8217;Istituto statale d&#8217;arte di Firenze). Il <em>Ratto d&#8217;Europa</em> (National Gallery of Australia), una delle poche tele presenti alla mostra, se rivela evidenti spunti recuperati dall&#8217;artista toscano, difficilmente potrà essere annoverata fra le opere più significative di Matisse. Ugualmente sembra poco opportuna la presenza di un dipinto inconcluso, il <em>Grande nudo seduto</em> (Bronty) del 1909 (New York, The Pierre and Tana Matisse), in cui è visibile il disegno sottostante e le campiture di colore rosso dello sfondo riempiono il quadro solo a metà, mostrando una preparazione che difficilmente si può credere sia intenzionale.<br />
Interessante invece, e forse vera rivelazione della mostra, il libro <em>Phasifae. Chant de Minos</em> di Henri de Montherland, illustrato da Matisse e raramente esposto al pubblico. Si tratta di una serie di incisioni su linoleum, una semplice linea bianca su fondo nero, il cui il tratto deciso regna sovrano, rendendo le figure iconiche pur nel movimento forte e potente.<br />
Il tema della danza, tanto caro a Matisse, viene trattato fugacemente con due bozzetti di bronzo di piccole dimensioni e con il bozzetto di preparazione alla decorazione per la fondazione Barnes di Philadelphia (<em>La danza, armonia blu</em>, 1930-1931, Musée Matisse, Nizza). L&#8217;illustrazione della rivista <em>Verve</em> del 1938 avente come oggetto questa stessa tematica, non sembra sufficiente a scandagliare quello che per Matisse non fu solo uno dei tanti motivi trattati, ma fu il grande motivo per eccellenza, quello della danza umana inteso come slancio vitalistico dell&#8217;uomo mosso dalla gioia di vivere.</p>
<div id="attachment_4336" class="wp-caption alignnone" style="width: 461px"><img class="size-full wp-image-4336" title="1-comp" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/03/1-comp1.jpg" alt="" width="451" height="376" /><p class="wp-caption-text">Henri Matisse, “Pianista e giocatori di dama”, 1924. Olio su tela, 73,7 x 92,4 cm, Washington, National Gallery of Art, Collection of Mr. and Mrs. Paul Mellon, 1985.64.25, © Succession H. Matisse by SIAE 2010, Image courtesy National Gallery of Art, Washington</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Nel corridoio successivo, la sala 5, tre teste in bronzo della modella Henriette, la modella preferita dall&#8217;artista, vengono accostate a incisioni su linoleum di nudi del 1938 e ad un altro dei rari dipinti di questa mostra, <em>Katia in abito giallo</em> (1951, The Pierre and Tana Foundation Collection), a cui fa seguito l&#8217;altro dipinto <em>Pianista e giocatori di dama</em> (1929, National Gallery of Arts, Washington), una delle poche tele dell&#8217;artista forse già note al pubblico. Qui il confronto con Michelangelo è reso nella sua evidenza dalla presenza del calco in gesso de <em>Lo Schiavo morente</em> (Gipsoteca dell&#8217;Istituto d&#8217;arte di Firenze) citato nel dipinto, che a sua volta si collega all&#8217;Interno con schiavo, la tela del Musée Matisse di Nizza, raffigurante il modello michelangiolesco in gesso che Matisse aveva nel suo atelier. Eccezionalmente per la mostra è stato fatto realizzare il calco dello schiavo di Michelangelo che poi verrà donato al Museo di Nizza.<br />
L&#8217;allestimento si rischiara e nella sala 6 prevale l&#8217;accostamento tematico di una serie di nudi, in prevalenza disegni di donne distese, intervallati dalla tela della <em>Donna alla finestra</em> (1918, Narodni Muzej di Belgrado) e dalla tela delle <em>Ragazze in giardino</em> (1919, Musée des Beaux-Arts, Le Chaux de Fonds) dove si evince che il maestro francese ha ripreso nel periodo di Nizza gli studi realizzati una ventina di anni prima ispirati alla Notte di Michelangelo.<br />
La sala 7 sempre più rischiarata, è dedicata al confronto con gli antichi. Lo testimoniano il Busto in gesso, bouquet di fiori, un olio del 1919 molto incisivo, che mostra in secondo piano un disegno di chiara impronta michelangiolesca e un busto antico effettivamente posseduto da Matisse esposto qui in originale (Busto antico, copia romana da un originale del IV sec., Musée Matisse di Nizza); entrambe le opere vengono affiancate ad un disegno di una Venere antica di Michelangelo proveniente da casa Buonarroti.<br />
Proseguendo, altri disegni di nudi femminili si alternano a bronzi raramente esposti quali la <em>Serpentine</em> (1909, deposito presso il Musée Matisse di Nizza) e il <em>Grande nudo seduto</em> (1929, Musée Departemental Matisse, Le Cateau-Cambrésis). Il primo bronzo mostra tutta la sua originalità nella raffigurazione di una donna affusolata e dalle forme fortemente affinate anticipando di molti anni le forme giacomettiane.<br />
Verso la dirittura d&#8217;arrivo, la mostra prende slancio. Viene presentata una serie delle odalische che Matisse aveva visto in Marocco nel 1912, con quattro dipinti circondati da numerose litografie.</p>
