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	<title>ARTKERNEL &#187; Eleonora Scherini</title>
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		<title>Squaring the circle: Contemporary Southeast Asian art / Gallerie 8, Londra</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Nov 2013 18:01:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Scherini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Arte Contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Installazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche quest’anno scopriamo interessanti iniziative nel contesto di Asian Art in London. La manifestazione che celebra la sua sedicesima edizione si presenta come un'ulteriore occasione per conoscere meglio le figure chiave del panorama artistico asiatico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px;"><span id="more-6994"></span>Anche quest’anno scopriamo interessanti iniziative nel contesto di Asian Art in London. </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px;">La manifestazione che celebra la sua sedicesima edizione si presenta come un&#8217; ulteriore occasione per conoscere meglio le figure chiave del panorama artistico asiatico.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px;"><br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px;"></p>
<div id="attachment_7000" class="wp-caption alignnone" style="width: 460px"><img class="size-full wp-image-7000" title="Yudi_Sulistyo" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2013/11/Yudi_Sulistyo.jpg" alt="" width="450" height="649" /><p class="wp-caption-text">Yudi Sulistyo, “Home serie Wooden boxe”.</p></div>
<p></span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px;">Tra le proposte da segnalare l’intervento di One East Asia che, in collaborazione con la curatrice Viv Lawes, in Squaring the circle: Contemporary Southeast Asian art, riunisce sotto il comune denominatore otto artisti provenienti dal Sud-Est Asiatico. </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px;">Gli artisti scelti, che rappresentano Singapore, Malesia, Indonesia e Filippine, presentano opere che testimoniano una grande varietà di pratiche artistiche come risultato di un singolare contesto socioculturale. Le scelte estetiche e narrative dei lavori esposti rispondono, infatti, a diverse identità storiche e nazionali, dove si riflettono anche reminiscenze di passati coloniali e differenti maniere di digerire la crescente globalizzazione dell’area Sud Est asiatica. </span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px;">L’esposizione messa a punto da One East Asia non vuole essere però spunto per una catalogazione regionale, al contrario, la varietà presentata vuole sottolineare il continuo scambio intellettuale e l&#8217;influenza reciproca che vede coinvolti questi paesi.Si propone, quindi, di rompere le barriere e andare oltre i limiti geografici per creare un’unica identità culturale sud-est asiatica, caratterizzata da una vibrante pluralità di voci e da una grande ricchezza creativa, che mantiene vive le proprie origini pur aprendosi a nuove sperimentazioni.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px;"><br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px;"></p>
<div id="attachment_7002" class="wp-caption alignnone" style="width: 460px"><img class="size-full wp-image-7002" title="Andrés_Barrioquinto_comp" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2013/11/Andrés_Barrioquinto_comp.jpg" alt="" width="450" height="453" /><p class="wp-caption-text">Andrés Barrioquinto, “The Wedding Present”.</p></div>
<p></span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px;">Tra gli artisti proposti troviamo Hong Sek Chern, artista originaria di Singapore, che utilizzando e rivisitando la tecnica della pittura tradizionale cinese, dipinge paesaggi urbani contemporanei e, attraverso la loro riconoscibilità, affronta il tema dell’interazione tra spazio e società che lo abita. In mostra si trova esposta una rappresentazione del quartiere Husby di Stoccolma, ispirato a un’immagine di Google Street View, che invita lo spettatore a riflettere sugli eventi del maggio 2013, quando quel quartiere divenne emblema della questione degli immigranti in una città fino ad allora tollerante.Yudi Sulistyo, artista nativo di Yogyakarta in Indonesia, presenta Wooden boxes, un lavoro che ha come oggetto d’investigazione il tema della casa come paradigma del bisogno di protezione e appartenenza dell’essere umano. Una piccola casa di carta, che simula il legno come materiale costruttivo, rappresenta la dimora nella sua versione più essenziale e, protetta da una teca di vetro, diventa simbolo di un’idea.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px;">Originario della Malesia è invece Chang Fee Ming, artista che ritrae la vita quotidiana dei villaggi con lo spirito e il colore intenso della tradizione Batik.In Mostra ci sono anche le opere degli artisti Jane Lee, Lim Tiong Ghee, Teng Nee Cheong, Maria Indriasari e Andres Barrioquinto, che riunite danno luogo a una splendida occasione per dare voce a un&#8217;area geografia che in questo momento sta vivendo un intenso fermento creativo.</span></div>
<p style="text-align: right;"><strong>eleonora scherini</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">Info:</span> Dal 31 Ottobre al 16 Novembre / Gallery 8, Duke Street, St. James, London (UK)</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT">
