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	<title>ARTKERNEL &#187; Alberto Zanchetta</title>
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		<title>dal 18.2 al 30.4.2011 :: DADAMAINO. Movimento delle cose / Galleria Dep Art, Milano</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Feb 2011 19:50:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Zanchetta]]></category>
		<category><![CDATA[Arte Contemporanea]]></category>

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		<description><![CDATA[Attraverso una ventina di opere, di medio e grande formato, la galleria Dep Art di Milano rende omaggio alla figura e all’opera di Eduarda Emilia Maino (Milano, 1930-2004), in arte Dadamaino, eclettica protagonista del dopoguerra, vicina – già a partire dalla fine degli anni Cinquanta – al gruppo degli spazialisti italiani e alle gravide sperimentazioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span id="more-4094"></span>Attraverso una ventina di opere, di medio e grande formato, la galleria <strong>Dep Art</strong> di Milano rende omaggio alla figura e all’opera di <strong>Eduarda Emilia Maino (Milano, 1930-2004)</strong>, in arte <strong>Dadamaino</strong>, eclettica protagonista del dopoguerra, vicina – già a partire dalla fine degli anni Cinquanta – al gruppo degli spazialisti italiani e alle gravide sperimentazioni di coevi movimenti internazionali. L’esposizione, curata da <strong>Alberto Zanchetta</strong>, mette a fuoco il ciclo del <strong><em>Movimento delle cose</em></strong>, un “macrocosmo” metafisico e rarefatto dove minutissimi tratteggi si aggregano e si disperdono in un andamento fisiologico e fluttuante. Nel suo peculiare excursus, partendo da un’iniziale unicità del gesto e da una poetica di sottrazione, Dadamaino passa ben presto ad un concetto di moltiplicazione e di affastellamento che, attraverso soluzioni e materiali sempre più innovativi, dà vita ad un ricco corpus incentrato sull’inconscio e sulla ricerca del segno. Fin dai primi <em>Volumi</em>,<em> </em>passando per gli <em>Inconsci Razionali </em>e gli <em>Alfabeti della mente</em>,<em> </em>sino ai più recenti <em>Movimenti delle cose</em>, emerge la prorompente capacità dell’artista di perpetuare in tutti i suoi lavori una raffinata leggerezza.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_4095" class="wp-caption alignnone" style="width: 461px"><img class="size-full wp-image-4095" title="91-Dadamaino" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/02/91-Dadamaino.jpg" alt="" width="451" height="141" /><p class="wp-caption-text">Dadamaino, “Movimento delle cose”, 1993. Mordente su poliestere, cm 120 x 380</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">:: ::</p>
<p><span style="color: #993300;">Sede</span>: Galleria Dep Art, via Mario Giuriati 9 – Milano<br />
<span style="color: #993300;">Date</span>: 18 Febbraio &#8211; 30 Aprile 2011<br />
<span style="color: #993300;">Orari</span>: Dal Martedì al Sabato dalle ore 15.00 alle 19.00. Mattina e Festivi su appuntamento<br />
<span style="color: #993300;">Vernissage</span>: 18 Febbraio, ore 18.00<br />
<span style="color: #993300;">Autori</span>: Dadamaino<br />
<span style="color: #993300;">Curatore</span>: Alberto Zanchetta<br />
<span style="color: #993300;">Catalogo</span>: Con testo di Alberto Zanchetta<br />
<span style="color: #993300;">Editore</span>: Edizioni Dep Art<br />
<span style="color: #993300;">Biglietti</span>: Ingresso libero<br />
<span style="color: #993300;">Info</span>: Tel. +39 02 36535620 | <a href="mailto:art@depart.it">art@depart.it</a> | <a href="http://www.depart.it" target="_blank">www.depart.it</a><br />
<span style="color: #993300;">Ufficio Stampa</span>: Ufficio Stampa Antea | anteapress@gmail.com<br />
<span style="color: #993300;">Genere</span>: Personale, Arte Contemporanea</p>
<p>:: ::</p>
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		<title>dal 21.1 al 20.2.2011 :: Gino De Dominicis. NOT GDD / LABA, Brescia</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jan 2011 19:51:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Zanchetta]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>

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		<description><![CDATA[Nell’ultimo decennio si è assistito a una progressiva e silenziosa violazione, da parte del sistema dell’arte, delle disposizioni restrittive adottate da Gino De Dominicis in relazione alla fruizione della sua opera. È noto come una visione personalissima dell’arte, e in particolare del proprio lavoro, portasse l’artista ad adoperarsi per mantenere un diritto di veto su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span id="more-3838"></span>Nell’ultimo decennio si è assistito a una progressiva e silenziosa violazione, da parte del sistema dell’arte, delle disposizioni restrittive adottate da Gino De Dominicis in relazione alla fruizione della sua opera. È noto come una visione personalissima dell’arte, e in particolare del proprio lavoro, portasse l’artista ad adoperarsi per mantenere un diritto di veto su apparizioni e riproduzioni; un’indicazione che non ha mai trovato compiuta aderenza, e che recentemente è giunta a capitolare, affogata nella collusione di un’inequivocabile istanza.</p>
<div id="attachment_3839" class="wp-caption alignright" style="width: 266px"><img class="size-full wp-image-3839" title="84-NOT_GDD_3" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/01/84-NOT_GDD_3.jpg" alt="" width="256" height="574" /><p class="wp-caption-text">Gino De Dominicis, “Not GDD”. Fotografia.</p></div>
<p style="text-align: justify;">A pochi anni dalla scomparsa dell’artista, si sono già registrare le prime “defezioni” tra le fila di coloro che sembravano i più convinti custodi dell’eredità di De Dominicis, inosservanze tradotte in operazioni di vario genere, di fronte alle quali si rende necessaria una verifica dell’intera vicenda.<br />
<em>NOT GDD</em> può essere considerato come un invito alla riflessione, oltre che una caustica risposta alle modalità della recente retrospettiva <em>Gino De Dominicis: l’Immortale, </em>evento che ha inaugurato il tanto atteso MAXXI di Roma e che si è concluso nel novembre dell’anno scorso lasciando una corposa pubblicazione edita da Electa. Il progetto ideato per la LABA di Brescia nasce dunque dal desiderio di ricordare quale fosse l’approccio di De Dominicis al mondo dell’arte e quale sia stata la risposta destinatagli dal sistema.</p>