<div id="attachment_4338" class="wp-caption alignnone" style="width: 460px"><img class="size-full wp-image-4338" title="02-comp" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/03/02-comp.jpg" alt="" width="450" height="297" /><p class="wp-caption-text">Henri Matisse, “Il circo”, tav. 2, Jazz, Paris, Tériade, 1947. Tavola a pochoir realizzata con gouache di Linel, 42 x 65 cm, Le Cateau-Cambrésis, Musée départemental Matisse, © Succession H. Matisse by SIAE 2010, Photo Philip Bernard</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ultimo periodo della produzione matissiana è documentato dalle vivaci <em>gouaches découpées</em>. Con esse l&#8217;artista risolve alcuni dilemmi che l&#8217;avevano ossessionato per tutta la carriera, quali il rapporto fra colore, disegno e scultura per cui dirà: «ritagliare a vivo nel colore mi ricorda lo sbozzare diretto degli scultori». La conseguenza del suo intenso interrogarsi sulla plasticità dei corpi in rapporto con lo sfondo decorativo trova uno sbocco in queste &#8216;tempere ritagliate&#8217; che costituiscono il trait d&#8217;union fra elemento pittorico e scultoreo. Le <em>gouaches découpées</em> non hanno precedenti e nemmeno avranno seguito. Matisse fece colorare dai suoi assistenti dei rotoli di carta e poi con della grandi forbici andò a tagliare le forme che andava a comporre per ore interminabili. Discende da quest&#8217;invenzione il suo libro Jazz che realizza nel 1947, raccogliendo pensieri e idee dell&#8217;artista stesso sulla vita e sull&#8217;arte, oltre a questi insoliti ritagli che conferiscono al colore la massima purezza. A Brescia viene proposto per la prima volta non il libro celeberrimo ma una versione più rara del medesimo, denominata &#8216;album&#8217;, versione mai mostrata prima in quanto il proprietario temeva che l&#8217;esposizione alla luce potesse intaccare la brillantezza del colore.<br />
Ci avviciniamo alla fine del percorso. A settant&#8217;anni, Matisse, malato e costretto su una seggiola a rotelle, fa ricoprire le pareti beige del suo laboratorio con delle forme di uccelli ritagliati nella carta bianca, memore del soggiorno tahitiano. E&#8217; questa l&#8217;origine degli arazzi <em>Oceania mare</em> e <em>Oceania cielo</em> (1946, Musée Départemental Matisse, Le Cateau Cambrésis), riprodotti nel lino grezzo in trenta esemplari a Parigi. Nel parallelo <em>Polinesia</em> (1950-1951), le forme di pesci e rondini, fluttuanti in una danza di coralli, alghe e meduse, danno vita assieme allo sfondo ad una bicromia priva di ombre, nitida e viva tanto quanto lo spazio che Matisse esperì nell&#8217;altro emisfero.<br />
Chiude l&#8217;esposizione una forte ed incisiva <em>gouache découpée</em> realizzata su tela, la bellissima <em>Venere</em> (1952, National Gallery of Art, Washington), che documenta ancora una volta il debito di uno dei più grandi artisti del Novecento nei confronti della tradizione e della grande arte classica.<br />
L&#8217; estrema stilizzazione delle forme femminili rese con una monocromia blu riporta alle veneri antiche riprodotte da Michelangelo: il colore solista semplifica e sintetizza la forma che acquista un vigore inaspettato. All&#8217;interno di questo confronto fra due titani dell&#8217;arte, sembra doveroso concludere riportando la frase del maestro francese. «Credo che la personalità dell&#8217;artista si sviluppi nella lotta da condurre contro la personalità altrui. Se la lotta gli è fatale e se soccombe, quello doveva essere il suo destino». Evidentemente quest&#8217;ultima ipotesi non si è avverata.<br />
In parallelo alla mostra di Matisse, sempre compresa nel costo del biglietto, è possibile vedere l&#8217;esposizione Ercole il fondatore, curata da Antonio Giuliano e da Marco Bona Castellotti: una ricostruzione filologica e un&#8217;esposizione delle testimonianze archeologiche, scultoree e pittoriche provenienti in prevalenza dai musei locali che avvalorano la leggenda secondo la quale l&#8217;antico eroe greco avrebbe fondato la città di Brescia.<br />
Lodevole la scelta di affiancare una mostra di respiro internazionale con uno studio di scrupolosa scientificità condotto nel solco dell&#8217;arte e della cultura bresciana.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Francesca Serana</strong></p>
<p style="text-align: right;">
<p><em>In homepage particolare da Henri Matisse, “Il circo”, tav. 2, Jazz, Paris, Tériade, 1947. Tavola a pochoir realizzata con gouache di Linel, 42 x 65 cm, Le Cateau-Cambrésis, Musée départemental Matisse, © Succession H. Matisse by SIAE 2010, Photo Philip Bernard</em></p>
<p style="text-align: right;"><strong><br />
</strong></p>
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		<title>dal 2.2 al 3.3.2011 :: Emma Masiero. BRAC’S Art on Table / Libreria Brac, Firenze</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Feb 2011 20:49:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Arte Contemporanea]]></category>
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		<description><![CDATA[“Scopro, nell&#8217;illustrazione, cosi come nella poesia, nella pittura o nelle atmosfere fiorentine, una sorta di stretta intimitá che va prendendo forma goccia dopo goccia, lasciandomi il gusto di provare curiose combinazioni&#8221;.