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		<title>Iris van Dongen and Kimberly Clark / Galleria Luis Adelantado, Valencia</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Dec 2011 22:12:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Scherini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella sua prima esposizione individuale in Spagna Iris van Dongen presenta le due facce del suo lavoro, la produzione in solitario di ritratti a pastello e le performances realizzate a partire del 2005 con la formazione del collettivo Kimberly Clark, fondato con Eveline van de Griend e Ellemieke Shoenmaker.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nella sua prima esposizione individuale in Spagna Iris van Dongen presenta le due facce del suo lavoro, la produzione in solitario di ritratti a pastello e le performances realizzate a partire del 2005 con la formazione del collettivo Kimberly Clark, fondato con Eveline van de Griend y Ellemieke Shoenmaker.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_6179" class="wp-caption alignnone" style="width: 467px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/12/ST-2011.jpg"><img class="size-full wp-image-6179  " title="ST_2011" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/12/ST-2011.jpg" alt="" width="457" height="344" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">ST, 2011 &#8211; Fotografia (Still di video), 30&#215;40 cm</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">E la verità è che sorprende la distanza tra le due proposte, che facilmente si potrebbero collocare in posizioni diametralmente opposte. Con i suoi ritratti a pastello, infatti, l&#8217;artista olandese riesce a entrare in una dimensione intima che descrive il profilo di una donna archetipo, astratta in una giovinezza che più che una caratterizzazione è espressione di certa atemporalità, di certa femminilità universale, declinabile in mille storie e mille varianti.</p>
<p style="text-align: justify;">Sui suoi fogli l&#8217;artista cattura donne assorte nei loro mondi, con espressioni apatiche o cariche di vitalità, sospese nell&#8217;istante appena prima di qualsiasi azione o reazione, e lo fa con una dedizione al dettaglio che è quasi volontà di prendersi cura dei soggetti ritratti, abbracciati da superfici tessili che proteggono e appartano, mantenendo impenetrabile la loro dimensione intima.</p>
<div id="attachment_6180" class="wp-caption alignnone" style="width: 353px"><a href="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/12/Die-Geste-2011.jpg"><img class="size-full wp-image-6180" title="Die Geste, 2011" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/12/Die-Geste-2011.jpg" alt="" width="343" height="520" /></a><p class="wp-caption-text">Die Geste, 2011 - Pastello, carboncino e acquarello su carta. 227x150 cm</p></div>
<p style="text-align: justify;">Senza dubbio ogni traccia di delicatezza svanisce tra gli effluvi alcoolici del lavoro proposto dal collettivo Kimberly Clark, nel quale una donna completamente stereotipata nel modello della cattiva ragazza, si muove in un notturno urbano, tra bar, discoteche e stanze d&#8217;albergo, facendo sfoggio di un gusto per la provocazione pura e utilizzando un linguaggio visuale che rimanda all&#8217;abuso di alcool e droghe.</p>
<p style="text-align: justify;">Il connubio tra il nome del collettivo, preso in prestito da una nota e tradizionale impresa di prodotti per l&#8217;igiene femminile e per la casa, e la rappresentazione di una femminilità aggressiva e canagliesca, interpretata nelle</p>
<p style="text-align: justify;">performance del gruppo, si contrappongono con tale forza da generare un corto circuito che ha l&#8217;effetto di vanificare qualsiasi stereotipo.</p>
<p style="text-align: justify;">­Costruito su due livelli comunicativi tanto diversi come il ritratto a pastello e la performance urbana, il discorso dell&#8217;artista percorre strade parallele che si riuniscono nell&#8217;affermazione di una femminilità che si esprime attraverso l&#8217;esperienza vitale, estranea all&#8217;imposizione di modelli fittizi. Si crea così un gioco di rimandi che unifica sotto la medesima intenzione due linguaggi che in un primo momento appaiono stridenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Galleria Luis Adelantado, Valencia / dal 23 novembre al 31 gennaio 2012</p>
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		<title>Miguel Soler: Basado en hechos reales</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Dec 2011 21:50:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Scherini</dc:creator>
				<category><![CDATA[New Media]]></category>

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		<description><![CDATA[Una produttrice cinematografica fantasma e dieci trailers di film inesistenti per parlare della manipolazione dei mezzi di comunicazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dieci trailers montati secondo le regole d&#8217;oro della promozione cinematografica presentano le nuove promesse firmate dalla produttrice Gato encerrado, ma la casa cinematografica è fittizia e i trailers non sono estratti di films di recente produzione ma videoclip ricavati da telegiornali di tutto il mondo che, realizzati grazie all&#8217;uso della tecnica del found footage e del supercut, ricostruiscono fatti che potrebbero essere tanto veridici quanto falsi, esattamente come quelli emessi ogni giorno dai notiziari “informativi”.</p>
<div id="attachment_6170" class="wp-caption alignnone" style="width: 450px"><a href="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/12/foto2.jpg"><img class="size-full wp-image-6170    " title="foto2" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/12/foto2.jpg" alt="" width="440" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Miguel Soler, dall’allestimento dell’esposizione Basado en hechos reales all’ECAT di Toledo </p></div>
<p style="text-align: justify;">Si tratta dell&#8217;ultimo lavoro del sevigliano Miguel Soler che con questo progetto intitolato, <em>Basado en hechos reales</em> (in italiano: Basato su fatti realmente accaduti), mette in discussione il modus operandi del sistema dei mezzi di comunicazione di massa. Con la stessa tendenza a utilizzare il montaggio di immagini al servizio di una volontà ideologica, spoglia i fatti di cronaca del loro contesto, reinventandone l’intenzione e portandoli, valicando il confine con l&#8217;ambito cinematografico, a un livello di spettacolarizzazione, se possibile, ancora maggiore.</p>
<p style="text-align: justify;">Realtà che diventa finzione e finzione che si conferma come realtà non appena passa all&#8217;altro lato dello schermo. Soler si appropria, con questo lavoro, del potere dei mass-media, capace di plasmare opinioni e punti di vista rispetto a una realtà che, d&#8217;altra parte, gli stessi media si preoccupano di conformare previamente, sostenuti dal gioco dell&#8217;intrattenimento, (tanto necessario in un modello di esistenza sempre più vacuo, promosso dai canoni e desideri propugnati dalla stessa industria mediatica).</p>