<p style="text-align: justify;">L’iniziativa è sospinta dalla necessità di restituire dignità all’ostinata perseveranza dell’artista che, salvo rare eccezioni, ha sempre sottratto la propria opera all’indiscriminata riproduzione fotografica. Quello della LABA è un progetto <em>in absentia</em>: non una mostra di opere d’arte ma una mostra di critica d’arte che intende analizzare il lascito intellettuale di Gino De Dominicis.</p>
<p style="text-align: justify;">Accompagnano l’iniziativa un catalogo contente le riflessioni dei curatori e il volume <em>WAS GDD &#8211; biografia non ufficiale ma veritiera </em>che ripercorre la storia dell’artista e del suo tentativo di “raggiungere l’inesorabile divenire”.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">COME RAGGIUNGERCI</p>
<p style="text-align: justify;">Autobus dalla stazione ferroviaria: linea urbana n°2 Chiesanuova-Pendolina, scendere alla 5° fermata in piazza Martiri del Belfiore n°3, seguire per 250 metri verso i fori romani.</p>
<p style="text-align: justify;">Autostrada A4 Milano-Venezia uscita Brescia Centro/Ovest, Tangenziale Ovest direzione centro. È possibile parcheggiare l’automobile in diverse zone del centro (salita Via Brigida Avogrado, viale Venezia, via Boifava, largo Torrelunga, via Mantova-parcheggio Castellini, via Spalto San marco, piazzale Arnaldo, via Tosio) e recarsi a piedi presso il distaccamento.</p>
<p style="text-align: justify;">:: ::</p>
<p><span style="color: #993300;">Sede</span>: LABA (Libera Accademia di Belle Arti) &#8211; Piazza del Foro 2 <strong>-</strong> Brescia<br />
<span style="color: #993300;">Date</span>: 21 Gennaio &#8211; 20 Febbraio 2011<br />
<span style="color: #993300;">Orari</span>: Dal Lunedì al Venerdì dalle ore 9.00 alle ore 22.00<br />
<span style="color: #993300;">Vernissage</span>: 21 Gennaio 2011<br />
<span style="color: #993300;">Autori</span>: Gino De Dominicis<br />
<span style="color: #993300;">Curatore</span>: Alberto Zanchetta, Serena De Dominicis<br />
<span style="color: #993300;">Catalogo</span>: Disponibile in sede con testo dei curatori<br />
<span style="color: #993300;">Editore</span>: Edizioni Archivio Zanchetta<br />
<span style="color: #993300;">Biglietti</span>: Ingresso libero<br />
<span style="color: #993300;">Info</span>: Tel. +39 030 3752316 | <a href="http://www.laba.edu" target="_blank">www.laba.edu</a> |  <a href="mailto:info@laba.edu">info@laba.edu</a><br />
<span style="color: #993300;">Ufficio Stampa</span>: Antea Press | <a href="mailto:anteapress@gmail.com">anteapress@gmail.com</a><br />
<span style="color: #993300;">Genere</span>: Personale, Arte Contemporanea, Fotografia</p>
<p>:: ::</p>
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		<title>dal 9.10 al 31.10.2010 ::  Il mondo in presenza di cose / Spazio Culturale Combo, Perugia</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Sep 2010 00:16:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Zanchetta]]></category>
		<category><![CDATA[Arte Contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Installazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[
Una cosa detta con altre parole, o in altre lingue, rimane sempre la stessa? Oppure cambia a seconda della cultura e della società che la nomina e la giudica? Ma soprattutto, cos’è questa “cosa”?
Edgar Allan Poe definiva la Cosa come l’incarnazione del terrore. Lo scrittore cercava di spiegarci che l’apparizione di questa Cosa sarebbe stata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span id="more-2865"></span><img class="alignnone size-full wp-image-2866" title="INVITO" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2010/09/INVITO.jpg" alt="" width="394" height="499" /></p>
<p style="text-align: justify;">Una <strong>cosa</strong> detta con altre parole, o in altre lingue, rimane sempre la stessa? Oppure cambia a seconda della cultura e della società che la nomina e la giudica? Ma soprattutto, cos’è questa “<strong>cosa</strong>”?</p>
<p style="text-align: justify;">Edgar Allan Poe definiva la <strong><em>Cosa</em></strong> come l’incarnazione del terrore. Lo scrittore cercava di spiegarci che l’apparizione di questa <strong><em>Cosa</em></strong> sarebbe stata (sia per i lettori che per i protagonisti delle sue storie) una liberazione. Sennonché la <strong><em>Cosa</em></strong> si lascia sempre desiderare, prolunga la sua attesa e alla fine non si rivela quasi mai. Se potessimo toccare il fondo del terrore – o se preferiamo dire del “perturbante”, terminologia che ben si attaglia alle arti visive degli ultimi secoli – sicuramente la nostra ansia svanirebbe.</p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>cosa</strong> intesa nella sua piena materialità lenisce quindi la paura, ma non per questo riesce a rassicurarci completamente. Pensiamo alle arti visive, le quali rendono concrete le “<strong>cose</strong>” dispensandole dall’obbligo di appartenere veramente al mondo fenomenico. Di fronte a certe opere, lo sguardo estraniato ed esterrefatto dello spettatore, e talvolta la sua incapacità di relazionarsi con esse, è un evidente segnale di pervertimento. Vale a dire: benché il mondo sia il contenitore, non vale qui il processo metonimico, il contenuto non è cioè la sua diretta espressione. Ne è semmai un’alterazione, un’altercazione, un’interdizione…</p>
<p style="text-align: justify;">L’arte è un mondo a sé, specchio de-formato o ri-formato della realtà. La <strong>cosa</strong>/oggetto/opera c’è, esiste, ma non deve necessariamente render conto al mondo in cui viviamo, e a cui chiediamo continuamente delle risposte. Nell’arte la <strong><em>Cosa</em></strong> non è mai ciò che crediamo che sia: la  <strong><em>Cosa</em></strong> è un’entità proteiforme.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il mondo in presenza di cose</em> offre una selezione di opere che interrogano la loro “cosificazione” così come il loro rapporto con il mondo reale. Il primo spunto ci è offerto da un polittico di Juan Carlos Ceci, paesaggio viscerale-sessuale, più ontologico che floreale; l’installazione di Luca Piovaccari si interroga invece sui cascami dell’ambiente naturale in rapporto all’inurbamento selvaggio; Andrea Scopetta progetta la <em>casa perfetta</em> per sé, immagine utopistica che non può (né dovrà) trovare corrispondenza nella realtà; Marco Di Giovanni crea ribaltamenti percettivi all’interno di sculture domestiche, mentre gli oggetti defunzionalizzati di Giovanni Termini e di Nero offrono una risignificazione alla normale destinazione d’uso; infine, un piccolo omaggio a Giorgio Morandi, alle sue bottiglie dai vetri dipinti, che in Francesco Bocchini diventano un simulacro doppiamente sur-reale, e che in Andrea Facco vengono smaterializzate in “immagini di immagini”.</p>