Nuovo appuntamento con  Brac’s art on table, “mostra orizzontale” della libreria Brac curata da Gabriele Mori: le trenta tovagliette del mese di febbraio sono opera [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><span id="more-4114"></span>“Scopro, nell&#8217;illustrazione, cosi come nella poesia, nella pittura o nelle atmosfere fiorentine, una sorta di stretta intimitá che va prendendo forma goccia dopo goccia, lasciandomi il gusto di provare curiose combinazioni&#8221;.<br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;">Nuovo appuntamento con  Brac’s art on table, “mostra orizzontale” della libreria Brac curata da Gabriele Mori: le trenta tovagliette del mese di febbraio sono opera di <strong>Emma Masiero.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sui tavoli della libreria le illustrazioni fantastiche, eleganti e sognanti della giovane artista fiorentina accompagneranno visivamente i visitatori in una piacevole fuga dalla realtà.</p>
<div id="attachment_4115" class="wp-caption alignnone" style="width: 456px"><img class="size-full wp-image-4115" title="94-1_elicottero" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/02/94-1_elicottero.jpg" alt="" width="446" height="618" /><p class="wp-caption-text">Emma Masiero, &quot;Elicottero&quot;</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Scrive Emma del suo lavoro: <em>“Posso dire che la felicità, intesa come unica condizione possibile, è stata e rimarrà sempre l&#8217;elemento focale della mia continua ricerca. Nel mio quotidiano cerco di mettere al centro delle mie riflessioni, l&#8217;oggetto come  pura forma di piacere. Quell ’elemento che si appoggia principalmente sulla curiosità e sul potere caratteristico e comunicativo del benessere”</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Emma Masiero</strong> (Firenze 1984) è Interior designer, laureata a Madrid. Ha lavorato per studi di architettura e collabora con riviste web di grafica.</p>
<p>:: ::</p>
<p><span style="color: #993300;">Sede</span>: Libreria Brac &#8211; Via dei Vagellai 18r &#8211; Firenze<br />
<span style="color: #993300;">Date</span>: 2 Febbraio &#8211; 3 Marzo 2011<br />
<span style="color: #993300;">Orari</span>: Tutti i giorni dalle ore 11.00 alle ore 24.00. Domenica dalle ore 12.00 alle ore 21.00<br />
<span style="color: #993300;">Vernissage</span>: 2 Febbraio<br />
<span style="color: #993300;">Autori</span>: Emma Masiero<br />
<span style="color: #993300;">Curatore</span>: Gabriele Mori<br />
<span style="color: #993300;">Biglietti</span>: Ingresso libero<br />
<span style="color: #993300;">Info</span>: Tel. +39 055 0944877 | <a href="http://www.libreriabrac.net/">www.libreriabrac.net</a> | <a href="mailto:info@libreriabrac.net">info@libreriabrac.net</a><br />
<span style="color: #993300;">Ufficio Stampa</span>: Monica Zanfini | Via dell&#8217;Osservatorio 36, Firenze | Tel. 055 452567 | Mob. 338 8060156 | <a href="mailto:monicazanfini@alice.it">monicazanfini@alice.it</a><br />
<span style="color: #993300;">Genere</span>: Personale, Arte Contemporanea</p>
<p>:: ::</p>
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		<title>dal 11.2 al 12.6.2011 :: MATISSE. La seduzione di Michelangelo / Museo di Santa Giulia, Brescia</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Feb 2011 20:16:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Focus]]></category>
		<category><![CDATA[Arte Contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Disegno]]></category>
		<category><![CDATA[Scultura]]></category>

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		<description><![CDATA[Attraverso 180 opere &#8211; dipinti, sculture, disegni, incisioni, gouaches découpées &#8211; che coprono l’intera vicenda artistica di Matisse, si analizzerà l&#8217;opera del grande artista francese da un punto di vista  mai tentato finora in un&#8217;esposizione: la relazione con l&#8217;opera di Michelangelo. Infatti, benché Matisse abbia sempre affermato con forza la natura moderna della sua arte, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Attraverso 180 opere &#8211; dipinti, sculture, disegni, incisioni, <em>gouaches découpées</em> &#8211; che coprono l’intera vicenda artistica di Matisse, si analizzerà l&#8217;opera del grande artista francese da un punto di vista  mai tentato finora in un&#8217;esposizione: la relazione con l&#8217;opera di Michelangelo.<strong> </strong>Infatti, benché Matisse abbia sempre affermato con forza la natura <em>moderna</em> della sua arte, come tutti i grandi geni, studiò e analizzò a lungo l&#8217;arte antica, in particolare l&#8217;opera di Michelangelo, traendone forza e suggestione nella sua ricerca di giungere a un&#8217;essenza assoluta della pittura. Particolarmente affascinante sarà il confronto tra due delle opere più importanti di Matisse, provenienti dalla National Gallery di Washington, come il grande dipinto <em>Pianista e giocatori di dama </em>e la grandissima <em>gouache</em> <em>découpée</em> intitolata <em>Venere</em> che verrà affiancata da un disegno originale di Michelangelo raffigurante, per l’appunto, due Veneri.<strong><br />
</strong></p>
