<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>ARTKERNEL &#187; Valeria Santoleri</title>
	<atom:link href="http://www.artkernel.com/?author=2214&#038;feed=rss2" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.artkernel.com</link>
	<description>arte e new media</description>
	<lastBuildDate>Mon, 27 Jul 2026 10:42:55 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9.2</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Quadratonomade / Palazzo delle Esposizioni, Roma</title>
		<link>http://www.artkernel.com/?p=6488</link>
		<comments>http://www.artkernel.com/?p=6488#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 04 Mar 2012 22:32:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valeria Santoleri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Installazioni]]></category>
		<category><![CDATA[performance]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.artkernel.com/?p=6488</guid>
		<description><![CDATA[QUADRATONOMADE  è un progetto promosso da 100%Periferia, un marchio nato per sostenere azioni artistiche ‘in movimento’: l’ideazione e l’esposizione sempre al passo con l’evoluzione del territorio, in una rete culturale ampia e diversificata, disegnata dalla collaborazione fra artisti e istituzioni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><em><span id="more-6488"></span>QUADRATONOMADE</em></strong><em> </em> è un progetto promosso da <strong>100%Periferia</strong>, un marchio nato per sostenere azioni artistiche ‘in movimento’: l’ideazione e l’esposizione sempre al passo con l’evoluzione del territorio, in una rete culturale ampia e diversificata, disegnata dalla collaborazione fra artisti e istituzioni. L’idea è quella di promuovere linguaggi nuovi che descrivano una ‘periferia energica’ e lontana dagli stereotipi, una rilettura all’insegna dell’arte che consenta di filtrare il trittico, fin troppo scontato, di ‘emarginazione-degrado-svantaggi sociali’ e di creare un nesso creativo fra il centro e le periferie. Dalla collaborazione di più di 200 artisti ha preso le mosse il progetto <em>QUADRATONOMADE</em>, un museo itinerante di opere d’arte all’interno di semplici scatole modulari di cartone, facilmente trasportabili e simbolicamente efficaci: ogni scatola è composta da facce perfettamente incastrate, così come una città è composta da tante realtà. Il compito di ‘incastrarle’ è riservato all’arte.</p>
<div id="attachment_6492" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-6492" title="Quadratonomade-centauri-campo-nomadi" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2012/03/Quadratonomade-centauri-campo-nomadi-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /><p class="wp-caption-text">Quadratonomade,centauri campo nomadi.</p></div>
<p style="text-align: justify;">La prima tappa è stata nell’ottobre scorso, con <em>QUADRATONOMADE centauri</em>, presentato nel campo nomadi di via di Salone, a Roma: una scelta emblematica della volontà di ‘incollare’ le varie parti della città, compreso quelle urbanisticamente e socialmente periferiche, attraverso l’arte. La sperimentazione è stata celebrata da un ‘collante’ vivente e mobile, simbolo di nomadismo e di scelte di libertà: un gruppo di settanta motociclisti, i ‘centauri urbani’, ognuno con una scatola d’artista sulle spalle, ha percorso le strade di Roma e ha fatto viaggiare i <em>quadratinomadi</em>. La seconda e significativa presentazione, il mese successivo, presso le Scuderie Aldobrandini di Frascati, ha proposto un’anticipazione espositiva della collezione di<em> QUADRATONOMADE</em> e dei linguaggi interdisciplinari che ad esso si accompagnano, compreso l’applicazione iPad del progetto, sonorizzata da artisti selezionati dall’etichetta Nephogram, specificamente rivolta alla ricerca di suoni sperimentali e elettroacustici/digitali. L’evento è stato accompagnato da ensemble di suoni elettromeccanici controllati da un calcolatore attraverso quattro microcontroller, in cui automazione e uso strumentale hanno lasciato ampio spazio all’improvvisazione degli artisti coinvolti.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_6493" class="wp-caption alignnone" style="width: 463px"><img class="size-full wp-image-6493" title="1_CaneCapovolto_comp" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2012/03/1_CaneCapovolto_comp.jpg" alt="" width="453" height="457" /><p class="wp-caption-text">CaneCapovolto, “The gift”, 2011. Tecnica mista.</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Dal 29 febbraio scorso le scatole di<em> QUADRATONOMADE</em> sono presso lo Spazio Fontana di Palazzo delle Esposizioni, dove rimarranno fino al 4 marzo. E poi viaggeranno, rispondendo alla vocazione insita nella struttura stessa dell’idea di partenza, nei prossimi tre anni, sia in Italia che all’estero. Le scatole vuote sono state consegnate principalmente a Roma, ma anche in altre città italiane, e all’estero, ad artisti attivi nel panorama contemporaneo nazionale e internazionale. Ogni scatola custodisce l’idea creativa di un artista. Circa 250/300 le opere esposte nei vani avvolgenti e un po’ contorti dello Spazio Fontana, accompagnate da brevi note di viaggio appuntate dagli artisti su taccuini provvisori, da riprese video e da scatti fotografici. L’evento è stato coronato dall’arrivo rombante e selvaggio dei ‘centauri urbani’, che su via Nazionale hanno richiamato l’attenzione verso i contenitori di idee e verso lo spirito indomito dell’arte.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Valeria Santoleri</strong></p>
<p style="text-align: justify;">:: ::</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">Info e Link</span>:</p>
<p>Palazzo delle Esposizioni, Roma</p>
<p>dal 29 .2.2012 al 4.3. 2012</p>
<p><a href="http://www.centoxcentoperiferia.com" target="_blank">www.centoxcentoperiferia.com</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.artkernel.com/?feed=rss2&amp;p=6488</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>LULU / Lou Reed &#8211; Metallica</title>
		<link>http://www.artkernel.com/?p=6082</link>
		<comments>http://www.artkernel.com/?p=6082#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 20:37:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valeria Santoleri</dc:creator>
				<category><![CDATA[E - Music]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.artkernel.com/?p=6082</guid>