<p style="text-align: justify;">Attualmente il progetto di Soler è esposto all&#8217;ECAT di Toledo e sarà visibile fino al 29 di gennaio in uno spazio che riproduce una sala di cinema, con tanto di poltroncine e macchina distributrice di pop-corn. Sul grande schermo, attraverso una sovrapposizione di immagini, voci e colonne sonore spesso discordanti, spaziando dal tono tipico del documentario di divulgazione scientifica al cinema neorealista, i video affrontano temi come il terrorismo, la globalizzazione, l&#8217;alienazione sociale della Corea del Nord e il dramma dell&#8217;AIDS in chiave thriller.</p>
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		<title>Surreale versus surrealismo nell’arte contemporanea / IVAM, Valencia</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Oct 2011 19:50:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Scherini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Installazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Pittura Digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[videoarte]]></category>

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		<description><![CDATA[Riunendo i lavori di più di quaranta artisti, tra i quali Maurizio Cattelan, Anish Kapoor, Cindy Sherman e Kiki Smith, i curatori dell’esposizione Gianni Mercurio e Demetrio Paparoni, propongono un’analisi critica...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span id="more-5857"></span>Riunendo i lavori di più di quaranta artisti, tra i quali Maurizio Cattelan, Anish Kapoor, Cindy Sherman e Kiki Smith, i curatori dell’esposizione Gianni Mercurio e Demetrio Paparoni, propongono un’analisi critica sulla contrapposizione tra il surrealismo del XX secolo e il registro surreale utilizzato da molti artisti contemporanei.</p>
<div id="attachment_5860" class="wp-caption alignleft" style="width: 293px"><img class="size-full wp-image-5860  " title="Inez_van_Lamsweerde-comp" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/10/Inez_van_Lamsweerde-comp1.jpg" alt="" width="283" height="325" /><p class="wp-caption-text">Inez van Lamsweerde &amp; Vinoodh Matadin, &quot;Anastasia&quot;, 1994. Pittura digitale, C-print, cm 114 X 110.  Galleria Primo Marella, Milano</p></div>
<p style="text-align: justify;">Se è pur vero che la produzione artistica, in quanto strettamente legata a un processo creativo al quale partecipa consistentemente la fantasia, ha dato mostra di certa visionarietà già in epoca remota (basti pensare alle opere allucinate di Hieronimus Bosh), è a partire del movimento surrealista che l’immagine fantasiosa entra a formare parte delle consuetudini artistiche e lì permane ancora oggi. Ma ciò che persiste come norma estetica ha subito profondi cambiamenti in termini comunicativi e, come è auspicabile, si è fatta portavoce di una società molto diversa.<br />
I surrealisti del secolo scorso si videro testimoni di una rivoluzione culturale che, grazie al radicamento delle nuove teorie psicoanalitiche, assegnava all’individuo una nuova consapevolezza, incentrata sul riconoscimento di una forma di pensiero inconscia. Tale cognizione convalidava l’uso, nella pratica artistica, di sistemi creativi basati sulla libera associazione di idee e sulla rappresentazione del mondo interiore, il quale lasciato libero di manifestarsi origina immagini oniriche facilmente riconoscibili come fantasiose.<br />
Indubbiamente si può rintracciare nell’opera di una buona parte di artisti contemporanei certa familiarità con l’immaginario fantastico dei surrealisti, eppure, con la stessa immediatezza, si può percepire una maniera diversa di ricorrere al surreale, atteggiamento nuovamente imputabile a una trasformazione culturale.</p>
<div id="attachment_5864" class="wp-caption alignnone" style="width: 459px"><img class="size-full wp-image-5864" title="Ousler-comp" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/10/Ousler-comp.jpg" alt="" width="449" height="409" /><p class="wp-caption-text">Tony Ousler, “ Untitled, (Head wiht Tools)”, 2009. Videoproiezione su fibra di vetro, acqua, resina e tools; cm 100 x 91 x 76. Galleria Soledad Lorenzo, Madrid</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">La rivoluzione tecnologica e la conseguente globalizzazione e mediatizzazione della realtà, hanno reso possibile quella spettacolarizzazione profetizzata da Guy Debord che, portata agli estremi odierni, ci ha reso incapaci di effettuare una discriminazione tra reale e falso, e secondo cui percepiamo immagini vere come false e riproduzioni fittizie come reali.<br />
L’avvento di internet, la diffusione dei media, applicazioni informatiche come Photoshop e l’alienante volontà di ridurre la realtà al servizio dello show-business, hanno attivato una norma che prevarica l’attendibilità dell’immagine documentaria in favore di un continuo ricorso alla manipolazione di informazione e immagini, generando nella coscienza collettiva un nuovo codice di lettura del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_5866" class="wp-caption alignnone" style="width: 458px"><img class="size-full wp-image-5866" title="M-Barney" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/10/M-Barney.jpg" alt="" width="448" height="533" /><p class="wp-caption-text">Matthew Barney, &quot;Cremaster 4: Loughton Manual&quot;, 1994. C-print, cornice di plastica autolubrificata; collezzione privata, Italia</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">A questo gioco dei doppi tra verità e finzione, si riferiscono gli artisti del surreale che, in risposta alla logica dei mezzi di comunicazione, ritraggono i comportamenti paradossali che ne derivano, creando immagini surreali, che risultano difficili da accettare come reali.<br />
Seppure i contorni sembrano tracciare ancora la sagoma di un mondo immaginario, non si tratta più del riflesso di un inconscio perturbato della realtà, ma del ritratto, immortalato del vero, di una realtà perturbata da una nuova concezione di essa.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Eleonora Scherini</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>:: ::</strong></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #993300;">Sede</span>: IVAM Institut Valencia d&#8217;Art Modern &#8211; Valencia<br />