<div id="attachment_3946" class="wp-caption alignnone" style="width: 462px"><img class="size-full wp-image-3946" title="H_Matisse" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/01/H_Matisse.jpg" alt="" width="452" height="298" /><p class="wp-caption-text">Henri  Matisse, “Icaro”, tav. 8, Jazz, Paris, Tériade, 1947. Tavola a pochoir  realizzata con gouache di Linel, 42 x 65 cm. Le Cateau-Cambrésis, Musée  départemental Matisse, © Succession H. Matisse by SIAE 2010, Photo  Philip Bernard</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Dopo il grande successo dell’iniziativa sugli Inca che ha portato in città oltre 283.000 visitatori, anche per il 2011, Brescia si appresta a diventare una delle capitali italiane dell’arte.</p>
<p style="text-align: justify;">Al Museo di Santa Giulia è in programma, dall’11 febbraio al 12 giugno, l’esposizione MATISSE. La seduzione di Michelangelo che dimostrerà quanto profondo sia stato il legame intercorso tra l’artista francese e il genio italiano del Cinquecento, che portò Matisse alla formulazione di un’arte che fosse una semplificazione assoluta della pittura, alla luce del suo studio giovanile e poi maturo, proprio della scultura di Michelangelo.<br />
L’arte di Michelangelo costituì per Matisse un riferimento e una continua fonte di riflessione che gli permise di lavorare sul perpetuo rapporto tra linea e volume, disegnando e dipingendo in maniera sculturale.<br />
La mostra, curata da Claudia Beltramo Ceppi, coadiuvata da un comitato scientifico composto dai maggiori esperti di Matisse, promossa dal Comune di Brescia, prodotta e organizzata da Fondazione Brescia Musei e Artematica, col patrocinio della Regione Lombardia-Cultura e del Ministero degli Affari Esteri, presenterà 180 opere del maestro francese &#8211; dipinti, disegni, incisioni, <em>gouaches découpées</em> &#8211; in grado di seguire tutto il suo itinerario creativo, dalle prime opere <em>fauve</em> a quelle realizzate tra il 1908 e il 1914, a quelle del periodo di Nizza (dal 1918 in poi), fino alla parte finale della sua vita, dedicata alla scoperta poetica delle illustrazioni dei libri e della rivista <em>Verve</em> e all’invenzione rivoluzionaria delle <em>gouaches découpées</em>. A esse, si affiancheranno diversi calchi di alcune delle più importanti sculture di Michelangelo tra cui quelle delle Cappelle Medicee, oltre a un importante disegno originale raffigurante due Veneri.<br />
Il percorso espositivo proporrà capolavori di Matisse, difficilmente concessi in prestito, come la grande scultura <em>Lo Schiavo</em> (Musée Matisse di Nizza), il piccolo gioiello del Brooklyn Museum di New York, un olio su tavola, <em>Nudo nel bosco</em>, cui si affiancherà il bronzo <em>Piccolo busto accovacciato</em> (Pierre and Tana Matisse Foundation di New York) che rappresenta quasi una citazione letterale di Michelangelo, ma ridotta alle stesse dimensioni della figura del dipinto, attraverso quel procedimento ‘a togliere’ che Matisse aveva ben studiato nel suo grande antesignano.<br />
Dalla National Gallery of Australia di Canberra giungerà il grande dipinto <em>Il ratto d’Europa</em>, mentre dal MASP di San Paolo del Brasile arriverà il magnifico <em>Busto in gesso, bouquet di fiori</em>.<br />
Verranno inoltre esposte le serie delle <em>Odalische</em> (tra cui il magnifico <em>Nudo seduto su sfondo rosso</em> di proprietà del Centre Pompidou di Parigi), esemplari di quella ricerca spasmodica tra tensione ed equilibrio che turbava Matisse, e <em>Natura morta. Interno rosso a Venezia</em> dei Musées Royaux des Beaux-Arts de Belgique di Bruxelles, o la serie di nudi provenienti dal Musée Matisse di Nizza.<br />
Dal Musée Matisse di Le Cateau Cambrésis proverrà il <em>Grande nudo seduto</em>, la più grande scultura mai realizzata da Matisse, e gli straordinari ed enormi pannelli di <em>Oceania, mare</em> e <em>Oceania, cielo,</em> rispettivamente di 176&#215;395 cm e 177&#215;370 cm.<br />
Il percorso continuerà con la famosa serie di <em>Jazz</em>, dai colori raggianti di un album aperto per la prima volta in occasione della mostra, o un frammento autentico della vetrata della Cappella di Santa Maria del Rosario di Vence e, tra le <em>gouaches</em> <em>découpées,</em> alcuni importanti esemplari mai esposti in precedenza per il timore che la luce potesse danneggiare i fragilissimi colori.<br />
Particolarmente suggestivo sarà il confronto tra due delle opere più importanti di Matisse, provenienti dalla National Gallery di Washington, come il grande dipinto <em>Pianista e giocatori di dama </em>e la grandissima <em>gouache</em> <em>découpée</em> intitolata <em>Venere</em> che verrà affiancata da un disegno originale di Michelangelo raffigurante, per l’appunto, due Veneri.<br />
Il ricordo e la presenza di Michelangelo accompagneranno il visitatore per tutta la mostra, attraverso alcuni suggestivi calchi ottocenteschi delle opere di Michelangelo, tra cui soprattutto la statua di <em>Ecate-Notte</em> delle Cappelle Medicee, a grandezza naturale.<br />
È proprio il rapporto tra scultura e pittura a esprimere al massimo l&#8217;urgenza di Matisse di superare continuamente i propri limiti, ed è la scultura il momento in cui egli si riallaccia più apertamente alla tradizione che lo ha preceduto.<br />
Michelangelo è in questo il suo maestro supremo: “Si potrebbe far rotolare una statua di Michelangelo &#8211; affermava &#8211; dall’alto di una collina fino a far scomparire la maggior parte degli elementi di superficie: la forma rimarrebbe comunque intatta”, e ancora: “Sono ritornato studente… Disegno la <em>Notte</em>, studio il <em>Lorenzo de’ Medici</em>: cerco di impadronirmi della concezione chiara e complessa che è alla base della costruzione di Michelangelo”.<br />