		<description><![CDATA[Una bambola di cera senza braccia e il titolo Lulu sbafato di rosso sul suo corpo finto e scivoloso. È la copertina del doppio album ‘teatrale’ di Lou Reed e dei Metallica, uscito il 31 ottobre scorso e realizzato praticamente in presa diretta, in cui torna, ancora una volta, il mito ossessivo della <em>femme fatale</em>, ispirato al dramma di Wedekind. Il manichino di cera risale ai primi del Novecento e fa parte della collezione del Werkbundarchiv Museum Der Dinge di Berlino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>LULU</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Una bambola di cera senza braccia e il titolo <em>Lulu</em> sbafato di rosso sul suo corpo finto e scivoloso. È la copertina del doppio album ‘teatrale’ di Lou Reed e dei Metallica, uscito il 31 ottobre scorso e realizzato praticamente in presa diretta, in cui torna, ancora una volta, il mito ossessivo della <em>femme fatale</em>, ispirato al dramma di Wedekind. Il manichino di cera risale ai primi del Novecento e fa parte della collezione del Werkbundarchiv Museum Der Dinge di Berlino, il ‘museo delle cose’, un’organizzazione autonoma che documenta la tradizione del Deutscher Werkbund, il movimento nato in Germania intorno alla riconsiderazione del <em>design</em> di Ludwig Mies van der Rohe e di Walter Gropius, all’interno di una vecchia fabbrica, nel quartiere di Kreuzberg. La foto è di Anton Corbijn, fotografo e regista, autore ‘in bianco nero’ di <em>Control</em>, il film del 2007 sulla vita di Ian Curtis, un ragazzo<strong> </strong>che avrebbe voluto essere <em>“uno schermo serico di Warhol / appeso al muro / o il piccolo Joe o magari Lou / … o tutti i cuori infranti di New York …”</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_6083" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/11/Lulu.jpg"><img class="size-medium wp-image-6083 " title="Lulu" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/11/Lulu-300x152.jpg" alt="" width="300" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">Lulu / Lou Reed - Metallica</p></div>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Lulu</em> divide il pubblico, fra quanti ritengono Lou Reed e i Metallica un’accoppiata ‘improbabile’ e rimpiangono l’indimenticabile teschio <em>black on black</em> che si vede in controluce su <em>White light white heat,</em> la copertina ideata da Andy Warhol e realizzata da Billy Name, e quanti bramavano di sentire ancora &#8211; in qualsiasi modo &#8211; il ragazzo di Long Island. Questi ultimi hanno già in memoria quel graffio di sangue impresso da Corbijn sul fondo bianco della copertina dell’album, una memoria che ritorna alla Factory e a Andy Warhol, che lo chiamava proprio così, <em>Lulu</em>, quando lui cantava spalle al pubblico con i Velvet Underground, vestito di nero e con gli occhiali da sole per proteggersi dalle luci crudeli, e usciva dall’ombra con la sua voce monocromatica e disincarnata, un po’ come il manichino senza braccia di Berlino.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.artkernel.com/?feed=rss2&amp;p=6082</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Arte Povera 2011 / Bari, Bergamo, Bologna, Milano, Napoli, Roma, Torino</title>
		<link>http://www.artkernel.com/?p=5615</link>
		<comments>http://www.artkernel.com/?p=5615#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 27 Sep 2011 14:12:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valeria Santoleri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Focus]]></category>
		<category><![CDATA[Arte Contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Installazioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.artkernel.com/?p=5615</guid>
		<description><![CDATA[«15.000 metri quadrati per l’organizzazione di una ‘piccola’ mostra sull’Arte Povera», con queste parole Germano Celant ha aperto la presentazione della mostra-evento che distribuirà in alcuni dei principali musei italiani le opere dei protagonisti del movimento nato nel 1967. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">«15.000 metri quadrati per l’organizzazione di una ‘piccola’ mostra sull’Arte Povera», con queste parole Germano Celant ha aperto la presentazione della mostra-evento che distribuirà in alcuni dei principali musei italiani le opere dei protagonisti del movimento nato nel 1967.</p>
<div id="attachment_5618" class="wp-caption alignnone" style="width: 461px"><img class="size-full wp-image-5618" title="Mario_Merz_s" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/09/Mario_Merz_s1.jpg" alt="" width="451" height="310" /><p class="wp-caption-text">Mario Merz, “Spostamenti della terra e della luna su un asse”, 2003. Struttura metallica, vetro, pietra, neon, morsetti, creta; Ø cm 600, Ø cm 500, Ø cm 300. Collezione Merz, Torino. Courtesy Archivio Merz, Torino . Foto Clovis França/Kris Knack, Sao Paolo</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">La definizione è stata creata dallo stesso Celant in quello stesso anno, ispirata al ‘Teatro povero’ di Jerzy Grotowski, per definire la ricerca di un gruppo di artisti volta all’identificazione dell’elemento primordiale e alla traduzione in ‘materia’ della conoscenza fisica. Il contesto in cui si sviluppa l’Arte Povera è quello internazionale della Process Art, della Land Art e della  Conceptual Art, che disegnano e smaterializzano i confini dell’arte stessa all’insegna di una verifica costante di quanto sia possibile la ‘fisicizzazione dell’idea’, e spostano l’attenzione verso la corporeità dei materiali. Collegandosi idealmente alle sperimentazioni di Lucio Fontana e di Alberto Burri, questa ricerca adotta una strategia linguistica che abolisce ogni gerarchia espressiva e materica, con l’uso di processualità e di tecniche diverse, tese a spaziare nel campo della comunicazione visiva in modo ‘sferico’ e non lineare.<br />
La prima mostra, Arte Povera-Im Spazio, fu a Genova, alla Galleria La Bertesca, con la regia di Celant: Paolini, Boetti, Fabro, Prini, Pascali, Kounellis. Era l’autunno del ’67.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_5620" class="wp-caption alignnone" style="width: 461px"><img class="size-full wp-image-5620" title="Pistoletto_Venere-comp" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/09/Pistoletto_Venere-comp.jpg" alt="" width="451" height="408" /><p class="wp-caption-text">Michelangelo Pistoletto, “Venere degli stracci”, 1967. Cemento, mica, stracci; cm 150 x 280 x 100. Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli. Foto Paolo Pellion. © M.Pistoletto by SIAE 2011</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">L’autunno 2011 si muove all’insegna di quella stessa volontà di proporre all’attenzione del pubblico opere che mostrino la ‘decultura’ dell’arte, con una sottile e profonda assonanza con un momento storico contorto, in cui l’impoverimento deve essere utilizzato come una lente che consenta di vedere l’armonia degli elementi naturali e di riappropriarsene, di conferire nuova dignità alla corporeità degli avvenimenti, da rileggere con un atteggiamento de-costruttivo che tenga conto dei problemi dell’esistenza: «un’arte che trova nell’anarchia linguistica e visuale, nel continuo nomadismo comportamentistico il suo massimo grado di libertà ai fini della creazione» (G. Celant in occasione della seconda mostra di Arte Povera, tenutasi alla Galleria De Foscherari di Bologna nel 1968).<br />