<p style="text-align: justify;">:: ::</p>
<p><span style="color: #993300;">Sede</span>: Spazio Culturale Combo, Via Cartolari 1/A &#8211; Perugia<br />
<span style="color: #993300;">Date</span>: 9 Ottobre – 31 Ottobre 2010<br />
<span style="color: #993300;">Orari</span>: Dal martedì alla domenica, dalle ore 15.00 alle ore 02.00<br />
<span style="color: #993300;">Vernissage</span>: 9 Ottobre, ore 19.00 (a seguire performance musicale del quartetto <em>This Harmony)</em><br />
<span style="color: #993300;">Autori</span>: Francesco Bocchini, Juan Carlos Ceci, Marco Di Giovanni, Andrea Facco Nero, Luca Piovaccari, Andrea Scopetta, Giovanni Termini<br />
<span style="color: #993300;">Curatore</span>: Alberto Zanchetta<br />
<span style="color: #993300;">Info</span>: Tel. 075 5732174 | <a href="http://www.comboperugia.it" target="_blank">www.comboperugia.it</a> | email: info@comboperugia.it<br />
<span style="color: #993300;">Ufficio Stampa</span>: Antea | anteapress@gmail.com<br />
<span style="color: #993300;">Genere</span>: Collettiva, Arte Contemporanea</p>
<p>:: ::</p>
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		<title>dal 23.7 al 5.9.2010 :: Pierluigi Pusole. Experiments / Galleria delle Logge, San Marino</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jul 2010 18:30:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Zanchetta]]></category>

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		<description><![CDATA[La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di San Marino è lieta di annunciare l&#8217;apertura della mostra Experiments di Pierluigi Pusole che si terrà dal 23 luglio al 5 settembre 2010 presso la sede della Galleria delle Logge.
Pierluigi Pusole presenta un corpo d’opere inedite, appositamente realizzate per l’occasione, logica prosecuzione dei lavori presentati lo scorso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft size-full wp-image-2385" title="pusole" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2010/07/pusole.jpg" alt="pusole" width="293" height="225" /><span id="more-2384"></span></strong>La<strong> Galleria Nazionale</strong><strong> d’Arte Moderna e Contemporanea </strong>di<strong> San Marino </strong>è lieta di annunciare l&#8217;apertura della mostra<strong> <em>Experiments</em> </strong>di<strong> Pierluigi Pusole </strong>che si terrà dal<strong> 23 luglio al 5 settembre 2010 </strong>presso la sede della<strong> Galleria delle Logge.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Pierluigi Pusole presenta un corpo d’opere inedite, appositamente realizzate per l’occasione, logica prosecuzione dei lavori presentati lo scorso anno in anteprima nella città di San Marino. Il nuovo ciclo di dipinti ad acquerello e acrilico su carta, raccolti sotto il titolo <em>Experiments</em>, è composto da 112 opere suddivise in sette parti distinte. Ogni opera è pensata come fosse una monade che concorre a creare una grande composizione che avvolgerà lo spazio espositivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nucleo di questo lavoro si sviluppa da forme unicellulari che allignano nella superficie bianca del foglio; attraverso un processo micotico, la materia (intesa qui come “vivente” ma soprattutto come “pittorica”) inizia a organizzarsi in forme sempre più complesse ed evolute. Nella cosmogonia personale di Pusole, il mondo e gli esseri viventi sono però soggetti ad anomalie o a errori genetici, a clonazioni e a permutazioni morfologiche; si tratta infatti di “esperimenti” proto-scientifici che si basano sulla casualità, sul fatalismo e sull’accidente (perché ciò che vediamo è <em>ciò che accade</em>), hanno quindi la necessità di progredire anche grazie agli errori, con il coraggio di ricominciare di nuovo, e ancora, e ancora, riconoscendo la propria teoria solo ed unicamente nell’empirismo. Pusole intende ridurre la realtà fenomenica a una tabula rasa che, per converso, diventa una <em>tabula picta</em> in cui egli può ri-creare daccapo o ri-cominciare a proprio piacimento. In queste opere i paesaggi e le figure si ripetono in modo sempre differente, appaiono e scompaiono, sovvertendo di volta in volta le gerarchie del macro e del microcosmo. L’artista dipinge la ciclicità di un’esistenza che progredisce per accumulazioni additive o per drastiche interruzioni, generando un senso di perenne déjà-vu le cui variazioni sono riducibili tra loro a uno spazio unico e a un tempo omogeneo. Un <em>unicum</em>/<em>continuum</em> dominato da una fitta vegetazione e da ambienti lacustri (l’acqua è il principio della vita, infusa nella tecnica ad acquerello) che sono informati da cromatismi verdi e rossi. La pluralità dell’immagine nasce quindi da una totalità infinitamente divisibile, il cui fondamento è la bio-diversità: quella della pittura, che non è rappresentazione della realtà ma sua stessa artefice.</p>
<p style="text-align: justify;">:: ::</p>
<p><span style="color: #993300;">Sede</span>: Galleria delle Logge, Giardino dei Liburni &#8211; San Marino<br />
<span style="color: #993300;">Date</span>: 23 Luglio – 5 Settembre 2010<br />
<span style="color: #993300;">Orari</span>: Dal Martedì alla Domenica, dalle ore 11.00 alle ore 13.00; dalle ore 15.00 alle ore 19.00. Chiuso il Lunedì <span style="color: #993300;">Vernissage</span>: 23 Luglio, ore 18:00<br />
<span style="color: #993300;">Autori</span>: Pierluigi Pusole<br />
<span style="color: #993300;">Catalogo</span>: Con testi di Davide Ferri, Stefano Moriggi, Alberto Zanchetta<br />
<span style="color: #993300;">Editore</span>: Edizioni Allemandi<br />