Del genio italiano condivise la passione sempre insoddisfatta per l&#8217;opera, mentre ne ammirò la capacità di sperimentare, fino all&#8217;equilibrio estremo, la forza e la tensione che distorcono i corpi.<br />
Al capolavoro michelangiolesco <em>L’Aurora</em> &#8211; conservato nella chiesa di San Lorenzo a Firenze &#8211; Matisse si rifà esplicitamente nel realizzare quella statuetta del <em>Nudo disteso</em> che ricomparirà in tanti dipinti contemporanei. A Michelangelo tornerà per trovare nuove soluzioni spaziali nei tormentati anni Venti.<br />
E non a caso, la sua più sofferta scultura sarà proprio quel meraviglioso <em>Grande nudo seduto</em> che si riferisce esplicitamente a Michelangelo e che Matisse trascorrerà ben sei anni a modellare e rimodellare, fino a considerarla la sua opera più importante.<br />
Successivamente, altri saranno i problemi che lo coinvolgeranno, ma ancora, nella serie di dipinti dal 1921 al 1940, la figura centrale, a volte dipinta, a volte solo abbozzata, assumerà una profondità spaziale e monumentale di michelangiolesca memoria.<br />
La conseguenza del suo intenso interrogarsi sulla plasticità dei corpi in rapporto con il loro sfondo decorativo, troverà infine una soluzione inattesa nella geniale invenzione delle <em>gouaches découpées</em>, che riconcilieranno finalmente l&#8217;elemento pittorico e quello scultoreo dell&#8217;opera in un procedimento di fusione di cui Matisse stesso dirà: “Ritagliare a vivo nel colore mi ricorda il procedimento diretto della scultura”.<br />
Egli giunse così al definitivo superamento dell’aspetto bidimensionale e di quello tridimensionale dell’opera fino a creare un nuovo universo di forme colorate che di entrambe hanno mantenuto la capacità di sintesi e la tensione.</p>
<p style="text-align: justify;">Accompagna la mostra, un catalogo GAmm Giunti.</p>
<p style="text-align: right;">Brescia, dicembre 2010</p>
<p style="text-align: justify;">:: ::</p>
<p><span style="color: #993300;">Sede</span>: Museo di Santa Giulia &#8211; Via Dei Musei 81/b &#8211; Brescia<br />
<span style="color: #993300;">Date</span>: 11 Febbraio &#8211; 12 Giugno 2011<br />
<span style="color: #993300;">Orari</span>: Dal Lunedì al Giovedì, dalle ore 9.00 alle ore 20.00;  Venerdì e Sabato, dalle ore 9.00 alle ore 21.00. Domenica dalle ore 9.00 alle ore 20.00. Il 25 Aprile (lunedì di Pasqua), dalle ore 9.00 alle ore 21.00. La vendita dei biglietti sarà sospesa un’ora prima della chiusura della mostra.<br />
<span style="color: #993300;">Vernissage</span>: 11 febbraio 2011<br />
<span style="color: #993300;">Autori</span>: Henri Matisse<br />
<span style="color: #993300;">Curatore</span>: Claudia Beltramo Ceppi<br />
<span style="color: #993300;">Catalogo</span>: Disponibile in sede<br />
<span style="color: #993300;">Editore</span>: GAmm Giunti<br />
<span style="color: #993300;">Biglietti</span>: Intero 14.00 euro; ridotto 11.00 euro (studenti universitari fino a 26 anni con tessera o libretto, over 60, soci TCI, soci FAI, soci ARCI, altre categorie convenzionate); ridotto speciale 8.00 euro (fino a 18 anni non compiuti, titolari Card “Brescia Musei Desiderio”); speciale famiglia: ridotto 11.00 euro per gli adulti (per nuclei formati da 2 adulti e almeno 1 minorenne); ridotto gruppi (solo su prenotazione) 9.00 euro (da 15 a 25 persone &#8211; ingresso omaggio per il capogruppo); ridotto scuole (solo su prenotazione) 6.00 euro (fino a 25 alunni &#8211; 2 ingressi omaggio per gli accompagnatori). Ingresso gratuito per bambini fino a 5 anni, disabili con accompagnatore, soci ICOM. Diritto di prevendita di 1.50 euro su ogni ingresso prenotato ad esclusione delle scolaresche<br />
<span style="color: #993300;">Note</span>: La mostra è coadiuvata da un comitato scientifico composto dai maggiori esperti di Matisse, promossa dal Comune di Brescia, prodotta e organizzata da Fondazione Brescia Musei e Artematica, col patrocinio della Regione Lombardia-Cultura e del Ministero degli Affari Esteri<br />
<span style="color: #993300;">Info</span>: Numero Verde 800 775083 | Tel. + 39 0302977834 | <a href="http://www.matissebrescia.it" target="_blank">www.matissebrescia.it</a> | <a href="mailto:info@matissebrescia.it" target="_blank">info@matissebrescia.it</a><br />
<span style="color: #993300;">Ufficio Stampa</span>: CLP Relazioni Pubbliche: Tel.  +39 02 433403 | Fax +39 02 4813841 | <a href="mailto:press@clponline.it">press@clponline.it</a> | Ufficio Stampa Artematica: Tel. +39 0422 410886 | Fax +39 0422 303890 | <a href="mailto:press@artematica.tv">press@artematica.tv</a><br />
<span style="color: #993300;">Genere</span>: Personale, Arte Contemporanea</p>
<p>:: ::</p>
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		<title>dal 27.11 al 23.12.2010 :: Parole immaginate &#8211; Immagini parlate / Circolo Artistico Artemisia, Parma</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Nov 2010 16:37:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Disegno]]></category>
		<category><![CDATA[festival Cartoons]]></category>

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		<description><![CDATA[

Le immagini sanno esprimere, raccontare ed emozionare, al pari delle parole.
Un potere comunicativo ancestrale quello del linguaggio visivo, capace di andare oltre il limite della cornice o della pagina di un libro, per sviluppare un racconto articolato e ricco di significati.
Un linguaggio universale che supera confini geografici e culturali.
