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	<title>ARTKERNEL &#187; Isabella Pedicini</title>
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		<title>Francesca Woodman</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Sep 2010 19:33:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Isabella Pedicini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
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		<description><![CDATA[L’autoscatto, il corpo nudo in ambienti domestici. La fotografia come strumento d’indagine della propria identità: diario del rapporto io/mondo, scrittura privata intorno al limite tra sé e l’altro. Artista precoce, figura di confine -già dal nome- tra cultura americana e cultura italiana, Francesca Woodman (Denver 1958-New York 1981) realizza il primo autoritratto a soli tredici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L’autoscatto, il corpo nudo in ambienti domestici. La fotografia come strumento d’indagine della propria identità: diario del rapporto io/mondo, scrittura privata intorno al limite tra sé e l’altro.<img class="size-full wp-image-2854 alignright" title="Francesca Wodman, Untitled" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2010/09/woodman4.jpg" alt="" width="305" height="339" /> <span id="more-2849"></span>Artista precoce, figura di confine -già dal nome- tra cultura americana e cultura italiana, Francesca Woodman (Denver 1958-New York 1981) realizza il primo autoritratto a soli tredici anni svelando un tratto peculiare della sua poetica: la coincidenza dell&#8217;io narrante con l&#8217;io narrato, dell&#8217;artista col soggetto della fotografia. Woodman infatti ritrae sé stessa nuda in case disabitate, ambienti fatiscenti, angoli al riparo dallo sguardo convenzionale.<br />
Americana, cresciuta in una famiglia d’artisti, arriva a Roma giovanissima per un soggiorno studi. Gli anni romani si riveleranno fondamentali per la sua produzione portando a effettiva fioritura le attitudini espressive.<br />
Le foto sono dei bianco e nero di piccolo formato. Chi guarda, si avvicina con discrezione agli scatti e partecipa, con un po&#8217; di soggezione, al discorso privato che si compie all&#8217;interno dei fotogrammi. Quella dell&#8217;artista, infatti, è una riflessione intima e costante sulla propria identità indagata attraverso la relazione continua tra corpo e spazio e sintetizzata poi nel linguaggio fotografico.<br />
Ci si rende conto, allora, di come Woodman cerchi negli autoscatti innanzitutto il proprio sguardo e solo successivamente quello dell&#8217;osservatore, secondo un’idea di ricerca di sé confermata anche dai video che ritraggono le fasi precedenti lo scatto.<br />
I filmati, la vera chicca della mostra, aiutano a comprendere la varietà dei codici linguistici che processualmente portano al fotogramma definitivo: il disegno, la scrittura, la performance partecipano tutti al risultato finale.<img class="alignnone size-full wp-image-2850" title="Francesca Wodman, House 4" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2010/09/woodman3.jpg" alt="" width="453" height="492" /><br />
In questo modo, l’artista disegna la propria parabola all&#8217;interno dei confini del mezzo fotografico valicando gli stessi argini della fotografia.<br />
D’altra parte, il confine incerto tra i vari linguaggi di cui Woodman si serve fa da <em>pendant</em> a un&#8217;attitudine spiccata dell&#8217;artista: la fusione.<br />
Una sorta di luminoso panismo la induce a perdersi e a sparire, a confondere la propria pelle con quella degli oggetti delle sue foto. Lei si protegge, svanisce, si mimetizza nell’ambiente intorno al suo corpo mentre la macchina fotografica, come un fucile, le è puntata contro per bloccarne l’immagine. Woodman spesso è spalle al muro come nelle più classiche delle fucilazioni e spesso al muro si confonde.<img class="alignnone size-full wp-image-2859" title="Francesca Wodman, Yet another leaden sky" src="http://www.artkernel.com/wp-content/uploads/2010/09/woodman2.jpg" alt="" width="459" height="494" /><br />
Proprio con l’idea di morte le sue fotografie non smettono di fare i conti: non per via di un discorso sull’identità che inevitabilmente si dipana tra vita e morte, ma a causa di una certa critica che vuole Woodman legata unicamente ai temi dell’ angoscia, dell’inquietudine e della depressione femminile. Etichette ristrette da incollare all’opera di un’artista che come un lampo ha attraversato il secolo lasciando tracce di sé che bruciano per slancio e forza vitale e non consegnano elementi mortiferi. Può il suicidio della Woodman condizionarne a tal punto il lavoro? Non può forse rappresentare un gesto estremo di dissolvimento e quindi trasformazione? Non può essere letto come tentativo ultimo di compiere ciò che Francesca inseguiva nelle foto: la fusione tra il suo corpo e la materia secondo direttive non per forza negative?</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Isabella Pedicini</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
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