<span style="color: #993300;">Biglietti</span>: Ingresso libero<br />
<span style="color: #993300;">Info</span>: Tel. 0549.885414 | info.museidistato@pa.sm<br />
<span style="color: #993300;">Ufficio Stampa</span>: Antea | anteapress@gmail.com<br />
<span style="color: #993300;">Genere</span>: Personale, Arte Contemporanea</p>
<p>:: ::</p>
]]></content:encoded>
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		<title>dal 19.6 al 20.9.2010 :: Petit vérité / Galleria d&#8217;Arte il Castello, Trento</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 15:57:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Zanchetta]]></category>

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		<description><![CDATA[
LA MOSTRA&#62; «Perché?» è la domanda assillante che i bambini continuano a porre agli adulti, formula inquisitoria che ubbidisce a un principio conoscitivo che permette loro di interrogarsi sul “funzionamento” del mondo e sul “senso” della vita. È una domanda a cui non sempre è facile o possibile dare una risposta; i bambini pretendono infatti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span id="more-1996"></span><img class="alignnone size-full wp-image-2001" title="Armida Gandini" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2010/06/Armida_Gandini.jpg" alt="Armida Gandini" width="316" height="347" /></p>
<p style="text-align: justify;">LA MOSTRA&gt; «Perché?» è la domanda assillante che i bambini continuano a porre agli adulti, formula inquisitoria che ubbidisce a un <em>principio conoscitivo</em> che permette loro di interrogarsi sul “funzionamento” del mondo e sul “senso” della vita. È una domanda a cui non sempre è facile o possibile dare una risposta; i bambini pretendono infatti che ogni spiegazione sia esauriente, oltre ogni ragionevole dubbio. Proprio come i bambini, anche l’arte non intende dare risposte, preferisce semmai porre interrogativi. Per la stessa ragione si sono qui scelte alcune opere accomunate da un soggetto ricorrente: bambini e adolescenti che si trovano a contatto con i problemi (troppo grandi) del (loro piccolo) mondo, alle prese con dilemmi etici ed ecologistici, in balia delle proprie emozioni, tra crisi e perdite d’identità. Eppure, ogni opera sembra rivelare una <em>petit vérité</em>, piccola perché vista non con gli occhi degli adulti ma con quelli dei più piccini. Sono ovviamente verità passibili d’inesattezze, di equivoci, di abbagli, che però trovano la loro ragion d’essere nella maieutica – che non a caso è un metodo pedagogico, ma soprattutto un criterio di ricerca che consistente nella sollecitazione del soggetto pensante a ritrovare la verità [nascosta] in se stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">GLI ARTISTI&gt; I disegni di Marco Mazzoni mostrano i volti di adolescenti i cui “incerti” tratti somatici sembrano voler indicare un’identità che si deve ancora formare/affermare. I visi dipinti da Maurizio Carriero sono viceversa confusi, rassegnati, sbigottiti, animati da una materia mossa e vivace che ne esprime i turbamenti. Nelle opere di Matteo Pagani lo spazio bianco-asettico della tela è uno spazio indeterminato (che può essere riempito dall’immaginazione) dove dei fanciulli si trovano alle prese con alterne vicende. Le coordinate spazio-temporali vengono meno anche nel caso di Giorgio Rubbio, il quale accentra l’attenzione su figure che si dimostrano inadeguate di fronte alle meraviglie e ai cascami del mondo. Nelle opere di Armida Gandini delle bambine si trovano ad affrontare difficoltà tanto inattese quanto imprevedibili (gabbie/serre che sono metafore della vita). Elisabetta Vignato – che da diversi anni indaga l’instabile universo della puerizia – evoca i ricordi dell’infanzia attraverso personaggi e oggetti che assecondano i labili e umorali desideri connessi al gioco. Al mondo dei balocchi si rifanno le opere su carta di Mirko Baricchi: bambole che recano impresse sui propri corpi i segni di un tempo ormai perduto, che non [c’]è più. Nei dipinti di Andrea Buglisi dei giovani in abito elegante smettono i panni degli alunni per indossare quelli di piccoli filosofi e scienziati che cercano di plasmare (meglio ancora: plagiare) il mondo. Nella <em>Encyclopaedia picta</em> di Beatrice Pasquali si materializzano invece delle analogie e/o incongruenze che mettono in contiguità oggetti eterogenei, creando un compendio non troppo ligio al sapere pratico. Le presenze quasi fantasmatiche di Pastorello dichiarano la volontà, resa fattiva, di darsi/crearsi un proprio corpo, mentre i volti di Carla Decarli sembrano dei libri aperti: in loro non c’è dissimulazione né ipocrisia, soltanto un sincero trasalimento interiore/infantilistico.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima ancora di comprendere, c’è in queste opere il desiderio di interrogare/interrogarsi. Ammesso e concesso che ogni domanda non [deve] trova[re] risposta, esse resistono all’impulso di estorcere la verità, preferendo casomai distorcerla secondo le proprie aspettative. Non che gli artisti vogliano astenersi oppure allontanarsi del vero, sembrano però esimersi dall’offrire risposte plausibili, tantomeno se banali, per lasciarsi semplicemente ammirare. Benché esistano molte più verità di quante siano in realtà le domande, ciò che non può e non deve mai mancare è la curiosità: per quanto piccolo possa essere, c’è un fondo di verità in ogni approccio al reale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mirko Baricchi</strong> è nato nel 1970 a La Spezia, dove vive e lavora<br />
<strong>Andrea Buglisi</strong> è nato nel 1974 a Palermo, dove vive e lavora<br />
<strong>Maurizio Carriero</strong> è nato nel 1980 a Piedimonte Matese (CE), vive e lavora a Milano<br />
<strong>Carla Decarli</strong> è nata nel 1962 a Rovereto (TN), vive e lavora a Madrano (TN)<br />
<strong>Armida Gandini</strong> è nata nel 1968 a Brescia, vive e lavora a Verolanuova (BS)<br />
<strong>Marco Mazzoni</strong> è nato nel 1982 a Tortona (AL), vive e lavora a Milano<br />
<strong>Matteo Pagani</strong> è nato nel 1979 a Scandiano (RE), vive e lavora a Salvaterra di Casalgrande (RE)<br />
<strong>Beatrice Pasquali</strong> è nata nel 1973 a Verona, dove vive e lavora<br />