E’ così che nascono le opere di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_3486" class="wp-caption alignnone" style="width: 464px"><span id="more-3485"></span><img class="size-full wp-image-3486" title="Rosy" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2010/11/Rosy.jpg" alt="" width="454" height="226" /><p class="wp-caption-text">Invito mostra</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Le immagini sanno esprimere, raccontare ed emozionare, al pari delle parole.<br />
Un potere comunicativo ancestrale quello del linguaggio visivo, capace di andare oltre il limite della cornice o della pagina di un libro, per sviluppare un racconto articolato e ricco di significati.<br />
Un linguaggio universale che supera confini geografici e culturali.<br />
E’ così che nascono le opere di <strong>Rosy Gadda Conti</strong>, dal <strong>27 novembre</strong> al <strong>23 dicembre</strong> in mostra presso il <em>Circolo Artistico Artemisia</em> di Parma: ‘pensieri e parole’ che trovano la loro dimensione nell’immaginazione e arrivano a raccontarsi attraverso segni, colori e forme.<br />
Una “biblia pauperum” moderna che dall&#8217;affresco medievale approda oggi alla rappresentazione su tela, mantenendo la peculiarità di saper narrare e coinvolgere lo spettatore con la sola forza dell&#8217;immagine.<br />
Con pochi tratti Rosy Gadda Conti dà vita a personaggi che sviluppano personalità e vicende attraverso sfumature e dettagli singolari: un paio di occhiali dalla forma azzeccata, degli scaldamuscoli nei toni delicati del rosa, pattini che fanno scivolare con grazia su pavimenti immaginati.<br />
Una carrellata di personaggi che dalla fantasia dell&#8217;autrice prende anima nelle sue opere, diventando ora protagonisti ora compagni di un&#8217;avventura per grandi e piccoli.<br />
L&#8217;apparente semplicità di queste illustrazioni, che con eleganza e delicatezza descrivono un mondo dove animali e umani si mescolano come etnie diverse di un&#8217;unica grande comunità – il mondo vivente –, in realtà svela significati più profondi che i titoli, ironici e spesso inaspettati, solo in parte suggeriscono, strizzando l&#8217;occhio allo spettatore complice.<br />
Ecco quindi la sottile ironia di <em>Istinto e Ragione,</em> dove un mostro dall&#8217;aria simpatica scarrozza ridendo un mago-gnomo seduto sulla sua testa: grande l&#8217;uno, piccolo l&#8217;altro a definirne i ruoli, ma entrambi in stretta relazione e dipendenza l&#8217;uno dall&#8217;altro. Tenera la partecipazione di <em>Timide osservazioni</em>, in cui un vergognoso topolino del deserto dalle orecchie giganti sbircia con timore al di là di una siepe; sorniona l&#8217;allusività di <em>In attesa del bacio</em>, dove un elegante ranocchio in frac aspetta fiducioso la promessa del bacio; pungente l&#8217;allegoria sul potere de <em>Il re è solo, c</em>he ritorna anche ne <em>La prima stella</em>, in cui<em> </em>un&#8217;altissima torre, simboleggiante il potere, risulta non abbastanza grande per raggiungere le ambizioni del re che vi troneggia.<br />
L&#8217;ispirazione è infatti solo apparentemente legata alla natura e al reale, poiché immediatamente rielaborata secondo idee che trasformano i protagonisti delle opere in simboli o stereotipi.<br />
Come in <em>Gallinella a spasso </em>e<em> </em><em>Le pettegole</em>, evidenti parodie dello stereotipo della donnetta ciarliera, la prima<em> </em>più direttamente giocosa, la seconda più sottilmente allusiva con le maldicenze delle due protagoniste incise sul fondo.<br />
Ne <em>L&#8217;inchino</em> la centralità del personaggio barbuto è sottolineata dalla forma circolare del corpo, che richiama il simbolo dell&#8217;infinito, riproposto più volte sia sulla veste che sul fondo, a significare che la gentilezza (incarnata nel gesto dell&#8217;inchino) non ha età e limiti di tempo. Stessa circolarità per altri umani protagonisti di queste opere – <em>Il difficile compito del custode</em>, <em>Barbablu</em>, <em>Lo sceicco e la lampada – </em>ognuno dei quali impersona non solo se stesso ma anche il significato che vi sta dietro, spesso ribaltandolo nel suo opposto, come a voler raccontare ciò che il racconto ha tagliato fuori o semplicemente ignorato. E&#8217; il caso di <em>Barbablu</em>, qui non più temuto “serial killer”, ma bonario e pentito ometto di mezza età, sorpreso a riflettere su se stesso e sulle proprie azioni.<br />
Cerchio ben più complesso per <em>Fragilità,</em> in cui una sfera umanizzata guarda con compassione e preoccupazione il piccolo globo terrestre che tiene fra le mani, intuendone appunto la fragilità dinnanzi ai disastri che ne attentano la vita.<br />
Numerosi gli animali che ammiccano compiaciuti: il compunto tacchino de <em>La suocera</em>, il soffice e solo apparentemente fragile (la dimensione delle zampe conferma il contrario!) pulcino nero de <em>Il pulcino</em>, i numerosi struzzi ritratti ora in eleganti vesti da intellettuali settecenteschi (<em>Messer struzzo</em>), ora con espressioni e gambe umane (<em>Struzzo golfista</em>), ora con fashionisti scaldamuscoli rosa (<em>Gambe di struzzo</em>).<br />
Non mancano i riferimenti a mondi legati all&#8217;immaginario (<em>Il letto a castello, Cappuccetto, Il Marchese di Carabattola</em>), che giocano però sempre con un doppio senso fra immagine e parola (il titolo in questo caso), creando velate allusioni che ne dichiarano l&#8217;intento.<br />
Ed è grazie alla tecnica adottata che la singola opera viene ad assumere un significato più pregnante, andando oltre la  catalogazione di essa come genere “illustrazione” per abbracciare quello più ampio di “opera d&#8217;arte”.<br />