<span style="color: #993300;">Date</span>: 6 Ottobre 2011 &#8211; 8 di Gennaio 2012</p>
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		<title>Sistemes Vius, Christa Sommerer &amp; Laurent Mignonneau / Arts Santa Monica, Barcellona</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Jun 2011 21:31:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Scherini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Arte generativa]]></category>
		<category><![CDATA[electronic and media arts]]></category>
		<category><![CDATA[Interactive art]]></category>
		<category><![CDATA[Interattività]]></category>
		<category><![CDATA[Realtà Virtuale]]></category>

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		<description><![CDATA[L’Arts Santa Monica di Barcellona invita a sperimentare la prima retrospettiva della coppia artistica formata da Christa Sommerer e Laurent Mignonneau.  Sperimentare sì, perché senza la partecipazione del pubblico l’esposizione non prende vita.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span id="more-5442"></span>L’Arts Santa Monica di Barcellona invita a sperimentare la prima retrospettiva della coppia artistica formata da Christa Sommerer e Laurent Mignonneau.  Sperimentare sì, perché senza la partecipazione del pubblico l’esposizione non prende vita.</p>
<div id="attachment_5443" class="wp-caption alignnone" style="width: 460px"><img class="size-full wp-image-5443" title="life-spaces II" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/06/life-spaces-II.jpg" alt="" width="450" height="306" /><p class="wp-caption-text">Christa Sommerer &amp; Laurent Mignonneau, “Life Spaces II”, 1999. Installazione interattiva per computer. Courtesy Arts Santa Monica, Barcellona.</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">L’esposizione Sistemi vivi, curata da Josep Perelló e Irma Vilà con la collaborazione scientifica di Ricard Solé, raccoglie cinque opere di due degli artisti più riconosciuti e innovatori nel panorama internazionale della media art e interactive art.<br />
Sviluppando interfacce interattive, applicate ad ambienti virtuali, Sommerer e Mignonneau affrontano temi come l’ecologia, la vita artificiale e le scienze complesse in cui lo spettatore attiva opere attinenti allo studio dei sistemi vivi.<br />
Nei loro progetti si rintracciano, infatti, le teorie e i modelli di base che regolano il comportamento e l’evoluzione della vita, ma è la mano del visitatore che, come un soffio vitale primordiale, attiva, modifica e regola il meccanismo di una biodiversità virtuale e così, come dovrebbe essere per quella reale, spetta a lui proteggerla, alimentarla e preservarla.<br />
Tutta dello spettatore-creatore, dunque, la responsabilità di salvaguardare le forme di vita che popolano il percorso espositivo, forse un invito alla riflessione sulla condizione ecologica attuale, auspicata anche dall’ambiente espositivo, un circuito buio dove le opere rimangono distanziate tra loro come esortazione a prendersi il tempo necessario per meditare.</p>
<div id="attachment_5444" class="wp-caption alignnone" style="width: 463px"><img class="size-full wp-image-5444" title="eau-jardin" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/06/eau-jardin.jpg" alt="" width="453" height="359" /><p class="wp-caption-text">Christa Sommerer &amp; Laurent Mignonneau, “Eau de Jardin”, 2004. Installazione interattiva per computer. Courtesy Arts Santa Monica, Barcellona.</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Seguendo le tappe di un iter pensato per far pensare, ci si incontra subito con <em>Eau de Jardin</em>, un’installazione interattiva ispirata alla dualità tra la realtà rappresentata e la realtà virtuale riflessa nell’acqua dei <em>Nimphéas </em>di Monet, dove alcune piante acquatiche naturali pendono dal soffitto di fronte a un grande schermo; quando il visitatore si avvicina e accarezza le piante una tecnologia di sensori fà si che sullo schermo abbia luogo la nascita e la crescita di una pianta virtuale, corrispondente al riflesso di quella sfiorata, originando un paesaggio determinato dalla scelta e dall’azione dell’utente.<br />
È poi la volta di <em>Life Spaces II</em> un’interfaccia grafica con uno schermo di proiezione attraverso la quale il visitatore, inserendo stringhe di testo, dà vita a creature virtuali, i caratteri digitati formano il codice genetico delle forme di vita generate che determina le possibilità di sopravvivenza e le caratteristiche di condotta, inoltre il visitatore può nutrire gli abitanti dello schermo somministrandogli caratteri  mediante un editor di testo, garantendone o meno la sopravvivenza e la capacità di riproduzione.</p>
<div id="attachment_5445" class="wp-caption alignnone" style="width: 461px"><img class="size-full wp-image-5445" title="phototropy-comp" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/06/phototropy-comp.jpg" alt="" width="451" height="451" /><p class="wp-caption-text">Christa Sommerer &amp; Laurent Mignonneau, “Phototropy”, 1995. Installazione interattiva per computer. Courtesy Arts Santa Monica, Barcellona.</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Con <em>Phototropy</em>, proiettando la luce di una lanterna su uno schermo, si può scegliere di foto-alimentare o di uccidere per sovraesposizione alla luce, sciami di insetti digitali, mentre in una posizione privilegiata del percorso circolare dell’esposizione, che rievoca la centralità dell’elemento acquatico nell’evoluzione della vita, si incontra <em>A-Volve</em>, un’installazione che per mezzo di uno schermo tattile permette di disegnare sagome che poi prendono vita, agendo autonomamente secondo le caratteristiche della forma e situandosi  all’interno di un  habitat costituito da uno schermo sommerso in qualche centimetro d’acqua, immergendovi le mani si può poi decidere di proteggere la creatura dai predatori o stabilire un contatto, osservandone il comportamento.<br />