<strong>Pastorello</strong> è nato nel 1967 a Sassari, vive e lavora a Roma e Sassari<br />
<strong>Giorgio Rubbio</strong> è nato nel 1980 a Torino, vive e lavora a Santena (TO)<br />
<strong>Elisabetta Vignato</strong> è nata nel 1964 a Padova, dove vive e lavora<br />
:: ::</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">Sede</span>: Galleria d’Arte il Castello, Via degli Orbi 25 &#8211; Trento<br />
<span style="color: #993300;">Date</span>: 19 Giugno – 20 Settembre 2010<br />
<span style="color: #993300;">Orari</span>: Dalle ore 10.00  alle ore 12.30, dalle ore 16.00 alle ore 19.30. Lunedì mattina chiuso, Domenica su appuntamento<br />
<span style="color: #993300;">Vernissage</span>: 19 Giugno, ore 19.00<br />
<span style="color: #993300;">Autori</span>: Mirko Baricchi, Andrea Buglisi, Maurizio Carriero, Carla Recarli, Armida Gandini, Marco Mazzoni, Matteo Pagani, Beatrice Pasquali, Pastorello, Giorgio Rubbio, Elisabetta Vignato<br />
<span style="color: #993300;">Curatore</span>: Alberto Zanchetta<br />
<span style="color: #993300;">Info</span>: Tel. 0461/090223 | <a href="http://www.galleriailcastello.it" target="_blank">www.galleriailcastello.it</a> | galleriailcastello@gmail.com<br />
<span style="color: #993300;">Genere</span>: Collettiva, Arte Contemporanea</p>
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		<title>dal 22.4 al 29.5.2010 :: Arcangelo, Omar Galliani. Coniunctio Oppositorum / LABA, Brescia</title>
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		<pubDate>Sat, 01 May 2010 15:30:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Zanchetta]]></category>

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		<description><![CDATA[La Libera Accademia di Brescia dedica una doppia personale a due importanti figure dell’arte italiana e internazionale che si sono affermate nel decennio degli anni Ottanta e le cui opere saranno messe a confronto, in una sorta di rapporto dialettico. Per l’occasione Arcangelo esporrà una serie di sculture che ripercorrono un ventennio di fervida attività [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-1450" title="Galliani_s_Appolonia" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2010/04/Galliani_s_Appolonia.jpg" alt="Galliani_s_Appolonia" width="274" height="298" /><span id="more-1447"></span>La Libera Accademia di Brescia dedica una doppia personale a due importanti figure dell’arte italiana e internazionale che si sono affermate nel decennio degli anni Ottanta e le cui opere saranno messe a confronto, in una sorta di rapporto dialettico. Per l’occasione Arcangelo esporrà una serie di sculture che ripercorrono un ventennio di fervida attività creativa: si inizia con una <em>Casa magica</em> in gesso e legno degli inizi dell’80 per poi passare a un’<em>Anfora</em> in terracotta e a una <em>Madonna</em> in cera datate agli anni ’90, quindi a  una <em>Nave</em> in bronzo e a un <em>Orto</em> in ceramica degli inizi del 2000. Omar Galliani presenterà invece alcune grandi tavole dal ciclo <em>Tutti i Denti di Santa Apollonia,</em> realizzati in occasione della mostra al Museo Diocesano di Venezia tenutasi l’anno scorso in concomitanza con la Biennale d’Arte, e una serie di 8 disegni a carboncino e bitume su carta foderata su tela, che sono una fulgente testimonianza dell’attuale ricerca dell’artista.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mediterraneo-meridione è per <strong>Arcangelo</strong> una <em>weltanshauung</em> (una filosofica visione del mondo), paesaggio d’elezione che estende le sue radici agli orizzonti più lontani e differenti. Come di consueto, nelle sue opere ritroviamo la materia e il pneuma degli elementi naturali, la loro forma e la loro forza primigenia. A questo proposito Schneidler e Jahn avevano notato come il paesaggio di Arcangelo fosse organico, irrorato da segni-arterie e disseminato di forme falliche, prime fra tutte quelle della montagna e del vulcano, poi sublimate nei termitai africani, nelle corone e nelle sagome slanciate delle Madonne, nel cappuccio dei battenti di Guardia Sanframondi, nelle installazioni con i gessi appuntiti o nelle sculture in cera e in terracotta (non si dimentichi infatti che l’<em>apprentissage</em> di Arcangelo viene maturando in seno alla scultura e non già alla pittura). Da questa geografia arcaicizzante prendono forma sia le sculture che i dipinti – linguaggi che sovente tendono a collimare – i quali rattengono su di sé l’identità di chi li ha plasmati, come a dire che il cerchio è ancora una volta chiuso. E così pure il mondo, da <em>vitiosus</em> a <em>methodicus</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Per <strong>Omar Galliani</strong> l’opera è una continua scoperta, ciò che ne risulterà sarà una costante verifica della propria ricerca: volizione in cui l’artista e la tecnica si completano a vicenda. Diversamente dalla pittura, che si ciba di luce, le opere di Galliani catturano la notte, una <em>tenebrae</em> profonda che vorrebbe assorbire tutto ciò che la circonda ma che in realtà produce vibrazioni luminose (radianza che è innanzitutto concettuale e che si propone in una surrettizia <em>simplicitas</em> in <em>duplicitas</em>, palesata in diadi cattedratiche &#8211; luce&amp;ombra, pieno&amp;vuoto, bianco&amp;nero). Sin dalla fine degli anni Settanta l’artista aveva compiuto una sincronica ripresa della citazione, un “recupero” che era innanzitutto della pittura, sennonché tale <em>ritorno alla pittura</em> denunciava, e denuncia ancor’oggi, un concettualismo che si esplica non tanto nel suo essere metastorico bensì nell’uso del metalinguaggio. L’immagine è infatti funzionale, mai sostanziale; sostanziale è semmai il disegno. Nel caso di Galliani bisogna quindi delegittimare l’immagine per fare del <em>lapsus linguae</em> (vale a dire della figurazione, che si declina in narrazione) un linguaggio del lapis.