Dèi. Gianluigi Colin / Museo MADRE, Napoli

Al museo MADRE di Napoli un autoritratto della globalizzazione invisibile è firmato da Gianluigi Colin: artista italiano e art director del “Corriere della Sera”, figura eclettica del mondo dell’arte e della comunicazione.

Al museo MADRE di Napoli un autoritratto della globalizzazione invisibile è firmato da Gianluigi Colin: artista italiano e art director del “Corriere della Sera”, figura eclettica del mondo dell’arte e della comunicazione.
La mostra intitolata Dèi, aperta fino all’8 novembre e curata dalla critica e storica dell’arte americana Barbara Rose, affronta il tema del mito inseguendone corrispondenze e declinazioni tra classicità e contemporaneità, tra venerazione e condizionamento.

Gianluigi Colin, “Mercurio/In God We Trust”, 2008-2011. Stampa con pigmenti naturali su carta da quotidiano; cm 175 x 290. Courtesy l'artista

Per Colin, il mito è il filo di Arianna con il quale seguire le tracce del classico disseminate nel labirinto del presente. Il suo viaggio non cerca vie di fuga dal mondo ma raccoglie rivelazioni divine nel dedalo della quotidianità. Attraverso la cronaca, la sua indagine fotogiornalistica e massmediale rincorre le icone contemporanee e le riconosce come messaggi iconici.
Colin manipola fotografie e testi esistenti, titoli e citazioni di avvenimenti d’attualità, immagini provenienti da giornali e siti di news internazionali usando tecniche di assemblaggio e di rimozione. Tra le sue mani, i pezzi scelti, stampati su fogli di giornale, stropicciati e ricollocati, diventano una scrittura invisibile, strumento essenziale per prendere coscienza della realtà veicolata dall’informazione – dalla carta stampata ai nuovi media. Un’attività coerente con la propria linea di ricerca artistica – che spazia dal linguaggio dei segni e quello delle immagini – e con la sua attività professionale come giornalista e responsabile dell’immagine del “Corriere della Sera”; autore  ‑ con G. Valenti ‑ del progetto grafico e dell’introduzione del full-color per il nuovo formato del prestigioso giornale milanese.

Gianluigi Colin, “The Wall”, 2009-2011. Installazione site specific, carta, gomma lacca su 330 tele (particolare); cm 341 x 929. Courtesy l'artista

Nelle sue composizioni, sospende il tempo tra presente e passato, tra presenza e assenza. Le sue opere accostano ricordi rimossi in cui l’inconscio viene svelato, la notizia reinventata e reimpaginata per realizzare un metaracconto che si sovrappone alla struttura stessa della narrazione. Secondo il critico Vincenzo Trione, Colin «per dar vita ai suoi affreschi inesatti, imperfetti, sgrammaticati, ricorre a una tecnica complessa, fondata sull’incontro tra ricognizione e reportage». Sono combinazioni in cui appaiono evidenti i riferimenti al ready-made di Marcel Duchamp, all’objet trouvé di Arman, alla forza cromatica pop, al décollage di Mimmo Rotella e alla poesia visiva degli anni ’60. Esposti in tutto il mondo, i suoi lavori sono stati acquisiti da musei e istituzioni internazionali. Si tratta di soluzioni irripetibili seppur effetto della tecnologia di riproduzione per antonomasia: la fotocopiatura.

Gianluigi Colin, “Mercurio/Worth?”, 2010-2011. Stampa con pigmenti naturali su carta da quotidiano; cm 170 x 280. Courtesy l'artista


Dèi presenta quattordici opere di grande formato. Sedimentazioni di carte di giornali increspate sul punto di strapparsi. Sacre icone contemporanee che evocano l’invasione degli dèi pagani capace di superare frontiere, ideologie, religioni. Così attraverso il suo racconto il mito di Ares/Marte, dio della guerra, rivive nell’immagine di una pistola, di uno scatto del conflitto in Iraq o di una cartina di Gaza; bellezza e amore, incarnati in Afrodite/Venere, si manifestano nelle riviste di moda, nei film, nei porno; il potere della comunicazione e della ricchezza prende le vesti del messaggero degli dèi, Ermes/Mercurio, protettore dei ladri e del commercio; e Crono/Saturno simbolizza la sete di potere fine a se stessa.
È con The Wall che l’universo di frammenti accartocciati di Colin si rivela in tutta la sua plasticità. Sulla superficie dell’unica istallazione monumentale presentata, un colossale muro, l’artista colloca figure, segni e altri materiali su cui ritorna con interventi successivi. Il dedalo quotidiano sembra così prendere forma. Come il labirinto della classicità rappresenta un luogo mitico: ritrae il caos impazzito della contemporaneità.
La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Skira e a cura di Barbara Rose, con interventi di Gillo Dorfles, Vincenzo Trione, Matteo Collura ed Eva Cantarella.

Anna Luigia De Simone

In homepage Gianluigi Colin, “The Wall”, 2009 – 2011; particolare. Installazione site specific, carta, gomma lacca su 330 tele (particolare); cm 341 x 929. Courtesy l’artista

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Date: 22 Settembre – 8 Novembre 2011

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