L’iniziativa del 2011-’12 è un’operazione ambiziosa &#8211; anche questo aspetto ‘monumentale’ rispecchia una ben precisa volontà di scavalcare, con spirito risolutivo e lungimirante, le difficoltà che opacizzano il mondo dell’arte e della cultura in questo momento &#8211; che si traduce in un progetto, probabilmente il primo del genere che sia mai stato realizzato su un movimento dell’arte contemporanea, in cui l’impatto espositivo sarà l’elemento dominante, la linea rossa che descriverà la mappa del sistema museale italiano per circa sette mesi.</p>
<div id="attachment_5622" class="wp-caption alignnone" style="width: 464px"><img class="size-full wp-image-5622" title="Penone_sculturedilinfa-comp" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/09/Penone_sculturedilinfa-comp.jpg" alt="" width="454" height="303" /><p class="wp-caption-text">Giuseppe Penone, “Sculture di linfa”, 2007. MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Roma. Foto Francesco Bolis /Photo Francesco Bolis. Courtesy Fondazione MAXXI. © G.Penone by SIAE 2011</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Pier Paolo Calzolari, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Mario Merz, Marisa Merz, Giulio Paolini, Pino Pascali, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Emilio Prini, Gilberto Zorio: dal Castello di Rivoli &#8211; Museo d’Arte Contemporanea di Rivoli Torino con Arte Povera International, alla GNAM &#8211; Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma con Arte Povera alla GNAM, dal MADRE &#8211; Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina di Napoli con Arte Povera più Azioni Povere 1968, al MAMbo &#8211; Museo d’Arte Moderna di Bologna con Arte Povera 1968, dal MAXXI &#8211; Museo delle Arti del XXI secolo di Roma con Omaggio all’Arte Povera, alla Triennale di Milano con Arte Povera 1967-2011, fino allo spazio desueto e rinnovato del murattiano Teatro Margherita di Bari con Arte Povera in Teatro.<br />
Questi sono l’ossatura artistica, il pluralismo linguistico e la disposizione istituzionale di Arte Povera 2011, che vedrà circa 250 installazioni datate dal 1967 a oggi, accompagnate da sezioni speciali dedicate ad artisti europei e americani, alla fotografia, ai libri, alla multimedialità e al teatro, dispiegate negli spazi di architetture museali e di contesti urbani &#8211; si è aggiunta in extremis Bergamo alta &#8211; che ne presenteranno un allestimento caratterizzato e specifico, ognuno connaturato alla propria identità e ognuno ‘scosso’, come in quel lontano 1967, dal cambio di segno impresso all’arte dall’Arte Povera.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Valeria Santoleri</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>:: ::</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">Sede</span>: Bari, Bergamo, Bologna, Milano, Napoli, Roma,Torino  (si legga il programma<br />
dettagliato sotto riportato)<br />
<span style="color: #993300;">Date</span>: 24 Settembre 2011 – 11 Marzo 2012<br />
<span style="color: #993300;">Autori</span>: Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Pier Paolo Calzolari, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Mario Merz, Marisa Merz, Giulio Paolini, Pino Pascali, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Emilio Prini, Gilberto Zorio<br />
<span style="color: #993300;">Curatore</span>: Germano Celant<br />
Catalogo: in corso di pubblicazione<br />
<span style="color: #993300;">Editore</span>: Electa<br />
<span style="color: #993300;">Info &amp; Ufficio Stampa</span>: ufficio stampa e comunicazione generali Electa: Monica Brognoli, Ilaria Maggi | Tel +39 02 21563250 | imaggi@mondadori.it | www.electaweb.it;<br />
per le singole mostre: &#8211; Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli: Silvano Bertalot – media consultant | Tel +39.011.9565211 | cell +39.3387865367 | s.bertalot@castellodirivoli.org;<br />
- Galleria nazionale d’arte moderna, Roma: Maria Mercede Ligozzi | Tel +39.06 32298212 | mariamercede.ligozzi@beniculturali.it | Laura Campanelli con Merilù Barbaro | Tel +39 06 32298328 | s-gnam.uffstampa@beniculturali.it;<br />
- MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Roma: Beatrice Fabbretti, Annalisa Inzana, Chiara Capponi, Tel +39 06 3225178 | press@fondazionemaxxi.it;<br />
- MAMbo &#8211; Museo d&#8217;Arte Moderna di Bologna, Bologna: Elisa Maria Cerra | Tel +39 051 6496653 – 6496608 | ufficiostampamambo@comune.bologna.it;<br />
- MADRE &#8211; Museo d&#8217;Arte contemporanea DonnaREgina, Napoli: Tel +39 081 19978024;<br />
- Triennale di Milano, Milano: Antonella La Seta, Alice Angossini, Marco Martello | Tel +39 02 72434.247/205 | press@triennale.it<br />
<span style="color: #993300;">Genere</span>: Arte Contemporanea, Installazioni site specific</p>
<p><strong>PROGRAMMA</strong></p>
<p>24 settembre – 26 dicembre 2011<br />
MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, Bologna<br />
“Arte Povera 1968”<br />
a cura di Germano Celant e Gianfranco Maraniello</p>
<p>6 ottobre 2011<br />
MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Roma<br />
“Omaggio all’Arte Povera: Jannis Kounellis, Giuseppe Penone, Gilberto Zorio”<br />
a cura di Anna Mattirolo e Luigia Lonardelli</p>
<p>8 ottobre 2011 – 19 febbraio 2012<br />
Castello di Rivoli  Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli<br />
“Arte Povera international”<br />
a cura di Germano Celant e Beatrice Merz</p>
<p>25 ottobre 2011 – 29 gennaio 2012<br />
Triennale di Milano, Milano<br />
“Arte Povera 1967-2010”<br />
a cura di Germano Celant</p>
<p>7 dicembre 2011 –  4 marzo 2012<br />
Galleria nazionale d’arte moderna, Roma<br />
“Arte Povera alla GNAM”<br />
a cura di Maria Vittoria Marini Clarelli e Massimo Mininni</p>
<p>15 dicembre 2011<br />
Teatro Margherita, Bari<br />
“Arte Povera in teatro”<br />
a cura di Germano Celant</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.artkernel.com/?feed=rss2&amp;p=5615</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Tomás Saraceno: Cloudy Dunes. When Friedman meets Bucky on Air-Port-City /  MACRO, Roma</title>