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Arcangelo </strong>(Avellino, 1956) si diploma all&#8217;accademia di Belle Arti di Roma nel 1980 dopodiché decide di trasferirsi a Milano. Nei primi anni Ottanta nasce il ciclo <em>Terra mia</em> che espone alla collettiva <em>Perspective</em> nel 1984, in occasione della Fiera di Basilea. Seguono le personali alla Galleria Tanit di Monaco e alla Galleria Buchman di Basilea. Nel 1985 prende parte alla collettiva <em>Nuovi Argomenti</em> al PAC di Milano ed espone in mostre personali alla Galleria Janine Mautsch di Colonia, Harald Behm di Amburgo e Klaus Lupke di Francoforte. A questi stessi anni appartengono le sculture intitolate <em>Montagne Sante</em>. Nel 1986 gli sono dedicate nuove personali a Villa Waldberta in Germania, alla Galleria Engström di Stoccolma e allo Studio Guenzani di Milano, prende inoltre parte alla <em>XI Quadriennale di Roma</em>, a <em>Prospect &#8216;86</em> alla Kunstverein und Shirn Kunsthalle di Francoforte e a <em>Dopo il concettuale</em> al Museo Provinciale d&#8217;Arte di Trento. Nel 1987 espone al P.A.C. di Milano e al Museum der Stadt di Esslingen. Verso la fine degli anni Ottanta nascono gli <em>Altari</em> e a cavallo del 1989/1990 inizia a lavorare al ciclo dei <em>Pianeti</em>. Nel 1990 compie un viaggio in Africa con Spagnulo, Coletta e Paradiso, di grande ispirazione per la serie <em>Dogon</em>, presentata al Kunstverein di Bonn nel 1991. Nel 1992 espone al Museo d&#8217;Arte Moderna di Tolosa, nel Réfectoir des Jacobins. Nel 1993 tiene mostre personali al Centro d&#8217;Arte Contemporanea La Ferme du Buisson di Marne-La-Vallée, alla Galleria Municipale d&#8217;Arte Contemporanea di St. Priest, alla Kodama Gallery di Osaka e alla Galleria Gentili di Firenze. Nel 1994 espone le <em>Stanze </em>alla Galleria Otto di Bologna ed è di nuovo da Tanit a Monaco e poi da Alice Pauli a Losanna. Tra il 1993 e il 1994 espone in Giappone, al Fukuyama Museum of Art e in Francia, al Museé d&#8217;art Moderne, Réfectoire des Jacobins di Tolosa e al FRAC Midi-Pyréneés. Nel 1995 organizza assieme a Tripodi, Moroni e Farina la mostra <em>Leonkart</em> al C.S.O.A. Leonkavallo di Milano. Nel &#8216;96, alla Galleria Di Meo di Parigi, presenta <em>Le Navi</em> in cera, mentre in estate nasce il ciclo dei <em>Misteri</em>. Nel 1998 la Civica Raccolta del Disegno di Salò gli dedica una personale, inizia il piccolo ciclo di <em>Verso Oriente</em> ed espone le sue <em>Anfore</em> di terracotta al Caffè Florian di Venezia. Nel 1999 riceve il primo Premio Suzzara per la pittura; nello stesso anno espone i <em>Tappeti Persiani</em> in una personale alla Galleria Fumagalli di Bergamo. Nel 2000, presso la galleria Lorenzelli Arte di Milano, tiene la personale <em>Tappeti Persiani, sarcofago, anfore</em>. Subito dopo realizza la mostra <em>A Quattromani</em> con Pizzi Cannella, alla Galleria Otto di Bologna. Nell&#8217;estate del 2001 nasce il nuovo ciclo dei <em>Sanniti</em> e dei <em>Feticci</em>, l’artista realizza inoltre degli <em>Orti</em> in ceramica. Nel 2003 viene pubblicata la sua prima monografia (“Arcangelo”, Edizioni Quattroemme, Perugia), cui ne seguirà una seconda nel 2008 (“Arcangelo &#8211; opere 1983/2007”, Damiani Editore, Bologna).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Omar Galliani </strong>(Montecchio Emilia, 1954) ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Agli inizi degli anni Ottanta è stato esponente di spicco del gruppo degli Anacronisti e del Magico Primario. Ha partecipato a tre edizioni della Biennale di Venezia e in quella del 1984 ha avuto una sala personale nella sezione “Arte allo specchio”. Sempre negli anni Ottanta ha partecipato alla Biennale di San Paolo del Brasile e alla XII Biennale di Parigi. Ha esposto nei Musei d’Arte Moderna di Tokyo, Kyoto, Nagasaki, Hiroshima, alla Hayward Gallery di Londra, a due edizioni della Quadriennale di Roma, alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna, alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e in quelle di Francoforte e Berlino. Negli anni Novanta il suo lavoro è stato esposto in Arizona, a Philadelphia e a New York. Ha poi esposto presso il Palazzo delle Stelline a Milano, alla Galleria Civica di Modena, al Museo d’Arte Moderna di Budapest, al Palacio Foz di Lisbona e al PAC di Milano. Nel 2003 è stato invitato alla Biennale di Praga e alla prima edizione di quella di Pechino, dove ha vinto il primo premio con tre grandi opere del ciclo <em>Nuove anatomie</em>. Nel 2005, nell’ambito della mostra <em>Grande Disegno Italiano</em>, un suo disegno di 5&#215;6,3 metri è stato messo a confronto con il volto dell’angelo di Leonardo, esposto alla Biblioteca Reale (in seguito l’opera sarà presentata al Palazzo della Permanente di Milano, quindi al Palazzo della Ragione di Verona). Sempre nel 2005, a Palazzo Magnani di Reggio Emilia allestisce la personale <em>Nuove anatomie</em> e inaugura una sua personale dal titolo <em>Nuovi fiori nuovi santi</em> al Museo d’Arte Contemporanea di Guadalajara (Messico). Dal 2006 una sua personale dal titolo <em>Disegno Italiano</em> ha girato in Cina i più importanti Musei d’Arte Moderna e Contemporanea, da Shangai, Chengdu, Jinan, Xian, Wuhan, Hangzhou, Ningbo, a Nanchino, Dalian, Tientsin, Capital Museum di Pechino, per concludersi alla fine del 2008 a Honk Kong presso la  Schoeni Art Gallery. Sempre nel 2006 l’Università e il Museo di Caracas hanno ospitato una sua personale dal titolo <em>Disegnarsi</em>, che nell’aprile 2007 è stata portata al Museo Hassan di Rabat. Nel giugno 2007 inaugura la mostra <em>Tra Oriente e Occidente. Omar Galliani e il Grande Disegno Italiano in Cina</em> presso la sede della Fondazione Querini Stampalia; l’evento vedrà la collaborazione dei musei di Shanghai, Ningbo, Dalian, Xian, Hanghzou, Jinan, Chengdu e Wuhan. Nel mese di Aprile 2009 Christian Mermoud inaugura una sua personale alla galleria Angle Art-Led Attitude &amp; Design a Saint Paul de Vance. Nello stesso anno la galleria k 35 di Mosca apre una sua personale con un nuovo ciclo di opere e La Fondazione Michetti di Francavilla al Mare gli dedica una grande retrospettiva.</p>
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<p><span style="color: #993300;">Sede</span>: Libera Accademia di Belle Arti, Via Don G. Vender 66 – Brescia<br />
<span style="color: #993300;">D</span><span style="color: #993300;">ate</span>: 22 Aprile – 29 Maggio 2010<br />
<span style="color: #993300;">Orari</span>: dal Lunedì al Venerdì dalle 9:00 alle 18:00<br />
<span style="color: #993300;">Vernissage</span>: 22 Aprile, ore 18.00<br />