Rosy Gadda Conti ha infatti elaborato e raffinato negli anni una personale tecnica pittorica, capace di sviluppare le potenzialità espressive dell&#8217;acquerello affiancato ad altre tecniche.<br />
Una di queste fa convivere l&#8217;acquarello con l&#8217;acrilico, ribaltandone i ruoli di “forza” in termini di espressività e rilievo. La matericità dell&#8217;acrilico viene pertanto relegata sullo sfondo dell&#8217;opera per dare un supporto consistente all&#8217;acquerello, che in questo modo emerge in primo piano con la potenza della sua lavorazione più definita.<br />
Stesso discorso per quanto riguarda gessi e collage con inserti di tessuti e carta, in cui ancora una volta il materico non si propone come elemento dominante del primo piano, ma resta sullo sfondo a fare da base e cornice allo stesso tempo.<br />
L’aspirazione di queste opere è quella di riuscire a emozionare, trasmettere un’idea, suscitare una riflessione. Una riflessione che può e deve essere svincolata dalla parola scritta, perchè ad essa precedente e sostitutiva.<br />
E una riflessione che riguarda anche l&#8217;illustrazione come forma d&#8217;arte, non necessariamente relegata alle pagine di un libro, e quindi strettamente dipendente da un racconto in parole, ma in grado essa stessa di parlare e raccontare con le immagini.<br />
Un potenziale ampliamente compreso da Rosy Gadda Conti, che da tanti anni si dedica con passione al suo lavoro coinvolgendo un pubblico ampio e diversificato.<br />
Consapevole infatti del potenziale creativo di ognuno e della necessità di educare l&#8217;osservazione come punto di partenza per la creazione, l&#8217;artista porta avanti un progetto formativo di corsi dedicati ad adulti, sia principianti che professionisti, a bambini e disabili, stimolandone fantasia e voglia di esprimersi.<br />
All’interno di questo evento espositivo verrà presentata per la prima volta la collezione <strong>Sister&amp;Sister</strong>, nata dalla passione per l’arte e la fantasia delle sue creatrici, Rosy Gadda Conti e Simona Guarducci,  l&#8217;una mente creativa e l&#8217;altra anima imprenditoriale del progetto.<br />
Moda, arte e design si fondono nelle originali creazioni Sister&amp;Sister, realizzate con le stampe di alcuni disegni selezionati fra le opere di Rosy Gadda Conti.<br />
Dalle t-shirt in cotone per adulti e bambini ai cuscini con le immagini piazzate, dalle maglie al cubo portaoggetti e all&#8217;astuccio in tessuto: una gamma di prodotti in cui l&#8217;opera d&#8217;arte passa  dalla bi-dimensione alla tri-dimensione di una collezione di capi d&#8217;abbigliamento e complementi d&#8217;arredo, a conferma della sua versatilità.<br />
L&#8217;unicità delle stampe, la qualità dei materiali e la ricercatezza dei dettagli sono i tratti che contraddistinguono i prodotti Sister&amp;Sister, tutti rigorosamente made in Italy.</p>
<p style="text-align: justify;">Quadri e prodotti saranno in vendita presso la galleria per tutta la durata della mostra.</p>
<p style="text-align: justify;">:: ::</p>
<p><span style="color: #993300;">Sede</span>: Circolo Artistico Artemisia, Borgo Scacchini 7 &#8211; Parma<br />
<span style="color: #993300;">Date</span>: 27 Novembre &#8211; 23 Dicembre 2010<br />
<span style="color: #993300;">Orari</span>: Dal Lunedì al Sabato dalle ore 10.00 alle ore 12.30 e dalle ore 17.00 alle ore 19.00. Giovedì chiuso<br />
<span style="color: #993300;">Vernissage</span>: 27 Novembre, ore 17.00<br />
<span style="color: #993300;">Autori</span>: Rosy Gadda Conti<br />
<span style="color: #993300;">Curatori</span>: Chiara Cappelli<br />
<span style="color: #993300;">Biglietti</span>: ingresso libero<br />
<span style="color: #993300;">Info</span>: Tel. 338 7463379 | <a href="http://www.rosygaddaconti.ch">www.rosygaddaconti.ch</a><br />
<span style="color: #993300;">Ufficio Stampa</span>: Chiara Cappelli<br />
<span style="color: #993300;">Genere</span>: Personale, Illustrazione</p>
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		<title>dal 18.9 al 19.9.2010 :: Maurizio Cattelan. Grafica e multipli &#8211; Collezione Peruzzi, Milano</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 16:18:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Focus]]></category>
		<category><![CDATA[Arte Contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Disegno]]></category>

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		<description><![CDATA[In occasione del proprio trentennale, il 18 e 19 Settembre 2010 la Collezione Peruzzi sarà aperta al pubblico con la mostra delle 10 opere seriali di Maurizio Cattelan appartenenti alla Collezione. La visita permette di vedere anche tutte le opere della Collezione esposte nella casa del collezionista, attuale contenitore della Collezione, punto di riferimento assoluto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-2610" title="Cattelan" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2010/09/Cattelan.jpg" alt="Cattelan" width="257" height="245" /><span id="more-2606"></span>In occasione del proprio trentennale, il 18 e 19 Settembre 2010 la Collezione Peruzzi sarà aperta al pubblico con la mostra delle 10 opere seriali di Maurizio Cattelan appartenenti alla Collezione. La visita permette di vedere anche tutte le opere della Collezione esposte nella casa del collezionista, attuale contenitore della Collezione, punto di riferimento assoluto del collezionismo di opere grafiche e seriali di arte contemporanea.<br />
La mostra si svolge in concomitanza con la grande retrospettiva che la città di Milano dedica nel mese di Settembre a Maurizio Cattelan.<br />