		<link>http://www.artkernel.com/?p=5520</link>
		<comments>http://www.artkernel.com/?p=5520#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 13 Jul 2011 15:50:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valeria Santoleri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Installazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Tomás Saraceno]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.artkernel.com/?p=5520</guid>
		<description><![CDATA[Per la grande installazione al MACRO Saraceno si è ispirato alla favolosa teoria della Ville Spatiale, esposta nel 1956 da Friedman e poi riproposta più volte, una delle quali a Zurigo, supposizione di architetture e di infrastrtutture che possano essere continuamente adattate e ‘vivificate’ da chi le abita. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span id="more-5520"></span>MACRO presenta <em>Cloudy Dunes. When Friedman Meets Bucky on Air Port-City</em>, il progetto speciale pensato da Tomas Saraceno per gli spazi della grande Sala Enel. Una straordinaria installazione con la quale l’artista argentino trasforma un’intera ala del Museo d’Arte Contemporanea di Roma in una ‘città-nuvola’.</p>
<div id="attachment_5521" class="wp-caption alignleft" style="width: 300px"><img class="size-full wp-image-5521 " title="SaracenoDunes-occh" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/07/SaracenoDunes-occh.jpg" alt="" width="290" height="436" /><p class="wp-caption-text">Tomas Saraceno, “Cloudy Dunes. When Friedam Meets Bucky on Air Port – City”. Progetto speciale per il MACRO di Roma, 2011. Collezione Fondazione Edoardo Garrone, Genova. Courtesy l&#39;artista e Pinksummer, Genova. Foto Altrospazio, Roma </p></div>
<p style="text-align: justify;">Le nuvole sono galleggianti e adattabili, versatili e mobili, aperte a infinite possibilità, compresa quella di creare una città (im)possibile, una nuova architettura urbana. Il progetto, curato da Luca Massimo Barbero e promosso da Roma Capitale, Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico-Sovraintendenza ai Beni Culturali, ha dato forma a una struttura composta da moduli realizzati con 18  Km di tubi bianchi per cavi elettrici, una struttura di <em>«volo e di sabbia, dove il granello è un’unità microsopica e infinita» </em>allo stesso tempo. I 500 dodecaedri, assimilabili alle cellule viventi di un organismo palpitante, creano una monumentale suggestione che si espande, una grande tela di ragno tridimensionale che invade la sala di fronte all’auditorium, cuore rosso del Macro, dal pavimento al soffitto, dagli angoli alle passerelle sospese. L’oscurità è interrotta a intermittenza dai bagliori delle proiezioni di video realizzati con energia eolica. Le foto che compongono i sei video sono state scattate dallo stesso Saraceno nel paesaggio naturale del Lencois Maranhenses Park, nel nord del Brasile, una zona mai raggiunta dall’energia elettrica, con un sensore ottico azionato dalla forza del vento: dalla sua intensità dipende direttamente la velocità con cui scorrono i diversi fotogrammi nelle sequenze. I video attraversano l’atmosfera rarefatta, in bianco e nero, della sala, facendosi ‘proiezione’ di infinite possibilità, che in parte si sovrappongono a quelle teorizzate da Richard Buckminster Fuller: una rete di energia capace di collegare tutto il mondo e di oltrepassare i confini geografici e culturali.</p>
<div id="attachment_5525" class="wp-caption alignnone" style="width: 462px"><img class="size-full wp-image-5525" title="SaracenoCloudyDunes-comp" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/07/SaracenoCloudyDunes-comp.jpg" alt="" width="452" height="301" /><p class="wp-caption-text">Tomas Saraceno, “Cloudy Dunes. When Friedam Meets Bucky on Air Port – City”. Progetto speciale per il MACRO di Roma, 2011. Collezione Fondazione Edoardo Garrone, Genova. Courtesy l&#39;artista e Pinksummer, Genova. Foto Altrospazio, Roma </p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">È un poeta del cosmo Saraceno, con la capacità di coniugare la ricerca indirizzata verso un’architettura transnazionale, mobile, aerea, aperta, avvolgente ed ecologica, con la meditazione sugli stati dell’anima, con la consapevolezza che ciò che è sano si muove dinamicamente nella ‘rete della vita’, per citare il titolo del libro di Fritjof Capra. Per lo stesso motivo non sente la nazionalità, nè la propria nè quella degli altri, non distingue fra arte, architettura, scienza e filosofia, ed è convinto che si possano sperimentare vari modi di vivere.<br />
Affascinato da Fuller e da Yona Friedman, ha immaginato di far dialogare queste due figure chiave dell’architettura utopistica: <em>Friedman meets Bucky</em>. Con Friedman, che ha relizzato in realtà solo un paio di opere &#8211; tra cui il Museo delle Tecnolgie Possibili a Madras, in India, nel 1987 &#8211; ma ha teorizzato molte città future, nell’‘utopia realizzabile’, Saraceno ha lavorato a un progetto al Cabaret Voltaire di Zurigo, ispirato al Merzbau di Schwitters. Sono entrambi ‘architetti del mondo’. Per la grande installazione al MACRO Saraceno si è ispirato alla favolosa teoria della <em>Ville Spatiale</em>, esposta nel 1956 da Friedman e poi riproposta più volte, una delle quali a Zurigo, supposizione di architetture e di infrastrtutture che possano essere continuamente adattate e ‘vivificate’ da chi le abita.</p>
<div id="attachment_5528" class="wp-caption alignright" style="width: 298px"><img class="size-full wp-image-5528" title="SaracenoCloud2-commp" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/07/SaracenoCloud2-commp1.jpg" alt="" width="288" height="407" /><p class="wp-caption-text">Tomas Saraceno, “Cloudy Dunes. When Friedam Meets Bucky on Air Port – City”. Progetto speciale per il MACRO di Roma, 2011. Collezione Fondazione Edoardo Garrone, Genova. Courtesy l&#39;artista e Pinksummer, Genova. Foto Altrospazio, Roma </p></div>
<p style="text-align: justify;">Nell’installazione romana compare un’altra fonte di suggestione. Saraceno è da sempre affascinato dalla trama tridimensionale e perfetta delle ragnatele, modello di comparazione nella teorizzazione della nascita dell’universo, <em>millennium simulation</em>, la più grande simulazione che sia mai fatta della crescita di una struttura cosmica e della formazione di galassie e quasar. Saraceno immagina così che le ragnatele possano essere gli ascensori spaziali verso il futuro, o i ‘futuri’ &#8211; come ama dire &#8211; possibili, dove le città, gli edifici, gli elementi siano parte di un universo galleggiante regolato dall’armonia.<br />