<span style="color: #993300;">Autori</span>: Arcangelo, Omar Galliani<br />
<span style="color: #993300;">Curatore</span>: Alberto Zanchetta<br />
<span style="color: #993300;">Biglietti</span>: Ingresso libero<br />
<span style="color: #993300;">Note</span>: Giovedì 22 Aprile alle ore 11:00 incontro con Omar Galliani in Via Don G. Vender 66 – Brescia; Martedì 11 Maggio alle ore 15:00 incontro con Arcangelo presso Casa dei Palazzi, Piazza del Foro 2 – Brescia<br />
<span style="color: #993300;">Info</span>: Tel. +39 030 380894 | info@laba.edu<br />
<span style="color: #993300;">Genere</span>: Doppia personale, Arte Contemporanea</p>
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		<title>dal 16.5 al 5.7.2010 :: Natale Addamiano, Cieli e gravine / Dep Art, Milano</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Apr 2010 00:03:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Zanchetta]]></category>

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		<description><![CDATA[Attraverso una quarantina di opere recenti, la Galleria Dep Art di Milano ripercorre la poetica crepuscolare di Natale Addamiano, artista pugliese da anni attivo nel panorama internazionale  e titolare della cattedra di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera dal 1976 al 2006. L’esposizione, curata da Flaminio Gualdoni, si apre con il nostalgico ciclo dedicato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1358" title="Murgia_stellata" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2010/04/Murgia_stellata-220x300.jpg" alt="Murgia_stellata" width="220" height="300" /><span id="more-1355"></span>Attraverso una quarantina di opere recenti, la Galleria Dep Art di Milano ripercorre la poetica crepuscolare di <strong>Natale Addamiano</strong>, artista pugliese da anni attivo nel panorama internazionale  e titolare della cattedra di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera dal 1976 al 2006. L’esposizione, curata da Flaminio Gualdoni, si apre con il nostalgico ciclo dedicato alle <em>Gravine</em>, in cui il sentimento della natura viene affrontato in modo lirico attraverso le vibranti variazioni cromatiche innescate dalla luce, dal movimento delle stagioni e delle ore. Accanto a questo dialogo con la natura, viene presentata anche la serie dei <em>Notturni</em>, frammenti di cielo catturati poco prima dell’imbrunire, s’incendiano al tramonto per poi affievolirsi nel buio della notte. Come viene evidenziato nel testo in catalogo “quadro dopo quadro, luce dopo luce, tono dopo tono, Addamiano traccia da allora una sorta di diario affettivo”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Natale Addamiano</strong> è nato a Bitetto nel 1943. Vive e lavora a Milano dal 1968. Molte sue opere figurano in numerosissime collezioni pubbliche e private in Italia, Francia, Giappone, Germania, Nuova Zelanda, Spagna e Stati Uniti. Hanno scritto di lui: Luca Beatrice, Gianfranco Bruno, Dino Buzzati, Gianni Cavazzini, Andrea Del Guercio, Francesco Gallo, Pietro Marino, Roberto Sanesi, Pierluigi Senna, Giorgio Seveso, Tommaso Trini, Giacomo Zaza.</p>
<p style="text-align: justify;">:: ::</p>
<p><span style="color: #993300;">Sede</span>: Dep Art, Via Mario Giurati 9 – Milano<br />
<span style="color: #993300;">Date</span>: 16 Maggio – 5 Luglio 2010<br />
<span style="color: #993300;">Orari</span>: dal Martedì al Sabato dalle 15 alle 19. Mattina e festivi su appuntamento.<br />
<span style="color: #993300;">Vernissage</span>: 16 Maggio, ore 18.00<br />
<span style="color: #993300;">Autori</span>: Natale Addamiano<br />
<span style="color: #993300;">Curatore</span>: Flaminio Gualdoni<br />
<span style="color: #993300;">Catalogo</span>: in galleria<br />
<span style="color: #993300;">Biglietti</span>: ingresso libero<br />
<span style="color: #993300;">Info</span>: tel. &amp; fax +39 0236535620 | www.depart.it | art@depart.it<br />
<span style="color: #993300;">Genere</span>: Personale, arte contemporanea</p>
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		<title>dal 24.4 al 4.6.2010 :: Omar Galliani. Oltre le righe al di là del segno / Soave Arte Moderna &amp; Contemporanea, Alessandria</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Apr 2010 14:13:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Zanchetta]]></category>

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		<description><![CDATA[I nuovi spazi della Galleria Soave si inaugurano con una mostra personale di Omar Galliani dal titolo “Oltre le righe al di là del segno” in cui saranno presentate quattro grandi opere su legno, appartenenti al ciclo dei Disegni siamesi, che l’artista ha realizzato appositamente per l’occasione assieme a una serie di altre opere di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-1422" title="Grande_disegno_siamese_OGALLIANI" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2010/04/Grande_disegno_siamese_OGALLIANI.JPG" alt="Grande_disegno_siamese_OGALLIANI" width="294" height="243" /><span id="more-1421"></span>I nuovi spazi della Galleria Soave si inaugurano con una mostra personale di Omar Galliani dal titolo “Oltre le righe al di là del segno” in cui saranno presentate quattro grandi opere su legno, appartenenti al ciclo dei <em>Disegni siamesi</em>, che l’artista ha realizzato appositamente per l’occasione assieme a una serie di altre opere di piccolo e medio formato che fungeranno da corollario all&#8217;esposizione.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fronte alle opere di Omar Galliani lo spettatore è solitamente accecato dai riverberi della grafite. L’opera, ci spiega l’artista, «appare nera come il buio, ma se la guardi è luminosa, riflette la luce. A volte la luce è troppo forte e gli occhi non vedono ciò che vuoi vedere». Il significato dell’opera dimora quindi in una semicecità metaforica, in quel crepuscolo steso con la mina di piombo che è fatta di imperturbabile silenzio e da cui emergono immagini che sono vere e proprie epifanie.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel caso di Galliani si ricorrerà per l’ennesima volta all’appellativo di <em>pittore cólto</em>, e non già a quello di anacronista o di ipermanierista. Interrogando la storia delle immagini, e con esse i maestri dell’arte, Galliani compie infatti una sincronica “ripresa” della pittura (<em>cólta</em> perché non si affida soltanto all’occhio ma si rivolge innanzitutto alla conoscenza). Tale <em>Ritorno alla pittura</em> tradisce un concettualismo che si esplica nell’uso del metalinguaggio: le fotografie, da cui l’artista coglie uno stato dell’essere, sono infatti funzionali all’impianto formale ma non possono che reggersi sull’infittirsi dei segni rispetto alle venature del legno. L’atteggiamento critico verso gli strumenti del fare è assolutamente emblematico nel caso dei <em>Disegni siamesi</em> presentati in questa mostra, in cui non è la raffigurazione ma il disegno a volersi sdoppiare, simile ma mai identico a se stesso. I <em>Disegni siamesi</em> sono uno specchio deformante, ma solo nei minimi particolari, che si vuole dare come “moltiplicazione” e che in verità si offre come “differenza”, originaria e originante.</p>