Infine <em>Mobile Feelings</em>, un’istallazione che mediante microelettrodi permette a più utenti di scambiarsi a distanza dati corporali come il battito cardiaco o la respirazione, si distingue dalle precedenti opere perché indaga sulla rinuncia dei sensi e dell’intimità che l’uomo moderno ha accettato in cambio di una nova mobilità e connettività, ma in fondo è anche un invito a continuare a investigare, in modo più ampio, le similitudini tra le leggi complesse che regolano ogni forma di vita.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Eleonora Scherini</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>:: ::</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">Date</span>: 1 Giugno &#8211; 25 Settembre<strong><br />
</strong></p>
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		<title>Screen from Barcelona e the Loop fair 2011.</title>
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		<pubDate>Thu, 12 May 2011 23:04:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Scherini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Barcellona prende il polso alla videoarte. Anche quest’anno nella capitale catalana torna il Loop, giunto ormai alla sua nona edizione si rinnova nella struttura e promette partecipazioni da record.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span id="more-4995"></span>Anche quest’anno nella capitale catalana torna il Loop, giunto ormai alla sua nona edizione si rinnova nella struttura e promette partecipazioni da record.<br />
Gli organizzatori hanno infatti deciso di marcare in maniera più netta la distinzione tra la fiera Loop dedicata ai professionisti del settore, ma aperta comunque al pubblico durante gli ultimi due giorni, e il festival vero e proprio, Screen from Barcelona, differenziato da una nuova nomenclatura e da una nuova immagine grafica.</p>
<div id="attachment_4997" class="wp-caption alignnone" style="width: 459px"><img class="size-full wp-image-4997" title="AliciaFramis" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/05/AliciaFramis.jpg" alt="" width="449" height="299" /><p class="wp-caption-text">Alicia Framis – Galería Estrany de la Mota</p></div>
<p>Per undici giorni, nel periodo compreso tra 11 e 21 di maggio, Barcellona diventa portavoce dell’approssimazione del lavoro creativo all’oggetto tecnologico, trasformandosi in piattaforma informativa sul panorama e sul mercato della videoarte, saranno presenti, infatti, cinquecento artisti provenienti da quaranta paesi diversi, per un totale di circa mille opere esposte.<br />
Il percorso espositivo vede la partecipazione di centocinquanta spazi, dai più tradizionali  musei, gallerie e centri d’arte a luoghi atipici per questo tipo di manifestazione, inseriti nella programmazione parallela del City Screen (Off), grazie alla quale si potranno vedere opere esposte in librerie, ristoranti e negozi e ottenere un più amplio coinvolgimento cittadino.<br />
La fiera Loop, allestita nell’Hotel Catalonia Rambles dal 19 al 21 di maggio, quest’anno conta una maggiore partecipazione di gallerie, quarantadue in totale, provenienti da tredici paesi.<br />
Si consolida così come evento di riferimento per gli addetti ai lavori ma non solo, i dieci video proiettati per la prima volta in questa cornice, ne fanno una occasione imperdibile anche per gli appassionati in cerca di primizie.<br />
La proposta del festival si articola intorno a tre principali nuclei tematici, che raggruppano esposizioni e attività per tema e mirano a porre l’attenzione del visitante su determinate questioni.</p>
<div id="attachment_4999" class="wp-caption alignnone" style="width: 460px"><img class="size-full wp-image-4999" title="01-caixaForum" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/05/01-caixaForum.jpg" alt="" width="450" height="244" /><p class="wp-caption-text">El efecto del cine – Caixa Forum</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il primo tema è dedicato alla performance e al teatro, combinando esposizioni e azioni in diretta, Screen from Barcelona riflette sulla relazione e sulle possibilità che nascono dalla interazione tra opere audiovisive e registro diretto del teatro e della performance, vale la pena ricordare le esposizioni presentate dai centri Art Santa Monica e Fundación Suñol con opere di Antoni Muntadas, Antoni Miralda e Jaume Xifra e le performance di Tai Shani e Cally Spooner al Antic Teatre.<br />
Un’altra relazione analizzata nel festival, è quella strettissima tra cinema e videoarte, con una esposizione al Caixa Forum che parla di realtà e illusione, e con il lavoro di Rosa Barba e David Maljkovic, esposto alla Pedrera il cui stile narrativo è a metà strada tra il documentario e la fantascienza.<br />
L’ultima sezione è dedicata alle geografie ambigue, agli spazi mutevoli e indefiniti, come i mari e i deserti, e alle zone di confine o di conflitto che, per le loro caratteristiche, danno vita a immaginari e forme politiche, economiche e sociali fuori dal comune.</p>
<div id="attachment_5000" class="wp-caption alignnone" style="width: 457px"><img class="size-full wp-image-5000" title="Alan-Sekula" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/05/Alan-Sekula.jpg" alt="" width="447" height="248" /><p class="wp-caption-text">Alan Sekula – La Virreina</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">In questo gruppo tematico si inscrive l’esposizione Hidrarquia, allestita al Museo Marítimo, dove sono riunite opere di Mathieu Kleyebe Abonnenc, Mati Diop, Laura Horelli, Anja Kirschner e Uriel Orlow.<br />
Edizione dopo edizione sempre più persone e istituzioni sono coinvolte nella celebrazione di questo festival, creando una rete che si estende a tutta la città con il fine di fare del Loop/Screen from Barcelona l’incontro di videoarte con maggiore programmazione e partecipazione d’Europa.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Eleonora Scherini</strong></p>
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		<title>The Otolith Group. La forma del pensamiento / MACBA, Barcellona</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Apr 2011 23:42:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Scherini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[videoarte]]></category>

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		<description><![CDATA[The Otolith Group mette in scena la percezione e il processo creativo. Una riflessione sulla soggettività della memoria e sulla rielaborazione dell’esperienza vissuta.