Il progetto <em>Cloudy Dunes</em>, presentato per la prima volta nel 2006 da Attitudes a Ginevra, e nel 2008 alla Fondazione Garrone a Genova, assume oggi un valore centrale nella ricerca artistica di Saraceno, specialmente se riletto alla luce dell’interazione con l’architettura dinamica del MACRO, nata essa stessa dall’intenzione di dare vita ad uno spazio che dialogasse con la città circostante, e che oggi assume le sembianze di un grande dodecaedro che avvolge tutti i dodecaedri di Saraceno. Il modulo di <em>Cloudy Dunes</em>, monade di una forza globale, appare come una sorta di metafora dell’ontologia urbana e, più in particolare, di quella architettonica, forma duttile e vitale della mobilità sociale e abitativa, magnificamente raccontata da questa installazione-evento.<br />
<em>«Poesia e ricerca si combinano in modo permanente e al tempo stesso mutante &#8230; uno straordinario sogno della vitalità del contemporaneo, che per un attimo si materializza &#8230; per una fantastica e possibile visione di viaggio»</em> (L. M. Barbero per la presentazione di<em> </em><em>Cloudy Dunes. </em><em>When Friedam Meets Bucky on Air Port &#8211; City</em> ).</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Valeria Santoleri</strong><br />
Mostra visitata il 24.6.2011</p>
<p style="text-align: justify;">:: ::</p>
<p><span style="color: #993300;">Sede</span>: MACRO – Via Nizza (angolo Via Cagliari) – Roma<br />
<span style="color: #993300;">Date</span>: 25 Giugno – 9 Ottobre 2011<br />
<span style="color: #993300;">Orari</span>: Dal Martedì alla Domenica, dalle ore 11.00 alle ore 22.00; chiuso Lunedì<br />
<span style="color: #993300;">Vernissage</span>: 24 Giugno<br />
<span style="color: #993300;">Autori</span>: Tomás Saraceno<br />
<span style="color: #993300;">Curatore</span>: Luca Massimo Barbero<br />
<span style="color: #993300;">Biglietti</span>: Intero: € 11,00; Ridotto: € 9,00. Per i cittadini residenti nel Comune di Roma (mediante esibizione di valido documento che attesti la residenza): Intero € 10,00; Ridotto € 8,00. (La biglietteria chiude un&#8217;ora prima)<br />
<span style="color: #993300;">Note</span>: Evento promosso da Roma Capitale, Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico – Sovraintendenza ai Beni Culturali<br />
<span style="color: #993300;">Info</span>: Tel. 060608 (tutti i giorni ore 9.00-21.00)<br />
<span style="color: #993300;">Ufficio Stampa</span>: Zetema | <a href="mailto:info@zetema.it">info@zetema.it</a><br />
<span style="color: #993300;">Genere</span>: Personale, Arte Contemporanea, Installazioni, Video</p>
<p>:: ::</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.artkernel.com/?feed=rss2&amp;p=5520</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Chris Rain / Emmeotto Next, Roma</title>
		<link>http://www.artkernel.com/?p=5504</link>
		<comments>http://www.artkernel.com/?p=5504#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 13 Jul 2011 13:20:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valeria Santoleri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Pittura Digitale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.artkernel.com/?p=5504</guid>
		<description><![CDATA[Una trama di stelle filanti abbraccia le opere di Chris Rain, che si dispongono su di essa come se fossero uscite da una scatola di Duchamp, avvolte dal senso di mistero racchiuso nei colori piatti stesi da Magritte, permeate dai ricordi dolorosi e impellenti di certi getti astratti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><span id="more-5504"></span>«Il tempo e lo spazio perdono il loro significato, le leggi della natura perdono il loro significato, la morale perde il suo significato. Vorrei dare spazio alla libera interpretazione, guardare un’immagine dovrebbe essere come discutere con un daltonico su quale sia il colore di una mela sul tavolo. Il giusto e lo sbagliato sono solamente pure convinzioni dell’uomo»</em>. Sono le parole di Chris Rain, estensione di pellicole in bianco e nero, del ricordo della Reflex di famiglia, di rullini buttati nel cestino e poi recuperati. Christian Florian Michel.</p>
<div id="attachment_5509" class="wp-caption alignleft" style="width: 325px"><img class="size-full wp-image-5509 " title="chrisrain_monstertape" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/07/chrisrain_monstertape.jpg" alt="" width="315" height="315" /><p class="wp-caption-text">Chris Rain, “Monstertape”. Fotografia elaborata al digitale.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Le opere esposte rappresentano le cellule viventi di un grande <em>corpus</em>, una vicina all’altra, stessa dimensione, stessa cornice, anima di un grande quadro. La suggestione è quella della serigrafia dei fotografi dei primi del Novecento. La base di partenza è sempre la pellicola in bianco e nero, che si traduce di volta in volta in una stampa di tipo classico con ingranditore, nello stravolgimento dei valori in fase di sviluppo, in solarizzazioni, in fissaggi particolari, in doppie esposizioni, in lavaggi contaminati, in collage, in disegni, in inchiostri e in pittura, insieme a esperimenti di chimica e di arte digitale. Il motivo conduttore dell’inquietudine è definito dalla sola forza della camera oscura, ma rimane impalpabile e ignoto. Le immagini visionarie definiscono una passerella invisibile che separa gli abissi dell’incubo dai sogni, sfumando in una nuova visione della ‘sur-realtà’.</p>
<div id="attachment_5510" class="wp-caption alignnone" style="width: 460px"><img class="size-full wp-image-5510" title="chrisrain_abyss" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/07/chrisrain_abyss.jpg" alt="" width="450" height="450" /><p class="wp-caption-text">Chris Rain, “Abyss”. Fotografia elaborata al digitale.</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il mondo complesso e soffuso animato dalle immagini di Chris Rain è pervaso da una sorta di<em> suspence </em>che sconfina nella magia, è determinato dall’incontro imprevedibile &#8211; quanto potente &#8211; della fotografia con il successivo intervento operato dall’artista, senza che i due termini giungano mai in conflitto, senza che l’uno prenda il sopravvento sull’altro: l’uno si scioglie ed evapora imbrigliato nei mille particolari dell’altro, lo scambio è vicendevole, mentre camminano a braccetto in un lieve passo di danza che conduce nel mondo senza forma dei fantasmi dell’anima.</p>