Prenotare la visita con una email a prenotazione@collezioneperuzzi.it indicando giorno, ora preferita e numero persone. L’ingresso e il catalogo delle opere di Cattelan, edito e stampato in proprio, sono gratuiti.</p>
<p>:: ::</p>
<p><span style="color: #800000;">Sede</span>: Collezione Peruzzi, Corso Lodi 78 – Milano<br />
<span style="color: #800000;">Date</span>: 18 Settembre – 19 Settembre 2010<br />
<span style="color: #800000;">Orari</span>: L’esposizione è visitabile su prenotazione. Inviare una mail a prenotazione@collezioneperuzzi.it  indicando giorno, ora preferita e numero persone<br />
<span style="color: #800000;">Autori</span>: Maurizio Cattelan<br />
<span style="color: #800000;">Catalogo</span>: Disponibile in sede<br />
<span style="color: #800000;">Biglietti</span>: Ingresso gratuito<br />
<span style="color: #800000;">Note</span>: L’evento celebra il trentennale della Collezione Peruzzi<br />
<span style="color: #800000;">Info</span>: Tel. +39 348 4937953 | Fax +39 025692637 | <a href="www.collezioneperuzzi.it" target="_blank">www.collezioneperuzzi.it</a> | collezioneperuzzi@collezioneperuzzi.it<br />
<span style="color: #800000;">Genere</span>: Personale, Arte Contemporanea, Grafica, Multipli</p>
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		<title>dal 1.7 al 31.7.2010 :: Fumitaka Kudo. Living Fossils / Montrasio Arte, Milano</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Jul 2010 22:19:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Disegno]]></category>
		<category><![CDATA[Scultura]]></category>

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		<description><![CDATA[Montrasio Arte è lieta di presentare la prima personale in Italia dell’artista giapponese Fumitaka Kudo (Niigata, 1981) ed il volume ad esso correlato. La mostra curata da Chiara Gatti e Ruggero Montrasio propone al pubblico una selezione di disegni e sculture realizzate dall’artista negli ultimi sette anni vissuti in Italia (2002-2010).
E’ proprio la singolare commistione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="size-full wp-image-2325 alignleft" title="F" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2010/06/F.jpg" alt="F" width="310" height="166" /><span id="more-2324"></span>Montrasio Arte</strong> è lieta di presentare la prima personale in Italia dell’artista giapponese <strong>Fumitaka Kudo</strong> (Niigata, 1981) ed il volume ad esso correlato. La mostra curata da <strong>Chiara Gatti</strong> e <strong>Ruggero Montrasio</strong> propone al pubblico una selezione di disegni e sculture realizzate dall’artista negli ultimi sette anni vissuti in Italia (2002-2010).<br />
E’ proprio la singolare commistione tra la tradizione del disegno rinascimentale italiano &#8211; inevitabilmente assorbita durante gli anni di Accademia &#8211; e la forza visionaria così radicata nella tradizione figurativa orientale, che caratterizza il lavoro di Kudo. Il pesce è il soggetto prediletto del giovane artista giapponese, percepito come intimamente legato all’essere umano. A prima vista sembrano forme reali, ma uno sguardo più attento rivelerà l’effimeratezza dei pesci di Kudo. Vere e proprie astrazioni, sinuose ibridazioni tra esseri mostruosi e docili cetacei, le creature marine di Fumitaka emergono massicce attraverso tratti sottili e minuziosi di inchiostro. L’effetto di patina volutamente ricercato dall’artista, ed ottenuto mediante l’utilizzo della carta gialla da pacchi, o spruzzando del caffè sul supporto cartaceo, conferisce alle visioni marine di Kudo un sapore  tutto antico, riecheggiante certi studi leonardeschi di draghi e creature animalesche.<br />
Le due sculture presenti in mostra, realizzate in marmo ed ardèsia, presentano una radicale semplificazione della forma, portata al suo massimo livello di astrazione. La scelta, alquanto coraggiosa, di utilizzare un materiale di faticosa lavorazione come l’ardèsia, rivela la volontà  di Fumitaka Kudo di dominare la materia. Attraverso un meticoloso processo di lavorazione e politura della materia, Kudo ottiene sculture così levigate che non si può fare a meno di cedere alla tentazione di toccarle attratti, come si è, dalla loro apparenza tangibilemente satinata. Come la pelle umida di un delfino, sotto di essa pulsa il respiro del pesce immaginario.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Biografia</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Originario di Niigata (Giappone), Fumitaka Kudo frequenta prima l’Accademia delle Belle Arti di Firenze, per poi proseguire gli studi all’Accedemia di Carrara, dove si diploma nel 2006.</p>
<p style="text-align: justify;">:: ::</p>
<p><span style="color: #993300;">Sede:</span> Montrasio Arte,  Via Brera 5 – Milano<br />
<span style="color: #993300;">Date</span>: 1 Luglio – 31 Luglio 2010<br />
<span style="color: #993300;">Vernissage:</span>1 Luglio, ore 19.00<br />
<span style="color: #993300;">Autori</span>: Fumitaka Kudo<br />
<span style="color: #993300;">Curatore</span>: Chiara Gatti, Ruggero Montrasio<br />
<span style="color: #993300;">Catalogo</span>: In sede<br />
<span style="color: #993300;">Note</span>: Evento organizzato con il patrocinio del Consolato del Giappone a Milano<br />
<span style="color: #993300;">Info</span>: Tel. 02 878448; 02 875522 | <a href="http://www.montrasioarte.com" target="_blank">www.montrasioarte.com</a> | montrasio@montrasioarte.com<br />
<span style="color: #993300;">Ufficio Stampa</span>: Antea<br />
<span style="color: #993300;">Genere</span>: Personale, Scultura, Disegno, Arte Contemporanea</p>
<p>:: ::</p>
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