La mente umana immagazzina costantemente informazioni, fin dalla nascita ordina la realtà attraverso una rielaborazione, più o meno fedele, del quotidiano e in questa operazione di soggettivazione applica una distorsione che generalmente estetizza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">The Otolith Group mette in scena la percezione e il processo creativo. Una riflessione sulla soggettività della memoria e sulla rielaborazione dell’esperienza vissuta.<span id="more-4714"></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_4718" class="wp-caption alignleft" style="width: 241px"><img class="size-full wp-image-4718" title="IMAGE-01" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/04/IMAGE-01.jpg" alt="" width="231" height="238" /><p class="wp-caption-text">The Otolith Group, Film still from “Be Silent for the Ear of the god are everywhere”, 2006. Courtesy of The Otolith Group and LUX, London</p></div>
<p style="text-align: justify;">La mente umana immagazzina costantemente informazioni, fin dalla nascita ordina la realtà attraverso una rielaborazione, più o meno fedele, del quotidiano e in questa operazione di soggettivazione applica una distorsione che generalmente estetizza il vissuto reale.<br />
L’essere umano associa determinati suoni, odori o specifiche forme a esperienze concrete, o meglio al ricordo che mantiene di esse e se chiamato a citarle sicuramente ricorrerà al potere evocativo di quei suoni, odori e forme che ha registrato come simboli di una realtà personale.<br />
In questa direzione si muove la ricerca del collettivo The Otolith Group, formatosi nel 2000 a Londra per mano di Anjalika Sagar e Kodwo Eshun, artisti che operano prevalentemente nel campo della videoarte.<br />
Attraverso l’esposizione presentata al MACBA di Barcellona, commissionata da Chus Martínez e dove è esposta buona parte della loro attività, invitano lo spettatore a indagare sul metodo di lavoro che li vede impegnati nei loro progetti e che documenta il processo di decisioni che configurano l’opera finale.<br />
Testi, fotografie, disegni e materiale di vario tipo, come per esempio poster di fantascienza, fanno della mostra qualcosa che va oltre la testimonianza dell’opera in sé, trasformandola in una sorta di collage di immagini caricate di significati che proiettano la dimensione intima dell’artista.<br />
Le immagini fanno riferimento a diverse situazioni della storia post-coloniale, dall’ideologia della guerra fredda ai processi del capitalismo globale, la storia recente diventa un diario personale che racconta, attraverso il procedimento di selezione, il processo mentale della ‘voce narrante’.</p>
<div id="attachment_4719" class="wp-caption alignnone" style="width: 462px"><img class="size-full wp-image-4719" title="IMAGE-3" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/04/IMAGE-3.jpg" alt="" width="452" height="338" /><p class="wp-caption-text">The Otolith Group, Film still from “Otolith”, 2003. Courtesy of The Otolith Group and LUX, London</p></div>
<p>Lo spettatore si trova così, non solo di fronte a un prodotto audiovisivo, ma anche a un modo di pensare e al meccanismo che materializza nella nostra mente ciò che apprendiamo, ognuno in un modo diverso, ognuno artefice di una certa rappresentazione del mondo.<br />
Una delle opere che accolgono il visitatore è Timeline, un’asse cronologico che descrive la traiettoria di The Otolith Group, in cui vediamo raccolte non solo situazioni relazionate con il collettivo e la sua produzione ma anche circostanze e personaggi che riportano una realtà più ampia, fatta di dati soggettivi che sono relazionati tra loro da un effetto causale creato solo mentalmente.</p>
<div id="attachment_4720" class="wp-caption alignnone" style="width: 459px"><img class="size-full wp-image-4720" title="IMAGE-02" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/04/IMAGE-02.jpg" alt="" width="449" height="269" /><p class="wp-caption-text">The Otolith Group, Film still from “Otolith III”, 2009. Courtesy of The Otolith Group and LUX, London</p></div>
<p>Lungo il percorso espositivo i due artisti sottopongono all’attenzione del visitatore un’altra questione, il rimando continuo alla finzione, l’uso di documenti autentici e fittizi, mescolati indiscriminatamente, creano una sensazione di confusione.<br />
La presenza di immagini, pitture e disegni realizzati da artisti come Vidya Sagar, Valentina Tereshkova e Jack Kirby, tanto ‘dal vero’ come nei film presentati, originano un gioco di doppi sensi in cui lo spettatore non può fare a meno di domandarsi se le opere esposte esistano e per questo siano riflesse nei filmati otolitici o se siano mera invenzione del collettivo.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Eleonora Scherini</strong><br />
<em>(mostra visitata il 14 febbraio 2011)</em></p>
<p style="text-align: left;">:: ::</p>
<p><span style="color: #993300;">Sede</span>: MACBA, Plaza dels Àngels 1 &#8211; Barcellona<br />
<span style="color: #993300;">Date</span>: 4 Febbraio – 29 Maggio 2011<br />
<span style="color: #993300;">Orari</span>: Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Venerdì dalle ore 11.00 alle ore 19.30. Sabato dalle ore 10.00 alle ore 20.0; Domenica e festivi dalle ore 10.00alle ore 15.00. Chiuso il Martedì<br />
<span style="color: #993300;">Autori</span>: Otolith Group<br />
<span style="color: #993300;">Curatore</span>: Chus Martínez<br />
<span style="color: #993300;">Catalogo</span>: Disponibile in sede<br />
<span style="color: #993300;">Editore</span>: Ediciones MACBA<br />
<span style="color: #993300;">Biglietti</span>: 6.00 euro, ridotto 4.50 euro<br />
<span style="color: #993300;">Note</span>: la mostra sarà al MAXXI di Roma a partire da settembre 2011<br />
<span style="color: #993300;">Info</span>: 0034 934813356,  <a href="http://www.macba.es/">www.macba.es</a><br />
<span style="color: #993300;">Genere</span>: Personale, Videoarte</p>
<p>:: ::</p>
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		<title>20 años &#8211; 20 imágenes / IVAM Institut Valencia d’Art Modern, Valencia</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Jan 2011 17:24:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Scherini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>

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		<description><![CDATA[La rivista Paesajes desde el tren celebra il suo ventesimo anniversario con un’esposizione fotografica sul mito del treno, macchina dei sogni dai tempi delle magie al vapore fino ai giochi di prestigio della lievitazione magnetica.