<div id="attachment_5511" class="wp-caption alignnone" style="width: 460px"><img class="size-full wp-image-5511" title="chrisrain_greentea" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/07/chrisrain_greentea.jpg" alt="" width="450" height="450" /><p class="wp-caption-text">Chris Rain, “Greentea”. Fotografia elaborata al digitale.</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Una trama di stelle filanti abbraccia le opere di Chris Rain, che si dispongono su di essa come se fossero uscite da una scatola di Duchamp, avvolte dal senso di mistero racchiuso nei colori piatti stesi da Magritte, permeate dai ricordi dolorosi e impellenti di certi getti astratti. La ricerca all’interno della psiche si traduce in mostra della propria persona, nell’aprire gli occhi sulla macchina fotografica per formulare risposte, sfumate. Le suggestioni che animano l’opera di Chris Rain sono molteplici, dalle pellicole in bianco e nero, tra cui <em>Metropolis </em>di Fritz Lang, a certi momenti rarefatti proposti da David Linch in <em>Twin Peaks</em>, alla società immobile abitata da doppiopetto grigio antracite di Bret Easton Ellis, a certe irruenti ‘sfilacciature’ pittoriche di Francis Bacon. Ecco allora <em>I’m the snow</em>, che rappresenta la prima volta in cui l’artista ha visto la neve, e poi <em>Pony</em>, una foto con cui intendeva ritrarre unicamente gli animali e quei cavalli gli piacevano così tanto che decise di “bruciare” il cocchiere, <em>Monster tape</em> con le sue farfalle e <em>Green Tea</em>, che ben rappresentano l’intenzione di Rain di astrarre le immagini e i concetti, sottraendoli a qualsiasi recinto temporale.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>«Posso affermare con decisione che non c’è alcuna fotografia che non sia stata precedentemente tra le righe di un pensiero o di un racconto» </em>(Chris Rain).</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Valeria Santoleri</strong></p>
<p style="text-align: right;">mostra visitata il 30.6.2011<strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">:: ::</p>
<p><span style="color: #993300;">Sede</span>: EMMEOTTO NEXT &#8211; Via Margutta 51a – ROMA<br />
<span style="color: #993300;">Date</span>: 30 Giugno – 28 Luglio 2011<br />
<span style="color: #993300;">Orari</span>: Dal Martedì al Sabato, dalle ore 16.00 alle ore 20.00. Altri giorni su appuntamento<br />
<span style="color: #993300;">Vernissage</span>: 30 Giugno, ore 19.00<br />
<span style="color: #993300;">Autori</span>: Chris Rain (Christian Florian Michel)<br />
<span style="color: #993300;">Biglietti</span>: Ingresso libero<br />
<span style="color: #993300;">Note</span>: L’evento si volge all’interno della rassegna d’arte Contemporanea stART-up!, organizzata da<br />
Art-Room.project  + EMMEOTTO NEXT<br />
<span style="color: #993300;">Info</span>: Tel. 06.32.16.540 | <a href="mailto:info@emmeotto.net">info@emmeotto.net</a><br />
<span style="color: #993300;">Ufficio Stampa</span>: Francesca Casale tel. 349.8188718 | <a href="mailto:uffiociostampaemmeotto@gmail.com">uffiociostampaemmeotto@gmail.com</a><br />
<span style="color: #993300;">Genere</span>: Personale, Arte Contemporanea, Fotografia, Pittura Digitale</p>
<p>:: ::</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.artkernel.com/?feed=rss2&amp;p=5504</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Jannis Kounellis, Luigi Ontani, Mimmo Paladino, Giulio Paolini, Ettore Spalletti, Gilberto Zorio: l’arte vista da Pappi Corsicato / The Office Contemporary Art, Roma</title>
		<link>http://www.artkernel.com/?p=5430</link>
		<comments>http://www.artkernel.com/?p=5430#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 26 Jun 2011 14:40:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valeria Santoleri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Installazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.artkernel.com/?p=5430</guid>
		<description><![CDATA[Formatosi alla scuola di Pedro Almodovar, Pappi Corsicato ha incamerato le atmosfere di ‘capotiana’ memoria dello straordinario maestro, in cui l’attenzione all’arte contemporanea è una delle componenti vitali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span id="more-5430"></span>The Office Contemporary Art è un nuovo spazio espositivo romano, inaugurato nel 2010 a pochi passi dalle meraviglie dorate della<em> Domus </em>di Nerone, all’interno della sede della società cinematografica Orisia produzioni, fondata da Cristiano Bortone. Il seminterrato minimale accoglie dal 16 giugno la rassegna curata da Alessio Verzenassi, che presenta i corti girati da Pappi Corsicato dal 1995 al 2009 su sei artisti italiani, e un loro gruppo di opere.</p>
<div id="attachment_5432" class="wp-caption alignleft" style="width: 261px"><img class="size-full wp-image-5432   " title="kounellis2" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/06/kounellis2.jpg" alt="" width="251" height="374" /><p class="wp-caption-text">Jannis Kounellis, “Senza titolo”, 1989. Ferro e juta, cm 104 x 75 x 18.</p></div>
<p style="text-align: justify;">L’evento si svolge nell’ambito dell’edizione 2011 di <em>Arcipelago</em><em>,</em><em> </em>il principale festival italiano di cortometraggi e nuove visioni, lo stesso che per primo rivelò il talento del regista napoletano. Formatosi alla scuola di Pedro Almodovar, Pappi Corsicato ha incamerato le atmosfere di ‘capotiana’ memoria dello straordinario maestro, in cui l’attenzione all’arte contemporanea è una delle componenti vitali. Lo descrivono in tal senso le collaborazioni con il MADRE, il museo di arte contemporanea nel cuore di Napoli, ‘sgarrupato’ nella gestione e pericolante quasi quanto la tanto bistrattata Parthenope, ma vivo e palpitante, come l’acronimo che richiama il più forte e primigenio legame di sangue. Comune denominatore dei corti di Corsicato è proprio Napoli, teatro delle installazioni degli artisti presenti in mostra, riprese dal regista durante gli allestimenti. I racconti, intimi e poetici, si soffermano sui momenti artistici solo un attimo prima che il filmato sconfini nel reportage, coinvolgendo operai e passanti, oltre agli artisti-registi. Ne sono uno splendido esempio <em>Offertorio</em> e <em>La montagna di sale</em>. Il primo è un video del 1996 dedicato a Jannis Kounellis, che racconta il posizionamento di una lunga lastra di metallo da cui fuoriescono lingue di fuoco nel mezzo di piazza del Plebiscito, contemporaneamente dalla volta del portico della chiesa di San Francesco di Paola pendono più di duecento armadi, sorretti da pesanti funi. È un filmato fortemente ‘materico’ e al contempo soffusamente magrittiano, animato dagli oggetti quotidiani che spesso ricorrono nelle opere di Kounellis, riassunti lapidari di memoria e di presente.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>La montagna di sale</em> racconta il grande allestimento realizzato da Mimmo Paladino nel 1995, anch’esso nella rotondità borbonica di piazza Plebiscito.</p>