<p style="text-align: justify;">I <em>Disegni siamesi</em> allignano in un sogno/sonno profondo, fragile ed effimero come una bolla di sapone; sono simboli dell’infinito che devono fare i conti con un vuoto che è la sosta[nza] del nero, in quanto il buio non produce movimento ma è portatore di significato. Gravido di vuoto e silenzioso, lo spazio dell’opera entra in rapporto sia con il corpo che con la psiche, giungendo all’introspezione (ovvero al controllo di sé) che si esplica nelle parole dello stesso artista: «Tutto in me è disegno. Il disegno è la mia follia. Aspiro a un disegno totale che sia l’unico mio disegno possibile».</p>
<p style="text-align: justify;">Con grande acribia, l’artista crea i soggetti lasciando che i nostri sensi ne percepiscano soltanto la superficie, mentre al di sotto della loro “pelle” continua ad agitarsi un universo ben più vasto e profondo. Profondo come il buio che fagocita la luce, ma che poi tende a restituirla, riverberandone le vibrazioni luminose.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Nato nel 1954 a Montecchio Emilia, dove vive,<strong> </strong><strong>Omar</strong><strong> </strong><strong>Galliani</strong><strong> </strong>ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Bologna e insegna pittura all’Accademia di Belle Arti di Carrara. Agli inizi degli anni Ottanta è stato esponente di spicco del gruppo degli Anacronisti e del Magico Primario. Ha partecipato a tre edizioni della Biennale di Venezia e in quella del 1984  ha avuto una sala personale nella sezione “Arte allo specchio”. Sempre negli anni Ottanta ha partecipato alla Biennale di San Paolo del Brasile e alla XII Biennale di Parigi. Ha esposto nei Musei d’Arte Moderna di Tokyo, Kyoto, Nagasaki, Hiroshima, alla Hayward Gallery di Londra, a due edizioni della Quadriennale di Roma, alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna, alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, in quelle di Francoforte e Berlino. Negli anni Novanta il suo lavoro è stato esposto allo Scottsdale Center for the Arts dell’Arizona, alla Marian Locks di Philadelphia e alla Arnold Herstand Gallery di New York. L’artista ha inoltre presentato Feminine Countenances alla New York University e nel 2000 Aurea al Museum of the Central Academy of Fine Arts di Pechino. Ha poi esposto presso il Palazzo delle Stelline a Milano, alla Galleria Civica di Modena, al Museo d’Arte Moderna di Budapest, al Palacio Foz di Lisbona, al PAC di Milano. Nel 2003 è stato invitato alla Biennale di Praga e alla prima edizione di quella di Pechino, dove ha vinto il primo premio con tre grandi opere del ciclo Nuove anatomie. Nel 2005, all’Archivio di Stato di Torino nell’ambito della mostra Grande Disegno Italiano, un suo disegno (5 x 6,3 metri), grafite su pioppo, è stato messo a confronto con il volto dell’angelo di Leonardo, preparatorio della Vergine delle rocce, esposto alla Biblioteca Reale. A Palazzo Magnani di Reggio Emilia ha presentato la personale Nuove anatomie. Sempre nel 2005 il Museo d’Arte Contemporanea di Guadalajara (Messico) ha inaugurato una sua personale dal titolo Nuovi fiori nuovi santi e lo Spazio Mazzotta di Milano ha presentato La figlia era nuda. Dal 2006 una sua personale dal titolo Disegno Italiano sta girando in Cina i più importanti Musei d’Arte Moderna e Contemporanea, da Shangai, Chengdu, Jinan, Xian, Wuhan, Hangzhou, Ningbo, a Nanchino, Dalian, Tientsin, e concluderà il tour alla fine del 2007 con una grande mostra al Capital Museum di Pechino. Sempre nel 2006 l’Università e il Museo di Caracas hanno ospitato una sua personale dal titolo Disegnarsi, che nell’aprile 2007 è stata portata al Museo Hassan di Rabat. Il Grande Disegno Italiano, la grande opera esposta a Torino nel 2005, è stata poi presentata al Palazzo della Permanente di Milano nell’ambito della mostra La bellezza nel 2006, quindi a Verona, Palazzo della Ragione, all’interno dell’esposizione Il settimo splendore.<br />
Nel giugno 2007 si inaugura la mostra Tra Oriente e Occidente. <strong>Omar Galliani</strong><strong> </strong>e il Grande Disegno Italiano in Cina presso la sede della Fondazione Querini Stampalia, inserita tra gli eventi collaterali della 52a Biennale di Venezia. L’evento, realizzato con il patrocinio dell’Ambasciata Cinese in Italia, in collaborazione con il Ministero Italiano per gli Affari Esteri e il governo della Repubblica Popolare di Cina, vedrà la presenza dell’Associazione degli Artisti Cinesi e la collaborazione dei musei di Shanghai, Ningbo, Dalian, Xian, Hanghzou, Jinan, Chengdu e Wuhan.</p>
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<p><span style="color: #993300;">Sede</span>: Soave Arte Moderna e Contemporanea, Via San Francesco d’Assisi 20 – Alessandria<br />
<span style="color: #993300;">Date</span>: 24 Aprile – 4 Giugno 2010<br />
<span style="color: #993300;">Vernissage</span>: 24 Aprile, ore 18.00<br />
<span style="color: #993300;">Autori</span>: Omar Galliani<br />
<span style="color: #993300;">Curatore</span>: Alberto Zanchetta<br />
<span style="color: #993300;">Catalogo</span>: Disponibile in galleria con testo del curatore<br />
<span style="color: #993300;">Info</span>: Tel. 0131 444545 | Fax 0131 444545 | www.soavearte.com | info@soavearte.it<br />
<span style="color: #993300;">Genere</span>: Personale, Arte Contemporanea</p>
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