Bárbara Mur Borrás, la curatrice della  mostra, mette insieme le fotografie di sedici artisti per ricreare la suggestione del viaggio in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La rivista <em>Paesajes desde el tren </em>celebra il suo ventesimo anniversario con un’esposizione fotografica sul mito del treno, macchina dei sogni dai tempi delle magie al vapore fino ai giochi di prestigio della lievitazione magnetica.<span id="more-4018"></span></p>
<div id="attachment_4021" class="wp-caption alignleft" style="width: 232px"><img class="size-full wp-image-4021" title="2" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/01/23.jpg" alt="" width="222" height="333" /><p class="wp-caption-text">Emilia Valencia Martín, &quot;L de estación&quot;, C-print</p></div>
<p style="text-align: justify;">Bárbara Mur Borrás, la curatrice della  mostra, mette insieme le fotografie di sedici artisti per ricreare la suggestione del viaggio in treno, con i suoi rituali e le sue peculiarità.<br />
L’argomento ci accompagna &#8211; felice compito quello di rivisitare la mitologia ferroviaria, dove il viaggio è ancora a misura d’uomo, o meglio a velocità d’uomo &#8211; ed è un viaggio che si assapora lentamente, in cui si sa sempre dove si è e in cui guardando fuori dal finestrino si sa da che città si sta passando.<br />
Durante il viaggio si mescolano le aspettative e l’eccitazione di chi va alla scoperta, percorrendo un tragitto per la prima volta, con la monotonia e la noia del viaggiatore abituale, che vive diviso tra due città, che legge per ingannare quel lasso di tempo già tante volte trascorso o che, forse, dorme anziché guardare fuori dal finestrino.<br />
Pendolari, innamorati a distanza, figlioli prodighi, turisti e avventurieri diventano tutti uguali, accomunati per il momento dall’essere solo passeggeri di un treno, scatola atemporale, che li mantiene in sospeso per la durata del tragitto che li separa dalla loro meta.</p>
<div id="attachment_4023" class="wp-caption alignnone" style="width: 461px"><img class="size-full wp-image-4023" title="1" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/01/11.jpg" alt="" width="451" height="160" /><p class="wp-caption-text"> Borja Delgado, serie Huellas, senza titolo, C-print</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Attraverso venti fotografie, gli artisti ci mostrano l’essenza del treno in quella pluralità di sguardi ed esperienze che si incontrano durante il viaggio.<br />
Nel percorso espositivo ci accompagnano stazioni ferroviarie che sembrano dipinte, dove si consumano lunghe attese e lunghi addii, o modeste installazioni dove sembra che nessuno sia pronto a prendere il convoglio di passaggio; paesaggi, immortalati dall’interno di un vagone, che riflettono anche lo stato d’animo del viaggiatore-osservatore, personali campi assolati e notturni desolanti.</p>
<div id="attachment_4024" class="wp-caption alignnone" style="width: 460px"><img class="size-full wp-image-4024" title="4" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/01/4.jpg" alt="" width="450" height="338" /><p class="wp-caption-text">Isabel Tallos, &quot;Transito&quot;, C-print</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">O la vista di una città, tanto dettagliata quanto l’occhio del passeggero ansioso di arrivare riesce a percepirla, impegnato nel tentativo di individuare la sua casa nella massa urbana, o chissà, nel fissare rapidamente un itinerario turistico.<br />
E poi i segni di un viaggio tutto spagnolo, dove il <em>torito de Osborne</em> e i caratteristici mulini a vento diventano <em>souvenires</em> fotografici rubati durante il cammino.<br />
Ed ecco arrivata la fine del viaggio, “scendano i signori passeggeri!”, il treno procede fino al termine dei binari, dove restano solo gli addetti ai lavori, tra i cumuli di alabastro e i fili di una misteriosa tecnologia.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Eleonora Scherini</strong></p>
<p style="text-align: justify;">:: ::</p>
<p><span style="color: #993300;">Sede</span>: IVAM Institut Valencia d’Art Modern &#8211; Guillem de Castro 118 &#8211; Valencia<br />
<span style="color: #993300;">Date</span>: 18 Gennaio &#8211; 20 Febbraio 2011<br />
<span style="color: #993300;">Orari</span>: Dal Martedì alla Domenica, dalle ore 10.00 alle ore 20.00. Chiuso il Lunedì<br />
<span style="color: #993300;">Autori</span>: Manu Alarcón Bisbal, Carlos Arrogante, Balancín de Blancos, José Luis de la Parra, Borja Delgado, Ángel Gutiérrez, All (Andrés López Lozano), Alicia Moneva, Rubén Morales, Álvaro Sánchez-Montañés, Gabri Solera, Angélica Suela de La Llave, Isabel Tallos, Emilia Valencia Martín, María Jesús Velasco, Mercedes Vizcaíno<br />
<span style="color: #993300;">Curatore</span>: Bárbara Mur Borrás<br />
<span style="color: #993300;">Info</span>: Tel. 96 386 30 00 | <a href="http://www.ivam.es/">www.ivam.es</a> | <a href="mailto:ivam@ivam.es">ivam@ivam.es</a><br />
<span style="color: #993300;">Genere</span>: Collettiva, Fotografia</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Let Us Face the Future. Arte Británico 1945-1968 / Fundación Miró, Barcelona</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Jan 2011 17:20:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Scherini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Arte Contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Scultura]]></category>