<div id="attachment_5436" class="wp-caption alignnone" style="width: 460px"><img class="size-full wp-image-5436" title="Offertorio Kounellis 3_1" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/06/Offertorio-Kounellis-3_1.jpg" alt="" width="450" height="261" /><p class="wp-caption-text"> Pappi Corsicato, “Offertorio”, 1996. Still da cortometraggio. Courtesy The Office Contemporary Art, Roma.</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Tutti i filmati sono fruibili su <em>tablet Samsung Galaxy</em><strong> </strong>posizionate accanto alle opere, nell’intenzione di alternare la visione dinamica del corto a quella contemplativa delle opere pittoriche. In effetti i supporti utilizzati dalla piattaforma <em>Android</em>, che pure rappresentano la risposta ‘democratica’ ed efficiente alle seducenti rotondità della “Mela”, riducono notevolmente l’intensità dei racconti, per i quali l’ideale sarebbe stato il canonico e mai superato maxischermo. Si farebbe volentieri a meno anche degli auricolari, lasciando così a una leggera e un po’ inquietante eco “da seminterrato” la possibilità di sottolineare teatralmente l’efficacia delle immagini. Il dolore che è nella genesi stessa della <em>Montagna di sale</em> non può essere costretto nel piccolo schermo di una <em>tablette</em>. E il piccolo schermo di una <em>tablette</em> non può sostenere il ricordo del terremoto di Gibellina, dove nel 1990 il grande maestro beneventano allestì per la prima volta il grande cono di sale: era la quinta de <em>La sposa di Messina</em>, spettacolo teatrale di Schiller, e, allo stesso tempo, la materializzazione della “fuoriuscita” palpabile del dolore provocato dalla distruzione. L’evento, riprodotto splendidamente cinque anni dopo nel Foro Ferdinandeo, è al centro del filmato di Corsicato, che è riuscito a raccontare l’entusiasmo dei napoletani e di quanti su quella montagna di sale da cui emergono teste e mezzi corpi di animali in bronzo si sono arrampicati, l’hanno scomposta, l’hanno squassata, hanno riso, hanno ricordato.</p>
<div id="attachment_5437" class="wp-caption alignnone" style="width: 461px"><img class="size-full wp-image-5437" title="Offertorio Kounellis 2_1" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/06/Offertorio-Kounellis-2_1.jpg" alt="" width="451" height="261" /><p class="wp-caption-text"> Pappi Corsicato, “Offertorio”, 1996. Still da cortometraggio. Courtesy The Office Contemporary Art, Roma.</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Ma la rassegna romana ha il pregio di riunire sei Maestri in un percorso fortemente espressivo, per quanto minimale, ed è significativo che si svolga in contemporanea alla grande mostra in corso a Venezia, alla Fondazione Guggenheim, dedicata alla collezione di Ileana Sonnabend: una donna straordinaria che seppe intuire la portata di un gruppo di artisti legati dal destino comune di aver rivoluzionato il mondo dell’arte, «<em>peintre</em>[s]<em> de la vie moderne</em>», come li avrebbe definiti Charles Baudelaire. Ecco allora Jannis Kounellis, con la sua urgenza poetica e polimaterica, esordiente proprio a Roma nei primi anni ’60. Luigi Ontani, intellettuale e sperimentatore, recentemente insignito del <em>Premio McKim</em> 2011 dall’American Academy in Rome per celebrare i 45 anni di carriera, un premio tributato a personaggi come Renzo Piano, Cy Tombly, Umberto Eco. Mimmo Paladino: «<em>Nell’opera di Paladino, come nella poesia di Baudelaire, ‘foreste di simboli’ si sviluppano sotto gli ‘sguardi familiari’ dell’artista, in un equilibrio senza contrasti tra natura e storia, organicità e memoria, romano e gotico, avanguardia e tradizione</em> …» (Achille Bonito Oliva, <em>Transavaguardia</em>, in «Art &amp; Dossier», n. 183, 2002). Giulio Paolini, regista acuto del rapporto tra le opere, lo spazio espositivo, il tempo e lo spettatore, maestro del ‘rispecchiamento’ e del ‘ribaltamento’, della mimesi e del ‘doppio’. L’esperienza diretta sul colore di Ettore Spalletti e, infine, le alchimie materiche riassunte dal simbolo a forma di stella di<strong> </strong>Gilberto Zorio.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Valeria Santoleri</strong><br />
Mostra visitata il 20.6.2011</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.artkernel.com/?feed=rss2&amp;p=5430</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>ASIAN LEDNEV Creatore di Mondi / Museo di San Giovanni Battista de’ Fiorentini, Roma</title>
		<link>http://www.artkernel.com/?p=5388</link>
		<comments>http://www.artkernel.com/?p=5388#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 20 Jun 2011 15:16:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valeria Santoleri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Architettura Virtuale]]></category>
		<category><![CDATA[Arte digitale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.artkernel.com/?p=5388</guid>
		<description><![CDATA[Asian Lednev. Oltre la soglia la vibrazione è quella del potere fortemente evocativo che scaturisce dall’incontro osmotico di energie artistiche contemporanee e di scenari antichi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span id="more-5388"></span>Asian Lednev. Oltre la soglia la vibrazione è quella del potere fortemente evocativo che scaturisce dall’incontro osmotico di energie artistiche contemporanee e di scenari antichi.</p>
<div id="attachment_5390" class="wp-caption alignleft" style="width: 297px"><img class="size-full wp-image-5390" title="avatar_nature_comp" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/06/avatar_nature_comp.jpg" alt="" width="287" height="419" /><p class="wp-caption-text">Asian Lednev (Fabio Fornasari), “Avatar Nature”, 2011. Installazione site specific all’interno del Museo di San Giovanni Battista de’ Fiorentini a Roma. © Photo: Emidio Battipaglia.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il teatro è l’imbocco di via Giulia, snodo urbanistico d’eccellenza e “imbocco” essa stessa della <em>renovatio Imperii</em> di un papa ambizioso, Giulio II, dove l’incompiuto è il motore di una tensione progettuale ancora palpitante e di cui la chiesa dei banchieri di Roma rappresenta il puntello storico e simbolico: San Giovanni Battista de’ Fiorentini, propileo della città santa, a metà tra potere secolare e potere temporale. A ricalcare tale profonda simbologia architettonico-urbanistica e spaziale, il Museo di San Giovanni de’ Fiorentini è oggi il teatro di un incontro di universi paralleli, dove la teoria dell’arte e la cinematografia fantascientifica creano seduzioni tecnologiche, dove «<em>… ogni giorno che passa vede i nostri motori slanciarsi verso gli abissi dello spazio …. altissime guglie, case volanti, pronte a volare …</em>» (Kazimir Malevič, <em>L’architettura quale schiaffo al cemento armato</em>, 1918). Il Museo di arte sacra della chiesa dei Fiorentini ospita oggi <em>Asian Lednev: creatore di mondi</em>, la personale di un architetto innovatore e immaginifico, Fabio Fornasari, in un allestimento studiato dallo stesso Fornasari nell’ambito di un progetto a cura di Sveva Avveduto, Guido Massantini e Emmanuele Jonathan Pilia, sotto la sigla ALTA (Associazione – Laboratorio di TransArchitettura). Non è la prima volta di Fornasari in questo spazio in cui riecheggia il palpito di uno degli spiriti più tormentati di quel tanto prolifico e conturbante Seicento romano. Nell’oscurità palpabile della Cappella dei Falconieri &#8211; l’ultimo lavoro che Francesco Borromini mise a punto, lasciandolo suggestivamente incompiuto, prima di gettarsi di petto contro la propria spada &#8211; un anno fa Fornasari sperimentava l’allestimento di una “<em>Ricerca e immagine abitata</em>”, trasformando la cappella in una “lente d&#8217;acqua” in grado di riflettere lo spazio stesso in una immagine, foriera a sua volta di una “spazialità” palpabile e “abitabile”.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_5392" class="wp-caption alignnone" style="width: 461px"><img class="size-full wp-image-5392" title="fig-2-asian" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/06/fig-2-asian.jpg" alt="" width="451" height="301" /><p class="wp-caption-text">Asian Lednev (Fabio Fornasari), “Nature in a box”. © Photo: Emidio Battipaglia.</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Le opere di Fornasari dialogano oggi con le opere sacre del Museo dei Fiorentini, fra i bagliori aurei degli arredi sacri, riassunto di un viaggio in un mondo virtuale le cui “reliquie” sono disseminate da entrambe le parti dello schermo, scenografie di un mondo artefatto e immaginario. E proprio dalla natura di un mondo appena creato ha origine questa mostra, allestita in uno spazio trasformato in un laboratorio scientifico dove provini e apparecchiature ottiche diventano il filtro attraverso il quale studiare la “realtà”. Ognuno dei tre ambienti del Museo ospita una diversa forma di catalogazione di questa natura artificiale, desunta dal mondo virtuale e ricostruita matericamente nello stesso <em>habitat </em>delle opere sacre, che si pongono come vivifico e potente contraltare alla natura “colata” e “immaginata” di Fornasari. L’apparente contraddizione prende forma nella traduzione della pura immagine della natura virtuale in materia disposta ad assecondare la gravità, che spinge verso il basso gli esili fili di vernice raccolti entro dischi che rimandano alla dominante cromatica delle pellicole. I corridoi “vegetali” solcati dalle pellicole irrompono nel mondo reale e si fanno sentiero per lo spettatore, pervasi dall’odore acre delle vernici, interrotti dalla presenza immanente di veli, invasi dal fruscio dei polimeri.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_5394" class="wp-caption alignnone" style="width: 461px"><img class="size-full wp-image-5394" title="fig-3-asian" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2011/06/fig-3-asian.jpg" alt="" width="451" height="301" /><p class="wp-caption-text">Particolare di un momento del vernissage della mostra “Asian Lednev Creatore di Mondi”  presso il Museo di San Giovanni Battista de’ Fiorentini a Roma. © Photo: Emidio Battipaglia.</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il laboratorio vero e proprio si trova nell’ambiente che chiude il percorso: un piano sterile accoglie l’intero campionario di vetrini utili all’analisi di questo mondo evocato. Un contenitore racchiude il cuore di quest’intelligenza artificiale, un cuore duplicato da una gemmazione che fiorisce verso l’interno e verso l’esterno della superficie trasparente: i tessuti hanno ormai ricoperto l’intero contenitore ed è solo questione di tempo prima che l’intero tavolo sia invaso. Il “viaggiatore” solca il sentiero antico di un mondo parallelo e lo fa utilizzando tecnologie moderne. Così uno stereoscopio mira dritto verso un sottilissimo schermo lcd, che a rotazione mostra le istantanee scattate nei luoghi visitati. Lo spazio salta fuori e impatta sullo “spettatore-viaggiatore”, travolto dalla potenza della terza dimensione in un contatto simulato. Due grandi circoli dominano sulle pareti laterali, un disco nero a terra indica la posizione dalla quale osservare/vivere questa dimensione. L’istinto di afferrare la sfera nera sospesa a mezz’aria induce alla posa istintuale per uno scatto rubato: un nuovo avatar è pronto per il viaggio verso un nuovo mondo. Un ultimo ambiente unisce i due laboratori precedenti, spazio riservato all’analisi dell’esperienza appena conclusa. Superato il portale si accede alla sala dell’Archivio di Asian, dove dei grandi circoli in legno sono contrassegnati dalle immagini più significative del viaggio percorso in questi anni.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Valeria Santoleri</strong></p>
<p style="text-align: right;">Mostra visitata il 13.6.2011</p>
<p style="text-align: justify;">:: ::</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">Sede</span>: Museo di San Giovanni Battista de’ Fiorentini  – Via Acciaioli 2 – Roma<br />
<span style="color: #993300;">Date</span>: 11 Giugno – 11 Luglio 2011<br />
<span style="color: #993300;">Orari</span>: Dal Lunedì al Sabato dalle ore 7.25 alle ore 12.00, e dalle ore 17.00 alle ore 19.00 (verificare via telefono o per email)<br />
<span style="color: #993300;">Vernissage</span>: 11 Giugno, ore 18.00<br />
<span style="color: #993300;">Autori</span>: Fabio Fornasari<br />
<span style="color: #993300;">Curatore</span>: Emmanuele Jonathan Pilia, Sveva Avveduto, Guido Massantini<br />
<span style="color: #993300;">Catalogo</span>: Disponibile in sede<br />
<span style="color: #993300;">Editore</span>: Avanguardia 21 Edizioni<br />
<span style="color: #993300;">Note</span>: <strong>L’evento è momentaneamente sospeso; sarà nuovamente fruibile a partire dal mese di Luglio</strong><br />
<span style="color: #993300;">Info</span>: press@altaproject.com<br />
<span style="color: #993300;">Genere</span>: Personale, Arte Digitale, Architettura Virtuale</p>
<p style="text-align: justify;">:: ::</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.artkernel.com/?feed=rss2&amp;p=5388</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