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		<description><![CDATA[Alla Fondazione Mirò la storia si fa elemento di continuità tra diverse generazioni di artisti, dal dopoguerra alla pop art. La produzione artistica si può sempre intendere come barometro del clima sociale e culturale del momento storico in cui si genera, l’opera d’arte porta in sè una qualità, implicita e necessaria, che è la capacità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Alla Fondazione Mirò la storia si fa elemento di continuità tra diverse generazioni di artisti, dal dopoguerra alla pop art. La produzione artistica si può sempre intendere come barometro del clima sociale e culturale del momento storico in cui si genera, l’opera d’arte porta in sè una qualità, implicita e necessaria, che è la capacità di farsi strumento atto a captare i cambiamenti e le convulsioni prodotti dalla dinamica sociale, riflettendola in un registro costituito per immagini.</p>
<div id="attachment_3744" class="wp-caption alignright" style="width: 255px"><img class="size-full wp-image-3744" title="2" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/01/2.jpg" alt="" width="245" height="350" /><p class="wp-caption-text">Lucian Freud, “Girl with Roses”, 1947 – 1948. Olio su tela, 106 x 75,6 cm, British Council Collection</p></div>
<p style="text-align: justify;">In questa direzione si muove la Fondazione Mirò di Barcellona che, in un progetto comune con il British Council, istituzione da sempre interessata a promuovere l’arte britannica, propone un’esposizione che vuole essere la storia illustrata delle emozioni di quegli artisti che si sono fatti testimoni della realtà britannica, compresa tra gli anni del dopoguerra e la decade degli anni sessanta.<br />
Attraverso più di ottanta opere provenienti da collezioni pubbliche e private, tra le quali l’Arts Council, la Tate e la Pallant Gallery di Chichester, Andrew Dempsey e Richard Riley, che hanno curato la mostra, ci fanno conoscere lo stato d’animo di un paese che, impaziente di lasciarsi alle spalle le ristrettezze economiche, i campi di concentramento e la costante minaccia della bomba atomica, sperimenterà una nuova fede nel futuro e l’entusiasmo per il cambiamento.<br />
Indicativa è la scelta del titolo dell’esposizione: <em>Let Us Face the Future,</em> che è lo slogan con cui il partito laburista determinò la sconfitta di Winston Churcill nella campagna elettorale del 1945, anno in cui inizia a prendere forma il <em>welfare state</em> sotto il governo di Clement Attlee, che metterà in pratica una serie di misure tese a garantire il benessere socio-economico.<br />
L’esposizione si apre indagando il sentimento di smarrimento e angoscia di fronte all’assurdità del conflitto bellico, di cui sono pregne le opere di artisti come Henry Moore, Barbara Hepworth, Francis Bacon e Lucian Freud.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_3746" class="wp-caption alignnone" style="width: 460px"><img class="size-full wp-image-3746" title="3-comp" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/01/3-comp.jpg" alt="" width="450" height="236" /><p class="wp-caption-text">Peter Blake, “Love Wall”, 1961. Collage, 125 x 237 x 23 cm, Centro de Arte Moderna José de  Azeredo Perdigão / Fundação Calouste Gulbenkian</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">La reazione degli  artisti del dopoguerra passa anche attraverso un rinnovamento dei generi tradizionali, il paesaggio e la figura umana si caricano ora di nuovi  significati e di una luce livida, come quella delle scene urbane di Leon Kossoff e Frank Auerbach, di una Londra dai connotati irreversibilmente cambiati dalle bombe e dagli edifici di nuova costruzione.<br />
Ma la vita continua e anche la società dimostra una volontà di ricostruzione che, cavalcando l’onda di ottimismo nella prospettiva di un futuro migliore, contagia la scena artistica con nuovi miti e nuove consuetudini.<br />
Un’inedita libertà formale lascia spazio alla creatività di artisti come Eduardo Paolozzi, sempre più interessato alla cultura popolare o Niegel Henderson, che guarda con partecipazione ai nuovi mezzi di espressione. La televisione e la pubblicità incominciano a influenzare un’arte che non si prende più sul serio.</p>
<div id="attachment_3748" class="wp-caption alignnone" style="width: 464px"><img class="size-full wp-image-3748" title="gris" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/01/gris.jpg" alt="" width="454" height="443" /><p class="wp-caption-text">Patrick Caulfield, “Portrait of Juan Gris”, 1963. Smalto su conglomerato, 117 x 119 cm, Pallant House Gallery</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Si fa strada una nuova sensibilità artistica ricettiva alle esperienze vibranti degli anni sessanta, quando il Pop si converte in stile nella tendenza a riprodurre la vita moderna in una forma moderna, attitudine espressa appieno da David Hockney e Howard Hodking che danno vita a dimensioni private dai colori da poster.<br />
Sono gli anni di un’arte leggera come la plastica utilizzata da Phillip King e William Tucker, a volte seriale come i materiali industriali usati da Anthony Caro.<br />
<em>Let Us Face the Future</em> è un’esposizione marcatamente storiografica ma anche un bel racconto sull’ispirazione, una dimostrazione di come la vita emotiva si nutra e si rigeneri nelle circostanze del vissuto.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Eleonora Scherini</strong></p>
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